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Covid e disinformazione. Istruzioni per l’uso

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Articolo pubblicato su Lavoce.info

In questi giorni dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) è arrivato l’allarme: l’Italia è colpita da una campagna di disinformazione sul Covid-19. Sono emersi elementi sufficienti per poter parlare di interferenze da “entità statuali esterne all’Europa”, dichiara il Presidente Copasir Volpi all’ANSA. Dai canali social del Parlamento europeo arriva un avvertimento preoccupante: “È come se in Europa si stesse propagando un altro virus”. 

Cos’è davvero la disinformazione?

La Commissione europea ha definito la disinformazione come “l’aggregato di informazioni false o ingannevoli che sono create, annunciate e divulgate, per trarre vantaggi economici o per plagiare intenzionalmente le persone, e che potrebbero causare un pericolo pubblico”. Di qui si ricava la differenza sostanziale tra campagne di disinformazione e semplici fake news: rispetto alle prime, le seconde mancano di intenti sovversivi così programmatici e di una pianificazione strategica così fine.

Figura 1. Distribuzione di contenuti fake per categoria. Fonte: Rapporto Agcom, News vs fake nel sistema di informazione, 2018.

Tuttavia, è chiaro che la disinformazione procede per gradi. Non che l’influenza generata da canali social, blog e forum online sia un fenomeno trascurabile, soprattutto su alcuni temi. A tal proposito, è l’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) a svolgere regolarmente analisi, indagini conoscitive e Rapporti aventi oggetto le varie componenti del sistema informativo. È da questi documenti che è possibile conoscere la situazione italiana: per esempio che il 57% delle notizie di cronaca politica siano contenuti fake o che la mistificazione spazi ampiamente dall’economia alla salute, dalla scienza alla religione (fig.1 e 2).

Figura 2. Principali tematiche di contenuti fake nel 2018. Fonte: Rapporto Agcom, News vs fake nel sistema di informazione, 2018.

Altro conto restano, però, le azioni di deliberata distorsione della verità perpetrate da media quali RT o Sputnik, formalmente privati, ma praticamente “indipendenti tanto quanto la Pravda durante il periodo sovietico” (cfr. Atlantic Council, think tank americano, impegnato in materia di cooperazione internazionale). “Il successo di campagne di disinformazione può arrivare a ledere il processo elettorale democratico e alterare i confronti politici. […] Seminare disinformazione è il modo di fomentare sfiducia e malcontento nelle pratiche e norme vigenti (c.d. “occidentali”)” (Istituto per gli studi di sicurezza europeo (EUISS), agenzia dell’Unione per le analisi riguardanti politica estera, sicurezza e difesa).

La macchina della disinformazione

Figura 3. Computational propaganda a stampo autoritario. Fonte: Oxford Internet Institute, The Global Disinformation Order, 2019.

Sulla base di uno studio condotto dall’Oxford Internet Institute, nel 2019 sono stati 70 i Paesi nei quali è stato registrato almeno un episodio di disinformazione,  definita come “computational propaganda”. Particolare attenzione va riservata alla situazione dei 26 Stati nei quali la disinformazione diviene strumento di controllo autoritario (fig 3).

Sono diverse le operazioni messe in atto: da un più convenzionale condizionamento politico, a un più subdolo tentativo di distrarre e dividere il pubblico su temi secondari, fino a condurre vere e proprie campagne denigratorie contro specifici soggetti (persone, organizzazioni o istituzioni). Ad agire sono agenzie governative, partiti politici e il settore privato; a subire sono i cittadini tutti.

Un fatto è estremamente rilevante: la disinformazione non è solo mezzo di propaganda interna entro i confini nazionali. Per alcuni Paesi è strumento di influenza internazionale: si tratta di Cina, India, Iran, Pakistan, Russia, Arabia Saudita e Venezuela.

Come si spiega la disinformazione?

Ora, posto che la campagna di disinformazione sul Covid-19 iniziale è riconducibile principalmente a media russi pro-Cremlino, in che modo si configurerebbe come un tentativo di influenza estera e quindi una minaccia alla società occidentale democratica? 

Per chiarire la questione, illuminanti sono le considerazioni dell’Istituto per gli studi di sicurezza europeo: “Se uno Stato volesse minare alla coesione e alla forza di una società democratica e aperta, allora attaccare la fiducia che i cittadini ripongono nelle loro istituzioni politiche e nei loro processi normativi, rappresenterebbe un ovvio punto di partenza. Diffondere falsità […] è la via ideale per preparare i passi ulteriori in un contesto di minacce ibride.” 

E cos’è questo contesto di minacce ibride sullo sfondo? La comunità Euro-Atlantica si trova ad affrontare un quadro geopolitico profondamente cambiato.  Gli avversari hanno abbandonato la strategia militare convenzionale, in favore di attacchi cyber e disinformazione, per puntare al controllo delle risorse strategiche e sovvertire l’ordine politico e sociale costituito. L’esortazione ad agire uniti, come comunità transatlantica, può risuonare ancora oggi nelle parole con cui De Gasperi nel 1952 intervenne in Senato a favore del Trattato di Parigi, quello che costituì la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA): “È il principio democratico che si difende in Europa. […] Questo è il nostro programma, questa la nostra lotta!”

Anna Gambahttps://orizzontipolitici.it
Persona pragmatica e razionale, mi ritrovo l’indole di chi non rinuncia a credere nei grandi ideali: l’arte, la politica, il ritorno della grande Inter. Nata nel 99, in un’altra vita sarò ingegnere; in questa, studio felicemente Economia e Management per Arte, Cultura e Comunicazione in Bocconi.

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