Questo articolo si pone come seconda parte del progetto di approfondimento delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Il primo numero ha trattato il contesto europeo, la sua logica politica, e la costruzione delle CER in alcuni degli Stati membri.
Il modello di Energia Condivisa è la creazione di una rete locale che permette ai cittadini di avere la propria autonomia energetica e condividerla sul loro territorio.
Come si pone l’Italia? Tra condivisione di valori e funzionamento pratico, riuscirà l’Italia a stare al passo dell’Europa?
Principi europei e obiettivi italiani
Le Comunità Energetiche Rinnovabili nascono come progetto europeo di democratizzazione dell’energia. Il dibattito energetico ha rapidamente scalato l’agenda delle priorità in Europa. La forte spinta degli Accordi di Parigi nel 2015, che hanno riconosciuto la necessità di prendere provvedimenti seri di fronte al cambiamento climatico, ha catalizzato l’impegno europeo. Nel 2016 viene sviluppato il pacchetto “Energia Pulita per tutti gli Europei” . Per affrontare tutte le dimensioni del dibattito, tra sicurezza energetica, investimenti, efficienza, de carbonizzazione e competitività. In questo grande pacchetto ci sono appunto le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER).
L’Europa è stata chiara nel definire i principi guida per la realizzazione delle CER e l’Italia li condivide pienamente. Il concetto chiave delle iniziative energetiche è la democratizzazione, ovvero la partecipazione attiva dei cittadini. Una transizione energetica globale è spesso spronata da grandi investimenti e tecnologie all’avanguardia ma non dovrebbe sottovalutare l’assorbimento di ogni singolo progetto nella vita quotidiana dei cittadini.
L’iniziativa delle CER è un progetto di condivisione dell’energia. La tradizionale distinzione tra consumatore e produttore viene superata per dar vita ai prosumers (producers + consumers). I cittadini diventano produttori e/o consumatori allo stesso tempo, in un sistema che è interamente controllato da membri locali e ha come beneficio primario l’impatto sociale e ambientale, non il profitto economico.
Gli obiettivi delle CER in Italia possono essere raggruppati nei tre pilastri della sostenibilità: economico, ambientale e sociale.
L’obiettivo economico è la minimizzazione dei costi. Questo viene realizzato attraverso lo scambio di energia tra i membri della CER per limitare i costi in bolletta nel lungo termine.
Le CER promuovono la sostenibilità ambientale attraverso la riduzione delle emissioni, la decentralizzazione del sistema energetico e la promozione dell’autoconsumo anche su piccola scala e in aree rurali.
La dimensione sociale è considerata la più complessa, ma rimane comunque un pilastro fondamentale nella visione di una Just Transition. Gli obiettivi includono la mitigazione della povertà energetica: uno strumento per aiutare gli utenti vulnerabili rispetto ai costi e all’accessibilità delle tecnologie rinnovabili. La democratizzazione è invece implementata rendendo i cittadini co-proprietari degli impianti energetici. L’obiettivo finale è la creazione di valore locale, a beneficio dei singoli.
Il recepimento della normativa: l’Italia si allinea al modello europeo
Le comunità energetiche in Italia emergono dai primi anni 2000, con le prime iniziative di impianti fotovoltaici. In questo contesto emerge il paradigma della partecipazione attiva degli utenti finali, una sorta di precursore dei prosumers. Tuttavia, è solo nel 2020 che sono introdotti i primi modelli organizzativi proposti dall’Unione Europea. La colonna portante dei modelli europei è la Renewable Energy Directive (RED II). La direttiva definisce il concetto di Comunità Energetica Rinnovabile e ne stabilisce i diritti e doveri principali. Secondo la direttiva, la comunità energetica rinnovabile è un’entità giuridica:
- composta da cittadini, piccole e medie aziende e enti locali;
- la cui partecipazione è aperta e il controllo effettivo è in mano ai soci;
- a benefici non lucrativi.
Il contesto europeo introduce anche il concetto di Comunità Energetiche dei Cittadini (CEC), che rispetto alle CER include anche energia non rinnovabile e ha regole di mercato più ampie. L’Italia ha scelto di implementare solo le comunità rinnovabili, non il modello più ampio delle CEC.
La normativa europea viene adottata dal sistemo italiano attraverso un decreto legislativo (D.Lgs. 199/2021), con cui è stata recepita la direttiva europea RED II. La direttiva, ora anche italiana, viene approfondita con alcuni requisiti tecnici che le comunità sono tenute a seguire. I più rilevanti elencanti di seguito:
- la CER è esclusivamente rinnovabile, con una condivisione di energia virtuale;
- il limite di potenza dell’impianto è fissato a 1 MW;
- è previsto un raggio geografico variabile, in cui si è ammessi a far parte della comunità locale.
Nel 2024 entra in vigore il Decreto CACER (D.M. 414/2023), che disciplina gli incentivi economici e il contributo del PNRR. Il Decreto CACER prevede degli incentivi per la quota di energia condivisa dagli impianti, stabilita a 5GW, da richiedere entro fine 2027. A questo sostegno il PNRR contribuisce per un finanziamento al 40% dei costi ammissibili per lo sviluppo delle CER nei comuni con meno di 5000 abitanti. La nota importante per la governance delle CER è l’autoconsumo. Essendo questa iniziativa fortemente delocalizzata, per permettere l’indipendenza effettiva per i soci è stato approvato il testo unico che regola le modalità per valorizzare l’autoconsumo (TIAD). Le delibere permettono da un lato semplificazioni procedurali per attuare i decreti legislativi, e dall’altro l’allineamento con le novità europee.
Per riassumere, l’Italia ha (1) integrato gli obiettivi della Direttiva RED II che definisce una CER; (2) definito i requisiti tecnici mediante il decreto legislativo di recepimento; (3) definito gli incentivi economici e i fondi PNRR attraverso il Decreto CACER.
Come funzionano le Comunità Energetiche Rinnovabili
La funzione principale di una CER è l’elettrificazione. L’efficienza energetica è raggiunta attraverso l’uso di modelli che generano e distribuiscono energia.
Il processo parte da un impianto rinnovabile, solitamente fotovoltaico, ma anche eolico o a biomassa. L’impianto può appartenere ad una persona fisica (cittadino con casa singola o condominiale), piccole o medie imprese, enti statali (scuole, comuni, ospedali) o enti del terzo settore. Il primo soggetto mette a disposizione l’energia prodotta dal proprio impianto e diventa automaticamente un utente della comunità.
L’energia prodotta viene immessa nella rete elettrica nazionale. Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ha successivamente il compito di calcolare il consumo come valore minimo su base oraria, tra energia totale immessa in rete dagli impianti della CER e l’energia totale prelevata dai suoi membri. L’impianto funziona come una rete in grado di distribuire una quota di energia ai suoi utenti. Nella rete possono coesistere numeri variabili tra produttori e consumatori.
Per esempio, un cittadino di una casa singola, con un impianto fotovoltaico, Utente 1 della CER produce 100 kWh. Il suo consumo personale è di 20kWh (questi, non li pagherà in bolletta, sono risparmiati perché provengono dal suo personale impianto fotovoltaico), immette i restanti 80 kWh nella rete di cui sono membri anche i soggetti Utente 2 e Utente 3. Questi, a loro volta, con un consumo personale simile, preleveranno 20kWh ciascuno, risparmiandoli in bolletta. Alla fine, il prosumer, proprietario dell’impianto, produttore e consumatore allo stesso tempo, ha immesso nella rete 80kWh, di cui 40 sono stati condivisi. I membri di una CER continuano a pagare la propria bolletta al fornitore scelto, ma ricevono dalla CER una quota dei benefici economici derivanti dall’energia condivisa.

L’impatto è positivo… ma ci sono anche criticità
A livello economico il beneficio è significativo per i singoli cittadini, dato che si traduce in effettivo risparmio in bolletta. Il limite economico è l’accesso al capitale, poiché non tutti possono permettersi l’investimento iniziale. Sono anche messe in evidenza le asimmetrie rispetto alle risorse economiche dei singoli comuni.
L’impatto ambientale fa riferimento al fondamentale processo di decarbonizzazione del sistema energetico italiano. Il quadro tecnico punta a raggiungere 5GW di capacità installata per fine 2027 per contribuire direttamente alla riduzione delle emissioni e all’accettazione locale dei progetti di energia rinnovabile. Esiste purtroppo un limite geografico prestabilito: la distanza consentita dal GSE per essere membri di una comunità dipende strettamente dalla posizione delle cabine primarie di alta tensione.
Impatto sociale: l’adozione della CER trasforma il ruolo dei cittadini da consumatori passivi a prosumers attivi. La finalità non economica contribuisce alla lotta alla povertà energetica e incentiva l’adozione di comportamenti virtuosi per la comunità. Tuttavia, alcune asimmetrie nella comunità possono causare conflitti interni. In particolare, rispetto alla definizione di criteri equi nella divisione dell’incentivo tra chi mette a disposizione l’impianto (prosumer) e chi consuma solo (consumer).
Oltre i pilastri tradizionali
In ambito digitale, l’impatto tecnologico si riflette anche nell’uso di strumenti avanzati. Ad esempio, il Simul di ENEA è uno strumento di simulazione che permette di ricreare la propria comunità in formato digitale per ottimizzarne le prestazioni durante l’operatività. Il fronte complesso è la gestione dei dati per evitare il sovraccarico delle linee. Servono piattaforme software avanzate che monitorino in tempo reale centinaia di utenti. Gli orari di produzione coincidono per tutti con le ore più calde del giorno, dunque per poter suddividere il consumo tra utenti è necessario un buon sistema di accumulo.
Le pubbliche amministrazioni delle comunità locali metterebbero a disposizione il patrimonio pubblico per promuovere le CER. Tuttavia, questo ruolo è spesso frenato da barriere burocratiche e carenza di competenze tecniche specifiche all’interno dei piccoli comuni. La semplificazione procedurale e della burocrazia è necessaria per evitare che i costi fissi erodano i ricavi.
Una nota interessante è l’impatto sistemico e geopolitico nel lungo termine. La fonte di energia rinnovabile permette di contrastare il sistema centralizzato dei combustibili fossili. Dalle grandi centrali che distribuiscono energia in modo passivo, le CER sono un sistema di piccoli produttori che coinvolgono una comunità attiva. L’effetto è la riduzione della dipendenza estera, il rafforzamento della resilienza territoriale e della sicurezza energetica locale, nonché una nuova governance multilivello.
*Immagine di copertina: [Foto di Ildigo da Pixabay]
Ora tocca a te!
Se hai meno di 35 anni e vuoi avere un ruolo attivo nella transizione energetica compila questo breve sondaggio sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER): https://forms.gle/tq3LjVxs83zp86d47
Il sondaggio si inserisce all’interno delle iniziative promosse dai rappresentanti italiani del programma Young Energy Ambassadors della Commissione Europea in collaborazione con lo European Youth Energy Network (EYEN) e RENOSS (Rete Nazionale degli One Stop Shop).





