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Partiti di estrema destra in Europa: dove sono e quali sono?

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Dal 14 di gennaio nelle città tedesche risuona lo slogan ‘‘Tutti insieme contro il fascismo’’: migliaia di manifestanti, con numeri che in alcuni casi hanno sfiorato i 200.000 partecipanti, si sono raccolti nelle scorse settimane per protestare contro il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD). Le manifestazioni sono sorte a causa della  pubblicazione di un report del gruppo di giornalisti investigativi Correctiv che ha rivelato lo svolgimento di un incontro segreto di attivisti neonazisti avvenuto nel novembre 2023, a cui hanno partecipato anche tre esponenti di AfD, per formulare un piano di deportazione di massa su basi razziste. Lo spostamento dell’elettorato dai partiti tradizionali verso partiti sovranisti, populisti e di estrema destra in Europa è un trend in crescita da diversi anni. Quali sono questi partiti e quale potrebbe essere il loro peso per l’Unione?

L’estrema destra che governa in Europa

Molti Stati membri sono già guidati da partiti di estrema destra o il loro supporto è vitale per il governo. Classico esempio è Fidesz di Viktor Orbán, primo ministro dell’Ungheria dal 2010 che, con le proprie politiche illiberali, ha allarmato l’UE. Nel 2022, la maggioranza dei cittadini ungheresi (57%) approvava “fortemente” o “in qualche modo” l’operato di Orbán, nonostante la presenza di divergenze sia di natura generazionale che regionale. E’ bene però sottolineare come l’affinità ideologica non significhi necessariamente che tutti i partiti di destra radicale abbiano seguito la traiettoria Orbán.

Forte sostenitrice di Orbán, Giorgia Meloni è Presidente del Consiglio dall’ottobre 2022 e il suo governo, il più a destra della storia della Repubblica, si mantiene ancora in testa nei sondaggi di popolarità italiani. Fratelli d’Italia si definisce di centrodestra, ma i tentativi di eliminare i legami tra FdI e l’ideologia fascista -frasi o posizioni nostalgiche di alcuni membri, la storia e la simbologia stessa del partito- sono riusciti solo in parte, specialmente agli occhi del pubblico internazionale. Da una parte, il governo Meloni ha abbandonato l’euroscetticismo iniziale e moderato alcune delle proprie posizioni, dall’altra, rimane saldo su battaglie ideologiche come la politica migratoria e la battaglia contro i diritti civili.

In Svezia la sopravvivenza del governo di coalizione di minoranza guidato da Ulf Kristersson dipende dal supporto del partito nazionalista euroscettico dei Democratici Svedesi. Questa collaborazione ha consentito loro di influenzare diverse politiche, soprattutto in materia migratoria, tematica sulla quale il partito adotta posizioni nette, come dichiarato chiaramente sul loro sito: “Non ci sottometteremo mai all’islamismo o a qualsiasi altra forma di estremismo”.

In Finlandia, dove le elezioni presidenziali attualmente in corso potrebbero spostare gli equilibri di potere, il Primo ministro Petteri Orpo, in carica dal giugno 2023, è a capo di un governo di coalizione formato da quattro partiti. Il primo, il Partito di Coalizione Nazionale a cui appartiene anche Orpo, conta otto ministri mentre il secondo, il partito I Finlandesi (precedentemente I Veri Finlandesi) di orientamento nazional-conservatore, ne conta sette. Il partito, attivo dal 1999, ha visto i propri consensi aumentare di elezione in elezione, ottenendo una posizione al governo nel 2015. Economicamente neoliberale, promuove un’ideologia avversa all’immigrazione ed euroscettica, spingendo per l’uscita dalla zona euro.

Nelle elezioni olandesi di novembre, il Partito per la Libertà (PVV) ha ottenuto 37 seggi in parlamento, guadagnando  considerevole distanza dalla coalizione laburista/verdi e dal partito uscente di Mark Rutte, grazie a un programma neoliberale, opposto all’UE e all’immigrazione e che include lo smantellamento delle moschee e il divieto del Corano. Ma dieci settimane dopo la schiacciante vittoria, il tempo disponibile stringe e il PVV sta ancora tentando di negoziare una coalizione con altri due partiti per formare il governo. La ricerca di un compromesso è complicata dal momento che alcuni partiti hanno espressamente dichiarato dubbi riguardo alla collaborazione con il PVV e quest’ultimo non sembra essere incline a moderare le proprie posizioni.

Un trend in aumento

Nel cuore dell’Europa l’estrema destra sta subendo la crescita maggiore e più preoccupante.

Lo scorso giugno, AfD ha vinto le prime elezioni a livello distrettuale ed attualmente registra un sostegno del 20% nei sondaggi in vista delle elezioni del Bundestag. AfD si oppone alla centralizzazione europea, alla valuta comune, e all’unione bancaria. Sostiene una politica incentrata sull’incremento demografico attraverso la promozione della natalità anziché l’adesione a una politica di immigrazione di massa, e propone una cultura tedesca dominante piuttosto che il multiculturalismo, considerato un’ideologia pericolosa per la pace sociale e l’esistenza della nazione. Il partito manifesta una chiara opposizione nei confronti dell’Islam. In seguito alle recenti proteste, il candidato dell’Unione Cristiano-Democratica ha battuto il (precedentemente) favorito di AfD in un ballottaggio regionale nello stato della Turingia, segnale che molti hanno visto come positivo, anche se è difficile calcolare il reale impatto che le manifestazioni potrebbero avere sui consensi al partito.

Dall’altra parte delle Alpi, l’austriaco Freiheitliche Partei Österreichs (FPÖ), o Partito della Libertà austriaco, è al momento primo nei sondaggi, quasi al 30%, mostrando di aver recuperato la credibilità persa a causa dello scandalo del 2019 che aveva portato alla dissoluzione del governo di coalizione in cui partecipava. A giocare un ruolo importante nella ripresa del controverso partito è sicuramente stata la frustrazione della popolazione austriaca durante la pandemia, durante la quale l’FPÖ organizzava marce contro il lockdown e vaccini in nome della libertà.

In Francia, Emmanuel Macron ha recentemente nominato il giovane Gabriel Attal come primo ministro, nel tentativo di dare una spinta alla propria presidenza, riconoscendo in Attal il perfetto sfidante per Jordan Bardella, a capo del Rassemblement National. RN, nonostante una visione ancora fortemente anti-immigrazione e anti-musulmana, si è gradualmente allontanato dalle visioni più estremiste per presentarsi come un’alternativa credibile ai partiti mainstream. Questa strategia ha avuto successo: ad aprile 2023 si aggiudicava il 24% nei sondaggi, diventando il secondo partito nazionale, e l’ex leader Marine Le Pen sembrava essere più popolare di Macron.

In controtendenza

Altri Stati in Europa si contraddistinguono per l’assenza di forti partiti di estrema destra (per esempio  Malta o il Lussemburgo) o stanno riscontrando un’inversione di tendenza. La popolazione polacca, la cui posizione era precedentemente paragonabile a quella dell’Ungheria, ha recentemente eletto la Coalizione Civica dell’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk dopo otto anni di governo del sovranista PiS. Il PiS ha comunque raggiunto il 35,4% e la Confederazione, liberista di destra ancor più radicale, si è attestata al 7,2%, riscuotendo particolare successo tra i giovanissimi elettori.

L’alleato spagnolo di Meloni, Vox, ha visto una diminuzione dei consensi nelle elezioni dell’estate 2023, perdendo la propria posizione in governi regionali e locali con il Partido Popular che rappresenta la destra tradizionale. Il calo dei consensi riflette probabilmente un cambiamento di priorità dell’elettorato rispetto al 2019, anno in cui è iniziata l’ascesa di Vox, oltre che l’insoddisfazione dei cittadini con il breve operato del partito. Vox è infatti un partito più giovane e radicale dei suoi omologhi europei e alcune decisioni prese in luoghi dove Vox governava in coalizione con il PP hanno generato controversie, a partire dalla censura delle bandiere LGBT e di opere teatrali fino all’eliminazione dei dipartimenti per l’uguaglianza: i cittadini spagnoli hanno deciso di non voler replicare queste scelte a livello nazionale.

L’estrema destra nel Parlamento europeo?

Ad accomunare tutti questi partiti è l’ideologia sovranista e una forte opposizione verso l’immigrazione, in particolare di individui di fede islamista, più che una politica economica coesa. Inoltre, se in passato la maggior parte dei partiti erano d’accordo sull’uscita dall’Unione europea e dalla zona euro, ora le posizioni sono miste e, post-Brexit, puntano più a una riforma interna all’Ue, come illustrato dalla conferenza “Free Europe”, organizzata a Firenze a dicembre dal leader della Lega Matteo Salvini, in cui ha fatto riferimento a una cultura europea comune e alla liberazione dai burocrati e tecnocrati di Bruxelles.

Ma il proseguire dell’aumento dei consensi per la destra radicale in diversi Stati membri dell’Unione si riflette in un generale calo di voti per i gruppi mainstream, che confluiscono poi nelle frange più estremiste, sia a destra che a sinistra, e, secondo alcune proiezioni, le elezioni del Parlamento europeo 2024 potrebbero portare all’ampliamento del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei e del fronte dell’estrema destra in Europa, rappresentato dal gruppo Identità e Democrazia. La destra radicale quindi si potrebbe trovare in una posizione di forza da cui tenterebbe di cambiare valori e impegni legali considerati alla base del progetto europeo. Citando il Financial Times, ‘‘Tra qualche anno l’Ue potrebbe essere una bestia molto diversa’’.

* Manifestazione contro l’estrema destra a Friburgo in Brisgovia [crediti foto: Pascal Bastien CC BY-NC-SA 2.0]

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