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Le implicazioni di un secondo mandato Trump sulla difesa dell’Unione Europea

Come consuetudine ogni quattro anni, il 5 novembre 2024 i cittadini americani saranno chiamati a votare nelle elezioni presidenziali. Lo scenario si presenta allo stesso modo di quattro anni fa, con un vis à vis tra Joe Biden e Donald Trump. Sebbene il risultato sia ancora incerto, opinione pubblica e policymakers europei si domandano quali scenari si potrebbero verificare, con un eventuale ritorno alla Casa Bianca del repubblicano Trump e, in particolare, quali ripercussioni ci potrebbero essere per quanto riguarda la difesa dell’Unione Europea.

Il ritorno ad Oriente e i rapporti con la Russia

Lo scoppio della guerra in Ucraina non ha eliminato la sfida della Cina nella politica estera degli Stati Uniti. La US National Strategy, pubblicata nell’ottobre 2022, afferma che gli Stati Uniti “daranno priorità al mantenimento di un vantaggio competitivo duraturo rispetto alla [Cina]”. Questa potrebbe sembrare una priorità insolita, visto che gli Stati Uniti stanno spendendo decine di miliardi di dollari per sostenere l’Ucraina nella guerra contro la Russia. Tuttavia, una nuova amministrazione repubblicana potrebbe significare che i politici americani torneranno ai loro precedenti sforzi per spostare le risorse verso l’Asia. La maggior parte dei leader repubblicani ha una visione della Cina ancora più negativa e una visione degli alleati europei ancora più sfavorevole di quella delle loro controparti democratiche. Secondo diversi repubblicani, la gravità del problema cinese significa che gli Stati Uniti dovrebbero focalizzarsi sull’Asia, anche al costo di lasciare l’Europa esposta a varie minacce di sicurezza ,tra cui l’espansionismo russo nell’Europa orientale, il terrorismo, gli attacchi informatici e le guerre in Medio Oriente, senza il supporto americano, da sempre considerato una certezza per i leader europei. 

Sul fronte russo, non è scontato che Trump non cerchi un qualche accordo bilaterale con Putin se ritenuta la scelta migliore per gli interessi americani e per il nuovo pivot verso il continente asiatico. Nel corso della sua carriera, infatti, Trump ha sempre mostrato un certo fascino per quelle da lui ritenute ‘leadership forti’.  Questo lo ha portato a impegnarsi in quella che potrebbe essere descritta come una bromance (storia d’amore fraterna) con Vladimir Putin. Durante la prima campagna elettorale, Trump ha affermato con sicurezza come “probabilmente andrei molto d’accordo con lui”. A dimostrazione di ciò, dopo la vittoria di Trump, Putin è stato uno dei primi leader mondiali a congratularsi con lui. Il desiderio di Trump di un riavvicinamento con Putin sembra essere confermato dalla scelta di Rex Tillerson come prossimo Segretario di Stato. In qualità di presidente e amministratore delegato della ExxonMobil, Tillerson ha lavorato a stretto contatto con il governo russo, sviluppando legami personali con Putin. Insieme, il presidente Trump e il segretario Tillerson potrebbero godere di un margine di manovra sufficiente per reimpostare potenzialmente le relazioni tra Stati Uniti e Russia. 

Una eventuale détente tra Stati Uniti e Russia può rappresentare sia una minaccia che un’opportunità per l’Unione Europea: se da un lato può stimolare i leader europei a rafforzare la cooperazione in materia di difesa e sicurezza, dall’altro potrebbe rendere l’Europa più vulnerabile a minacce militari russe, come lo schieramento di missili a capacità nucleare a Kaliningrad, una piccola enclave russa nel cuore dell’Europa. 

La questione NATO

Una delle questioni più delicate in merito ad una seconda presidenza Trump riguarda i rapporti con la NATO, l’alleanza che ha garantito la sicurezza europea dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Nel febbraio scorso, il tycoon ha messo in discussione l’adesione di Washington all’articolo 5 della NATO sulla mutua difesa, che impone agli alleati di mobilitarsi in caso di attacco a uno dei suoi membri, dichiarando che avrebbe “incoraggiato” la Russia ad attaccare i membri della NATO che non spendono abbastanza per la difesa. Inoltre, fonti vicine a Trump rivelano l’intenzione di ridurre il coinvolgimento dell’America, con azioni come il rifiuto di partecipare ai vertici o fare in modo che le forze armate statunitensi non partecipino alle esercitazioni congiunte. Altre parlano addirittura di un eventuale desiderio di Trump di ritirare l’adesione statunitense nell’alleanza atlantica, dopo aver svolto un ruolo predominante per anni. Sebbene si tratti di speculazioni non confermate, sono state sufficienti per portare i politici UE a rivedere urgentemente il piano di sicurezza europea. 

Il problema dell’Europa nel difendersi dalla Russia (o da altre minacce) senza il sostegno degli Stati Uniti riguarda principalmente le capacità di difesa, la leadership e la probabilità o meno che i Paesi europei siano disposti a combattere per difendersi a vicenda. Sia che una presidenza Trump si spinga fino al ritiro dalla NATO, sia che segnali semplicemente una mancanza di impegno a combattere per l’Europa, il risultato potrebbe essere lo stesso. In entrambi i casi potrebbe esserci una riduzione degli oltre 70.000 militari statunitensi e delle loro armi nucleari tattiche attualmente basate in Europa. Per quanto riguarda proprio la deterrenza nucleare, la maggior parte dell’Europa si affida al sostegno americano, con solo il Regno Unito e la Francia in possesso di testate proprie (in particolare, il Regno Unito ha circa 200 testate, che contribuiscono parzialmente all’ombrello della NATO, mentre la Francia ne possiede circa 300, impegnate solo per la difesa nazionale). Inoltre, se il comportamento del Presidente Trump portasse la leadership russa a credere che gli Stati Uniti non reagirebbero automaticamente per difendere gli alleati della NATO da un attacco russo, l’equilibrio del potere militare in Europa rischierebbe di spostarsi a favore della Russia e contro gli alleati europei della NATO, alcuni dei quali(come gli Stati baltici) si sentirebbero a rischio di attacco da parte del Cremlino. 

Come può rispondere l’Unione Europea?

Una risposta completa è difficile da prevedere, ma nuovi finanziamenti dell’Unione Europea potrebbero aumentare in modo significativo la capacità militare dei Paesi UE. Inoltre, è probabile che gli Stati membri stessi aumentino la propria spesa militare e optino per il rafforzamento della cooperazione europea in materia di sicurezza e difesa. A questo proposito, esiste un Fondo europeo per la difesa progettato per promuovere la collaborazione sullo sviluppo delle capacità e sulla ricerca nel settore della difesa, ma il suo budget – 8 miliardi di euro nel periodo 2021-2027 – è piuttosto modesto. Un altro probabile scenario vede il presidente Macron – da anni promotore dell’autonomia strategica europea – spingere l’UE ad assumere un ruolo di difesa più ampio, sotto la guida militare francese.

Creare una difesa europea richiede un’unione politica, con il consenso degli Stati membri che rappresenta uno dei maggiori ostacoli alla una maggiore interoperabilità in questo settore. Tra le proposte avanzate per raggiungere questo obiettivo figura l’istituzione all’interno della Commissione non solo un commissario specifico per l’industria della difesa, ma anche di uno dedicato alla difesa, oltre a rafforzare i poteri dell’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza. 

La prospettiva di una seconda presidenza Trump potrebbe spingere l’Unione Europea ad affrontare il tema della difesa europea con maggiore urgenza. Gli Stati membri potrebbero essere più disposti a cooperare e a cercare soluzioni per rafforzare la capacità militare UE in vista di una potenziale riduzione del supporto americano.

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