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Ucraina e Ungheria in crisi: tra spionaggio e tensioni storiche

La difficile relazione tra Ucraina ed Ungheria sembra essere peggiorata ulteriormente dopo l’arresto avvenuto il 9 maggio di due presunte spie ungheresi da parte del servizio di sicurezza interno ucraino. Secondo quest’ultimo le due spie erano parte di una rete più ampia gestita dall’intelligence ungherese con il compito di sondare le difese ucraine nella regione della Transcarpazia, al confine tra i due Paesi. Questo avvenimento e la ritorsione di Budapest rappresentano l’ultima tappa di un rapporto tra Ucraina e Ungheria che è sempre stato complicato e controverso. Analizziamo le cause esterne e domestiche di ciò e che cosa comporta.

Perchè le relazioni tra Ucraina e Ungheria sono così complesse?

Le relazioni tra i due Paesi iniziano nei primi anni Novanta, con la fine del comunismo in Ungheria e l’indipendenza dell’Ucraina dall’Unione Sovietica, rimanendo relativamente positive fino al 2016. Nel 2017 l’allora presidente ucraino Petro Poroshenko firma una legge per rendere l’ucraino lingua di studio ufficiale e obbligatoria di tutte le scuole del Paese dalle scuole medie in poi. L’insegnamento in altre lingue rimane comunque permesso, anche se come materia separata. Questa legge, anche se coinvolge tutte le minoranze etnico-linguistiche ucraine, è stata pensata per scoraggiare l’uso del russo nell’educazione pubblica in risposta alle tensioni con Mosca e alle pulsioni separatiste dei russofoni in Ucraina, le quali dal 2014 avevano gettato il Paese in una guerra civile ibrida con l’intervento della Russia. Vari Paesi hanno accolto in maniera critica il passaggio di questa legge, tra cui Polonia, Bulgaria e Romania. Il parlamento di quest’ultima aveva passato una mozione in base alla quale condannava aspramente la legge sull’educazione ucraina, affermando che il processo di integrazione europea dell’Ucraina non sarebbe potuto procedere se non venivano rispettati i diritti delle minoranze nel Paese.

Petro Poroshenko nel 2019 firma la legge “Sulla fornitura del funzionamento della lingua ucraina come lingua di Stato”, un’altra legge a supporto della lingua ucraina nel Paese [crediti foto The Presidential Administration of Ukraine, via WIkimedia Commons, CC BY 4.0]

Il Paese che ha reagito più aspramente, però, è stato l’Ungheria per via della nutrita minoranza ungherese presente nella regione della Transcarpazia dove gli ungheresi rappresentano circa il 20% della popolazione, soggetta alla legge del 2017 come le altre minoranze in Ucraina. La regione della Transcarpazia è stata storicamente parte dell’Ungheria per poi venire ceduta prima alla Cecoslovacchia nel 1920 con il Trattato di Trianon e successivamente è passata di mano tra i vari Paesi dell’Europa Centrorientale fino a diventare parte dell’Ucraina indipendente dopo il 1991. Immediatamente dopo la firma della legge del 2017 il ministro degli esteri ungherese, Péter Szijjàrto, ha annunciato che l’Ungheria avrebbe bloccato qualsiasi integrazione dell’Ucraina nella NATO e nell’Unione Europea, segnando la rottura dei rapporti tra i due Paesi. Tale rottura è stata esacerbata nel corso degli anni da fatti quali la distribuzione di passaporti ungheresi nel consolato di Berehove in Transcarpazia in contravvenzione alla legge ucraina sulla nazionalità, l’accordo tra Ungheria e Gazprom del 2021 e soprattutto con la postura ambigua di Budapest dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Se da una parte l’Ungheria ha condannato l’invasione russa, dall’altra Orbán è stato il leader di un paese dell’UE e della NATO, assieme al premier slovacco Robert Fico, più vicino a Putin, attirando le critiche dei suoi alleati occidentali e soprattutto dell’Ucraina. Orbán è stato criticato per la sua opposizione costante ai pacchetti di sanzioni europee alla Russia, per il suo rifiuto di inviare armi all’Ucraina e per aver mantenuto dei rapporti diplomatici normali con Mosca, con la quale ha approfondito i propri rapporti economici. Proprio quest’ultimo aspetto è fondamentale nel comprendere il rapporto tra Ungheria e Russia e di conseguenza tra Ungheria e Ucraina. Il sistema economico ungherese è costruito attorno all’ambivalenza geopolitica tanto che Orbán stesso l’ha definita un’economia di transito che può sopravvivere solo attraendo investimenti da ambo le parti. Ciò è rappresentato plasticamente dalla centrale nucleare di Paks la quale produce più di metà dell’energia del Paese, il cui ampliamento, deciso nel 2014 e iniziato quest’anno, è finanziato in gran parte da un fondo di stato russo.

Perchè delle presunte spie ungheresi sono state arrestate in Ucraina?

Venerdì 9 maggio l’SBU, il Servizio di sicurezza dell’Ucraina, ha affermato di aver arrestato un uomo e una donna, entrambi ex militari delle forze armate ucraine, accusati di passare informazioni ai loro contatti ungheresi in cambio di soldi. Queste due presunte spie alle dipendenze degli ungheresi secondo l’SBU sono parte di una rete più ampia gestita da Budapest con lo scopo di cercare informazioni e vulnerabilità delle difese terrestri e aeree della Transcarpazia, oltre a comprendere le opinioni dei residenti locali nel caso in cui truppe ungheresi fossero entrate nella regione. L’SBU ha pubblicato l’interrogatorio di uno dei due detenuti in manette e col volto sfocato. Nel video l’uomo afferma di essersi recato in un consolato ungherese per ottenere la cittadinanza e di essere stato contattato da un agente del controspionaggio ungherese che l’ha reclutato nel 2021, ma la sua “attivazione” come agente è avvenuta solo nel 2024 secondo l’SBU. Attualmente i due arrestati rimarranno in custodia per due mesi senza possibilità di cauzione, nel caso in cui fossero giudicati colpevoli rischiano l’ergastolo. 

In risposta, il Ministro degli esteri ungherese Szijjártó ha respinto le accuse mosse dagli ucraini definendole pura propaganda anti-ungherese, oltre ad aver annunciato l’espulsione di due cittadini ucraini accusati a loro volta di essere spie e di operare sotto copertura diplomatica presso l’ambasciata ucraina a Budapest. Uno lavorava ufficialmente come diplomatico per gli affari politici e culturali, l’altro per le questioni economiche, ma in realtà erano agenti sotto copertura dello SZRU, il servizio di intelligence civile ucraino. Inoltre un terzo individou, identificato come un uomo di mezza età con copertura diplomatica HUR, il servizio segreto militare ucraino, è stato arrestato dalle forze antiterrorismo ungheresi e deportato nella notte in un video pubblicato online che mostra un’operazione in grande stile nel centro di Budapest. L’Ucraina ha risposto a ciò annunciando l’espulsione di due diplomatici ungheresi. 

Civili ucraini aspettano ad un posto di blocco di frontiera con l’Ungheria nel 2022 [crediti foto Border Guard Service of Ukraine, via Wikimedia Commons, CC BY 4.0]

Fonti ungheresi affermano che i fatti recenti sono parte di un più ampio gioco di spie che continua da mesi. Una prima parte di questo gioco di intelligence si era già giocata a febbraio quando il comitato di sicurezza nazionale del parlamento ungherese aveva affermato l’esistenza di un piano ucraino per screditare la figura di Viktor Orbán. Inoltre i servizi ungheresi avevano affermato l’intenzione da parte di Kiev di portare avanti azioni di sabotaggio contro la Russia colpendo obiettivi a Budapest, ma al momento non si hanno prove di ciò. Probabilmente gli ucraini sono stati presi alla sprovvista dalle rivelazioni ungheresi e hanno impiegato le proprie risorse per tentare di capire da dove potessero aver ricevuto tali informazioni, vere o presunte che siano.

Inoltre la settimana precedente l’arresto delle due presunte spie ungheresi un radar delle forze armate ungheresi aveva rilevato dei droni nella regione di Tokaj, nell’est del Paese. Uno dei droni è stato abbattuto e gli ungheresi sospettano che provenisse dall’Ucraina. Tale fatto non è stato reso pubblico quando è accaduto.

Cosa significa ciò per le relazioni tra Ucraina e Ungheria?

In risposta ai fatti del 9 maggio le relazioni tra i due Paesi hanno subito un altro duro colpo, materializzatosi con il cancellamento dell’incontro bilaterale sui diritti della minoranza ungherese in Ucraina. L’incontro si sarebbe dovuto tenere il 12 maggio ed è stato annullato dalla parte ungherese il giorno precedente. 

In risposta a ciò il viceministro ungherese degli affari esteri e del commercio, Levente Magyar, ha affermato che gli eventi dei giorni precedenti e il loro impatto sulle relazioni tra Ucraina e Ungheria non consentono di portare avanti dei negoziati sulla questione delle minoranze in modo costruttivo. Ha aggiunto che la volontà da parte ucraina di risolvere la questione è stata messa in dubbio da ciò che è avvenuto in Transcarpazia, ma che l’Ungheria rimane comunque pronta per il dialogo. 

Inoltre la mossa ucraina del 9 maggio è avvenuta dopo la pubblicazione di una registrazione in cui Kristóf Szalay-Bobrovniczky, ministro della difesa ungherese, parla nell’aprile 2023, quindi più di un anno dopo l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina, della decisione del governo ungherese di rompere con l’iniziativa di pace e passare alla “fase zero della strada verso la guerra”. Sebbene la registrazione sia decontestualizzata e quindi non risulti chiaro a che cosa si stesse riferendo il ministro si potrebbe ipotizzare che la reazione ucraina a questa rivelazione abbia dimostrato appieno che i rapporti tra Ucraina e Ungheria sono decisamente tesi.

Tutto ciò inoltre è avvenuto sullo sfondo della campagna VOKS 2025, un referendum consultivo a livello nazionale annunciato il 15 aprile dal governo ungherese circa l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. I materiali elettorali distribuiti dal governo ungherese sottolineano le percepite conseguenze negative per l’agricoltura nazionale, le finanze pubbliche, i fondi di coesione europei e la sicurezza pubblica nel caso in cui l’Ucraina entri a far parte dell’Unione Europea. La campagna durerà fino al 20 giugno e il risultato probabilmente ricalcherà quella che è la posizione ufficiale dell’Ungheria a riguardo. I fatti del 9 maggio e gli strascichi di quest’ultimi verranno usati per alimentare ulteriormente l’opposizione ungherese all’ingresso dell’Ucraina nell’UE. Tale opposizione, però, si è evoluta nel tempo. Difatti a marzo 2022 l’Ungheria si è unita ad altri Paesi dell’Europa Centrorientale per chiedere l’adesione dell’Ucraina all’UE, ma successivamente il partito Fidesz del primo ministro Orbán ha cambiato posizione opponendosi al percorso di adesione “velocizzato” all’Unione Europea, affermando di voler dare priorità all’allargamento dell’UE nei Balcani occidentali rispetto all’Ucraina.

Il poster per la campagna VOKS 2025, il testo sulla destra recita “non lasciare che decidano sulle nostre teste!” [crediti foto Magyarország Kormánya – Hungarian Governement website]

Ciononostante, le vere ragioni di questa campagna e in generale delle tensioni recenti col vicino orientale hanno relativamente poco a che fare con l’Ucraina e con il suo accesso all’Unione Europea, ma sono fortemente legate a questioni di politica interna

Che collegamento c’è tra l’Ucraina e la politica interna ungherese?

Nell’aprile 2026 sono previste nel Paese le elezioni parlamentari, considerate la prima competizione elettorale che Orbán e il suo blocco rischiano di perdere. Dopo essere tornato al potere nel 2010 il blocco Fidesz-KDNP dell’attuale primo ministro è riuscito a rimanere saldamente la prima forza politica ungherese alle elezioni del 2014, 2018 e 2022, creando un sistema dai tratti illiberali progettato per perpetuare il potere di Fidesz e degli alleati di Orbán in Ungheria.

Il vero cambiamento nel panorama politico ungherese si è avuto con l’ascesa di Péter Magyar, ex membro di Fidesz dal 2010 che ha ricoperto vari incarichi di governo tra cui essere membro della rappresentanza permanente ungherese presso l’Unione Europea. Nel febbraio 2024 Magyar ha annunciato di essersi dimesso da ogni incarico governativo e ha espresso le sue profonde critiche per come il partito di Orbán stava governando il Paese. A marzo dello stesso anno ha annunciato inoltre la volontà di creare un’alternativa a Fidesz unendosi al Partito del Rispetto e della Libertà (TISZA), un piccolo partito di centrodestra fondato nel 2020, che è riuscito a far diventare la seconda forza del Paese ottenendo il 30% alle elezioni europee del 2024. I sondaggi attualmente danno TISZA in testa con circa il 41% dei voti, seguito da Fidesz con circa il 36%.  

Péter Magyar, leader di TISZA, tiene un comizio nella città di Szigetszenmiklós nel giugno del 2024 [crediti foto Gábor Révész, via Wikimedia Commons, CC0 1.0 Universal]

L’ascesa di TISZA sta preoccupando non poco Orbán, il quale ha iniziato una strategia per screditare il partito e Magyar facendo leva sull’aperto supporto di quest’ultimi all’Ucraina

Máté Kocsis, leader del gruppo parlamentare di Fidesz, ha affermato alla radio pubblica ungherese che l’opposizione del partito TISZA ha legami con gli ucraini che potrebbero violare la sovranità ungherese. Inoltre Orbán stesso in seguito a una riunione del Consiglio di Difesa ha affermato in un video che la campagna diffamatoria nei confronti dell’Ungheria portata avanti dall’Ucraina è stata resa possibile grazie all’aiuto di un partito politico di opposizione ungherese senza però portare prove a riguardo. Nel video pubblicato in rete dal primo ministro in cui sono contenute tali affermazioni si vedono passare sullo sfondo filmati di Péter Magyar e di Romulusz Ruszin-Szendi, ex capo di stato maggiore delle forze di difesa ungheresi licenziato nel 2023 e unitosi in seguito a TISZA come consigliere di Magyar.

L’intento di Orbán, quindi, appare quello di usare le difficili relazioni con l’Ucraina per screditare Magyar e TISZA dipingendoli come attori al soldo degli ucraini che stanno tentando di sabotare l’Ungheria, mentre soltanto il primo ministro e Fidesz possono salvaguardare la sovranità e la stabilità del paese. Stabilità che però sembra essere messa a repentaglio, tra le altre cose, dalla situazione economica complicata. L’Ungheria infatti è interessata da una crisi per l’elevato costo della vita, da uno dei tassi d’inflazione più alti dell’Unione Europea nonché da una crescita economica estremamente timida. A ciò sono da sommarsi le proteste che da mesi interessano il Paese mitteleuropeo in seguito all’emendamento costituzionale che vieta gli eventi pubblici da parte della comunità LGBTQ+ oltre alle recenti dimostrazioni contro una legge che permetterebbe al governo di sanzionare ONG, media e organizzazioni che considera una minaccia alla sovranità ungherese.

Quale futuro c’è da aspettarsi per le relazioni tra Ucraina e Ungheria?

Alla luce di quanto successo nelle scorse settimane non si può ipotizzare una normalizzazione delle relazioni tra Ucraina e Ungheria almeno sul breve termine. Orbán sta impiegando in maniera strategica gli attriti tra i due Paesi per tentare di screditare la propria opposizione nell’arena domestica, facendo leva sulle rimostranze ungheresi verso l’Ucraina per continuare a rimanere al potere. 

Con un’eventuale sconfitta di Orbán nel 2026 e con l’ascesa di Magyar si può pensare sicuramente ad un miglioramento dei rapporti, ma la questione della minoranza ungherese in Transcarpazia rimarrebbe comunque aperta e bisognerebbe giungere ad una conclusione prima di eliminare i possibili punti di attrito. Inoltre è da sottolineare come TISZA sia più pro-Ucraina di Fidesz, ma non al livello di altri partiti politici dell’Europa occidentale, soprattutto rispetto agli altri partiti della famiglia del Partito popolare europeo (PPE) a cui appartiene, circa il suo supporto a Kiev. Difatti TISZA sostiene la posizione di Fidesz e del governo ungherese contro l’invio di armi o di truppe in Ucraina. Inoltre il partito ha messo in guardia, al pari di Fidesz, circa l’adesione accelerata dell’Ucraina all’Unione Europea, citando soprattutto l’impatto economico negativo che ciò avrebbe soprattutto sull’agricoltura ungherese. Tuttavia TISZA rimane favorevole all’accesso dell’Ucraina all’Unione Europea, come emerso da una consultazione nazionale a cui ha partecipato oltre un milione di ungheresi in cui il 60% degli elettori di TISZA si sono detti favorevoli all’adesione. 
Un eventuale avvicendamento di potere in Ungheria sicuramente gioverebbe nettamente al rapporto con l’Ucraina, ma ciononostante le tensioni tra i due Paesi rimarrebbero per motivi economici e legati alla questione della minoranza ungherese in Transcarpazia. Certamente un rapporto migliore permetterebbe di affrontare tali temi in maniera maggiormente costruttiva.

*Il Primo ministo ungherese Viktor Orbán e il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky si incontrano durante il Consiglio europeo a Bruxelles nel febbraio 2023 [crediti foto Unione Europea via, European Council, Council of the European Union Newsroom]
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