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Il lessico dell’Unione Europea: lo Spitzenkandidat

Jean-Claude Jucker, Presidente della Commissione europea dal 2014 al 2019. Crediti: Tagesschau

Cosa vuol dire Spitzenkandidat?

Dal tedesco, il termine Spitzenkandidat significa letteralmente “candidato di punta” e viene usato per indicare il capolista di un partito. Applicato al contesto europeo, il termine fa riferimento al candidato di punta scelto da un partito europeo per ricoprire la Presidenza della Commissione europea. Infatti, è bene ricordare che il Presidente della Commissione europea non viene eletto direttamente dai cittadini, ma, a partire dall’adozione del Trattato di Lisbona nel 2007, dal Parlamento europeo.

Considerata una misura necessaria già all’inizio degli anni ’90, la figura dello Spitzenkandidat vede la sua piena realizzazione alle elezioni europee del 2014: Jean-Claude Juncker, candidato capolista del Partito Popolare Europeo, viene eletto Presidente della Commissione europea.

Ma come mai è stato introdotto questo sistema? E quale impatto ha sulle elezioni europee?

Perché è stato introdotto il metodo degli Spitzenkandidaten?

La ragione principale alla base dell’introduzione dello Spitzenkandidat è quella di rendere il processo di nomina del Presidente della Commissione europea quanto più trasparente possibile. Infatti, il meccanismo del candidato di punta è di natura politica dal momento che ogni partito europeo nomina il proprio capolista, responsabile anche nel presentare il programma del partito di riferimento.

Secondo alcuni sostenitori della procedura, lo Spitzenkandidat è anche funzionale nel promuovere la legittimità democratica della Commissione. Da anni l’Unione europea si trova ad affrontare il problema del deficit democratico e numerosi tentativi sono stati intrapresi per ridurre il divario tra cittadini e istituzioni. Nel caso della Commissione europea, garantire la legittimità democratica è ritenuto sempre più fondamentale: l’organo è il braccio esecutivo politicamente indipendente dell’UE e ricopre numerose funzioni importanti. Tra queste troviamo quella di promuovere nuove leggi e controllarne la corretta applicazione in tutti gli Stati Membri, gestire le politiche e i finanziamenti dell’Unione e rappresentare l’UE a livello internazionale. 

Infine, vi sono altre due spiegazioni a favore dell’introduzione della figura del capolista nella politica europea, ovvero la personalizzazione delle elezioni europee e la semplificazione della procedura di nomina. Tuttavia, ad oggi il sistema dello Spitzenkandidat è stato usato solo due volte: nel 2014 e nel 2019. 

Nel 2014 il Parlamento europeo aveva promesso delle elezioni diverse dal solito, grazie proprio all’introduzione della figura dello Spitzenkandidat per rafforzare il legame tra elezioni e Presidente della Commissione. Nonostante la nomina di Juncker, l’introduzione del sistema del candidato di punta sembra non aver avuto particolari effetti sulla partecipazione al voto e sulla scelta elettorale. Infatti, nel 2014 si è registrata l’affluenza più bassa nella storia delle elezioni europee: solo il 42,61% degli aventi diritto di voto si è recato alle urne.

In aggiunta, anche se nel 2014 il modello si è rivelato efficace (nonostante gli scarsi risultati alle urne), nel 2019 non ha influito sulla nomina del Presidente della Commissione Europea. L’attuale Presidente Ursula von der Leyen non è stata infatti la capolista di nessun partito europeo. Sorge quindi spontaneo chiedersi se effettivamente il sistema funzioni.

Lo Spitzenkandidat funziona?

Innanzitutto, la valenza dello Spitzenkandidat rimane indipendentemente dalla partecipazione elettorale registrata nel 2014, dal momento che il Parlamento europeo ha raggiunto un traguardo politico rilevante. Nello specifico, il Parlamento UE è stato capace di imporre la sua interpretazione della nuova procedura per l’elezione del Presidente della Commissione, anche se non pienamente condivisa da tutti gli Stati membri. Questo nuovo modus operandi con grande probabilità influenzerà sempre di più i rapporti inter-istituzionali europei.

Oltre al conseguimento di tale traguardo, lo Spitzenkandidat può essere un sistema efficace nel promuovere la personalizzazione delle elezioni europee. Vista la complessità del sistema europeo, nominare un candidato facilmente riconoscibile rappresenta per i cittadini una scorciatoia utile per il voto, con effetti positivi sull’affluenza elettorale. Infatti, numerosi studi dimostrano che la presenza del candidato di punta aumenta la propensione al voto, portando di conseguenza a un aumento dell’affluenza alle urne. 

Quindi, come mai nel 2019 lo Spitzenkandidat non è stato usato nella sua interezza?

Innanzitutto, bisogna prendere in considerazione la dichiarazione dell’allora Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.

“Sulla questione dei capilista – i cosiddetti Spitzenkandidaten/ o -kandidatinnen – si è convenuto che il Consiglio europeo non può garantire in anticipo che proporrà uno dei capilista per la carica di presidente della Commissione europea. Non c’è alcun automatismo in questo processo. Il trattato è molto chiaro in proposito: spetta al Consiglio europeo nominare autonomamente il candidato, tenendo conto del risultato delle elezioni europee e dopo aver effettuato le consultazioni appropriate.” 

Inoltre, secondo Tusk, ritenere il processo dello Spitzenkandidat più democratico è errato in quanto, secondo la legge europea, vi deve essere una doppia legittimità nella scelta del Presidente della Commissione. Essa può essere garantita solo grazie al fatto che la proposta di nomina viene effettuata dai membri del Consiglio, e l’elezione avviene nel Parlamento.

Tuttavia, in occasione delle elezioni del 2019, nonostante la nomina dei diversi capilista da parte di quasi tutti i partiti europei e l’aumento della partecipazione elettorale (50,66%), fu eletta Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che non figurava tra i candidati di punta. In questo caso, l’insuccesso del sistema è da imputarsi a diversi fattori, tra cui la mancanza di un candidato con le caratteristiche ed esperienze richieste dal Consiglio.

Infatti, a livello tecnico, la nomina della Commissione europea segue il ciclo delle elezioni europee, ovvero avviene ogni 5 anni in seguito all’instaurazione del Parlamento europeo. La procedura, stabilita dall’Art. 17 del Trattato sull’Unione Europea, è costituita da due fasi: l’elezione del Presidente della Commissione e la nomina dei commissari. Nel dettaglio, il Consiglio europeo propone, sulla base della composizione del Parlamento, un candidato alla Presidenza della Commissione e tale candidato viene eletto a maggioranza dal Parlamento. Se la maggioranza non viene raggiunta, il Consiglio deve proporre un nuovo candidato entro un mese e il Parlamento dovrà votare seguendo la medesima procedura. 

Nel 2018, Manfred Weber, politico tedesco di centro-destra, viene scelto come Spitzenkandidat del Partito Popolare Europeo (PPE), il gruppo parlamentare europeo di centro-destra ed europeista. Tuttavia, dopo le elezioni del 2019 e nonostante il trionfo del PPE, inizia un vero e proprio stallo sulle nomine e Weber non riesce a persuadere i leader europei a seguirlo. Tra il veto di Macron e la mancanza del supporto di Orbán e degli eurodeputati, Weber perde sempre più consensi. Il risultato? Il 16 luglio 2019 verrà eletta Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, sempre membro del PPE, anche se non la capolista del partito durante le elezioni. 

 

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