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Ultras e politica, una mappa del tifo nelle curve di serie A

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I rapporti tra ultras e politica permeano ogni curva italiana negli stadi. Se i rapporti redatti dalla polizia di stato agli inizi del 2000 relegavano la politicizzazione delle tifoserie a frange minoritarie, negli ultimi anni i monitoraggi costanti delle curve italiane hanno restituito l’immagine di supporters legati non solo dalla passione calcistica, ma cementati dal collante di una comune identità politica. Gruppi attivi nella comunicazione social, impegnati in dibattiti su tematiche d’attualità, uniti in alleanze che travalicano i confini nazionali e tessono l’ordito di un’internazionale ultras dai tratti ideologici comuni. E dalla tendenza – neppure rara – a inglobare estremisti o esponenti di cosche mafiose in grado di creare pericolose saldature con ambienti criminali. Una panoramica sulle frange organizzate delle squadre che militano nella massima serie italiana può essere utile a ricostruirne l’identità.

 

Atalanta: La parabola della curva della Dea è un esempio di come le tifoserie riflettano l’alternarsi dei periodi storici. Con la nascita delle Brigate Nerazzurre nel 1976 l’orientamento di estrema sinistra fa il suo ingresso nello stadio, assieme alle bandiere raffiguranti Che Guevara su sfondo rosso. Dagli anni ’80 i Wild Kaos rimescolano le carte sulle gradinate: il gruppo è composito, ma con una spiccata propensione verso destra che negli anni si trasformerà in adesione alle idee della Lega Lombarda. Dai conflitti interni nasce la leadership di Claudio Galimberti, detto il Bocia, con i suoi “Atalanta Supporters”. La politica si separa dal tifo e non emergono indirizzi rilevanti.

Bologna: La curva della squadra del capoluogo emiliano non poteva che nascere rossa. Le prime frange organizzate si costituiscono tra gli anni ’60 e ’70, ma nel tempo la convivenza tra i vari gruppi si fa più complessa con l’insediamento di frange orientate a destra. Di recente la pax comune si è fondata sull’allontanamento delle idee politiche dal rettangolo verde del Dall’Ara. La mancanza di riferimenti ideologici fa della tifoseria bolognese un insieme variegato di gruppi, uniti dalla fede rossoblu.

Brescia: Per avere un’istantanea della curva delle Rondinelle basta una rapida occhiata al comunicato diffuso dagli “Ultras Brescia 1911” a seguito dei cori razzisti riservati a Balotelli dai tifosi dell’Hellas: “Allo stadio siamo profondamente apolitici e per molti versi siamo antirazzisti” (..). Il razzismo esiste ma spesso è utilizzato per creare un nuovo allarmismo tra l’opinione pubblica“. Ufficialmente apolitica, dunque, la tifoseria del Brescia annovera al suo interno due distinte frange nere: i Brixia e la Brigata Leonessa, e nei movimenti cittadini come Brescia Identitaria e Brescia ai Bresciani si annidano numerosi gruppi ultras. Saluti romani, teste rasate, e immagini riferite al ventennio restituiscono un’immagine chiara del credo di alcune frange organizzate.

Cagliari: La storia recente della tifoseria cagliaritana nasce il 6 febbraio 1987, anno in cui i gruppi storici degli Uccn, gli Eagles e la Brigata Sant’Elia lasciano spazio agli Sconvolts, lo schieramento della Curva Nord tutt’ora maggioritario. Da una costola del gruppo nel 1989 nascono i Furiosi, una fazione dichiaratamente schierata su posizioni neonazi. Sono proprio gli esponenti del gruppo ormai disciolto a rientrare nel rapporto dell’Onms, che annovera gli ultras isolani tra i tifosi dalle tendenze destrorse.

Fiorentina: Il tifo organizzato della Fiesole nasce a fine anni ’60 e la sua composizione risente dei moti studenteschi che proiettano sulla curva uno spirito progressista. Ma presto la neo-costituita frangia degli “Ultras Viola” impone di lasciare la politica fuori dall’Artemio Franchi di Firenze. È una prassi che resiste e fa della curva viola uno schieramento tendenzialmente eterogeneo, nonostante lo stretto legame con le “Brigate gialloblu” dell’Hellas e la conseguente rottura della storica amicizia con la tifoseria del Livorno (tra le più a sinistra in Italia) determinino un’alterazione dell’equilibrio cercato.

Genoa: Genova è una città di grande tradizione operaia. Sin dai primi anni della comparsa del tifo organizzato, i simboli del Che e la bandiera cubana sono esposti sulle gradinate del Ferraris. Ma nel tempo la tifoseria ha modificato il suo assetto con la comparsa di frange legate agli skinhead. Il Genoa è una delle 4 squadre di serie A inserite nel rapporto “mafia e calcio” del dicembre 2017 a causa “dell’acquisizione da parte dei gruppi ultras di metodiche della criminalità organizzata e per il connubio con manifestazioni di radicalismo politico”. Un evento su tutti: Genoa- Siena, anno 2012. Sul punteggio di 0-4 duecento ultras genoani costringono i giocatori di casa a togliere le maglie. L’attaccante Giuseppe Sculli, nipote del boss Giuseppe Morabito del mandamento jonico della provincia di Reggio Calabria, chiama al telefono il pregiudicato Massimo Leopizzi, capo ultras del gruppo d’estrema destra “Brigata Speloncia”. La situazione rientra dopo 40 minuti di stop.

Inter: Gli episodi che inquadrano la Curva Nord di Milano al centro dell’emisfero neofascista sono i più svariati. Dalla nota sgrammaticata con cui la tifoseria nerazzurra ha difeso i cori razzisti rivolti a Lukaku dai tifosi del Cagliari, ai fischi e gli ululati nei confronti del difensore Koulibaly del Napoli e Kessié del Milan, sino agli striscioni in omaggio all’ex capo ultrà laziale “Diabolik” e a Daniele Belardinelli, ex leader dei Blood&Honour di Varese, gruppo di estrema destra che deve il nome alla traduzione in inglese del motto della Gioventù hitleriana. Negli ultras interisti compaiono Gli skinhead e Gli irriducibili, questi ultimi formati da molti esponenti dell’estremismo Skin88, oltre ai Boys San che traggono l’acronimo “San” dalle squadre d’azione di Benito Mussolini.

Juventus: Il tifo juventino è da tempo sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti. Durante una perquisizione del luglio dello scorso anno alcuni estremisti di destra legati al tifo bianconero sono stati trovati in possesso di pistole, fucili e missili aria-aria. Non è un mistero la presenza in curva di gruppi di estrema destra come i Drughi (il loro acronimo – Ducs – è abbastanza evocativo), Viking e Tradizione, peraltro legati a tifoserie estere come quelle del Legia Varsavia e soprattutto del Den Haag dell’Aia, dichiaratamente antisemita. Note sono poi le inchieste relative alle infiltrazioni della N’drangheta, le operazioni di bagarinaggio e le estorsioni a danno della società bianconera che hanno condotto all’arresto di 12 capi ultras dello Stadium.

Lazio: La tifoseria laziale contende il primato alla curva dell’Hellas quale gruppo nero per definizione. Resasi responsabile di numerosi episodi controversi, è ricordata in particolare per gli adesivi con l’immagine di Anna Frank con in dosso la maglia della Roma, bollati dai tifosi come sfottò routinari. Il legame politico porta i gruppi organizzati biancocelesti a intrattenere rapporti con gli Ultras Sur, i polacchi del Wisla Cracovia e i bulgari del Levski Sofia, con cui i laziali sono gemellati. Diabolik, al secolo Fabrizio Piscitelli, è stato per anni il leader degli “Irriducibili”, cuore dell’estremismo biancoceleste, prima di essere freddato nell’estate dello scorso anno. Il suo lungo curriculum criminale si affianca ai legami con gruppi eversivi di destra oltre a quelli con i Casamonica, gli Spada e la mafia di Ostia.

Lecce: Il tifo organizzato salentino nasce negli anni ’70. Da allora molteplici sono stati gli avvicendamenti. Dai Ragazzi della Nord, al commando ultrà Curva Nord, passando a Gioventù giallorossa sino al gruppo Ultrà Lecce, tutt’ora alle redini del tifo organizzato al Via del Mare. Il rapporto dell’Onms ha inserito la tifoseria giallorossa tra i gruppi in cui si annoverano frange estremiste, nella fattispecie costituite dai Kaotici, ma la composizione della curva è attualmente variegata e a tifosi dalle chiare tendenze destrorse si accostano fazioni  di diverso orientamento o estranee alla politica.

Milan: L’evento spartiacque nell’orientamento della Curva Sud di Milano è la scomparsa della storica Fossa dei Leoni, il primo gruppo organizzato nato in Italia. Da allora un vuoto si è aperto nelle gradinate occupate dalla tifoseria tradizionalmente di sinistra e – come spiegato dall’Osservatorio democratico sulle nuove destre – è iniziato l’avvento di soggetti legati all’estrema destra e alla criminalità organizzata. Tra i tifosi si anniderebbero infatti membri di Avanguardia Nazionale e Lealtà e Azione. Alcuni esponenti della curva rossonera, nonostante i cambiamenti, si riconoscono nel motto “Né rossi, né neri, ma solo rossoneri”.

Napoli: Più che per l’orientamento politico, la tifoseria partenopea è da tempo seguita dagli inquirenti per la presenza sugli spalti di esponenti legati ai clan della camorra. Grazie alla collaborazione di “Genny a carogna”, l’ultrà affiliato al clan camorristico del Rione sanità dei Misso che con la maglia “Speziale Libero” decise l’inizio della finale di Coppa Italia del 2014 dopo le contestazioni iniziali, la Dda di Napoli ha ricostruito le gerarchie del San Paolo. Una netta divisione intercorre tra la curva A – gestita dai clan storici centrali – e la curva B – gestita dai clan di Secondigliano e Scampia. Non uno striscione “Sanità” si potrà trovare nella curva B, né uno striscione “Miano” in curva A, si legge nell’informativa. L’unico a riuscire a saldare le tifoserie fu il Pocho Lavezzi, per il quale entrambe le curve stesero lo stesso striscione nel periodo dei rumors su una sua possibile partenza. Prima di lui solo un altro era riuscito nell’impresa di avvicinare i clan: Raffaele Cutolo, boss della Nuova Camorra Organizzata.

Parma: Nati in un momento di grande fervore politico, i Boys Parma 1977, gruppo ultras maggioritario dell’Ennio Tardini, sono attraversati inizialmente da correnti di destra e di sinistra. Il capo ultras della curva era nei primi tempi un leader di Autonomia Operaia, in contrapposizione ad ampie porzioni della tifoseria che abbracciavano un credo politico opposto. Ma la curva ha nel tempo abbandonato ogni riferimento, ribadendo la posizione apolitica e precisando il solo interesse verso la squadra, nonostante tra il 2017 e il 2019 gli adesivi con la scritta “Reggiano giudeo” comparsi nei pressi dello stadio hanno introdotto sospetti di tentativi di infiltrazione neofascista.

Roma: La curva Sud ha subìto un radicale cambio d’orientamento negli anni ’90, quando la Fiamma tricolore ha relegato a fazione minoritaria i Cucs. I gruppi neri sono i Padroni di Casa, i Boys, Giovinezza, Opposta Fazione e gli Ultras Roma Primavalle, contrapposti ai Fedayn, ultimi baluardi dell’antifascismo sugli spalti dell’Olimpico. Solidarietà nei confronti dei tifosi laziali dopo la distribuzione degli adesivi di Anna Frank con la maglia della Roma arrivò anche da Giuliano Castellino, fedele tifoso giallorosso destinatario di Daspo e vicino agli ambienti di Casapound. Segno di tifoserie separate dalla rivalità calcistica, ma unite dalla politica.

Sampdoria: La tifoseria blucerchiata resta un’eccezione nel panorama calcistico italiano. Dichiaratamente antifascista nonostante l’antico gemellaggio con l’Hellas Verona – fonte di malumori di ampie frange del tifo organizzato – annovera tra i suoi i “Rude Boys”, gruppo ultras vicino alla tifoseria tedesca del St. Pauli, storicamente attiva sul fronte antinazista.

Sassuolo: I tifosi del Sassuolo hanno dimostrato nel tempo un attaccamento morboso alla squadra della città, tanto da accompagnarla nella faticosa scalata alla massima serie. Conosciuti più per il campanilismo che per le propensioni politiche, i tifosi annoverano tra le proprie fila diversi gruppi ultras, alcuni dei quali dalle tendenze destrorse.

Spal: Dichiaratamente apolitici, i tifosi della Spal hanno più volte manifestato prese di posizione su eventi e dinamiche esterne alla vita da stadio. Ultimo nel tempo il ricordo di Federico Aldrovandi nel match casalingo contro il Lecce. “La curva Ovest – hanno spiegato in un comunicato i gruppi organizzati – celebra tutto ciò che crea appartenenza identitaria alla nostra città e Federico è entrato fieramente a farne parte”.

Torino: Che qualcosa stesse cambiando nelle frange della tifoseria granata era chiaro da tempo, ma i movimenti dapprima sotterranei sono ora emersi in superficie e il risultato è evidente nei 75 provvedimenti di Daspo comminati lo scorso novembre ai membri del gruppo oltranzista dei Torino Hooligans. Emerso dalle spoglie della Banda Bayer, il gruppo ha conteso l’egemonia della curva agli “Ultras Torino”, frangia moderata e più orientata a sinistra. Anche il tifo organizzato del Toro vede influssi di gruppi neonazisti, quali i Granata Korps e i Viking.

Udinese :Soprattutto in passato la tifoseria bianconera ha prestato il fianco a ideologie destrorse e azioni razziste, come i murales d’accoglienza con le scritte “Via gli ebrei” e “Vai nel forno” rivolte nel 1989 dagli Hoolingans Tedy Boys al neoacquisto Ronny Rosenthal, di nazionalità israeliana. Ma non mancano episodi più recenti, come il coro “Vesuvio lavali con la lava” rivolto ai tifosi napoletani nel 2018 a seguito della richiesta di provvedimenti nei confronti delle tifoserie razziste avanzata dall’allora allenatore partenopeo Carlo Ancelotti. Oltre agli Htb, storici gruppi con tendenze filo-naziste sono i disciolti Nord Kaos e i North Boys.

Verona: La tifoseria scaligera da tempo si rende protagonista di episodi fascisti e xenofobi. L’ultimo domenica scorsa, quando 8 tifosi in occasione della partita contro il Bologna si sono presentati allo stadio con berretti che riproducevano la sagoma di Hitler. Nel 1996 la curva ha fatto pendere dagli spalti un manichino nero come protesta nei confronti della società intenzionata ad acquistare un calciatore africano, e ancora nel 2011 cori fascisti e saluti romani hanno accompagnato i 90 minuti contro il Livorno. Dal Verona front alla Gioventù scaligera passando per le storiche Brigate Gialloblu che richiamano quelle nere di mussoliniana memoria, non sussistono dubbi sulla posizione della curva, tra le più schierate a destra attualmente esistenti.

Pierfrancesco Albanesehttps://orizzontipolitici.it
Troppo grande per piangere da mamma, troppo piccolo per essere boomer, sono nato a Galatina (Le) nel 1998. Dalla prima caduta le testate fanno parte della mia quotidianità: soprattutto quelle giornalistiche. Collaboratore di Leccenews24 e Piazzasalento, studio Giurisprudenza presso l'Unisalento.

1 commento

  1. Segnalo un paio di inesattezze: nella sezione dedicata agli ultras laziali viene scritto che il Levski Sofia è un club ungherese, quando in realtà è bulgaro. Nel capoverso sulla Roma, poi, non sono spiegate chiaramente le dinamiche che hanno caratterizzato la Sud negli anni ’90. Non è stata “Fiamma Tricolore” a rendere minoritario il CUCS, bensì il gruppo stesso ha sofferto il ricambio generazionale e non è riuscito a mantenere il ruolo di gruppo principale della Curva. La necessità di un “cambio al vertice” è stata motivata da questioni di tifo più che politiche. Un ultima cosa, i Fedayn sono ufficialmente apolitici: non parlerei di una contrapposizione col resto della Sud, quanto più di una volontà di mantenere una netta indipendenza dagli altri gruppi, per ragioni principalmente di tifo.
    Comunque sia, un articolo molto interessante.

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