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Tutto quello da sapere sull’accordo commerciale Usa-Uk

Tempo di lettura stimato: 6 min.

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Articolo pubblicato su Business Insider Italia

Dopo più di tre anni dal referendum del giugno 2016, il 31 gennaio il Regno Unito ha ufficialmente lasciato l’Unione europea (Ue), entrando in un complesso periodo di transizione che secondo i più ottimisti porterà alla risoluzione di tutte le questioni ancora in sospeso con Bruxelles. Eppure le parti sono ancora lontane e lo spettro dell’Hard Brexit è sempre più realistico. Con il rischio di rimanere isolato dal mercato europeo, il Regno Unito ha iniziato a negoziare un accordo commerciale di libero scambio con gli Stati Uniti. Secondo Boris Johnson e Donald Trump, l’intesa dovrebbe rafforzare la “special relationship” tra i due Paesi alleati. Nonostante il grande entusiasmo attorno alle trattative, l’intesa non è affatto facile da raggiungere e non mancano gli ostacoli. 

Cos’è un accordo di libero scambio?

Un accordo di libero scambio è finalizzato ad incoraggiare il commercio, di solito dei beni, ma può comprendere anche i servizi, per renderlo più economico. Solitamente ciò si ottiene eliminando o riducendo le tariffe, cioè le commissioni per gli scambi transfrontalieri.
Gli accordi commerciali di libero scambio mirano anche a rimuovere le quote, ossia i limiti alle quantità di merci che possono essere scambiate. L’accordo ha maggiori probabilità di riscuotere successo quando le regole sul commercio delle due parti sono simili tra di loro.

L’accordo fra Regno Unito e Stati Uniti

Secondo un rapporto pubblicato dal Department for International Trade britannico, l’accordo con gli Usa rappresenta un’opportunità significativa per tutta l’economia del Regno Unito. Si stima che l’accordo possa generare un aumento degli scambi fra i due Paesi pari a 15,3 miliardi di sterline nel lungo termine ed un aumento complessivo dei salari dei lavoratori britannici di 1,8 miliardi di sterline, oltre ad un incremento del Pil britannico fra lo 0,07% e lo 0,16% in quindici anni.
L’accordo inoltre comporterà una riduzione dei prezzi sui principali beni di consumo importati dagli Usa. In particolare, si pensa che la rimozione delle barriere commerciali  possa beneficiare le trentamila piccole e medie imprese che commerciano già oggi con gli Usa ed aprire la strada ad altre.
Attualmente, gli Usa riscuotono tariffe per più di 450 milioni di sterline sulle importazioni dal Regno Unito. I profitti andrebbero a beneficio di tutte le regioni, con vantaggi economici maggiori per la Scozia, le Midlands e il Nord-est del Paese.
I segmenti dell’economia britannica più interessati dall’accordo e che ne beneficeranno maggiormente comprendono alcuni settori tradizionali come l’automotive e la manifattura, ma anche l’economia digitale e le industrie creative, oltre ai servizi professionali e di business.

I legami con la Brexit

e da un lato il Regno Unito mira ad ottenere tariffe convenienti per l’ingresso delle sue automobili e dei prodotti in ceramica sui mercati Usa, dall’altro spera che i negoziati con Washington contribuiscano a sbloccare i colloqui sulla Brexit con l’Ue. 

Il governo inglese infatti non ha intenzione di prolungare il periodo di transizione oltre la fine di quest’anno, ma i negoziati con l’Ue procedono a fatica.
In particolare, è ancora irrisolta la questione del “level playing field“, ovvero l’impegno a garantire parità di condizioni in un accordo commerciale di libero scambio, che sia il più ambizioso possibile per un Paese terzo all’Ue.
Nonostante gli Usa siano il primo partner commerciale della Gran Bretagna, con quasi il 20% delle esportazioni e l’11% delle importazioni, l’Ue accoglie il 45% dell’export britannico e genera il 53% delle sue importazioni.
Da queste cifre è facile comprendere come un accordo con gli Usa non possa compensare gli effetti catastrofici di una Hard Brexit senza accordo con l’Unione.
Si stima infatti che l’aumento del Pil generato da un accordo con gli Usa possa essere di 450 volte inferiore alle perdite causate da una mancata intesa con l’Ue.

Un accordo complicato

La prima questione delicata per il Regno Unito riguarda i rapporti di forza fra le due parti. Se gli Usa infatti, oltre ad essere il mercato principale di sbocco per le merci britanniche, sono anche uno dei pochi Paesi con cui il saldo della bilancia commerciale è positivo, per gli Usa il Regno Unito è solo il settimo partner commerciale.
A meno che il Regno Unito non si discosti totalmente dalle regolamentazioni europee sugli standard ambientali e di sicurezza, gli Stati Uniti non hanno molto da guadagnare da un accordo bilaterale perché incontrerebbero molte difficoltà a penetrare il mercato britannico con i loro prodotti. 

L’accordo è invece di vitale importanza per il Regno Unito. In caso di mancato accordo sulla Brexit c’è il rischio che la Gran Bretagna diventi sempre più dipendente dagli Usa dal punto di vista economico e si trovi costretta ad accettare condizioni sempre più pesanti imposte da Washington.
Per di più, in piena campagna elettorale, è probabile che il Presidente Trump cerchi in tutti i modi di avvantaggiare solamente le grandi imprese americane.
Emily Thornberry, segretario ombra al commercio internazionale, ritiene che l’accordo provocherà conseguenze immediate sulla salute dei lavoratori ed i loro diritti, la protezione ambientale, il cibo ed il servizio sanitario nazionale.

La questione della sicurezza alimentare

Fra gli obiettivi degli Stati Uniti, oltre alla riduzione dei dazi e alla rimozione dei limiti alle importazioni made in Usa, c’è la volontà di introdurre sul mercato britannico le carni bovine trattate con ormoni e quelle di pollo disinfettate con il cloro. La questione è di primaria importanza, in quanto in Europa esiste un bando su questi prodotti in vigore dal 1997. Secondo Washington il bando in questione restringe ingiustamente l’accesso delle imprese americane al mercato britannico e non consente un’adeguata concorrenza sul mercato agricolo.
Il dibattito sulla questione è molto acceso nel Regno Unito. Liz Truss, il segretario al commercio internazionale, ha dichiarato che “quella della sicurezza alimentare è una questione che non varcheremo”. Tuttavia, i critici l’hanno accusata di essere disposta a sacrificare l’agricoltura britannica pur di trovare un accordo con l’amministrazione Trump.

Il nodo cinese e il 5G

Un’altra questione rilevante che può ostacolare le trattative riguarda i rapporti con la Cina, in particolare le questioni che ruotano intorno al 5G e a Huawei. Nonostante le pressioni di Trump, il Governo britannico ha annunciato di voler consentire alla multinazionale cinese la fornitura di alcune attrezzature per la costruzione della nuova rete nei prossimi anni.
La decisione britannica è cruciale per la lotta alla supremazia tecnologica fra le due superpotenze. Il Regno Unito, oltre ad essere il principale alleato degli Usa, è il Paese più grande che fino ad ora ha respinto gli avvertimenti di Trump su Huawei. Washington sostiene che il coinvolgimento di Huawei nella costruzione della nuova rete Internet britannica possa compromettere le relazioni fra i servizi segreti inglesi e statunitensi. Inoltre, gli Stati Uniti hanno espresso la volontà di riservarsi il diritto di veto sulla capacità del Regno Unito di concludere accordi commerciali con economie “non di mercato”, in un evidente riferimento a Pechino. 

Verso una privatizzazione della sanità?

L’aspetto più problematico delle negoziazioni però, agli occhi dei cittadini britannici, è quello riguardante la sanità pubblica.
I critici dell’accordo ritengono che questo possa essere sfruttato dalle multinazionali americane come strumento per privatizzare la sanità inglese. La questione è molto rilevante perché Trump ritiene che il National Health Service (NHS) britannico debba essere sul tavolo delle trattative. I cittadini del Regno Unito, dal canto loro, vedono il NHS come espressione vitale dei valori nazionali di equità e compassione, un sentimento sempre più diffuso dopo la pandemia da Coronavirus. Già oggi il settore privato, incluse le multinazionali americane, giocano un ruolo importante nella sanità britannica. Mark Dayan, analista politico inglese, ritiene che l’accordo commerciale potrebbe garantire alle società americane un pieno accesso ai contratti del NHS.
A finire nel mirino sarebbe la copertura pubblica delle spese per farmaci e cure, che gli Usa accusano di deprimere i prezzi di mercato.

Con il collasso dell’economia globale, entrambi i governi vogliono inviare segnali di ottimismo alle comunità imprenditoriali. Trump vuole dimostrare agli elettori che l’agenda economica “America first” è sulla buona strada, mentre Boris Johnson spera di trovare un’alternativa credibile a Bruxelles.
L’accordo è visto a Downing Street come il trampolino di lancio per l’agenda “Global Britain“, ma gli ostacoli abbondano e gli accordi di questa portata possono richiedere molti anni prima della fine delle trattative. Entrambe le parti puntano a trovare un “mini-accordo” prima delle elezioni negli Usa, ma è chiaro che per l’economia britannica la priorità dovrebbe essere data ad un accordo commerciale con l’Ue, come sostenuto da Ed Balls, ex politico laburista e ricercatore all’università di Harvard.

Edoardo Casalino
Nato ad Alba nel 1996, laureato con lode in Economia Aziendale. Attualmente studente magistrale Bocconi in “Amministrazione, Finanza e Controllo”. Appassionato di politica ed economia, sempre pronto a mettersi in gioco per superare i propri limiti e ad apprendere in maniera continuativa. Convinto che la buona informazione sia una colonna portante dello sviluppo delle società.

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