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La Presidenza del Consiglio UE: un bilancio del semestre Francese

Alla vigilia della presidenza francese del Consiglio dell’UE, il 9 dicembre 2021 , il Presidente Macron aveva basato le sue priorità per l’Europa   su tre parole chiave, “relance, puissance, appartenance” (rilancio, potenza, appartenenza), e tre obiettivi principali: innanzitutto, costruire un’Europa più sovrana e più forte, capace di agire nel campo della sicurezza e di assicurare la stabilità nel suo vicinato orientale e meridionale, intrecciando le risposte alle sfide globali con lo sviluppo di un “capitalismo responsabile e sostenibile” . In secondo luogo, gettare le basi per un nuovo modello di crescita europeo da attuare entro il 2030 per fare dell’Europa una grande macchina di produzione e formulare una risposta adeguata alla crisi economica che ha colpito i paesi europei negli ultimi due anni e agli squilibri economici che rallentano l’Unione sin dalla sua creazione. Infine, creare un’Europa più umana, fedele ai suoi valori e attenta alle preoccupazioni dei suoi cittadini, orgogliosa della propria cultura ed impegnata per il futuro dei suoi giovani. Ora, a sette mesi da queste affermazioni, la presidenza francese è riuscita nel suo intento dichiarato? 

“L’Europa di giugno è molto diversa dall’Europa di gennaio 2022, non l’avevamo previsto, innanzitutto perché la Russia ha deciso di iniziare una guerra, ma anche perché abbiamo preso, uniti, una serie di decisioni che sono estremamente strutturanti per il nostro continente”, così ha dichiarato Macron in occasione dell’ultima conferenza stampa  sotto presidenza francese lo scorso 24 giugno al Consiglio europeo.

 

Il contesto di questa presidenza: un quadro senza precedenti

La presidenza francese del Consiglio dell’UE è stata inaugurata il 1° gennaio 2022, in un’Europa già segnata dalle conseguenze economiche e sociali della pandemia da Covid-19. In Francia, le elezioni presidenziali e legislative, tenutesi rispettivamente nei mesi di aprile e di giugno, si sono rivelate più combattute del previsto e hanno fatto emergere un’insoddisfazione generalizzata della popolazione verso le istituzioni, nonché una profonda divisione del paese. Macron si aggiudica nuovamente, anche se con fatica, la carica da presidente ma perde la maggioranza parlamentare all’Assemblée Nationale..

 Il 24 febbraio scoppia poi la guerra in Ucraina, a cui l’Europa ha risposto in maniera ferma e piuttosto unitaria. Una guerra che ha certo stravolto questa presidenza,  non interrompendone però il lavoro legislativo.. Protagonista indiscusso della risposta europea all’invasione, Emmanuel Macron è riuscito, con la sua eccellente retorica, a emergere come uno degli interlocutori centrali nelle trattative con la Federazione Russa. Per rispondere a questa instabilità, un’attenzione particolare è stata rivolta allo sviluppo del concetto di autonomia strategica, da sempre caro al presidente francese. È stato dunque rilanciato il dibattito sulla difesa europea,  al centro del Vertice di Versailles (10 e 11 marzo 2022).  Le due principali novità emerse sono la bussola strategica, proposta da Josep Borrell per prevedere le modalità di azione dell’UE di fronte alle sfide geopolitiche attuali (come la minaccia russa o l’ambiguità delle posizioni della Cina), e il Fondo Europeo per la difesa, che ha stanziato quasi un miliardo di euro per investire nelle capacità strategiche europee nel 2022.

“Questo programma – ha dichiarato Macron lo scorso 24 giugno – è stato molto coerente con questo cambiamento geopolitico”. Ha poi aggiunto che “ha solo rafforzato, accreditato e convalidato la convinzione che era al centro del nostro lavoro: la necessità di una maggiore sovranità europea, più che mai. Questa sovranità, che solo due o tre anni fa sembrava un’idea francese inverosimile, ha permesso di costruire una reale convergenza dei punti di vista. Credo che tutti noi abbiamo misurato l’importanza della sovranità tecnologica, della sovranità in materia di difesa e della sovranità energetica europea. Questa crisi, questa guerra in Europa, ha sostanzialmente accelerato la nostra agenda collettiva”.

 

L’Europa degli ultimi sei mesi: i progressi… 

La presidenza francese del Consiglio è stata certo molto ambiziosa, forse un po’ troppo secondo molti. Bisogna ammettere però che, nonostante il clima non certo ordinario che le ha fatto da sfondo, sono stati comunque realizzati importanti progressi: 130 testi di legge sono stati adottati e, per diverse questioni che non hanno ottenuto una risposta legislativa concreta, la Francia ha comunque svolto un ruolo di “facilitatore” cercando perlomeno dei compromessi tra gli Stati membri. Agli occhi di Nicoletta Pirozzi, responsabile del programma “UE, politica e istituzioni” all’Istituto Affari Internazionali, è stato un bene avere la Francia a capo dell’Unione perché si tratta di una nazione che ha un peso politico importante e che ha sempre formulato opinioni moderate. “Trovare dei compromessi sarebbe stato più complicato se uno dei Paesi baltici, ad esempio, fosse stato a capo del Consiglio”. Secondo S. Maillard, direttore dell’istituto Jacques Delors, La Francia è stata “il paese giusto, al posto giusto, nel momento giusto” 

Da un punto di vista legislativo, tre questioni hanno caratterizzato questa presidenza. In primo luogo, il pacchetto clima , che mira a ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030, ha compiuto progressi significativi: un accordo politico è stato trovato riguardo all’istituzione di una tassa sul carbonio alle frontiere.In secondo luogo, il Parlamento europeo ha approvato definitivamente la legge sui servizi digitali (DSA, digital services act) e la legge sui mercati digitali (DMA, digital markets act), a seguito degli accordi raggiunti tra Parlamento e Consiglio il 23 aprile e il 24 marzo scorsi. Questi testi limitano rispettivamente la diffusione di contenuti illeciti online e il monopolio dei grandi colossi del digitale, i GAFA, permettendo una maggiore protezione delle imprese e dei cittadini europei. Infine, è stata approvata anche la direttiva sui salari minimi che risponde alla volontà, ribadita anche attraverso l’istituzione della Conferenza sul futuro dell’Europa, di creare un’Europa più sociale, umana e vicina ai cittadini. Questa direttiva, sicuramente importante da un punto di vista politico, dovrà però essere messa in atto dai paesi europei, e la strada,per alcuni di loro, non sarà certo senza ostacoli.

 

… e i limiti. Quali sono le sfide della presidenza ceca?

Forse per le tensioni degli ultimi mesi, per la reticenza degli Stati o per il clima politicamente complesso per la Francia di Macron, tante delle questioni preesistenti a questa presidenza sono rimaste irrisolte. La crisi economica, cui si è aggiunta una crisi energetica, inflazionistica e di approvvigionamento, non è stata arginata e il piano di rilancio del 2020 rimane di fatto l’unico strumento di resilienza economica di cui dispone l’Europa. Le critiche formulate dagli esperti riguardano essenzialmente la mancanza di strumenti politici forti che mettano fine a  questa recessione. Non possiamo però pensare che sei mesi siano sufficienti per cambiare il destino dell’Europa.  Nel complesso, la presidenza francese del Consiglio è stata positiva; ha portato a termine cantieri iniziati prima di gennaio, sono stati firmati testi significativi a tutela dei cittadini e sono state avviate nuove riflessioni e negoziazioni.

È ora dovere della Repubblica Ceca, prossima titolare della presidenza del Consiglio, riprendere gli elementi rimasti inascoltati e far avanzare i fascicoli in corso. Il paese del premier Fiala, che ha affermato che tocca alla sua nazione ora “riscrivere il futuro dell’Europa”, ha già stabilito le priorità del semestre iniziato lo scorso 1 luglio: la ricostruzione dell’Ucraina dopo la guerra e la gestione della crisi migratoria, la fine della dipendenza energetica con il programma RePowerEu, la resilienza economica e la stabilità delle istituzioni democratiche. In tre parole, “ripensare, ricostruire, ripotenziare” .

 

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