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Argentina in rivolta: lo sciopero generale contro la “terapia shock” di Javier Milei

Lo scorso 10 aprile, l’Argentina si è fermata: uno sciopero generale di 24 ore ha paralizzato il Paese, evidenziando la crescente frizione tra il governo di Javier Milei e le forze sindacali. È il sintomo di una tensione che cresce di pari passo all’attuazione delle politiche iperliberiste del presidente, alimentando un profondo malcontento nella società civile. 

La “terapia shock” di Milei per l’Argentina

Eletto nel novembre 2023, al termine di una campagna all’insegna della provocazione e promesse di radicali cambiamenti, Milei si è imposto nell’immaginario collettivo brandendo una motosega, emblema della sua promessa di tagli drastici alla spesa pubblica. 

Con un programma di radicale rottura rispetto alla tradizione argentina, ispirato alle teorie liberiste e anarco-capitaliste di economisti come Milton Friedman e Murray Rothbard, il neoeletto presidente ha puntato sin da subito a una privatizzazione quasi totale e allo smantellamento dello Stato sociale, con l’obiettivo di risanare l’economia. Nel momento del suo insediamento, infatti, il paese affrontava una contrazione del PIL del 2,5%, un’inflazione annua che sfiorava il 200% e livelli record di debito pubblico.

Nei primi mesi del suo mandato, Milei ha smantellato 13 ministeri, licenziato circa 35 mila dipendenti pubblici, eliminato sussidi sociali e deregolamentato diversi settori economici. Gran parte dei lavori pubblici sono stati interrotti e lo Stato si è indebitato per centinaia di milioni di dollari con gli appaltatori. 

Fondi per sanità e istruzione sono stati drasticamente ridotti: le scuole e le università hanno subito tagli del 50% in termini reali su base annua, anche per sussidi e borse di studio, mentre il sistema sanitario pubblico ha subito riduzioni salariali e un sovraccarico dovuto al rincaro dei costi delle assicurazioni private. Anche le pensioni, nonostante piccoli adeguamenti, sono state erose dall’inflazione. L’agenda di Milei ha incluso anche il taglio ai fondi per programmi contro la violenza di genere, per cure oncologiche e per l’inclusione delle persone con disabilità

Parallelamente, il governo ha aumentato i bilanci destinati alla sicurezza e alla difesa, liberalizzato il mercato degli affitti e avviato privatizzazioni nei settori energetico, autostradale e ferroviario. 

Il rilancio di Milei: primi segni di ripresa

Sul piano economico, alcuni indicatori hanno effettivamente mostrato segnali di miglioramento. L’inflazione, che aveva raggiunto il 13% mensile a dicembre 2023, è scesa progressivamente fino al circa 4% a marzo 2025. 

Parallelamente, il peso argentino, dopo anni di svalutazioni continue, ha ritrovato una certa stabilità nei confronti del dollaro. Questo risultato è stato ottenuto anche grazie all’introduzione di una banda di fluttuazione tra 1.000 e 1.400 pesos per USD, che ha permesso al mercato di determinare il tasso di cambio entro margini definiti. 

La stabilizzazione valutaria è stata sostenuta da una serie di misure: l’impegno del governo a intervenire solo in caso di superamento della banda di oscillazione, tassi d’interesse elevati capaci di attrarre investimenti in valuta locale e un afflusso stagionale di dollari dalle esportazioni agricole. 

Il consolidamento macroeconomico si è tradotto anche in una riduzione della spesa pubblica del 28% in termini reali e in una diminuzione del debito pubblico. Grazie a questi risultati, l’Argentina ha raggiunto il pareggio di bilancio nel 2024, un evento che non si registrava da decenni, ottenendo il plauso del Fondo Monetario Internazionale, che ha acconsentito ad avviare negoziati per un nuovo accordo di sostegno finanziario al paese.

Il costo sociale delle riforme

Se agli occhi delle istituzioni finanziarie internazionali l’immagine dell’Argentina è migliorata, però le condizioni di vita si sono deteriorate, ad eccezione della fascia più ricca della popolazione che ha beneficiato di un contesto finanziario più roseo.

La “cura” imposta dal governo Milei ha innescato una recessione profonda, che ha investito tanto le fasce più povere quanto la classe media. Secondo le ultime rilevazioni, oltre il 50% degli argentini vive oggi sotto la soglia di povertà, disponendo di meno di 107 mila pesos mensili (circa 100 USD al tasso di cambio corrente), rispetto al 40% registrato a fine 2023.

Nonostante un rallentamento complessivo dell’inflazione, i prezzi al consumo in Argentina sono infatti aumentati del 3.7% su base mensile a marzo 2025, accelerando rispetto al 2,4% di febbraio e superando le previsioni di mercato. I rincari più significativi si sono registrati in beni e servizi primari: nell’istruzione (+21,6%), negli alimentari (+5,9%) e nei trasporti (+1,7%).

Il rallentamento dell’inflazione non è stato quindi privo di costi sociali. La discesa dell’inflazione è avvenuta parallelamente all’erosione dei redditi delle famiglie, che ha depresso la domanda interna: nonostante una crescita nominale dei salari (+226,3% su base annua), questi non sono riusciti a tenere il passo dell’inflazione (+271%). L’aumento dei prezzi ha ridotto quindi il potere d’acquisto di oltre il 12% e i tagli ai sussidi alimentari e ai programmi sociali hanno aggravato la situazione, mentre i consumi si sono ridotti oltre il 15%

La disuguaglianza è dunque cresciuta: i più poveri hanno perso di più, mentre il 20% più ricco ha visto diminuire i propri redditi in modo meno marcato.

La crescente rabbia sociale che ha portato allo sciopero in Argentina

In questo scenario di impoverimento generalizzato, le proteste contro il governo Milei si sono moltiplicate. Lo sciopero generale del 10 aprile, il secondo dall’inizio della sua presidenza, ha rappresentato solo l’apice di un’ondata continua di mobilitazione popolare. 

Nei mesi precedenti, si sono susseguite mobilitazioni settoriali, da parte di autotrasportatori, infermieri, insegnanti, piccoli imprenditori e dipendenti pubblici. Inoltre, da diversi mesi, ogni mercoledì, gruppi di pensionati manifestano davanti al Parlamento per protestare contro il drastico ridimensionamento delle pensioni. A loro si sono uniti anche altri segmenti della società, compresi gruppi della sinistra radicale.

Molte manifestazioni sono state represse con fermezza: la polizia ha fatto uso di proiettili di gomma, gas lacrimogeni e ha proceduto ad arresti di massa, suscitando l’allarme di diverse organizzazioni per i diritti umani, che hanno invitato il governo a rispettare gli standard nella gestione dell’ordine pubblico.

I sindacati, guidati dalla Confederación General del Trabajo, tradizionalmente vicina al peronismo – modello economico basato su spesa pubblica, sussidi e stato sociale – denunciano una sistematica aggressione ai diritti sociali. Le principali rivendicazioni comprendono: il blocco delle privatizzazioni, il ripristino del potere d’acquisto, il reintegro dei dipendenti pubblici licenziati, l’aumento della spesa per sanità e istruzione, e misure urgenti contro disoccupazione e precarizzazione.

Popolarità di Milei in calo?

Mentre alla fine del 2024 erano in molti a celebrare il “miracolo argentino“, per quanto ancora non si possa parlare di una caduta elettorale, da qualche tempo il presidente argentino vive una crisi d’immagine

I sondaggi registrano un calo della popolarità di Milei, anche tra i giovani, tradizionalmente considerati il suo nucleo elettorale più solido. Parte degli imprenditori che inizialmente avevano sostenuto la “terapia shock” esprimono ora preoccupazione per la profondità della recessione e il rischio di una crisi politica prolungata.

A pesare su questa dinamica non vi è solo l’impatto sociale delle riforme, ma anche il recente scandalo legato alla criptovaluta LIBRA. A febbraio 2025, Milei è infatti stato coinvolto indirettamente nella promozione su X della moneta digitale che si è poi rivelata una truffa, causando ingenti perdite agli investitori. Nonostante il presidente abbia tentato di minimizzare il proprio coinvolgimento, negando responsabilità dirette, l’episodio ha intaccato ulteriormente la sua credibilità e ha acceso il dibattito politico, con l’opposizione che ha avanzato richieste di impeachment.

Nel frattempo, la formazione di Milei, La Libertad Avanza, resta la terza forza parlamentare, e il programma di riforme procede grazie al supporto non sempre compatto della coalizione di centrodestra, Juntos por el Cambio, dove iniziano a emergere segnali di malumore.

Reazioni del governo e prospettive future per l’Argentina

La posizione del governo rimane comunque rigida: Milei ha dichiarato più volte che non c’è spazio per compromessi e che le misure economiche sono necessarie per evitare il collasso finanziario del paese. Apparentemente insensibile all’impatto degli scioperi, l’esecutivo guarda piuttosto alla prospettiva di un nuovo prestito da 20 miliardi di dollari, che il FMI potrebbe approvare a breve, per rifinanziare il debito e rafforzare le riserve valutarie del paese. Il futuro dell’Argentina appare dunque incerto. Se Milei continuerà sulla strada dell’intransigenza, il rischio di una radicalizzazione del conflitto sociale sarà elevato. Allo stesso tempo, cedere alle richieste popolari significherebbe per il presidente mettere in discussione l’intera impalcatura della sua politica economica ed eventuali concessioni rischiano di alienargli il sostegno dei mercati e delle istituzioni finanziarie internazionali che finora hanno rappresentato il suo principale punto di forza.

* Presidente dell’Argentina Javier Milei interviene alla Conservative Political Action Conference (CPAC) del 2025 presso il Gaylord National Resort & Convention Center di National Harbor, Maryland. Autore: Gage Skidmore (da Surprise, Arizona, Stati Uniti). Fonte: Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 2.0

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