Quanti sono i disoccupati in Europa?Tempo di lettura stimato: 5 min.

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Il tasso di disoccupazione si è ridotto

Stando ai dati raccolti in oltre 300 regioni europee da Eurostat, si è registrato un aumento dell’occupazione in Europa. In otto casi su dieci, infatti, si è registrata una contrazione del tasso di disoccupazione dal 2017 al 2018.

Il tasso di occupazione della popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni ha registrato nel 2018 il dato più elevato, pari al 73,1%.

Bisogna sottolineare, in ogni caso, che la riduzione del tasso di occupazione è un dato positivo esclusivamente se i disoccupati si trasformano in occupati. Il detto tasso, infatti, rappresenta la quota degli occupati sulla popolazione attiva (in età lavorativa). Questo non viene precisato da Eurostat. L’alternativa meno confortante è che essi escano dal mercato del lavoro, diventando inoccupati. Si tratterebbe cioè, di soggetti che hanno rinunciato alla ricerca di un’occupazione.

La metodologia di calcolo

Occorre fare delle piccole premesse. Innanzitutto, la forza lavoro è la somma tra occupati e disoccupati. I disoccupati sono coloro che sono senza lavoro, ma cercano attivamente un’occupazione e sono disposti ad iniziare a lavorare entro due settimane.

La fascia di età è quella compresa tra i 15 e i 74 anni.

A stabilire queste categorizzazioni e definizioni è l’International Labour Organisation. Trattasi di un’agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella promozione della giustizia sociale e dei diritti umani inerenti all’ambito lavorativo.

Ed è secondo queste regole prefissate che Eurostat conduce le sue indagini e produce i conseguenti dati.

L’indagine

L’indagine tiene in considerazione una serie di aspetti socioeconomici, dai quali si evince che:

  • il numero di persone che svolgono più di un’attività lavorativa è esiguo;
  • chi ha un livello d’istruzione alto ha più probabilità di avere un secondo lavoro rispetto a chi ha un livello medio-baso;
  • il tasso di occupazione è più elevato per gli uomini che per le donne (dal 2002 al 2018);
  • le lavoratrici a tempo parziale (30,8%) sono molto di più dei lavoratori a tempo parziale (8%);
  • è diminuita l’occupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni) ed è aumentata quella dei lavoratori anziani (tra i 55 e i 64 anni).

In merito a quest’ultimo dato è bene sottolineare che i tassi di occupazione giovanile sono influenzati dalla probabilità che i più giovani stiano ancora studiando. In ogni caso il tasso di occupazione dei laureati nel 2018 era di molto superiore rispetto a quello della popolazione che ha conseguito un livello di istruzione primaria o secondaria inferiore (85,8% contro 56,8 %).

Ci sono però Paesi in cui la disoccupazione è invece cresciuta, primo fra tutti la Turchia. Oltre a regioni della Gran Bretagna, Germania e Francia. L’Italia non rientra tra questi Paesi, tuttavia (come anche in Grecia e Spagna) la quota di disoccupati è superiore alla media europea. Nel nostro Paese, Bolzano conquista il primo posto come città con la minor percentuale di senza lavoro, mentre stazionarie sul piano della disoccupazione restano le seguenti regioni: Sicilia, Calabria e Friuli-Venezia Giulia. Il grande problema italiano è la disoccupazione giovanile: in nessuna regione il tasso è inferiore a quello europeo. Ad aprile 2019, infatti, il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è del 31,4% rispetto alla media europea (EU-28) del 14,2%.

Lavoro a tempo determinato

Ad aumentare in maniera lenta e costante è stata la percentuale di lavoratori la cui attività lavorativa principale è a tempo parziale, in particolare nei Paesi Bassi. In particolare, sono soprattutto le donne a lavorare a tempo parziale e temporaneo. Il divario di genere non è comunque particolarmente ampio nel 2018, da questo punto di vista.

È diminuito per contro il numero di contratti di lavoro a tempo permanente. Tendenzialmente questi contratti sono riservati ai dirigenti, mentre i contratti a tempo determinato sono stipulati per le cariche inferiori. Questa propensione comunque varia di molto da Paese in Paese, in ragione delle differenti normative nazionali. Dipende molto inoltre anche da ragioni di opportunità e capacità dei datori di lavoro, e dal rapporto tra domanda e offerta di lavoro nei singoli Stati.

Non parliamo di lavoro a tempo determinato, ma di occupazione precaria quando un contratto di lavoro ha durata massima di tre mesi. La tendenza ad una situazione di precarietà lavorativa era leggermente superiore per le donne che per gli uomini nella metà degli Stati membri dell’UE (circa 1 punto percentuale).

Cosa sta facendo l’Europa?

Tendenzialmente l’occupazione giovanile è una competenza diretta dei singoli Stati. L’Unione Europea se n’è però gradualmente occupata per stimolare il mercato fornendo spunti per la diffusione di nuove strategie e pratiche utili al mantenimento di un basso tasso di disoccupazione.

Innanzitutto, i capi di stato e di governo presenti al Consiglio Europeo nel febbraio 2013 si sono accordati per stanziare 8 miliardi di euro dal 2014 al 2020, per contrastare la disoccupazione giovanile. Molte risoluzioni sono state emanate in merito.

Tra le iniziative concretamente messe in atto dall’Unione invece la principale è la Youth Guarantee. Secondo tale accordo ogni Stato Membro è tenuto ad assicurare ad ogni persona al di sotto dei 25 anni un’offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio entro un periodo di quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema d’istruzione formale.

Sono stati proposti ulteriori progetti per sostenere i programmi formativi rivolti a giovani che non studiano e non lavorano nelle aree con un tasso di disoccupazione superiore al 25%. Il fine è anche quello di intercettare i “neet”, quei giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in alcun percorso formativo. Sostanzialmente sono stati finanziati progetti di stage, apprendistato, inserimento lavorativo e riqualificazione professionale. In ragione dell’elevato livello di disoccupazione giovanile, la Commissione europea ha deciso di aumentare gli stanziamenti (ai 6,4 miliardi di euro iniziali ne sono stati aggiunti altri 2,4 miliardi).

Ricordiamo anche la Youth on the Move, volta a consentire agli studenti di affacciarsi anticipatamente al mondo del lavoro, già durante il percorso scolastico (alternanza scuola-lavoro).

I dati di novembre 2019

Il tasso di disoccupazione è rimasto intorno al 6%, proprio come nel novembre del 2018.

Dal primo calcolo di Eurostat, risalente al 2000, si registra proprio questo come il tasso meno elevato.

In linea generale nel 2019 il tasso di occupazione tende a salire, mentre la disoccupazione scende. Le differenze tra Stati restano rilevanti e la produttività è modesta, tuttavia l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro ha chiuso il gap con gli USA.

Tasso di disoccupazione in Europa dal 2000 al 2019
Tasso di disoccupazione in Europa dal 2000 al 2019

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