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Le elezioni amministrative a Roma 2021

Tempo di lettura stimato: 7 min.

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Le elezioni di Roma sono uno degli appuntamenti elettorali più attesi della tornata dei prossimi 3 e 4 ottobre. A catalizzare l’interesse sul ritorno al voto nella capitale contribuisce lo stato d’incertezza che accomuna molte delle forze politiche che si contenderanno il Campidoglio. Non senza qualche timore. Tra le poche certezze, c’è il ritorno della scheda elettorale a dimensione lenzuolo: 22 i candidati sindaco; 39 le liste consegnate; 1800 i candidati consiglieri per i soli 48 scranni dell’assemblea capitolina. E due milioni di elettori attesi ai seggi, per confermare o smentire aspettative e paure di partiti in piena fase di transizione. 

Sfide e candidati alle elezioni di Roma

Dei 22 candidati, quattro sono i principali contendenti: Roberto Gualtieri del PD, il meloniano Enrico Michetti per il centrodestra, il leader di Azione Carlo Calenda da indipendente, e la sindaca uscente Virginia Raggi del Movimento 5 stelle. 

Nel complicatissimo gioco d’incastri, non riesce la saldatura tra Pd e M5s, sperimentata con il Governo Conte 2 e riproposta per soli 7 capoluoghi sui 20 interessati dal voto. Sullo strappo nelle elezioni capitoline pesa la figura di Virginia Raggi, la prima ad annunciare la propria ricandidatura dopo il nullaosta al terzo mandato – dopo quello da consigliere e da primo cittadino – concesso dalla base pentastellata con il voto su Rousseau. Da subito blindata dal fondatore M5s Beppe Grillo, la sua candidatura si è scontrata con le reticenze interne ed esterne al partito: le prime, visibili anche nelle tante defezioni del gruppo pentastellato in consiglio comunale, sono rientrate a inizio maggio con il lascia passare dell’allora leader in pectore, oggi a tutti gli effetti, Giuseppe Conte, dopo un prolungato silenzio dovuto al tentativo – poi fallito – di cucire l’alleanza con il Pd. Le seconde, invece, sono quelle che hanno impedito la saldatura tra i due partiti: troppo burrascosi i rapporti con il gruppo Pd in consiglio. Troppa anche la distanza di vedute sull’amministrazione della città, come confermato nell’atto di chiudere le porte a Raggi da uno dei principali esponenti dem della scena romana, Goffredo Bettini. La Raggi finisce così per essere uno dei pochi appigli di Giuseppe Conte per le elezioni di ottobre, visto che una sua riconferma al Campidoglio – oggi tutt’altro che certa– potrebbe attutire la debacle che in altre città pare scontata. Per le elezioni di Roma Raggi può contare sull’appoggio di sei liste: M5S, Civica per Virginia Raggi, Roma ecologista, Con le donne per Roma, Sportivi per Roma, Roma decide.

Non meno problematica è stata la scelta del candidato Pd, Roberto Gualtieri, su cui pesa il ritardo della segreteria dem nel convergere sul suo nome. La preferenza iniziale cadeva su Nicola Zingaretti, o al limite su uno tra David Sassoli ed Enrico Letta, oggi candidato alle suppletive nel collegio di Siena. Ma l’eventuale candidatura di Zingaretti si è arenata per via delle possibili sovrapposizioni tra città e Regione: nella giunta dell’attuale governatore del Lazio Pd e M5s sono alleati, e una corsa contro la Raggi avrebbe rischiato di minare gli equilibri dell’assise regionale. Così, la virata è su Gualtieri, ex ministro dell’economia del governo Conte, oggi ufficialmente in corsa per il Campidoglio dopo aver superato agevolmente lo scoglio delle primarie interne al partito, ottenendo il 60% delle preferenze. Alla prossima tornata si presenta con l’appoggio di sette liste: Pd, civica per Gualtieri sindaco, Demos, Roma Futura, Partito socialista italiano, Sinistra civica ecologista, Europa verde.

Non priva di tensioni anche la scelta del rappresentante della coalizione di centrodestra: Enrico Michetti, avvocato 55enne in quota Fdi, sostenuto anche da Lega e Fi, in aggiunta a Civica Enrico Michetti sindaco, Liberali europei, Forza Italia-Udc, Rinascimento e Cambiamo. La candidatura di Michetti – già tribuno dell’emittente radiofonica “Radio Radio” – assume una formula inconsueta: è in ticket con Simonetta Matone, magistrata conosciuta per le sue comparsate a Porta a Porta, che, dovesse vincere Michetti, sarebbe prosindaca. La quadra sul Mr Wolf dei sindaciper dirla con Meloni – è arrivata al culmine delle tensioni nella lotta per la leadership del centrodestra a livello nazionale: con Michetti la spunta proprio Meloni, forte dei consensi di Fdi in territorio romano, che hanno costretto a un passo indietro Lega, FI e i rispettivi papabili per la guida della coalizione: da Giulia Buongiorno a Maurizio Gasparri, sino al sempreverde Guido Bertolaso. Di cui si è tornato a parlare di recente per via di Carlo Calenda e della sua volontà di cucirgli addosso il ruolo di vice. Lo stesso Calenda – sostenuto dalla civica Calenda Sindaco e supportato nella campagna elettorale da Italia Viva e +Europa – è stato tra i primi a gettarsi nella disputa per il Campidoglio, e dopo un prolungato tira e molla con il centrosinistra (avrebbe voluto essere lui il candidato di un fronte unitario) ha deciso di scendere in campo da indipendente.

Tra i candidati, seguono – con scarse possibilità di successo – Monica Lozzi di REvoluzione civica, Rosario Trefiletti di Italia dei Valori, Gilberto Trombetta di Riconquistare l’Italia, Fabiola Cenciotti de Il popolo della famiglia, Fabrizio Marrazzo del Partito Gay Lgbt+, Luca Teodori del movimento 3v, Giuseppe Cirillo del partito delle buone maniere, Sergio Iacomeni del Movimento storico romano, Rodolfo Concordia della Dc, Gianluca Gismondi del Movimento idea sociale, Paolo Oronzo Magli del movimento libertas e una affollatissima sinistra: Elisabetta Canitano di Potere al popolo, Roma ti riguarda con Paolo Berdini, Il Partito comunista di Micaela Quintavalle, Il Pci di Cristina Cirillo, Attiva Roma con Margherita Corrado e Francesco Grisolia con sinistra rivoluzionaria.

Storia e temi della campagna elettorale

Secondo gli esperti, nelle elezioni di Roma potrebbe rivedersi un vecchio conosciuto: il bipolarismo, con i candidati di cdx e csx tra i più accreditati a giocarsi la vittoria nel secondo turno. Bentornato 1993: anno di nascita della dinamica bipolare, con la sfida tra l’ecologista Francesco Rutelli e il post-fascista Gianfranco Fini, storico delfino di Giorgio Almirante. La spunta Rutelli al ballottaggio, ma il 35,5% di Fini al primo turno sdogana una destra neofascista che da allora si accredita come forza politica costantemente in lizza per il Campidoglio e oggi, alla vigilia della chiamata alle urne, torna rinvigorita, con l’eredità raccolta dal partito dell’ex Fronte della gioventù Giorgia Meloni. La vittoria di Rutelli, bissata nel ’97, darà la stura a un periodo florido per il centrosinistra (5 degli ultimi 7 governi di Roma), continuato con i due mandati di Walter Veltroni e quello controverso di Ignazio Marino, preceduto e seguito da due amministrazioni di diverso colore: la nera dell’ex An Gianni Alemanno; la gialla della prima sindaca di Roma, Virginia Raggi. Un trentennio burrascoso, attraversato anche da Mafia Capitale, ma i cui fili di fondo sono rintracciabili nei principali temi dell’attuale campagna elettorale: buche, trasporti, rifiuti e periferie.

Tutti d’accordo i candidati sulla necessità di concentrarsi su manutenzione stradale e collegamenti. Ma è sulle periferie che si gioca una delle battaglie più serrate. Tanto più importante quanto più si considera la composizione urbanistica di Roma, che vede almeno un milione di cittadini abitare fuori dal GRA (grande raccordo anulare). La sfida del csx è recuperare le zone periferiche perdute – ormai divise tra voti alla destra e M5s dopo l’exploit del 2016 – e rinfoltire i successi al centro, dove invece si è coagulato il consenso negli ultimi anni. Il dibattito sul tema è polarizzato: la vince il binomio decoro-degrado, come testimonia la volontà di Calenda di nominare Bertolaso commissario straordinario al decoro, quella di Raggi, che da un anno ha optato per la cronista di Repubblica Federica Angeli quale delegata alle periferie, e la scelta di Gualtieri di introdurre il tema sicurezza appellandosi alla necessità di sconfiggere la paura che nasce da disordine e degrado. 

Tra i punti dirimenti dei programmi c’è poi lo spinoso tema dei rifiuti. Raggi torna sul piano industriale di Ama: 300 assunzioni e autonomia impiantistica entro il 2024. Gualtieri propone un piano di 18 mesi, con la realizzazione di un sistema di gestione integrata dei rifiuti e la riduzione della Ta.Ri. Calenda punta alla incorporazione di Ama in Atea, all’introduzione di nuova impiantistica e alla incentivazione della differenziata. Michetti, oltre a differenziata e nuovi impianti, punta sulla plastic road: un sistema che consiste nella creazione di piste ciclabili, strade e marciapiedi partendo dalla plastica riciclata.

Una chiave di lettura per le elezioni di Roma 

La presenza di 4 contendenti forti per Roma acuisce l’incertezza che lastrica il viatico delle elezioni. Dove la lotta intestina alle destre rischia di fare più di una vittima: in caso di vittoria di Michetti, a gioire sarebbe perlopiù Meloni – che vanta la vicinanza del candidato– mentre Salvini, già teso per l’intifada tra governisti e barricaderi nella Lega, rischia di uscirne ammaccato, anche per via delle scarse probabilità di successo di Bernardo a Milano. Ma Roma rischia di essere amara soprattutto per Giuseppe Conte. Nelle elezioni di ottobre l’ex premier rischia infatti il battesimo di fuoco: con la sicurezza di perdere Torino e la possibilità concreta di lasciare anche Roma. A festeggiare in tal caso potrebbe essere il Pd di Letta, che in caso di vittoria nella Capitale – e visti i pronostici favorevoli su Bologna e Napoli – potrebbe certificare la dipendenza del M5s dall’alleanza con i dem. Michetti e Calenda permettendo. 

*Immagine di copertina: Photo by Caleb Miller on Unsplash

Pierfrancesco Albanesehttps://orizzontipolitici.it
Nato a Galatina (Le) nel 1998. Dalla prima caduta le testate fanno parte della mia vita: soprattutto quelle giornalistiche. Collaboratore di Leccenews24 e Piazzasalento, studio Giurisprudenza presso l'Unisalento.

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