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Come le potenze straniere stanno conquistando l’Africa

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Nei prossimi vent’anni l’Africa è destinata ad essere protagonista assoluta nello scenario geopolitico mondiale. La richiesta di tecnologie, infrastrutture e servizi trainerà la crescita economica che, secondo molte delle aziende residenti nel continente intervistate nel libro “Africa’s business revolution”, sarà tra le più veloci. Il riscatto africano sembra vicino. Una ricerca della società di consulenza McKinsey Global ha evidenziato che le aziende africane hanno infinite opportunità di sviluppo e di guadagni nel futuro. Oltre alle prospettive di crescita economica c’è anche un altro fattore importante: la crescita demografica. Entro il 2050 la popolazione africana raddoppierà raggiungendo i due miliardi e mezzo di persone, pari al 25% della popolazione mondiale. Inoltre, dopo decenni di dittatori dispotici, sembra che stia emergendo una nuova classe dirigente più liberale e aperta agli investimenti esteri. Per queste ragioni il “continente nero” ha visto un interesse crescente da parte di alcuni attori internazionali. Come stanno conquistando l’Africa le potenze straniere?

LA PRESENZA DELLA CINA 

I primi rapporti commerciali fra la Cina e l’Africa risalgono a più di 3000 anni fa, come dimostrano i resti di ceramica scoperti in varie regioni, ad esempio nel Sahel. I legami dell’era moderna risalgono alla fine degli anni ’50, quando  sotto la guida di Mao Zedong la Cina ha iniziato ad interessarsi fortemente all’Africa. Le ragioni erano soprattutto di natura politica, infatti la Repubblica Popolare ha riconosciuto ufficialmente molti nuovi Paesi indipendenti africani. I cinesi immigrati in Africa lavoravano nei settori dell’agricoltura, delle tecnologie e delle infrastrutture.

Il ruolo principale della Cina in Africa è sempre stato quello della partecipazione agli investimenti in infrastrutture mediante la concessione di finanziamenti ai singoli Stati. La Cina ha finanziato la costruzione di strade, ponti, ferrovie, impianti solari e condotti petroliferi. Risale al 1976 la costruzione della ferrovia Tazara fra Tanzania e Zambia. Si tratta della prima opera completata dalla Cina, alla quale parteciparono ventimila operai immigrati.

L’elemento distintivo del gigante asiatico è il finanziamento diretto di opere pubbliche da parte dello Stato, di gran lunga maggiore rispetto a quello di imprese cinesi private. I progetti finanziati dalla Cina hanno consentito all’Africa di costruire e migliorare le proprie infrastrutture, mentre attraverso gli investimenti ed i prestiti cinesi il continente ha potuto sfruttare maggiormente il suo potenziale di crescita economica.

Anche il commercio ha visto una crescita esponenziale. Il valore complessivo degli scambi tra la Cina e la totalità degli Stati africani è passato da 10 miliardi di dollari nel 2000 a 204,2 miliardi di dollari nel 2018. Oggi la Cina è il primo partner commerciale dell’Africa.

LE CRITICHE AGLI INTERVENTI DELLA CINA

La crescente presenza della Cina in Africa ha allarmato molte istituzioni internazionali. Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e la Banca Mondiale (Bm) temono che molti Stati africani possano vedere aumentare fortemente il proprio debito pubblico a causa dei prestiti cinesi. Il debito complessivo del continente è raddoppiato negli ultimi cinque anni e la Cina ne detiene il 14%. La Repubblica del Congo è stato il primo Paese che ha riscontrato delle difficoltà legate all’esplosione del proprio debito pubblico. Il Fmi ha spinto il Paese ad una ristrutturazione di parte del suo debito con la Cina. Anche il Gibuti e lo Zambia potrebbero presto trovarsi in difficoltà. Se il Kenya non riuscirà a saldare un debito di circa 3 miliardi di dollari, la Exim Bank of China otterrà il controllo di un’importante linea ferroviaria. Molti parlano di “neocolonialismo cinese“. Secondo i sostenitori di questa tesi la Cina cerca solamente di perseguire i propri interessi economici e politici senza puntare realmente allo sviluppo della società africana. Questo sentimento si sta diffondendo anche fra i cittadini africani. Non sono mancati atti di intolleranza verso gli immigrati cinesi. 

IL NUOVO APPROCCIO 

Il “Forum di Pechino per la cooperazione Cina-Africa” del 2018 ha sancito le priorità della Cina in Africa per i prossimi anni. A differenza del passato, quando la Cina triplicava ogni anno i suoi investimenti, l’impegno economico del Paese nel continente pari a 60 miliardi di dollari rimarrà costante. L’impegno rimane forte, ma più cauto.
Rispetto all’approccio tradizionale delle “risorse per infrastrutture” la Cina si sta muovendo in un’altra direzione. La nuova strategia è basata su investimenti di capitale effettuati con il coinvolgimento di diversi investitori. Allo stesso tempo all’Africa serviranno molti progressi (soprattutto nel campo della governance) e processi decisionali più trasparenti per diversificare le sue relazioni commerciali con la Cina ed attirare più investimenti.
Pechino sta dimostrando un maggior interesse nell’identificare il proprio contributo come finanziamento dello sviluppo, piuttosto che come aiuto allo sviluppo solidale di stampo tipicamente occidentale caratterizzato dall’assistenzialismo. In passato la Cina prometteva di garantire risultati certi. Oggi si appresta ad offrire all’Africa l’opportunità di accelerare lo sviluppo economico basandosi sulle infrastrutture costruite dai cinesi, l’utilizzo delle tecnologie e della manodopera fornite, e le opportunità di mercato create dalla Cina per accrescere la competizione

LA STRATEGIA DELLA RUSSIA

La Siria e più in generale il Medio Oriente non è l’unico terreno sul quale la Russia cerca di accrescere la propria influenza. Vladimir Putin si sta infatti concentrando anche sul fronte africano. L’obiettivo è quello di ricostruire i legami con l’Africa andati perduti dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica (Urss). La Russia sta cercando sempre di più nuovi alleati e nuovi mercati dopo la crisi con l’Occidente provocata dall’annessione della Crimea.

Durante la Guerra Fredda, Mosca ha giocato un ruolo di primo piano in Africa in diversi campi. L’Urss appoggiò molti Stati africani durante le guerre di decolonizzazione, in particolar modo il Sudafrica di Nelson Mandela. La situazione cambiò radicalmente dopo la caduta del Muro di Berlino. Gli stravolgimenti politici e la crisi economica che ne susseguirono modificarono anche le relazioni internazionali. Molte ambasciate sovietiche furono chiuse e molti progetti di supporto all’Africa cancellati.

Oggi sembra che la Russia abbia nuovamente bisogno dell’Africa. Per Mosca l’Africa è da tenere in considerazione in quanto rappresenta un blocco di voti significativo nelle Nazioni Unite (Onu) e la sua crescente importanza è fondamentale per la promozione del multipolarismo tanto caro al Cremlino. Allo stesso tempo molti Paesi africani vedono nella Russia una fonte importante di tecnologie di alto livello, soprattutto nel campo della difesa. La Russia assiste molti Stati africani nel rafforzare la loro sicurezza. Negli ultimi anni più di 2500 persone (fonte: tass.com) appartenenti al personale di servizio di parecchi Stati africani hanno completato gli studi presso le Istituzioni educative militari del Ministero della Difesa russo. Mosca è attivamente presente militarmente con operazioni di peace-keeping, ad esempio nella Repubblica Centrafricana, condotte da società militari private. La Russia è anche il principale fornitore di armi del continente

La difesa non è la sola area di interesse in Africa. Gli investimenti nell’istruzione e nella formazione sono un altro aspetto caratterizzante dell’approccio russo verso l’Africa. La presenza di oltre diecimila africani che studiano in Russia, per i quali il Governo russo finanzia metà dell’istruzione, testimonia questo aspetto.

Ad ottobre del 2019 si è svolto a Sochi il primo summit della storia Russia-Africa con lo slogan “Per la pace, la sicurezza e lo sviluppo“. La Russia si è impegnata a raddoppiare il commercio con i Paesi africani nel corso dei prossimi cinque anni e si stima che siano stati siglati una cinquantina di nuovi accordi commerciali.
Putin ha dichiarato pubblicamente che “Non parteciperemo ad una nuova ripartizione della ricchezza del continente; invece siamo pronti ad impegnarci nella competizione per la cooperazione con l’Africa, a condizione che questa sia civile e si sviluppi in conformità con la legge”.

LE DIVERSITÀ FRA RUSSIA E CINA

Sia la Cina sia la Russia sono tornate ad interessarsi all’Africa nel ventunesimo secolo per ragioni politiche ed economiche, entrambe difendendo il principio di non interferenza negli affari interni dei vari Paesi.
Tuttavia non mancano le diversità fra i loro approcci. Mentre il ruolo della Cina è puramente economico, la Russia si è concentrata sulla cooperazione militare, politica ed umanitaria. Inoltre Mosca cerca di vendere la tecnologia nucleare agli Stati africani ed ha accordi riguardanti il petrolio ed il gas con alcuni Paesi. Un’altra differenza riguarda l’orizzonte temporale di intervento. La Cina ha implementato un sistema di soft power costituito dalla presenza dei media, istruzione ed assistenza sanitaria, scambi culturali. Tutto ciò è un esempio dell’impegno nel lungo termine. La Russia, invece, sembra che non abbia né l’intenzione né la capacità di investire in Africa per molto tempo.

Anche l’approccio economico è diverso. La Russia preferisce concentrarsi sui mercati più redditizi di nicchia come le armi, i minerali ed i combustibili fossili. In questo modo può spendere minori quantità di denaro focalizzandosi su obiettivi specifici. La Cina, invece, ha impiegato maggiori risorse ed è presente in tutti i settori, fra cui infrastrutture ed agricoltura. Per questo è più soggetta a rischi e fallimenti.

Entrambe le potenze sono impegnate nel settore della sicurezza in Africa, ma con logiche diverse. Per la Cina il coinvolgimento nel settore è stato necessario al fine  di proteggere le rotte commerciali, gli investimenti ed i suoi cittadini. La Russia è stata fin da subito impegnata nell’assistenza militare ai governi, avvalendosi della sua forza di produttore ed esportatore di armi per garantirsi l’accesso ai mercati ed i diritti di estrazione dei minerali. Questa strategia  è stata adottata dal Cremlino prima in Algeria e poi anche nell’Africa australe. 

L’UNIONE EUROPEA

Le relazioni fra l’Unione europea (Ue) e l’Africa risalgono agli inizi degli anni Duemila con il primo summit “Africa-Ue” al Cairo. Nel corso degli anni hanno lavorato insieme su molte questioni ed avviato dialoghi politici. L’obiettivo del partenariato è quello di avvicinare l’Africa all’Europa attraverso la cooperazione e lo sviluppo sostenibile.
L’Ue ha fornito ai Paesi nordafricani i benefici dello strumento finanziario Enpi, che viene concesso a tutti i Paesi appartenenti alla Politica europea di vicinato (Pev).

Entrambi i continenti hanno interessi comuni e lavorano insieme su operazioni di peace-keeping, pandemie globali e cambiamenti climatici. La Commissione europea ha recentemente cercato di introdurre un commissario per l’Africa, ma l’idea è stata poi abbandonata. Esiste anche la strategia comune Africa-Ue (Jaes) che cerca di promuovere, fra l’altro, la pace, la sicurezza, la democrazia e l’uguaglianza di genere.
L’approccio adottato dall’Unione europea è quindi basato su un partenariato con obiettivi comuni di potenziamento delle capacità e della stabilità del continente africano. Mentre i vari Stati membri dell’Ue hanno interessi in Africa talvolta divergenti, come quelli dell’Italia e della Francia in Libia, l’Ue lavora sulla base di uguaglianza ed interessi reciproci.

DIFFERENZE RISPETTO A CINA E RUSSIA 

L’Unione europea si sforza di costruire una partnership fra i due continenti basata su relazioni egualitarie, mentre la Cina e la Russia sono mosse da interessi economici e geopolitici. Inoltre le due superpotenze possono trarre beneficio dal fatto che, a differenza di molti Stati europei, non hanno un passato coloniale in Africa. Gli approcci si differenziano anche perché sia la Cina sia la Russia dichiarano di agire sotto un principio di non interferenza. Al di là delle perplessità suscitate sulla corrispondenza tra le dichiarazioni pubbliche e le reali intenzioni di Russia e Cina, va osservato come la non interferenza non richieda condizioni di sviluppo democratico e diritti umani, come è al contrario viene richiesto dall’Ue.

LA STRATEGIA PER L’AFRICA DELLA COMMISSIONE

Per cercare di rispondere alla sempre maggior presenza di Cina e Russia in Africa, la Commissione europea ha recentemente presentato la nuova “Strategia per l’Africa“. La strategia si basa su cinque pilastri: transizione verde e accesso all’energia; trasformazione digitale, crescita sostenibile e lavoro; pace, sicurezza e governance; migrazione e mobilità. Accanto a questi, il documento prevede dieci azioni attorno a cui rinnovare la partnership euro-africana, unendo le priorità comuni ai due continenti.

GLI STATI UNITI: I GRANDI ASSENTI

Durante i primi anni della presidenza di Trump gli Stati Uniti non si sono interessati all’Africa. L’attenzione era focalizzata su altre aree, come la Corea del Nord ed il Medio Oriente. Dopo due anni di immobilismo, nel 2018 è stato lanciato il piano “Prosper Africa“. Gli Usa si sono impegnati a sostenere la crescita della classe media e a migliorare le condizioni delle attività imprenditoriali. Tuttavia l’Africa continua a non essere un luogo di importanza strategica per l’attuale amministrazione. Le recenti attenzioni sono motivate solo dal tentativo di contenere il crescente potere di Cina e Russia

Resta da vedere se la nuova strategia dell’Ue sarà in grado di bilanciare i rapporti di forza che oggi vedono Cina e Russia in posizione di vantaggio. Bisognerà inoltre capire quale sarà l’approccio più vantaggioso per le potenze straniere e ancora più importante quale darà maggiori benefici agli Stati africani. 

Edoardo Casalino
Nato ad Alba nel 1996, laureato con lode in Economia Aziendale. Attualmente studente magistrale Bocconi in “Amministrazione, Finanza e Controllo”. Appassionato di politica ed economia, sempre pronto a mettersi in gioco per superare i propri limiti e ad apprendere in maniera continuativa. Convinto che la buona informazione sia una colonna portante dello sviluppo delle società.

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