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Una politica di “mariuoli”: così Tangentopoli sconvolse l’Italia

Tempo di lettura stimato: 6 min.

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Lunedì 17 febbraio 1992, 30 anni fa, l’ingegner Mario Chiesa – un noto esponente del Partito Socialista Italiano (Psi) milanese – viene arrestato nel capoluogo lombardo dopo essere stato colto in flagranza di reato mentre intascava una tangente. Chiesa è un uomo molto noto in ambito locale, in quanto presidente del Pio Albergo Trivulzio, una delle case di riposo più importanti di Milano: proprio per questo motivo, la notizia fa subito scalpore, e finisce sulle prime pagine dei quotidiani e sui telegiornali nazionali, “disturbando” anche la campagna elettorale del leader socialista Bettino Craxi. Nessuno immagina, però, che l’arresto dell’ingegnere milanese rappresenta soltanto la prima tessera di un effetto domino che cambierà per sempre il nostro Paese. Un effetto domino chiamato Tangentopoli.

La situazione italiana nel 1992

Nei giorni precedenti all fatidico 17 febbraio, lo scenario nel nostro Paese non è poi così diverso da quello degli anni precedenti, e la Prima Repubblica sembra più forte che mai: a Palazzo Chigi siede per la settima volta Giulio Andreotti, e la maggioranza  si regge sul ben rodato schema del “quadripartito” (che consiste, in questo specifico caso, in un’alleanza tra democristiani, socialdemocratici, socialisti e liberali). All’opposizione c’è il Partito Democratico della Sinistra (Pds) di Achille Occhetto, erede del Partito Comunista Italiano (Pci). Il Capo dello Stato, invece, è Francesco Cossiga, al suo ultimo anno di mandato: con l’evolversi delle vicende si esporrà in modo piuttosto netto, accrescendo enormemente la propria popolarità. Il 3 gennaio 1992, Bettino Craxi, in un vertice del Psi, fa pressioni per nuove elezioni. Qualche giorno dopo,  il Presidente del Consiglio Andreotti si accorda con Cossiga sulla data del rientro alle urne: il 5 aprile. Il 2 febbraio il Presidente della Repubblica scioglie le Camere, e si entra subito in campagna elettorale. La DC è preoccupata, i sondaggi prospettano un calo dei consensi. I socialisti di Craxi invece potrebbero toccare vette raggiunte per l’ultima volta 25 anni prima.

L’arresto di Chiesa però cambia tutto: la campagna di Craxi subisce una brusca frenata, tanto che il 3 marzo, incalzato dalle domande dei giornalisti, afferma che quello di Chiesa (definito “mariuolo”) è un episodio isolato e che egli stesso è una vittima dell’accaduto. Sostiene inoltre che la corruzione, a livello nazionale, non è presente.

Ma era davvero così?

 

L’arresto di Chiesa e il sistema “Tangentopoli”

 

Come riportato sopra, Mario Chiesa viene colto in flagranza: a consegnargli la tangente è Luca Magni, un imprenditore brianzolo, amministratore delegato della “Impresa Lombarda Pulizie Industriali”, il quale pagava dei compensi all’ingegnere milanese in cambio della concessione di appalti alla propria azienda; in questo caso, però, le cose vanno diversamente dal solito. Stanco di dover scendere a patti di questo tipo (anche a causa dei continui rilanci della controparte) l’imprenditore ha denunciato Chiesa all’Arma dei Carabinieri: nello stesso giorno in cui il pubblico ministero Antonio Di Pietro ottiene dal GIP l’ordine di cattura il presidente del Pio Albergo Trivulzio viene arrestato.

Per la riuscita dell’operazione di polizia è dunque fondamentale la collaborazione di Magni, il quale si reca nell’ufficio di Chiesa con una tangente da 7 milioni di lire (parte di un compenso precedentemente pattuito), oltre che con un microfono ed una telecamera nascosti. La tangente che Chiesa aveva inizialmente richiesto ammontava al doppio di quella portata da Magni, ma Chiesa si dichiara disposto a rateizzare, mentre ripone i soldi in un cassetto della propria scrivania. A questo punto le forze dell’ordine irrompono nell’ufficio; Chiesa, nel frattempo, scappa in bagno con i soldi derivanti da una precedente tangente (37 milioni) e cerca di liberarsi di questi ultimi gettandoli nel gabinetto: ma il maldestro tentativo dell’ingegnere non riesce.

Il presidente del Pio Albergo Trivulzio viene incarcerato a San Vittore e, almeno inizialmente, non rilascia dichiarazioni. Le indagini su di lui però proseguono: grazie anche alla testimonianza della sua ex-moglie Laura Sala, gli inquirenti vengono a conoscenza di diversi conti bancari in Svizzera, in cui sono depositati diversi miliardi di lire. Chiesa è sempre più alle strette, e a fine marzo decide di parlare: nell’interrogatorio, durato più di una settimana, riferisce che le tangenti (a beneficio degli esponenti di tutti i principali partiti) sono ormai la prassi, che  sono indispensabili affinché gli appalti vengano concessi e che addirittura costituiscono la principale forma di autofinanziamento dei partiti stessi.

Mani Pulite, che poi diventerà Tangentopoli, ha ufficialmente preso il via, anche se in questa fase, per non infierire troppo sulle elezioni politiche, le indagini vengono condotte quasi sottotraccia, tanto che partiti come DC e PSI sottostimano il peso politico della vicenda.

 

L’escalation Tangentopoli: dalle elezioni del 1992 ad Hammamet

Invece la vicenda ha conseguenze gravi. L’attenzione che i media riservano agli illeciti milanesi fa sì che alle elezioni di aprile i protagonisti siano l’astensionismo e il voto di protesta: a farne le spese sono i partiti maggiori, su tutti la DC, che perde quasi il 5%, a fronte del boom della Lega Nord di Umberto Bossi che passa da 2 parlamentari a 80; la maggioranza di governo, però, resta sostanzialmente la stessa, e viene nominato Presidente del Consiglio Giuliano Amato.

Ad elezioni concluse le indagini si estendono gradualmente a tutto il Paese, pur rimanendo centrate su Milano, e diversi politici e imprenditori vengono indagati o arrestati con l’accusa di corruzione.  A maggio si deve eleggere il nuovo Capo dello Stato, a seguito delle dimissioni di Cossiga, e alla fine la spunta Oscar Luigi Scalfaro, dopo che i nomi di Giulio Andreotti e del segretario DC Arnaldo Forlani vengono “bruciati” in un clima sempre più teso.

A partire dall’autunno 1992 gli avvisi di garanzia raggiungono anche figure di primissimo piano, tra cui Bettino Craxi (che dovrà dimettersi da segretario del PSI), il tesoriere della DC Severino Citaristi, il segretario del Partito Liberale Italiano (PLI) Renato Altissimo, il segretario del Partito Repubblicano Italiano Giorgio La Malfa, il protagonista della scalata a Montedison Raul Gardini e il presidente dell’Eni Gabriele Cagliari. Questi ultimi due personaggi sono altresì noti per via dei loro suicidi, che avverranno nel luglio 1993, a distanza di tre giorni l’uno dall’altro. Due morti che si aggiungono a quella – avvenuta alcuni mesi prima – del deputato socialista Sergio Moroni, anch’egli suicida, così come altri due indagati (un altro esponente del PSI ed un imprenditore) prima di lui.

Nel marzo del 1993 il governo Amato traballa, anche a causa di un decreto legge proposto dal Ministro della Giustizia Giovanni Conso che depenalizza il finanziamento illecito ai partiti (dichiarato – per la prima volta nella storia – incostituzionale dal Capo dello Stato), fino a dimettersi a metà aprile. La sfiducia nei confronti della politica cresce sempre più a dismisura, e Scalfaro affida Palazzo Chigi al primo Premier non politico della Storia d’Italia: Carlo Azeglio Ciampi. A fine aprile la Camera dei deputati nega l’autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi, in quanto l’ex segretario socialista gode dell’immunità parlamentare: le reazioni sono durissime, sia all’interno del mondo politico (i ministri del PDS e Francesco Rutelli si dimettono dal Governo), sia all’esterno (celebre il lancio di monetine a Craxi da parte dei manifestanti, davanti a un hotel al centro di Roma).

La successiva tessera del “domino” Tangentopoli è il processo a Sergio Cusani ( o processo Enimont), che inizia contestualmente alle vicende sopra riportate e viene trasmesso in diretta televisiva: sono coinvolti molti importanti esponenti politici, e alcuni di loro, fra cui Craxi e Forlani, saranno chiamati a testimoniare.

Durante il processo emergono sempre più prove contro Bettino Craxi, e con la fine della legislatura (e dell’immunità parlamentare) si alimentano le voci su un suo possibile arresto. L’arresto, però, non avverrà mai, in quanto all’inaugurazione del nuovo parlamento Craxi è già ad Hammamet, in Tunisia, dove sarà latitante per alcuni anni fino alla sua morte nel 2000.

 

Un’eredità troppo pesante

Perché vale la pena ricordare questi eventi? Perché il nostro paese non è mai più stato lo stesso. Perché la fiducia nella partiti si è incrinata,  e la convinzione che la classe politica sia eternamente marchiata dalla corruzione permane anche nei discorsi quotidiani. Perché se vogliamo costruire un nuovo rapporto tra cittadini e res publica, forse bisogna ripartire dagli errori del  passato e comprenderli a fondo.

Vittorio Fiaschini
Nato a Perugia quasi 20 anni fa, studio economia e finanza alla Bocconi. Amante di sport, cinema e storia, la mia passione numero uno è però la politica. Fanatico della Prima Repubblica, rischio spesso di venire alle mani con chi pensa che Andreotti sia solo un meme.

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