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Spid, l’identità digitale che manca agli italiani

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Articolo pubblicato su Wall Street Italia

L’emergenza coronavirus ha messo in luce un’Italia unita ma sotto alcuni aspetti ancora fanalino di coda dell’Ue. Secondo un’indagine Censis del 2019, 54,8 milioni di italiani si connettonointernet con regolarità e durante il lockdown molte delle attività quotidiane dei cittadini si sono spostate in rete, dal sistema universitario a quello bancario.

Circa il 60% degli italiani ritiene che la Pubblica amministrazione (Pa) funzioni piuttosto male e le cause scatenanti identificate sarebbero un’eccessiva burocrazia nei processi, dipendenti poco motivati e cattiva organizzazione causata anche da una scarsa conoscenza dei diritti del cittadino. Nel 2008 gli occupati nella Pa costituivano il 14,5% della forza lavoro, mentre nel 2019, secondo il Censis, questo dato si attestava al 13%, seguito da una riduzione del costo del lavoro che, con poco meno di 8 miliardi è pari al 9,3% del Pil complessivo. È percezione comune che i dipendenti pubblici in Italia siano troppi, ma il dato più rilevante è sicuramente quello anagrafico: l’età media è di ben 50,6 anni.

L’età e conoscenze spesso inadeguate o poco aggiornate influenzano inevitabilmente la qualità dei servizi erogati ai cittadini. L’emergenza sanitaria non ha fatto altro che acuire questa inefficienza facendo sorgere il dubbio spontaneo su come sia possibile una riforma digitale in un settore ormai così invecchiato. L’utilizzo del digitale in questo caso sembrerebbe solo un provvedimento temporaneo per rispondere all’emergenza, un’eccezione e non la regola.

Quando si tratta di atti amministrativi gli italiani si mostrano comunque poco fiduciosi nell’utilizzo di piattaforme online, come se, assieme alla componente fisica, perdessero anche la propria validità.

Paradossalmente, l’unico settore dove l’uso di questi strumenti è già ampiamente regolamentato, però, è proprio quello dell’amministrazione pubblica. Nel 2005 è stato emanato il Codice dell’amministrazione digitale, che identificherebbe proprio l’informatica come strumento privilegiato per i rapporti fra cittadini e Stato. La crisi, dunque, sembrerebbe rappresentare l’occasione vincente per implementare questo processo di digitalizzazione riformando in modo efficiente e flessibile il nostro sistema-Paese.

Nel privato la digitalizzazione è già realtà

Con il dilagare dell’emergenza sanitaria Covid-19, infatti, anche il Bel Paese si è visto costretto ad accelerare lo sviluppo digitale dei servizi della Pa e del settore privato. Molte delle attività che prima della dirompente pandemia si svolgevano offline, oggi devono tenersi online al fine di rispettare le misure di sicurezza.

Secondo uno studio del Boston Consulting Group, gli italiani (con il 51% degli intervistati) risultano la seconda popolazione a livello globale ad aver maggiormente intensificato i rapporti con la propria banca di riferimento tramite il mobile banking durante il lockdown. Il 27% degli stessi dichiara di voler frequentare meno le filiali fisiche anche al termine della crisi. Sempre restando nell’ambito bancario, il survey condotto dalla banca interamente digitale Illimity, a cui hanno partecipato 40mila iscritti alla community “Vai oltre la forma” (clienti della banca e non), rivela un tasso di crescita del 40-60% di operazioni online quali ricariche telefoniche e pagamento dei bollettini. Anche l’Agenzia delle entrate si è mossa verso un approccio più digitale, fornendo ai cittadini una guida accessibile ai suoi “servizi agili” consistenti in canali alternativi allo sportello fisico con modalità semplificate.

Il Sistema pubblico di identità digitale (Spid), introdotto nel 2015 ma ben poco utilizzato, ha ricevuto nuova attenzione con l’avvento della pandemia. La ministra per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione Paola Pisano ha promosso l’iniziativa “Solidarietà digitale” che propone piattaforme e servizi gratuiti di e-learning, smart working ed intrattenimento fruibili tramite questo sistema. Spid ha anche aperto la strada ad un inusuale e innovativo approccio alla gestione condominiale: l’azienda bergamasca eVolo Web ha introdotto una piattaforma digitale che, associata ad un’app per smartphone, permette di inviare e ricevere comunicazioni relative all’amministrazione condominiale e di organizzare assemblee via webcam. Ne gioverebbero costi ed efficienza. Anche il ministero dell’Istruzione ha accelerato il processo di digitalizzazione: per la prima volta l’inserimento delle domande per le graduatorie permanenti Ata avverrà interamente online.

Bisogna informare adeguatamente i cittadini

Un’efficace transizione dell’Italia ad un modello di Pa digitale necessiterebbe del supporto e del coinvolgimento dei cittadini. È quindi fondamentale analizzare la percezione del cambiamento digitale fra gli italiani: oltre il 70% percepisce un cambiamento almeno parziale, mentre meno della metà dei cittadini ritiene di essere adeguatamente informata dell’esistenza di servizi pubblici digitali (Censis 2019).

Per incoraggiare un forte processo di digitalizzazione, la Pa dovrebbe creare servizi facilmente accessibili tramite il sistema di identità digitale Spid e assicurarsi che i cittadini siano ben informati e assistiti nella transizione da un sistema largamente offline ad un sistema online. Questo comporta la trasformazione dell’interazione fisica tra dipendente pubblico e cittadino in un’interazione progressivamente più digitale, giovando così ad entrambe le parti che possono svolgere i propri compiti in maniera più produttiva. Questo passaggio di servizi dalla modalità fisica al digitale permetterebbe di liberare risorse nella Pa ed essere più vicini ai cittadini che hanno più bisogno di assistenza, come anziani e disabili, che potrebbero avere più difficoltà nell’accedere a questi servizi digitali.

Servono le infrastrutture

L’articolo 76 del decreto Cura Italia prevede che un gruppo di esperti lavori alla digitalizzazione. Tuttavia, molti limiti concreti ne ostacolano il percorso. Uno di questi è la solidità delle infrastrutture digitali Italiane. EY ha scattato una fotografia della copertura complessiva ftth (la connessione veloce da casa), che nel 2020 raggiunge il 23% delle unità immobiliari italiane ed è presente in soli 200 comuni.

In particolare, ricopre il 29% delle unità immobiliari del nord ovest e circa un quinto del nord est e sud. Il centro ha raggiunto il 24% soprattutto grazie all’infrastrutturazione di Roma. D’altro canto, il dato fttx (fibra e fibra-rame) si attesta all’80% di copertura sul suolo Italiano ed è disponibile in oltre la metà dei comuni Italiani.

Le performance per quanto riguarda la capacità di banda non sono però le stesse: la prima consente una connettività che può raggiungere 1 giga al secondo mentre la seconda si ferma a 200 mega. La copertura in banda a 30 Mbps raggiunge quasi il 60% della popolazione mentre quella superiore a 100 Mbps appena il 17,3%. La copertura 500 Mbps raggiunge invece solo il 10% del suolo Italiano.

Ma agli italiani interessa?

Oltre alle carenze infrastrutturali, però, viene da chiedersi anche se non ci siano carenze di interesse. Mentre la stragrande maggioranza degli italiani è a conoscenza dei servizi di posta elettronica certificata (oltre il 70%) e di fatturazione elettronica (quasi due terzi), solamente il 41,8% degli italiani conosce Spid, che sarebbe una delle componenti principali per agevolare la digitalizzazione dei servizi della Pa. Va anche detto che allo Spid ad oggi sono collegati pochi servizi a cui si può perlopiù accedere in altri modi; un ventaglio più ampio di opportunità potrebbe contribuire sia ad accendere l’interesse verso questa opzione, sia a semplificare il modo di interfacciarsi con la Pa.

Testo a cura di Greta Farina, Lorenzo Torri, Sveva Manfredi, Riccardo Talini Lapi e Sem Manna

Redazione
Orizzonti Politici è un think tank di studenti e giovani professionisti che condividono la passione per la politica e l’economia. Il nostro desiderio è quello di trasmettere le conoscenze apprese sui banchi universitari e in ambito professionale, per contribuire al processo di costruzione dell’opinione pubblica e di policy-making nel nostro Paese.

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