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L’accordo commerciale tra Ue e India e il piano europeo per l’autonomia strategica

*Immagine di copertina: [Foto di Dave Photoz via Unsplash]

In linea con il recente articolo sull’accordo siglato tra Ue e Mercosur, si continua ad approfondire il ruolo strategico della politica commerciale. Quest’ultima, in questo periodo storico risulta essere uno degli strumenti geopolitici più utilizzati dalle grandi potenze mondiali per consolidare e ampliare le proprie sfere d’influenza.

Questa analisi offre una panoramica dell’accordo di libero scambio raggiunto da Ue e India. Come analizzato nel precedente articolo, accordi di questa natura comportano opportunità di crescita tangibili per entrambi le parti coinvolte. Tali benefici nascono dalle diversità strutturali tra le due economie, che grazie al commercio sono in grado di ottimizzare l’allocazione delle proprie risorse interne e raggiungere maggiori livelli di benessere aggregato. La prima parte di questo articolo propone i dettagli dell’accordo e cerca di mostrare alcuni dei vantaggi del libero scambio. A seguire, l’analisi si sofferma sulla rilevanza geopolitica del piano commerciale che l’Ue sta delineando. L’obiettivo è quello di assumere una posizione sempre meno dipendente dalle scelte degli Stati Uniti e più improntata verso un’autonomia strategica.

In cosa consiste l’accordo commerciale tra Ue e India

Attualmente, l’Ue si conferma il principale partner commerciale dell’India, rappresentando l’11,5% degli scambi totali indiani, con un valore totale di 120 miliardi di euro. Sebbene l’India occupi oggi la nona posizione tra i partner dell’Ue, il trend dell’ultimo decennio segna una crescita esponenziale dell’interscambio, aumentato di quasi il 90%. Il commercio si concentra su macchinari, prodotti chimici e tecnologie, a cui si aggiunge un mercato dei servizi dal valore di 60 miliardi di euro. Questa integrazione è testimoniata dalla presenza di circa 6.000 aziende europee nel territorio indiano, che fungono da ponte per il trasferimento tecnologico e la creazione di valore in settori ad alta intensità di capitale.

L’accordo commerciale rappresenta la liberalizzazione più ambiziosa mai concessa dall’India ad un partner internazionale ed ha l’obiettivo strategico di raddoppiare le esportazioni europee entro il 2032. Attraverso la riduzione delle tariffe sul 96,6% dei beni Ue, si stima un risparmio di circa 4 miliardi di euro l’anno per le imprese europee. I principali beneficiari industriali saranno i settori dell’automotive (con dazi in calo dal 110% al 10%), dei macchinari e della farmaceutica. Parallelamente, il comparto agroalimentare vedrà abbattute barriere storicamente proibitive su vini e olio d’oliva.

Oltre allo scambio di merci, l’intesa garantisce un accesso privilegiato al mercato dei servizi indiano, in particolare nel ramo finanziario e marittimo. Inoltre stabilisce standard elevati per la protezione della proprietà intellettuale, allineando la legislazione di Nuova Delhi ai parametri europei. Infine, per la prima volta l’Ue ha stanziato circa 500 milioni di euro per indirizzare l’industria pesante indiana (acciaio e alluminio) verso la decarbonizzazione per allinearsi al Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism).

L’iter verso l’entrata in vigore prevede ora la revisione giuridica dei testi, seguita dalla firma del Consiglio e dalla ratifica finale del Parlamento Europeo e delle autorità indiane.

La politica commerciale europea verso l’autonomia strategica

Come anticipato, l’intesa tra Ue e India non può essere letta solo attraverso l’allentamento delle barriere commerciali. L’accordo si inserisce all’interno di una politica estera che l’Ue sta perseguendo in risposta ai nuovi equilibri globali. In tal senso, è interessante introdurre il concetto coniato negli anni Novanta da Edward Luttwak di “Geoeconomia”. Con questo termine, egli sottolinea come nel panorama internazionale contemporaneo i conflitti tra grandi potenze si sono spostati dal piano militare a quello economico. In questo modo, il commercio, i capitali e il controllo delle tecnologie sono diventati i nuovi “armamenti” per esercitare la propria influenza globale.

La geoeconomia, così intesa, rappresenta un’evoluzione della geopolitica, conservandone la logica del potere e della competizione, ma trasponendola sul piano dell’interdipendenza economica e dell’influenza industriale. Da questo nuovo punto di vista, si può provare a comprendere le motivazioni alla base della nuova politica commerciale europea.

  • Primo, la necessità di diversificare al massimo le proprie relazioni commerciali. Con l’incertezza legata alle politiche tariffarie unilaterali di Washington, l’Europa vede nell’India un partner fondamentale per creare un polo economico alternativo. I suoi 1,45 miliardi di abitanti e la sua economia in ascesa rappresentano una potenzialità impressionante per il ruolo dell’Ue come protagonista a livello mondiale.
  • Secondo, l’Ue mira a ridurre la dipendenza strutturale dalle catene di approvvigionamento cinesi, specialmente in settori come la farmaceutica e la chimica. Spostando la produzione verso l’India, l’Europa attua il cosiddetto friend-shoring, una strategia commerciale e geopolitica che consiste nel localizzare le catene di approvvigionamento e la produzione industriale in Paesi che sono considerati alleati politici e con valori-guida simili. In questo modo, l’Ue si garantisce la resilienza delle proprie industrie a fronte di possibili tensioni nell’Indo-Pacifico.
  • Inoltre, l’accordo assicura che lo sviluppo di standard per l’intelligenza artificiale e la transizione digitale avvenga all’interno di un asse democratico, proteggendo la sovranità tecnologica europea.

Gli accordi commerciali siglati dall’Ue, prima con il Mercosur e poi con l’India, mostrano l’intenzione di Bruxelles di raggiungere una chiara autonomia strategica, fondamentale nel multipolare contesto geopolitico odierno.

La politica commerciale nel mondo

Per contestualizzare meglio la strategia europea, è utile avere una panoramica sulle politiche commerciali che alcune potenze mondiali stanno implementando.

I Paesi in via di sviluppo stanno mostrando una crescente apertura al commercio internazionale. Questa tendenza è supportata anche dalla teoria dell’economia dello sviluppo. I paesi emergenti, infatti, sono quelli che traggono il maggior beneficio marginale dal libero scambio, poiché esso permette loro l’accesso ai mercati, al trasferimento tecnologico e alle catene del valore globali. In questo senso, anche l’Africa sta compiendo passi storici verso la creazione dell’Area di libero scambio continentale africana. Infatti, il progetto dell’AfCFTA punta sull’integrazione interna per aumentare il proprio peso negoziale nei confronti dei blocchi esterni.

Ma se da una parte l’Europa si mostra proattivamente interessata a queste nuove dinamiche, il panorama cambia radicalmente se guardiamo alle due superpotenze globali. Sotto l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti hanno virato verso un protezionismo selettivo. Da fine febbraio sono entrati in vigore i nuovi dazi imposti dal Presidente americano, in reazione alla sentenza della Corte Suprema degli Usa che nei giorni precedenti aveva bocciato l’imposizione di alcune tariffe. Il livello è al 10% e resteranno in vigore per 150 giorni, fino alla fine di luglio. Parallelamente, la Cina, se da un lato promuove formalmente il libero scambio per mantenere l’accesso ai mercati globali, dall’altro crea dipendenze infrastrutturali e si muove per ottenere il controllo monopolistico sulle risorse strategiche (come terre rare e litio), utilizzando il commercio come una forma di soft power coercitivo.  

A titolo di esempio, si può considerare il caso del Sudamerica come base di paragone tra gli approcci di politica estera intrapresi da Ue, Cina e Usa. L’Unione Europea, attraverso l’accordo con il Mercosur, punta a creare un’area di libero scambio fondata su standard comuni e cooperazione istituzionale. Al contrario, la Cina adotta nella regione una politica “aggressiva”. Attraverso massicci investimenti infrastrutturali, Pechino sta consolidando una posizione di dominio che gli garantisce il controllo delle risorse strategiche necessarie alla sua transizione industriale. Infine, gli Stati Uniti stanno progressivamente riducendo l’interscambio con il Sudamerica, limitando i rapporti commerciali a quei settori necessari a garantire la resilienza delle proprie filiere industriali.

La sfida europea al bipolarismo Usa-Cina

L’obiettivo finale di Bruxelles è chiaro: impedire che il mondo si divida in due sfere d’influenza chiuse. In questo scontro tra titani, gli accordi Ue-India e Ue-Mercosur si inseriscono come un tentativo di creare non solo aree di libero scambio, ma rapporti istituzionali solidi e duraturi. Infatti, i benefici del commercio trascendono l’aumento di benessere aggregato delle economie. Instaurare alleanze forti apre la strada alla creazione di dialoghi istituzionali su temi trasversali, che però possono essere proficui sole se immuni a fazioni ideologiche e bipolarismi.

L’efficacia dell’autonomia strategica europea passa per la capacità di offrire al Sud Globale un’alternativa basata su democrazia, trasparenza e sicurezza comune.

*Immagine di copertina: [Foto di Dave Photoz via Unsplash]
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