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“Vi spiego come voglio rifondare i Giovani Democratici”

Tempo di lettura stimato: 7 min.

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I Giovani Democratici (GD) vivono oggi il punto più basso dalla loro fondazione nel 2008. Il Congresso non è ancora ufficialmente concluso, ma tutta la fase congressuale è stata caratterizzata da accuse molto pesanti da entrambi i candidati in lizza per la segreteria nazionale. Da una parte Caterina Cerroni, molisana classe 1991, in ticket con Davide Skenderi, e dall’altra Raffaele Marras, segretario dei Giovani Democratici toscani. Il culmine è arrivato la settimana scorsa, quando entrambi i candidati hanno dichiarato la propria vittoria al congresso, con tanto di complimenti da dirigenti nazionali del partito, come Maurizio Martina o Livia Turco. Ad oggi, la Commissione di garanzia, presieduta dalla contestatissima Caterina Conti, ha messo in stand-by l’esito del congresso. Anche a livello territoriale si è fatto sentire il malcontento: Paolo Romano, segretario GD dell’area metropolitana di Milano, ha dichiarato a OriPo: “In questo congresso si è sentito parlare più di voti che di contenuti, una logica che da Milano rifiutiamo”. Stando ai numeri più ufficiali, dovrebbe essere Caterina Cerroni la nuova segretaria della Giovanile del PD. 

 

Cerroni, che commento dà sulla situazione congressuale dei GD?
Credo che non faccia bene ai Giovani Democratici. È assolutamente normale la modalità con cui la nostra mozione ha annunciato la vittoria: da gennaio abbiamo cominciato a fare riunioni di circolo e sapevamo quanti delegati sarebbero stati eletti per ogni circolo. Non c’è alcun dubbio sul numero di delegati che ciascuna mozione ha eletto. Mi spaventa un po’ l’arroganza e il clima creato dall’altra mozione, che prima ha criticato il nostro atteggiamento sull’annunciare la vittoria e poi si è dichiarata a sua volta vincitrice, ma senza dare dei dati che fossero riscontrabili nei verbali. 

Su cosa si basa la vostra certezza?
Ci sono dei verbali delle riunioni regionali che sono abbastanza ufficiali. Trovo scellerata la scelta dell’altra mozione, che ha spinto la commissione congressuale ad approvare la sospensione dei lavori. Questa sospensione impedisce di arrivare all’ufficialità finale del risultato. Condivido poco l’atteggiamento di chi dice che finché non c’è una riunione della commissione nazionale non si può annunciare il risultato. L’esito del congresso non lo determina la commissione, ma gli iscritti. La Commissione deve prenderne atto. Questa richiesta di sospensione è un segnale che non si vuole arrivare a riconoscere che noi abbiamo vinto il congresso.

Al di là di chi abbia torto o ragione, i GD escono da questo congresso facendo oggettivamente una figuraccia. Questo la preoccupa?
Molto. I GD sono arrivati al congresso deboli, frammentati, con divisioni che si sono alimentate negli anni per dinamiche interne. Arrivare con poca riconoscibilità all’esterno credo sia un danno importantissimo per i GD. Avremo tantissimo lavoro da fare, perché più si esaspera il clima, più sarà difficile ricostruire. Noi abbiamo provato a mantenere il dialogo con l’altra mozione, proprio per la fase di stanchezza che attraversano i Giovani Democratici.

Il voto mostra una spaccatura anche a livello territoriale: ci sono regioni dove la mozione vincitrice arriva quasi al 100% dei voti. A cosa si deve questa divisione molto netta?
La spaccatura riflette molto la divisione in termini di idee e di persone che portano avanti la mozione. Correre insieme a Davide Skenderi ha portato ad un’identità molto forte a Milano e in Lombardia (dove la mozione Cerroni ha ottenuto il 99,7% dei voti, ndr). Il primo problema che abbiamo dovuto affrontare è stato il distaccamento del nazionale dai territori. I territori che sono stati più marginalizzati dalla considerazione del nazionale sono stati quelli che si sono avvicinati di più alla nostra mozione.
Ci sono poi dei territori difficili, come la Sicilia che è soggetta a commissariamento, su cui non conosciamo le date dei congressi e l’anagrafe degli iscritti. Lì si risponde ad una gestione completamente orientata della Commissione di Garanzia (sotto la guida di Caterina Conti, ndr), in cui non è stato preso in considerazione il dato della federazione di Palermo, che ci sostiene. 

Pochi giorni fa Joe Biden ha nominato Kamala Harris, sua sfidante alle primarie democratiche USA, come sua vice nella corsa alla Casa Bianca. Un segnale di unità che oggi sembra lontanissimo nei GD. Che opinione ha lei di Raffaele Marras e come si fa a ricreare unità all’interno della giovanile?
Io ci tengo moltissimo a ricreare unità all’interno della giovanile. Credo che Marras sia assolutamente un bravo compagno: ovviamente non ne condivido le posizioni, ma rimane un compagno dello stesso fronte. Da parte della mia mozione ci sarebbe la massima apertura a riconoscere un dialogo e un clima di unità, oltre ad un ruolo politico al candidato avversario. Questo scontro può essere ricomposto solo se facciamo tutti uno sforzo per l’unità. Al momento c’è un ostacolo all’unità: il riconoscimento della vittoria. Finché si continuerà a dire che la mia mozione ha ottenuto i propri delegati con metodo intimidatorio, non ci può essere unità. Tenteremo di ristabilire il più possibile un contatto. 

Qual è il ruolo di una giovanile all’interno del partito?
All’interno del partito il ruolo dei GD è quello di essere utile alle battaglie che il PD deve fare, ma dobbiamo essere anche avanguardia rispetto a quelle battaglie che il PD non ha il coraggio o la volontà di fare. Ad oggi abbiamo mancato troppe occasioni. I GD sono stati troppo assenti e ininfluenti sulla linea del Partito Democratico. 

Secondo lei, quindi, è mancata da parte della segreteria uscente di Zunino una leadership che avesse un impatto sulla linea del partito. Come mai?
La timidezza della segreteria Zunino deriva da più fattori. Innanzitutto, la mancanza di trasparenza e condivisione nei processi decisionali interni. Io ho fatto parte della dirigenza nazionale, ed esprimere un’opinione o chiedere una battaglia non portava mai a nulla. Anche solo partecipare ad un evento non era semplice. Credo che tante volte ci sia stato anche l’interesse di non esporsi per cogliere qualche opportunità personale invece che per i Giovani Democratici. Questo è profondamente sbagliato: non fare niente riduce la credibilità dei GD e, anzi, espormi non mi ha impedito di essere candidata dal partito alle elezioni europee. Non bisogna aver paura di esporre le proprie idee. La prerogativa deve essere quella dell’interesse dei GD.

Quale sarà la sua prima azione se la Commissione la confermerà segretaria GD?
Costruire un’assemblea nazionale che sia inclusiva di altre realtà del Paese, fissando la segreteria in un luogo simbolico, più vicino alle necessità delle ragazze dei ragazzi, con canali di comunicazione che siano inclusivi.

Quali sono i temi centrali da cui ripartire?
Lavoro, scuola e università. Il lavoro ci vede anello debole di un mercato che sfrutta le persone e impone la precarietà ai giovani. La scuola e l’università ci stanno a cuore perché quelli sono i luoghi dove i giovani vivono tutti i giorni. Potenziare la presenza dei GD nel lavoro e nell’istruzione, dove si combattono le battaglie della nostra generazione, è fondamentale. Questi diritti sono battaglie dei singoli, ma sono anche battaglie collettive, dove i GD devono esserci, dalla parte dei giovani.

La soddisfa quello che ha fatto il governo per i giovani?
Io credo che i giovani siano troppo in fondo alle priorità dell’agenda politica del Paese. Sicuramente le decontribuzioni degli ultimi giorni sulle assunzioni al Sud sono un primo passo, ma c’è un altro tema su cui il governo non si è ancora mosso: l’assunzione dei giovani nella pubblica amministrazione. Questo non per perseguire l’idea del posto fisso, ma per avere delle competenze solide e innovative. Ancora tanto c’è da fare anche per garantire il diritto all’istruzione, alzando ad esempio l’obbligo scolastico a 18 anni. La scuola deve essere moltiplicatore delle opportunità.

Nel 2018, quando il PD prese poco più della metà dei voti dei 5S, il Partito Democratico risultò primo partito tra i pensionati. C’è, all’interno del PD, un problema di rappresentatività delle fasce più giovani?
I GD devono avere l’ambizione di rappresentare le generazioni più giovani. Credo che questa mancanza abbia a che fare con l’assenza di un movimento giovanile che ti protegga. Quando mi sono trovata precaria, non ho avuto la sensazione che il PD e i GD fossero dalla mia parte. Questo è sicuramente una colpa, una colpa che va invertita. C’è stato di recente un piano per i giovani: io credo che i Giovani Democratici debbano esserne protagonisti.

Magari dando una mano anche per i grafici…
(ride). Sì, anche su quello possiamo dare una mano. Mentre ci sono segnali eclatanti per i pensionati, come quota 100, manca un impegno eclatante per i giovani. Il Piano per i giovani deve essere costruito nel campo sociale del centrosinistra e nella realtà di giovani. Quei piani altrimenti non saranno mai i simboli di un partito.

Grafiche del Patto Giovani, proposto dal PD
Grafiche del Patto Giovani, proposto dal PD

Se confermata, con la sua segreteria ci sarà una rifondazione dei GD?
Sì, sia dal punto di vista formale che sostanziale, perché includerà tutte le personalità politiche e rappresenterà tutti e tutte. Dai GD non si può e non si deve guadagnare niente se non l’utilità di un’organizzazione giovanile. 

Federico Pozzi
Veneto classe 1997: tra i vecchietti di OriPo. Laureato in Economia a Padova, ora studio Politics and Policy Analysis in Bocconi. Quando scrivo cerco di essere come le notti d’estate: chiaro come il cielo e pungente come la zanzara che continua a ronzare in camera. Romanticamente inopportuno insomma.

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