Europa

Sovranità digitale e tecnologica: come si sta muovendo l’Europa?

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Pagamenti elettronici, data center e chip di intelligenza artificiale: dagli strumenti che sono ormai parte della vita quotidiana, alle nuove tecnologie che sempre di più catalizzano l’attenzione dell’intero panorama mondiale. Come sta cambiando l’economia?

In questa analisi si affrontano le questioni che riguardano la sovranità digitale e tecnologica, cercando di comprendere quali passi l’Europa stia percorrendo nel tentativo di tenere il ritmo della rapida evoluzione di questi settori. Nello specifico, verranno trattati i temi della gestione e del controllo dei dati, la transizione verso l’euro digitale e il settore strategico dei semiconduttori. Quello che emerge, è che gli strumenti digitali rientrano sempre più nel vasto insieme degli strumenti geopolitici che le grandi potenze globali usano per esercitare la propria influenza.

Sovranità digitale: sfide e compromessi

Attualmente l’economia è sempre più strutturalmente legata alla sfera del digitale e la costante circolazione dei dati (personali, aziendali, strategici nazionali, metadati, etc.) alimenta a livello globale interi settori industriali. Questo ci pone di fronte alla questione della sovranità digitale: come controllare questi dati e come garantirne la sicurezza e la conformità legale? La risposta è più complessa di quanto possa sembrare.

Infatti, il raggiungimento di una condizione di controllo e sicurezza dei dati è strutturato su diversi livelli, ognuno dei quali fondamentale: sovranità dei dati (controllo su elaborazione e archiviazione), sovranità operativa (controllo sui sistemi operativi che gestiscono i dati), conformità normativa (aderenza alle norme di legge) e resilienza (capacità di resistere alle interruzioni).

La complessità dell’obiettivo di controllo e sicurezza dei dati – senza citare i grandi costi che esso comporterebbe – richiede una soluzione di compensazione tra i quattro punti sopra. Per semplificare i tecnicismi della materia, si propone una tabella comparativa tra diversi modelli architetturali, utili al raggiungimento di certi obiettivi di sovranità digitale.

Quello che emerge dalla tabella sopra è che la massima sovranità è raggiunta con il cloud privato, che però richiede costi esorbitanti per assorbire i malfunzionamenti del sistema (i quali derivano dalla necessità di un secondo data center geograficamente separato, della duplicazione completa dell’infrastruttura e della presenza di un team tecnico disponibile 24 ore al giorno). Questo è risolto dal cloud sovrano (gestito da un partner nazionale), che però non garantisce al cliente di interrompere un servizio in caso di sospetti accessi esterni.

Tuttavia, per la maggior parte delle organizzazioni e degli Stati, i fornitori di cloud offrono soluzioni personalizzate e su misura. Quello che è importante da sottolineare è che ciascun modello nasce da un particolare equilibrio tra obiettivi e costi, tra controllo giuridico e implicazioni geopolitiche, tra innovazione e sicurezza globale.

Il caso Broadcom e rischi per l’Europa

Per avere un esempio pratico di cosa accade all’interno del movimentato mercato dei cloud, è utile far riferimento al caso Broadcom. Questo colosso tecnologico americano ha acquisito nel 2023 VMware, un’azienda statunitense specializzata nelle soluzioni per data center e cloud. Dopo l’acquisizione, Broadcom ha deciso di chiudere il programma VMware Cloud Service Provider, cioè il sistema che permetteva a centinaia di aziende europee di rivendere i servizi VMware ai propri clienti. Molti descrivono la situazione come una forma di controllo del mercato, una strategia che rappresenta un colpo di grazia per molte aziende europee, le quali rischiano di perdere la propria clientela. A denunciare la situazione è stata CIPSE (Cloud Infrastructure Service Provider in Europe), un’associazione che rappresenta quasi cinquanta fornitori cloud europei. Il capo d’accusa è l’abuso di posizione dominante, che ha portato la Commissione Europea ad avviare una valutazione preliminare secondo le procedure standard in materia di concorrenza.

Analizzando il caso Broadcom alla luce di quanto discusso nel paragrafo precedente, è plausibile ritenere che questa situazione possa tradursi in una minore sovranità sui dati e in maggiori rischi di conformità normativa per gli operatori europei. Inoltre, la tendenza verso un mercato sempre più oligopolistico — con pochi grandi attori a concentrare l’offerta — genera un contesto restrittivo e poco competitivo, in cui il potere di determinazione del prezzo si sposta verso i fornitori. Ne derivano costi potenzialmente molto elevati per gli operatori europei. Proprio come risposta concreta a questa dipendenza e alle turbolenze generate da casi come quello Broadcom, si inserisce la recente iniziativa dell’Unione Europea per un appalto da 180 milioni di euro destinato all’approvvigionamento di servizi cloud da quattro fornitori esclusivamente europei. Questa gara sostiene gli sforzi della Commissione volti a migliorare la propria sovranità, rafforzando il controllo strategico di tecnologie e infrastrutture fondamentali.

I vantaggi che porterebbe l’Euro Digitale

Un’altra tematica pertinente al mondo tecnologico e che ancora una volta pone l’Europa in una posizione di dipendenza dagli Stati Uniti è quella del sistema dei pagamenti. Ad oggi, due terzi delle transazioni tramite carta elettronica nell’area euro sono regolati da aziende non europea, prettamente americane. Questo rende i pagamenti in Europa estremamente vulnerabili. Una contromisura a questa vulnerabilità potrebbe essere l’introduzione dell’euro digitale. Si tratta di una forma digitale di contante con corso legale, emessa direttamente dalla Bce.

Il vantaggio principale di tale riforma è la riduzione dell’attuale vulnerabilità intrinseca del sistema dei pagamenti europeo, per diversi motivi:

  • Riduzione della dipendenza: l’euro digitale ridurrà l’eccessiva dipendenza dai fornitori non europei. Garantirà ai cittadini la possibilità di pagare con la propria moneta nell’economia digitale, proprio come avviene con il contante in quella fisica. Fornendo un’infrastruttura interamente europea, l’euro digitale aiuterà a sostenere la sicurezza economica dell’Europa. Garantirà inoltre elevati standard di privacy, con pagamenti che godranno di una privacy simile a quella del contante.
  • Resilienza: l’infrastruttura dell’euro digitale sarà distribuita su almeno tre regioni geografiche. Se un prestatore di servizi dovesse subire un’interruzione, gli utenti potrebbero comunque accedere al proprio denaro tramite un altro fornitore, poiché i fondi sarebbero detenuti in sicurezza nel bilancio dell’Eurosistema. Inoltre, la funzionalità offline garantirà l’utilizzo anche senza internet o segnale telefonico.
  • Mitigazione del potere di mercato: l’Eurosistema non addebiterà commissioni di circuito o di elaborazione, riducendo i costi per esercenti e prestatori di servizi. L’euro digitale creerà le condizioni affinché le società di pagamento europee possano competere su vasta scala.

Anche l’Europa cerca un posto nel mercato dei semiconduttori

Per completare il quadro, è indispensabile trattare la questione di uno dei settori più strategici nell’ottica digitale, ossia quello dei semiconduttori. Su questo fronte, l’Europa si trova di fatto a rincorrere i grandi colossi americani e asiatici. Cruciali in questo mercato sono le terre rare, il 90% delle quali è sotto il controllo cinese, mentre al centro dell’intero settore si trova Nvidia – società americana che inoltre primeggia in assoluto per capitalizzazione (oltre 4mila miliardi di dollari).

Tuttavia, anche il vecchio continente cerca di tenere il passo dei competitors, come dimostra Axelera AI, un’azienda che realizza chip AI fondata nel 2021. Come dichiarato dal CEO Fabrizio Del Maffeo, la sua realtà è riuscita in cinque anni a ritagliarsi un posto di rilievo all’interno del settore. In particolare, Axelera AI dispone di una tecnologia a minori costo e consumo rispetto ad altri competitors. Questo dimostra come, nonostante il ritardo strutturale, in Europa esista un tessuto di innovazione capace di sviluppare soluzioni competitive, anche nei segmenti emergenti dell’intelligenza artificiale.

La sfida per l’Unione è trasformare queste eccellenze in una filiera più ampia e integrata, generando nuovi settori strategici. Un’esigenza ancora più urgente se si considera che comparti tradizionalmente forti come l’automotive stanno attraversando una fase di rallentamento strutturale. È questo l’unico modo per l’Europa di costruire un ecosistema industriale resiliente e competitivo nel lungo periodo.

Il futuro digitale dell’Europa si gioca ora

L’errore che l’Unione Europea non deve commettere è considerare separatamente i temi del controllo e della sicurezza dei dati, della vulnerabilità del sistema dei pagamenti e del settore dei semiconduttori.

Al contrario, si tratta di componenti su cui lavorare per raggiungere un unico obiettivo: la capacità dell’Europa di mantenere un’autonomia digitale e tecnologica strategica in un contesto attualmente ancora dominato da attori extra-Ue.

La difficoltà risiede nel fatto che non si parli di un percorso già definito, ma un processo in evoluzione che richiede scelte politiche coerenti, investimenti industriali mirati e un quadro regolatorio capace di bilanciare innovazione, sicurezza e competitività.

*Immagine di copertina: [Foto di Adi Goldstein viaUnsplash]
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