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Generazione Z: “vi spiego come si fa politica da influencer”

Tempo di lettura stimato: 3 min.

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Raccontare e commentare la politica tramite i social network. È questa la missione di Leonardo Cecchi. Classe 1991 toscano di nascita, ma romano di adozione, Leonardo è un “influencer” politico la cui pagina personale da cui commenta le vicende pubbliche italiane ha oggi 112mila followers e migliaia di reazioni a ogni singolo post. Un nuovo modo di fare opinionismo che sta creando una vera e propria leva di nuovi commentatori giovanili della politica. 

Leonardo, innanzitutto: come nasce la tua esperienza da “influencer” politico?

Ho sempre scritto con grande passione di politica; così nel 2016 ho iniziato ad avere una mia pagina “La camicia rossa” da cui davo le mie opinioni sulla situazione attuale. Ma dopo poco tempo mi sono fermato per motivi personali, per poi tornare a quest’attività nel 2019 sempre con la pagina “La Camicia Rossa”, che da settembre ho cambiato col mio nome.

Come hai fatto a raggiungere in così poco tempo numeri così importanti?  Forse qualche sponsorizzazione ha aiutato…

Ammetto di aver usato per un breve periodo le famigerate sponsorizzazioni. Ma sinceramente me ne sono pentito perché in fin dei conti non credo siano servite a molto. Ciò che conta è il sapere scrivere e comunicare la propria passione politica. Un’altra abilità fondamentale è sapere scegliere la foto che accompagna il post. Fatto quello, si è a metà dell’opera.

Detta così, la differenza fra i normali influencer e quelli politici come te sembra sempre più sottile.

No, c’è una profonda differenza: per l’influencer l’importante è solo la visibilità fine a sé stessa, per me invece questo potere mediatico ha come unico scopo quello di poter fare politica. In questi mesi tante aziende mi hanno contattato per chiedermi di dare loro consulenze per migliorare la loro immagine social, ma ho sempre declinato. Non mi interessa la visibilità, ma la politica.

Fin qui la diversità nei fini, ma nell’operare in fin dei conti non siete così diversi, visto che dovete sempre seguire il trend di ciò che interessa sui social.

Seguire ciò che interessa alla rete è importante, certo, ma questo non significa esserne schiavo nel contenuto e fare di tutto per andare d’accordo con il proprio pubblico. Il 17 marzo, per esempio, ho fatto un post molto patriottico sull’anniversario dell’Unità di Italia, condividendo la foto della prima moneta “Italia” mai coniata. L’ho fatto pur sapendo che alcuni miei fan abituali l’avrebbero percepito come destrorso, senza capire che il patriottismo e il ricordo del Risorgimento sono ben diversi dal sovranismo. 

Perché tutto questo legame con il Risorgimento,oggi che questo patriottismo può essere equivocato?

Proprio per difendere il patriottismo dalle appropriazioni indebite è necessario rievocarlo soprattutto da sinistra. La camicia rossa a cui mi riferisco nel mio blog su L’Espresso è quella dei garibaldini non a caso: credo che oggi la sinistra debba riappropriarsi degli ideali risorgimentali per non lasciarli distorcere da una destra malata e credo questo tocchi soprattutto a noi giovani, che abbiamo la mente più fresca e possiamo riprendere il passato per un futuro migliore senza nostalgie malsane.

A proposito delle differenze generazionali, ne hai notate qualcuna fra i tuoi utenti?

Una principale di cui andare fieri: tutti i giovani, d’accordo o meno con quel che scrivo, sono molto più pacati dei cosiddetti boomers che mi subissano di insulti e minacce di ogni tipo. È singolare notare come le fasce più giovani e tradizionalmente ribelli sappiano usare in maniera molto più composta i social dei loro padri e nonni.

Non a caso la stragrande maggioranza di voi influencers politici è giovane come Emilio Mola o Lorenzo Tosa solo per citarne alcuni. Come è il rapporto e quanta competizione c’è fra voi “colleghi”?

Non parlerei di competizione fra di noi, ma piuttosto di collaborazione: con Lorenzo per esempio siamo amici e ci sentiamo spesso anche per informarci reciprocamente sui fatti del giorno e come affrontarli.

Prima di lasciarci, un’ultima domanda da un milione di euro: è quindi possibile oggi vivere di opinionismo politico sui social?

Esclusivamente sui social no; ma se estendiamo la capacità di saper scrivere di politica, la risposta non può che essere affermativa, a patto però di essere dinamici. Oltre alla pagina Facebook infatti ho due blog su Huffington Post e L’Espresso, faccio parte da qualche mese del team comunicazione del Partito Democratico e sono il responsabile comunicazione della Fondazione De Gasperi. Sono attività diverse fra loro, ma tutte mi permettono di seguire la mia passione: la politica (in camicia rossa ovviamente ndr).

Giunio Panarelli
Nato a Bologna, ma cresciuto salentino, frequento il corso di laurea magistrale in Politics and Policy Analysis in Bocconi. Da febbraio 2020 sono caporedattore di Oripo quindi se vi piace quello che leggete è merito mio se non vi piace è colpa degli autori. Nel 2018 è uscito per Edizioni Montag il mio primo libro "La notte degli indicibili". Un chiaro segno della crisi dell’editoria italiana.

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