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Ecuador: il Paese più violento dell’America Latina

Ecuador Violenza

Si incontreranno nuovamente sabato 13 aprile l’attuale presidente, Daniel Noboa, e la sua sfidante correista, Luisa Gonzalez, al ballottaggio delle elezioni presidenziali in Ecuador, Paese in cui oggi l’indice di violenza è ai massimi storici. A due anni dalla sua elezione, avvenuta dopo le caotiche dimissioni di Guillermo Lasso, il più giovane presidente dello Stato latinoamericano (eletto a 35 anni) Noboa è tornato alle urne il 10 febbraio di quest’anno e, come nel 2023, ha sfidato l’avvocata Luisa Gonzalez. Questa volta i due andranno al ballottaggio non avendo raggiunto il 50% e soprattutto con un distacco di un punto percentuale

Daniel Noboa ha vinto le elezioni del 2023 con la promessa di combattere le organizzazioni criminali che stanno martoriando il Paese latinoamericano. Con l’imposizione dello stato d’emergenza, la dichiarazione dell’esistenza di un conflitto armato interno e la pianificazione della costruzione di prigioni di massima sicurezza, la strategia di Noboa ricorda il suo omologo salvadoregno, Nayib Bukele. 

La risposta di Noboa alla violenza dilagante ricorda Nayib Bukele

Anche Guillermo Lasso durante i suoi due anni di mandato ha imposto lo stato d’emergenza a causa della crisi della sicurezza e delle carceri nel Paese. Negli ultimi anni, infatti, l’Ecuador è diventato un punto chiave sulla rotta della cocaina dal Sud America e lo Stato più violento della regione. Secondo l’Osservatorio Ecuadoriano del Crimine Organizzato, tra il 2019 e il 2024 il tasso di omicidi è aumentata del 430%: solo tra gennaio e giugno 2024 si sono registrati più di 3,000 omicidi. La lista di atti criminali che hanno sconvolto il Paese nell’ultimo paio di anni è lunga, ma risaltano l’assassinio di diversi politici e candidati di alto profilo, come il candidato alle elezioni 2023 Fernando Villavicencio, l’assedio della banda criminale Los Tiguerones della sede di un canale televisivo in diretta ricattando il governo, e la fuga di capi criminali, come quella di Adolfo Marcía “Fito”.

Foto: Operazione “RESURGIR 11” della Polizia e le forze armate,  Guayaquil (Guayas), 26 marzo 2024, per il recupero di 130 case sottratte ai cittadini dalle bande armate [crediti foto: Carlos Silva/Presidencia de la República, via Flickr, PDM 1.0]

Secondo il sostituto di Lasso, Daniel Noboa, questi atti sono la risposta alla dura repressione del “Piano Felix”, cavallo di battaglia alle sue elezioni del 2023. Nel video di lancio Noboa promette equipaggiamento di ultima generazione per le forze di sicurezza, droni con riconoscimento facciale e un software di mappatura satellitare all’interno delle auto blindate delle forze armate. Ma queste misure sono solo la punta dell’iceberg. 

Una dei principali problemi in Ecuador è la corruzione della polizia e del personale giudiziario, per la quale la popolarità delle istituzioni e dello Stato tra i cittadini è ai minimi storici. Noboa nel suo pacchetto di misure per la sicurezza ha quindi promesso di ristrutturare la cupola di comando militare e delle forze sicurezza e giudiziarie. 

Inoltre, come dichiarato a inizio 2024 dal presidente stesso, le nuove carceri ecuadoriane saranno una copia di quelle salvadoregne del presidente Bukele. Dal 2021, nelle carceri ecuadoriane si sono registrati più di 400 decessi dovuti a scontri tra bande rivali, che dalle carceri riescono a portare avanti i loro affari illegali e ordinare assassini e altri crimini .

Oggi, secondo diversi esperti il piano Felix ha fallito e invece di portare risultati le autorità hanno chiesto l’aiuto di eserciti stranieri, hanno alzato l’IVA e hanno dichiarato un conflitto armato interno al Paese. 

La mafia carceraria. Una storia di violenza in Ecuador.

Nonostante la sua posizione strategica per il narcotraffico, il piccolo Paese sudamericano aveva per anni mantenuto un equilibrio pacifico. La destabilizzazione, secondo gli esperti del think tank InSight Crime è stata la mafia carceraria. Ma la storia delle bande criminali in Ecuador inizia già nel 1970 quando i cartelli colombiani di Cali e Medellin utilizzavano il Paese alla frontiera come punto di traffico delle droghe e di contrabbando per le sostanze chimiche necessarie per trasformare le foglie di coca in cocaina. Dal 1990 il gruppo guerrigliero colombiano le “Forze Armate rivoluzionarie Colombiane (FARC)” trovano rifugio oltrefrontiera e si stabilisce in Ecuador, portando con sé il il proprio conflitto con gli altri gruppi paramilitari colombiani. Con l’aumento della violenza il governo di Rafael Correa dei primi anni 2000 decise di legalizzare quelle bande criminali che partecipavano al “processo di Pace”, ottenendo in cambio un abbassamento del tasso di omicidi nel Paese

Photo: Carcere di Guayaquil, Ecuador. [Robert Crow, via Agenzia Nova, CC BY-NC-SA 3.0 US)]

Con il ritiro dei gruppi internazionali dal territorio ecuadoriano, si fece strada una nuova generazione di narcotrafficanti autoctoni, i quali iniziarono a comporre cartelli e costellazioni, arrivando a formare potenti organizzazioni all’interno del sistema penitenziario del Paese. Nel frattempo, con l’attenzione mediatica e dei media internazionali sul narcotraffico in Colombia, Messico e Perù, l’Ecuador diventava il nuovo hub del narcotraffico utilizzato per spedire la cocaina colombiana e peruviana in Europa, Messico e America Centrale.  Dal 2021 le dispute interne ai gruppi autoctoni, legati alle grandi organizzazioni criminali delle regioni vicine, hanno portato a un periodo di violenza criminale senza precedenti per il Paese. Quella che vediamo tutt’oggi. 

Elezioni e il futuro della violenza in Ecuador

Il 23 marzo Noboa e la sfidante Gonzalez si sono scontrati in un dibattito televisivo che ha lasciato elettori e spettatori senza proposte concrete riguardo il tema della sicurezza del Paese. Noboa dichiara che c’è stata una diminuzione del tasso di omicidi durante i suoi due anni di mandato e continuerà con il piano Fenix e l’aiuto degli eserciti stranieri. Al contrario, la candidata di sinistra, compagna di partito dell’ex presidente, sceglie la strategia di Correa, ovvero la negoziazione con le bande armate, ma propone l’utilizzo di tutte le forze statali per la repressione della violenza dilagante e promette di riprendere il controllo di porti, aeroporti e frontiere del Paese. Il futuro delle politiche di sicurezza ecuadoriane è abbastanza chiaro a prescindere da chi vincerà il ballottaggio, la differenza ricade sugli alleati. Infatti, mentre Noboa chiede aiuto a Stati Uniti, Europa e Brasile, Gonzales si rivolge al governo venezuelano di Maduro. 

Mentre la strategia per affrontare la crisi di sicurezza rimane la stessa, militari nelle strade e più armi alle forze speciali, l’inizio del 2025 è già il più violento mai registrato con 1300 omicidi nei primi 50 giorni.

Foto: Daniel Noboa, Latacunga, Ecuador,  Marzo 2024, celebrazione per l’aereo donato dalle forze armate statunitensi e il loro appoggio alla lotta contro il crimine in Ecuador. [crediti foto: Eduardo Santillán/Presidencia de la República, via Flickr,  PDM 1.0]

Secondo gli ultimi sondaggi, a una settimana dalle elezioni le differenze di punteggio tra i due candidati sono all’interno del margine di errore e nessun vantaggio definitivo. Noboa ha un maggiore sostegno tra gli uomini, nei settori urbani, tra gli over 60 anni oltre che tra gli elettori della classe media e medio-alta. González, invece, è in testa tra le donne, nelle zone rurali e tra i giovani. Entrambi i candidati hanno indici di gradimento simili, anche se Noboa supera leggermente González. Questo scenario elettorale rispecchia un Paese profondamente diviso e con alti livelli di polarizzazione politica, nei prossimi giorni ogni errore o successo, così come la capacità di mobilitazione territoriale, possono far pendere l’ago della bilancia. Il futuro dell’Ecuador si gioca in termini di decimi di percentuale.

* Operazione “RESURGIR 11” della Polizia e le forze armate,  Guayaquil (Guayas), 26 marzo 2024, per il recupero di 130 case sottratte ai cittadini dalle bande armate [crediti foto: Carlos Silva/Presidencia de la República, via Flickr, PDM 1.0]

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