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Papi e politica: la prospettiva vaticana sul mondo politico italiano

Papi e politica. Nel corso degli anni, complice anche il fatto che il Vaticano sia un enclave nel territorio del nostro Paese, i Pontefici hanno sempre avuto un’influenza più o meno forte sulle vicende politiche italiane; da Capi di Stato inoltre, hanno saputo mediare in politica estera, concentrandosi soprattutto sul dialogo interreligioso e sulla promozione della pace. Ma quali sono nello specifico le relazioni fra i papi degli ultimi 60 anni e la politica?

Paolo VI e la politica come “forma più alta di carità”

Il rapporto fra Giovanni Battista Montini e il mondo politico comincia ben prima dell’elezione a Pontefice: è poco più che ventenne, infatti, quando assiste per ben tre volte all’elezione del padre come deputato tra le fila del Partito Popolare Italiano (PPI), nonché alla decadenza di quest’ultimo dal mandato parlamentare a causa della sua appartenenza al gruppo secessionista aventiniano opposto alla dittatura fascista. Le violenze e le prese di posizione autoritarie del regime, che nel 1931 dà ordine ai prefetti di tutta Italia di sciogliere tutte le associazioni giovanili cattoliche, alimentano l’antifascismo dell’allora sacerdote Montini. Infatti, a partire dagli ultimi periodi della dittatura mussoliniana, appoggia con crescente fervore Alcide De Gasperi, che vede come l’uomo che può ridare vita al PPI, il partito dei cattolici. Grazie al lavoro dello statista trentino e di numerosi intellettuali cattolici e con il contributo dello stesso Montini, il PPI rinasce dalle proprie ceneri nel 1943, sotto il nome di Democrazia Cristiana (DC).

Il 21 giugno 1963, l’ormai Cardinale Montini viene eletto Papa, prendendo il nome di Paolo VI, e si impegna sin da subito per portare avanti il Concilio Vaticano II, avviato dal suo predecessore Giovanni XXIII; il Pontefice, particolarmente attivo nell’ambito del dibattito politico italiano, ripete in diverse occasioni di vedere la politica come un servizio, come “la più alta forma di carità”. Durante il suo pontificato, Papa Montini mantiene i contatti con i Paesi dei regimi comunisti, da un lato per promuovere la distensione e dall’altro per assicurare ai cattolici presenti in quei territori il riconoscimento dei propri diritti. Nel suo ultimo anno di vita – il 1978 – Paolo VI si impegna per la pace in un Medio Oriente stravolto dai conflitti; anche l’Italia, in questi mesi nel pieno degli anni di piombo, è teatro di atroci violenze, che culminano col sequestro del presidente della DC Aldo Moro, ex allievo di Papa Montini ai tempi della militanza nelle associazioni giovanili cattoliche. Il 21 aprile, il Papa indirizza un appello autografo agli “uomini delle Brigate Rosse”, chiedendo la liberazione dell’ex Presidente del Consiglio; il 13 maggio seguente – quattro giorni dopo l’assassinio di Moro – presiede invece una messa in suffragio di quest’ultimo.

Giovanni Paolo I: un pontificato troppo breve

Dopo la morte di Paolo VI nell’agosto 1978, viene eletto Pontefice il Cardinale Albino Luciani, che prende il nome di Giovanni Paolo I, come omaggio a Papa Montini e a Giovanni XXIII. Come Paolo VI, anche Papa Luciani partecipa al dibattito politico sin da giovane, collaborando alla propaganda contro il fronte socialcomunista soprattutto in occasione delle elezioni politiche del 1948 ma allo stesso tempo schierandosi a più riprese dalla parte degli operai (molte le mediazioni tra imprenditori e sindacati durante i suoi anni da Vescovo) e criticando l’estremizzazione del capitalismo. Pontefice durante il governo del “Compromesso Storico”, Giovanni Paolo I è particolarmente critico riguardo alle aperture dei comunisti alla DC e sostiene una netta incompatibilità tra il marxismo (in quanto dottrina che impone una scristianizzazione) e il cattolicesimo.

Sul piano della politica estera, promuove anch’esso la pace in Medio Oriente (soprattutto in Libano), auspicando anche una tregua tra Argentina e Cile e plaudendo agli accordi di Camp David firmati da Israele ed Egitto sotto la supervisione del Presidente americano Carter. Papa Luciani muore prematuramente nella notte tra il 28 e il 29 settembre del 1978, in circostanze non ancora del tutto chiarite, risultando – con soli 33 giorni di pontificato – uno dei dieci Papi in carica per meno tempo della storia della Chiesa.

Giovanni Paolo II: un Papa al Parlamento italiano

Eletto il 16 ottobre 1978 con il nome di Giovanni Paolo II, il polacco Karol Wojtyla è il primo Papa non italiano dopo ben 455 anni. Giovanni Paolo II è considerato un Papa molto “politico”, in quanto, già a partire dalle prime fasi del proprio pontificato si batte strenuamente contro il comunismo e l’oppressione politica: un’avversione, quella nei riguardi dei regimi di ispirazione marxista, derivante anche dalle esperienze vissute da giovane nella Polonia del secondo dopoguerra, quella stessa Polonia che contribuirà a liberare, sostenendo Lech Walesa e il movimento politico creato da quest’ultimo. Nel 1984 fa sottoscrivere al proprio Segretario di Stato (insieme al Presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi) il cosiddetto “accordo di Villa Madama”, con lo scopo di modificare consensualmente i contenuti dei Patti Lateranensi.

Negli anni ’90 partecipa al dibattito politico italiano, prendendo posizioni, ad esempio, sullo scandalo Tangentopoli e sul sorgere di movimenti politici (come la Lega Nord) di stampo secessionista, affermando quanto prediliga un’Italia unita rispetto alle spinte separatiste; in questi anni il Pontefice viene anche criticato su più fronti: i Radicali lo accusano, infatti, di eccessivo interventismo politico verso l’Italia, volto a loro avviso a “rivendicare privilegi secolari”, mentre da svariati ambienti si sviluppano polemiche riguardo ai suoi rapporti col dittatore cileno Augusto Pinochet (Wojtyla è accusato di aver sostenuto sistemi politici di destra – anche estrema – pur di opporsi al comunismo). Il 14 novembre 2002, su invito dell’allora Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, Giovanni Paolo II parla a deputati e senatori della Repubblica italiana nell’Aula di Montecitorio, con le Camere riunite in seduta comune: è la prima volta nella storia d’Italia, e ad oggi l’unica, che un Pontefice viene introdotto nei palazzi dove si approvano le leggi dello Stato italiano.

Non è la prima volta, però, che Papa Wojtyla si rivolge direttamente ai rappresentanti eletti del popolo: l’11 ottobre del 1988, infatti, aveva partecipato ad una seduta del Parlamento Europeo a Strasburgo, durante la quale aveva ribadito la vicinanza della Chiesa all’Europa nonché il proprio apprezzamento per gli sforzi che avrebbero portato, di lì a pochi anni, alla nascita del mercato unico e al Trattato di Maastricht; undici anni più tardi, invece, aveva parlato ai parlamentari del proprio Paese natale durante una seduta solenne a Varsavia.

Benedetto XVI: dalla “impolicità” alla strumentalizzazione da parte della destra

Il 19 aprile del 2005 il cardinale tedesco Joseph Ratzinger succede, prendendo il nome di Benedetto XVI, a Papa Wojtyla, deceduto all’inizio del mese. Rispetto al suo predecessore, Papa Ratzinger viene considerato dalla stampa un Pontefice “impolitico”: egli è infatti un grande studioso e teologo ma non fa del dibattito politico una delle proprie principali attività. Eppure, Benedetto XVI non manca di esternare le proprie opinioni, ad esempio criticando il marxismo ma non dimostrandosi tenero col liberismo ed il consumismo. Papa Ratzinger è estremamente vicino al mondo occidentale, intrattenendo eccezionali relazioni con Stati Uniti ed Europa; di quest’ultima, in particolare, loda l’unità e i padri ispiratori (tra cui Adenauer, De Gasperi e Schumann), oltre a sognarne una centralità intellettuale all’interno dello scacchiere mondiale.

Nel corso di tutto il proprio pontificato, sviluppa la propria politica estera soprattutto nell’ambito del dialogo interreligioso, riavvicinando la Chiesa Cattolica al mondo islamico (nel 2007, ad esempio, per la prima volta un sovrano saudita è ospite in Vaticano). Considerato un Pontefice alquanto conservatore, si dimostra moderno e coraggioso compiendo una scelta unica nell’era moderna quale quella della rinuncia al Papato. Durante gli anni del pontificato emerito, Papa Ratzinger viene – suo malgrado – strumentalizzato da parte di alcuni movimenti politici europei di destra ed estrema destra che non riconoscono il suo successore Papa Francesco come loro guida spirituale, a causa – ad esempio – delle posizioni pro-migranti di quest’ultimo. Al contrario, citano Benedetto XVI, tradizionalmente conservatore ma mai su posizioni più estremiste su temi come il fine vita o l’omosessualità rispetto ad altri pontefici, anche durante campagne propagandistiche contro i diritti civili.

 

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