Per decenni Sazan è stata una delle isole più chiuse del Mediterraneo: base militare, spazio di controllo, simbolo dell’Albania isolata del Novecento. Oggi è al centro di un nuovo conflitto. Da un lato c’è il progetto turistico legato a Jared Kushner, marito di Ivanka Trump; dall’altro ci sono ambientalisti e alcuni residenti che protestano contro la trasformazione della costa albanese in una nuova destinazione di lusso.
La “rivolta dei fenicotteri” nasce da qui: non solo dalla difesa di una specie, ma da una domanda più ampia: chi decide il futuro della Riviera albanese?
Le molte vite di Sazan
Sazan non è mai stata solo una località costiera. La sua posizione, all’ingresso della baia di Valona e nel punto di passaggio tra Adriatico e Ionio, le ha dato per secoli un valore strategico. Per questo l’isola è stata usata soprattutto come base militare, utile a presidiare una rotta sensibile del Mediterraneo.
La sua storia moderna attraversa diverse fasi. Dopo l’occupazione italiana e il ritorno sotto sovranità albanese, Sazan venne trasformata in uno dei luoghi più inaccessibili del Paese durante la Guerra fredda. Tuttavia, l’isola non è stata soltanto un’infrastruttura difensiva ma anche un luogo abitato.
Durante il regime comunista, tra bunker, tunnel e strutture militari, non vivevano solo soldati. Sull’isola erano presenti famiglie, abitazioni, una scuola, un ospedale, un cinema, officine e servizi quotidiani. Secondo le ricostruzioni disponibili, negli anni Settanta circa 150 famiglie militari vivevano sull’isola, formando una comunità separata dalla terraferma ma con una vita civile organizzata configurandosi come un luogo con tracce materiali, memoria sociale e una storia abitativa.
Dopo la fine del comunismo, Sazan è rimasta in una condizione ambigua: pur non essendo più un’area militare, non era tornata del tutto ad essere un luogo pubblico. La progressiva apertura al turismo e l’inserimento nel Parco Nazionale Marino Karaburun-Sazan l’hanno resa un patrimonio storico, ambientale e territoriale che attira la curiosità di molti visitatori.
Il progetto Kushner e il nodo politico
Il 30 dicembre 2024 il Comitato per gli Investimenti Strategici albanese approva la proposta di Atlantic Incubation Partners LLC, società collegata a Jared Kushner. Kushner non è solo il marito di Ivanka Trump: è stato senior adviser di Donald Trump alla Casa Bianca ed è oggi fondatore di Affinity Partners, società di investimento attiva anche in progetti immobiliari internazionali.
Il piano prevede un resort di lusso su circa 45 ettari di Sazan, con un investimento stimato in 1,4 miliardi di euro e circa 1.000 posti di lavoro. L’operazione non è presentata come una semplice iniziativa privata: nello schema approvato rientra anche la Albanian Investment Corporation, società statale creata per partecipare a progetti di sviluppo. È quindi una collaborazione tra capitale privato internazionale e strategia pubblica albanese, pensata per spingere il paese verso il turismo mediterraneo di fascia alta.
Sazan, inoltre, non è l’unico tassello. I piani legati a Kushner nei Balcani includono anche Zvërnec, vicino a Valona, e un progetto a Belgrado, anch’esso non privo di alcune polemiche.
La rivolta dei fenicotteri
Il progetto di Kushner viene accolto da un’ondata di proteste, chiamate giornalisticamente “Flamingo Revolution”. Il nome viene dai fenicotteri che sostano nelle aree umide della costa di Valona. Il loro valore non è solo naturalistico: rappresentano un paesaggio fragile, fatto di lagune, rotte migratorie, habitat costieri e biodiversità, che molti cittadini temono possa essere subordinato alla corsa verso il turismo di lusso.
Le proteste, organizzate sia a Tirana sia lungo la costa meridionale, nascono dentro un contesto più ampio: l’area tra Sazan, Valona e Vjosa-Narta è oggi uno dei luoghi chiave della trasformazione turistica albanese. Per questo la contestazione non riguarda solo una specie animale, né un singolo resort. Riguarda il rischio che aree con un forte valore ambientale, pubblico e simbolico vengano riconvertite rapidamente in destinazioni esclusive, senza garanzie percepite come sufficienti su tutele ambientali, trasparenza e controllo pubblico.
Il fenicottero diventa quindi un’immagine politica efficace: rende visibile una domanda più ampia sul futuro della Riviera albanese. Il punto dei manifestanti non è bloccare ogni investimento, ma chiedere che lo sviluppo turistico non venga deciso prima della tutela ambientale. Come ha sintetizzato la scrittrice Lindita Komani, presente alle proteste, “l’Albania non è in vendita”: il territorio, il patrimonio naturale e quello culturale non dovrebbero essere decisi solo da politici e investitori.
Il nodo europeo
La vicenda è diventata anche un test politico per il percorso europeo dell’Albania. La Commissione europea ha chiesto a Tirana di agire “senza ritardi” per allinearsi alla legislazione ambientale dell’UE, ricordando che l’adesione dipende anche dal rispetto delle regole in materia ambientale. Il richiamo si collega a due pilastri della normativa ambientale dell’UE: la Direttiva Uccelli, che tutela gli uccelli selvatici, e la Direttiva Habitat, che protegge specie e ambienti naturali vulnerabili. Per un Paese candidato come l’Albania, il problema non è solo approvare un progetto, ma dimostrare che valutazione ambientale, consultazione pubblica e applicazione delle regole siano credibili.
L’Albania si trova ad un bivio: investimenti rapidi e di lusso, oppure crescita turistica compatibile con regole ambientali, controllo democratico e interesse pubblico? Il governo sostiene che la valutazione di impatto ambientale sarà completata; mentre, i critici temono che le garanzie arriveranno troppo tardi, quando la trasformazione del territorio sarà già iniziata.
Valona e la corsa alla turistificazione
La Riviera albanese, da Valona a Himara fino a Saranda, sta diventando una delle nuove destinazioni del turismo europeo, volendosi riproporre da una meta low cost a una di lusso. Il Paese sta investendo molto su infrastrutture, marina, aeroporti, resort e turismo nautico. Il settore è visto come una leva per creare lavoro, attrarre investimenti e cambiare l’immagine internazionale dell’Albania.
Un esempio è il nuovo aeroporto internazionale di Valona, presentato dal governo come porta d’ingresso per il sud del paese e per la Riviera albanese. Tuttavia, alcune organizzazioni ambientaliste hanno criticato il progetto perché si trova in un’area delicata vicino alla laguna di Narta. Inoltre, BirdLife International ha segnalato i rischi per biodiversità, uccelli migratori e sicurezza dei voli in una lettera indirizzata a IATA.
Un altro esempio è Vlora Marina, progetto pensato per trasformare Valona in un centro del turismo nautico. La marina prevede 438 posti barca per yacht e superyacht fino a 50 metri. È un dato importante, perché mostra la direzione scelta: non solo più turismo, ma turismo di fascia alta.
Non solo Sazan: il caso di Tavolara
Il caso albanese non è isolato. Anche in Italia, precisamente in Sardegna, il progetto Tavolara Bay mostra una tensione simile. Il progetto riguarda una zona dal forte valore ambientale, affacciata sull’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, e prevede ville, ristoranti, un porto turistico, un eliporto e un campo da golf.
Il punto comune non è il rifiuto del turismo, ma il timore che nel Mediterraneo la crescita turistica stia entrando in una fase più selettiva. Si tratta di una fase meno legata alla fruizione diffusa e rispettosa dei luoghi e più orientata a servizi per una clientela internazionale ad alto reddito. Sazan e Tavolara raccontano quindi la stessa dinamica ambivalente: trasformare la costa in un motore di sviluppo senza ridurla a spazio per pochi. La domanda decisiva non è solo quanto investimento arriva, ma chi decide, con quali regole e chi beneficia davvero della trasformazione.
Tra sviluppo e tutela: il bivio di Sazan
Sazan mostra quanto la crescita della Riviera albanese sia ormai una questione che va oltre il turismo. L’isola si trova all’ingresso della baia di Valona, vicino al Canale d’Otranto, il passaggio che collega Adriatico e Ionio e separa Albania e Italia. Per questo ogni progetto in quest’area riguarda anche accesso al mare, controllo degli spazi costieri e scelte pubbliche di lungo periodo. Nel caso Kushner, inoltre, il profilo politico dell’investitore, legato alla famiglia Trump, rende ancora più centrale il tema della trasparenza.
La trasformazione della costa non è però vista solo come una minaccia. Per molti abitanti, soprattutto proprietari immobiliari, lavoratori dell’hospitality e operatori turistici, l’espansione della Riviera significa reddito, occupazione e nuove opportunità. Il turismo albanese è cresciuto rapidamente: già nel 2023 il Paese aveva superato i 10 milioni di visitatori; mentre il settore viene indicato come una fonte sempre più importante di lavoro e crescita economica.
Il punto, quindi, non è fermare lo sviluppo, bensì evitare che la corsa al turismo di lusso superi una linea sottile: quella tra valorizzazione e tutela, tra investimento e perdita di accesso pubblico, tra crescita locale e beneficio concentrato. Sazan può diventare il simbolo di una zona più aperta e competitiva, ma solo se la sua trasformazione terrà conto di ambiente, memoria storica, trasparenza e benessere degli abitanti.
*Immagine di copertina: [Foto di Adventure Albania via Unsplash]





