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Comunità Energetiche Rinnovabili: il laboratorio europeo della transizione energetica

comunità energetiche rinnovabili

In questo articolo si approfondisce il ruolo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) come laboratorio europeo per la transizione energetica. L’obiettivo è quello di presentare le CER, capire come sono trattate a livello di legislazione europea e quali sono i vantaggi – ma anche le criticità – di questi modelli produttivi ed organizzativi.

Il contesto europeo: perché l’UE punta sulle comunità energetiche rinnovabili

Negli ultimi anni la transizione energetica è diventata uno dei pilastri delle politiche europee. L’Unione Europea si è impegnata a ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 (Commissione europea – European Green Deal). 

In questo contesto, la diffusione delle fonti rinnovabili rappresenta una leva centrale della strategia europea. Con la revisione della direttiva sulle energie rinnovabili nell’ambito del pacchetto Fit for 55, l’Unione europea ha fissato un obiettivo vincolante: raggiungere un consumo pari ad almeno il 42,5% di energia rinnovabile sul consumo energetico finale entro il 2030, con l’obiettivo indicativo di arrivare al 45% (Commissione europea – Renewable Energy Directive revision). 

La crisi energetica successiva all’invasione russa dell’Ucraina ha ulteriormente accelerato questa transizione. Nel 2021 circa il 40% del gas importato nell’UE proveniva dalla Russia, evidenziando la vulnerabilità energetica europea (Commissione europea –REPowerEU). 

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In questo scenario, l’Unione europea ha iniziato a promuovere modelli di produzione energetica più decentralizzati, tra cui le comunità energetiche rinnovabili (CER), considerate uno strumento per rafforzare la sicurezza energetica e accelerare la diffusione delle rinnovabili. 

Cosa sono le comunità energetiche nel quadro normativo europeo 

Il quadro normativo europeo sulle comunità energetiche nasce con il cosiddetto Clean Energy Package, adottato tra il 2018 e il 2019.

In particolare, la Direttiva sulle energie rinnovabili (Direttiva (UE) 2018/2001 – RED II) introduce la definizione di Renewable Energy Communities, mentre la Direttiva sul mercato interno dell’elettricità (Direttiva (UE) 2019/944) introduce il concetto di Citizen Energy Communities

Secondo la direttiva RED II, una comunità energetica rinnovabile è un’entità giuridica: 

  • basata su partecipazione aperta e volontaria
  • controllata da membri situati nelle vicinanze dei progetti energetici; 
  • con l’obiettivo principale di generare benefici ambientali, economici o sociali per la comunità locale piuttosto che profitti finanziari (Direttiva (UE) 2018/2001). 

Attraverso questo modello, cittadini, imprese locali, autorità pubbliche e organizzazioni della società civile possono produrre, consumare, immagazzinare e condividere energia rinnovabile, partecipando direttamente alla trasformazione del sistema energetico.

La logica politica: democratizzare il sistema energetico 

Oltre alla dimensione tecnologica ed economica, le comunità energetiche rappresentano un tassello importante della strategia politica europea per trasformare il sistema energetico. La Commissione europea considera infatti le energy communities uno strumento per favorire una maggiore partecipazione dei cittadini alla transizione energetica e rafforzare il consenso sociale verso le politiche climatiche.

Storicamente, il sistema energetico europeo si è sviluppato secondo un modello fortemente centralizzato, caratterizzato da grandi impianti di produzione e da un numero limitato di operatori dominanti nel mercato dell’energia. La diffusione delle fonti rinnovabili – in particolare solare ed eolico – sta progressivamente modificando questa struttura, rendendo possibile una produzione energetica più distribuita sul territorio. In questo contesto, le comunità energetiche consentono ai cittadini di partecipare direttamente alla produzione e gestione dell’energia, trasformandoli da semplici consumatori in prosumers, cioè produttori e consumatori allo stesso tempo.

Dal punto di vista politico, questo modello risponde a diversi obiettivi strategici dell’Unione europea. In primo luogo, le comunità energetiche possono contribuire ad aumentare l’accettabilità sociale delle energie rinnovabili. Coinvolgere direttamente cittadini e comunità locali nei progetti energetici può ridurre i conflitti territoriali legati all’installazione di nuovi impianti, favorendo una maggiore partecipazione ai benefici economici generati dalla produzione di energia rinnovabile. 

In secondo luogo, le comunità energetiche sono considerate uno strumento per rafforzare la resilienza del sistema energetico europeo. La produzione decentralizzata di energia rinnovabile consente infatti di ridurre la dipendenza da grandi impianti centralizzati e da importazioni energetiche, contribuendo alla sicurezza energetica dell’Unione. Questo obiettivo è diventato particolarmente rilevante dopo la crisi energetica del 2022, che ha evidenziato la vulnerabilità del sistema energetico europeo alle tensioni geopolitiche.

Queste comunità energetiche sono spesso definite come uno strumento di “democratizzazione dell’energia”, poiché permettono ai cittadini di partecipare non solo alla produzione energetica, ma anche ai processi decisionali legati alla gestione dell’energia a livello locale., In tal modo, si cerca di rafforzare il ruolo delle comunità locali nella transizione energetica, favorendo modelli di governance più partecipativi e inclusivi.

Lo sviluppo delle comunità energetiche negli Stati membri 

La diffusione delle comunità energetiche in Europa è ancora molto eterogenea. Secondo la Commissione europea, esistono già oltre 7.700 iniziative di comunità energetiche nel continente, che coinvolgono circa 2 milioni di cittadini europei.

Alcuni Paesi del Nord Europa hanno sviluppato questi modelli con maggiore anticipo. In Germania, ad esempio, le cooperative energetiche hanno giocato un ruolo significativo nello sviluppo delle rinnovabili, contribuendo alla diffusione dell’energia solare ed eolica a livello locale.

In altri Stati membri, invece, lo sviluppo delle comunità energetiche è stato più lento. Le differenze tra Paesi dipendono da vari fattori, tra cui il livello di supporto politico, la presenza di incentivi economici e la semplificazione delle procedure amministrative per la realizzazione degli impianti rinnovabili. 

Per favorire la diffusione di questi modelli, la Commissione europea ha lanciato l’Energy Communities Repository, una piattaforma che fornisce assistenza tecnica e strumenti di supporto per cittadini e autorità locali interessati a sviluppare progetti energetici comunitari. 

Le principali criticità a livello europeo delle comunità energetiche

Nonostante il crescente interesse politico, lo sviluppo delle comunità energetiche incontra ancora diverse difficoltà. Tra gli ostacoli principali emergono soprattutto barriere normative e amministrative, che possono rallentare la creazione di nuovi progetti energetici locali.

Tra le criticità più rilevanti si possono individuare: 

  • procedure autorizzative complesse per gli impianti rinnovabili; 
  • difficoltà di accesso ai finanziamenti; 
  • limitata capacità tecnica e organizzativa di alcune comunità locali. 

Inoltre, esiste il rischio che le comunità energetiche si sviluppino principalmente in territori con maggiori risorse economiche e organizzative, generando potenziali disuguaglianze nella distribuzione dei benefici della transizione energetica. 

Il caso italiano nel contesto europeo 

All’interno di questo panorama europeo, l’Italia rappresenta un caso interessante per analizzare le opportunità e le sfide legate allo sviluppo delle comunità energetiche.
Negli ultimi anni sono stati introdotti strumenti di incentivazione per le configurazioni di autoconsumo collettivo e per le comunità energetiche rinnovabili, con l’obiettivo di promuovere la produzione e la condivisione locale di energia rinnovabile.

A livello europeo, le comunità energetiche sono considerate uno strumento chiave per ampliare la partecipazione dei cittadini alla transizione energetica. Secondo la Commissione europea, entro il 2050 fino alla metà dei cittadini dell’UE potrebbe produrre circa il 50% dell’energia rinnovabile europea, mentre entro il 2030 le comunità energetiche potrebbero contribuire con oltre 50 GW di capacità eolica e 50 GW di capacità solare installata.

*Immagine di copertina: [Foto di Ildigo da Pixabay]

Ora tocca a te!

Se hai meno di 35 anni e vuoi avere un ruolo attivo nella transizione energetica compila questo breve sondaggio sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER): https://forms.gle/tq3LjVxs83zp86d47

Il sondaggio si inserisce all’interno delle iniziative promosse dai rappresentanti italiani del programma Young Energy Ambassadors della Commissione Europea in collaborazione con lo European Youth Energy Network (EYEN) e RENOSS (Rete Nazionale degli One Stop Shop).

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