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“Contro il coronavirus no a supercommissari, ma ascoltare gli esperti”

Tempo di lettura stimato: 4 min.

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Che il coronavirus sia ormai un’emergenza nazionale è chiaro a tutti, come conferma l’annuncio del premier Giuseppe Conte di ulteriori misure restrittive. Gli interrogativi su questa vicenda che ha sconvolto la vita quotidiana di tutta Italia sono tanti. Per cercare delle risposte Oripo ha intervistato il Dottor Giacomo Mangiaracina medico, specialista in Salute Pubblica, docente alla facoltà di Medicina e Psicologia presso l’Università La Sapienza di Roma e Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Prevenzione.

Professore come giudica le misure messe in atto dal governo?

Considero le decisioni prese da Conte soddisfacenti. Di fronte alla dichiarazione dell’Oms di pandemia e a veri e propri bollettini da guerra a livello nazionale l’obiettivo primario, ora come ora, in attesa di un vaccino, è quello di evitare un’ulteriore diffusione del coronavirus. Per questo ben vengano misure come quelle annunciate dal premier che mirano a ridurre all’osso le occasioni di contatto e quindi di trasmissione di questo virus. D’altronde un esempio di come l’autoisolamento sia risolutivo contro il contagio in Italia c’è già stato: basti pensare a Prato dove la comunità cinese ha seguito le indicazioni dei connazionali in patria chiudendosi in casa e fermando il propagarsi del virus.

Alcuni però accusano l’esecutivo di essere stato tardivo e incerto. In situazioni come queste è normale annunciare nuovi decreti quasi ogni due giorni?

Per quanto possa sembrare sorprendente per i non addetti ai lavori, il percorso seguito finora dall’Italia è stato normale: di fronte a una situazione in continuo evolversi il governo ha monitorato la situazione insieme agli esperti fin dall’inizio. Prendere decisioni “a cascata” può dare l’idea di una situazione incontrollabile, ma in realtà è il miglior modo per controllare ciò che avviene in tempi emergenziali in cui si naviga a vista. Deve però essere chiaro che per vedere il risultato di queste misure bisognerà attendere almeno due settimane se non tre.

Molti esponenti politici chiedono la nomina di un supercommissario per gestire la situazione coronavirus. Potrebbe essere una decisione sensata?

Assolutamente no. In questo momento non servono supereroi, ma politici capaci di ascoltare gli esperti e di prendere le decisioni giuste.

La popolazione, specie nei primi giorni, è stata tuttavia confusa su questo tema anche a causa di dichiarazioni non sempre concordi da parte dei virologi.

Su questo è stato commesso un errore mediatico e interno alla categoria medica. I virologi devono, soprattutto all’inizio, stare nei laboratori e studiare il virus, non andare nei talk show esprimendo opinioni giocoforza parziali e contraddittorie che possono scombussolare l’opinione pubblica. Deve essere chiaro che non spetta ai virologi decidere le misure di contenimento del virus, ma agli specialisti in Salute Pubblica e Prevenzione.

Una grande paura è che la situazione in Lombardia diventi realtà su tutto il territorio italiano dove peraltro mancano le strutture di cui è dotata la regione del Presidente Attilio Fontana. È un timore fondato? E può oggi una città come Roma gestire afflussi di malati simili a quelli visti a Milano?

Sicuramente in Italia esistono differenze importanti a livello sanitario. Deve però essere chiaro che le misure prese in questi giorni contro il coronavirus sono volte proprio nella direzione di non far finire l’Italia come la Lombardia: per questo è fondamentale restare a casa ed evitare occasioni di contagio. Parlando di Roma, è chiaro che è una città “in ginocchio” come diceva la sindaca Virginia Raggi sera. Vorrei però aggiungere che in questo momento non esistono più zone rosse e zone “sane”: siamo tutti in ginocchio e dobbiamo rialzarci a vicenda rispettando le regole degli esperti. Infine bisogna ricordare che a Roma esistono realtà come lo Spallanzani capace in passato di curare una malattia come l’Ebola che ha una mortalità del 70%.

Per quanto riguarda i vaccini ci sono speranze di averli in tempi brevi?

Su questo fronte mi sono arrivati messaggi incoraggianti dalla Cina che ha fatto sapere che potrebbe avere pronto un vaccino già ad aprile. Queste affermazioni vanno però prese con le pinze: non è normale avere un preparato medico di questo tipo pronto in così poco tempo e per farlo si dovrebbe bypassare la sperimentazione animale eseguendo esperimenti direttamente sull’uomo. Ciò detto anche Israele ha reso noti progressi nella ricerca. Aprile è alle porte staremo a vedere.

Lei è anche uno dei massimi esperti dei danni del fumo e dell’alcol. Cosa rischiano i soggetti che abusano di queste sostanze?

I fumatori rischiano moltissimo, perché il primo organo colpito dal coronavirus sono proprio quei polmoni già fiaccati dal consumo del tabacco, ma anche chi beve non deve lasciarsi andare, dato che i polmoni sono uno degli organi attraverso i quali smaltiamo l’alcol. Ciò detto di fronte all’attuale situazione deve essere chiaro che siamo tutti coinvolti in questa “guerra” contro il virus. Non esistono soggetti che possono tirarsene fuori perché il problema vero non è quello della mortalità in sé per sé del virus che si aggira attorno al 3%, ma alla tenuta del nostro sistema sanitario che ora che si entra nell’ordine delle decine di migliaia di contagiati non deve essere ulteriormente sotto sforzo da comportamenti irresponsabili che aumentano il contagio. Per questo è fondamentale seguire le istruzioni del governo e rimanere a casa.

 

 

Giunio Panarelli
Nato a Bologna, ma cresciuto salentino, frequento il corso di laurea magistrale in Politics and Policy Analysis in Bocconi. Da febbraio 2020 sono caporedattore di Oripo quindi se vi piace quello che leggete è merito mio se non vi piace è colpa degli autori. Nel 2018 è uscito per Edizioni Montag il mio primo libro "La notte degli indicibili". Un chiaro segno della crisi dell’editoria italiana.

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