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Pensionamento di massa: la sfida del ritiro dei baby boomers

Dalle polemiche ai meme, tutti abbiamo familiarizzato con il concetto di baby boomers ma, al di là delle generalizzazioni, il pensionamento di massa della generazione nata tra l’inizio del boom economico post bellico e il 1964 rappresenta una spada di Damocle che aleggia sull’economia europea. Se è vero che i boomers hanno cominciato a ritirarsi dal mondo del lavoro già da qualche anno, le conseguenze del loro ritiro cominceranno ad essere visibili nei prossimi anni, con importanti ricadute economiche e sociali.

Il sistema pensionistico sta diventando insostenibile

Vale la pena iniziare con una breve introduzione alle strutture dei sistemi pensionistici, che tipicamente sono articolati in tre pilastri principali, secondo quanto riportato dalla Banca Mondiale. Il primo pilastro è finanziato dal governo (centrale o locale), allo scopo di garantire una rete di salvaguardia sociale per i soggetti economicamente più vulnerabili. Il secondo pilastro mira a sostituire parte del salario lavorativo e tipicamente viene finanziato con un approccio pay-as-you-go, ovvero le pensioni erogate sono pagate con i contributi dei lavoratori correnti. Infine, il terzo pilastro è tipicamente rappresentato dai piani di contribuzione privata, ovvero risparmi accantonati nel corso del tempo in varie forme, dai fondi di investimento pensionistici alla liquidità sul conto corrente.

Pensionamento di massa, old-age dependency ratio nell'Unione Europea
Elaborazione su dati Eurostat (2022)

Ciascuna di queste componenti presenta dei vantaggi e delle vulnerabilità intrinseche, ma non è difficile intuire come il secondo pilastro sia più esposto ai cambiamenti demografici di un paese. Se gli individui in età pensionabile (over 65) costituiscono una quota sostanziale della popolazione, in rapporto alla fascia in età lavorativa (15-64 anni), un sistema pensionistico incentrato sui contributi dei lavoratori correnti rischia facilmente il collasso. All’interno dell’Unione Europea la situazione di criticità varia significativamente tra gli stati membri (Figura 1) ma, anche nel migliore dei casi, questo rapporto è comunque troppo alto per far dormire sonni tranquilli agli addetti ai lavori. Il pensionamento di massa dei baby boomers porrà chi si occupa della sostenibilità dei sistemi previdenziali europei di fronte ad una scelta difficile. Sia per questioni elettorali che di giustizia sociale, difficilmente verrà chiesto ai boomers pensionati di rinunciare alla parte della loro quiescenza pagata con i contributi dei lavoratori attuali in favore di un maggiore utilizzo dei propri fondi: ciò richiederà, quindi, un intervento statale alternativo nel medio termine. Purtroppo i governi hanno solo due opzioni in queste circostanze: aumentare la quota di contribuzione individuale dei sempre più scarsi lavoratori (ovvero con un aumento della pressione fiscale) oppure accedere a nuove risorse sui mercati con cui finanziare le pensioni (ovvero con nuovo debito pubblico). Inutile dire che entrambe le opzioni portano con sé un peso politico, economico e sociale non indifferente e saranno terreno di scontro negli anni a venire.

I cambiamenti nel mercato del lavoro e nei consumi

Il pensionamento di massa dei baby boomers non avrà ricadute solamente sulla sostenibilità del sistema pensionistico, ma anche sulla struttura del mercato del lavoro stesso. Una riduzione della forza lavoro è inevitabile e, a meno di un incremento sostanziale nell’efficienza produttiva media di tutti i settori, la penuria di lavoratori costringerà le imprese a competere per i sempre più scarsi talenti disponibili. Se da una parte può essere una buona notizia per i lavoratori che potranno vantare un maggiore potere contrattuale, ciò non esclude comunque la possibilità per le imprese di automatizzare le posizioni vacanti per sopperire alla mancanza di lavoratori. Nel medio-lungo periodo, assisteremo ad un mutamento sostanziale dell’ossatura del mercato del lavoro, in cui le imprese dovranno trovare il modo di produrre di più impiegando meno capitale umano. In aggiunta, non è da escludere nemmeno che l’uscita dal mondo lavorativo dei boomers non possa lasciare un vuoto di competenze che potrebbe non essere immediatamente colmato dagli individui che prenderanno il loro posto. Elaborare predizioni precise è di per sé complicato poiché richiederebbe considerare tutte le variabili, macroeconomiche e non, che influenzano il mercato del lavoro; a riguardo possiamo accontentarci delle sole congetture.

Al contrario, ciò di cui possiamo essere certi è il mutamento del modello di consumo legato all’invecchiamento dei baby boomers. Infatti, i pensionati consumano tipicamente più beni di tipo sanitario, mettendo in secondo piano le spese tipiche della popolazione attiva: comprare una casa, una macchina, o investire in istruzione. Inevitabilmente, ciò porterà l’economia europea a trasformarsi sempre più in una “silver economy”, che arriverà a valere oltre 5.700 miliardi entro il 2025, portando all’espansione di settori collegati al soddisfacimento dei bisogni della terza età a scapito di altri.

Una maggiore pressione sui sistemi sanitari nazionali 

In parallelo alla crescita della silver economy, , i sistemi sanitari nazionali possono essere messi a dura prova. Attualmente, i governi finanziano l’80% della spesa sanitaria dei paesi europei, e le più recenti proiezioni della Commissione Europea stimano un incremento medio del 1.2% nella spesa in rapporto al PIL entro il 2070 per le sole ragioni demografiche. In merito, l’Italia è leggermente sopra la media, con un incremento di 1.4 punti percentuali, passando dal 5.9% al 7.3% del PIL. Proiezioni a così lungo termine lasciano sempre spazio ad un discreto margine di errore, ma il trend è sicuramente significativo e le opzioni per sostenere la crescente spesa sanitaria pubblica non sono molte. Pensare di tagliare la spesa sanitaria non è consigliabile visti i numerosi tagli già operati e soprattutto di fronte alla possibilità di affrontare una nuova emergenza come la pandemia. Allo stesso tempo finanziare la spesa sanitaria con nuove tasse, oltre ad essere un suicidio politico, potrebbe semplicemente non essere sostenibile in paesi dove la pressione fiscale è già di per sé elevata, come il nostro per esempio.

La liquidazione dei fondi di investimento pensionistici

I fondi pensionistici sono intermediari finanziari atti a garantire un reddito dopo la pensione agli individui che vi hanno precedentemente investito. Come anticipato, costituiscono uno dei pilastri fondamentali del reddito dei pensionati, ricoprendo allo stesso tempo il ruolo di investitori istituzionali all’interno dei mercati finanziari fintanto che il beneficiario non decida di ritirare i propri fondi.

Nel momento in cui i boomers andranno in pensione, i loro fondi pensionistici verranno liquidati, lasciando i mercati con una minore offerta di denaro con cui poter sostenere altri investimenti. Come un motore da cui viene tolto l’olio, così l’economia europea potrebbe muoversi in maniera meno scorrevole nel momento in cui verrà a mancare un afflusso di capitale così significativo. Secondo i dati della BCE, al 2019 i fondi pensionistici hanno raddoppiato le attività gestite rispetto al 2008, passando dal 13% del PIL dell’area euro al 25% (circa 3.355 miliardi di euro). Se per l’Europa il dato non sembra particolarmente allarmante, lo stesso non si può dire per gli Stati Uniti, dove le attività gestite dai fondi pensione privati ammontavano al 140% del PIL nel 2018 (circa 28.000 miliardi di euro).

Considerando che le criticità legate al pensionamento di massa dei baby boomers sono presenti anche negli Stati Uniti, ma il loro sistema previdenziale è sostanzialmente privato, la liquidazione dei fondi pensionistici potrebbe portare ad una seria “siccità” di investimenti sui mercati. Gli Stati Uniti sono ancora la principale fonte di investimenti esteri nell’economia europea ed il pensionamento di massa dei baby boomers su entrambe le sponde dell’Atlantico rischia di provocare uno shock negativo di liquidità, minando le prospettive di crescita di lungo termine dell’area euro.

Pensionamento di massa
Elaborazione su dati Eurostat (2020)

 

Meglio prevenire che curare

Per evitare di essere colti impreparati, i decisori politici europei e nazionali dovrebbero adottare un approccio proattivo che possa affrontare in maniera efficace il problema poliedrico dell’uscita dalla forza lavoro dei baby boomers. Innanzitutto, per controbilanciare la mancanza di lavoratori, tutte le politiche volte ad incrementare la partecipazione al mercato del lavoro sono sicuramente consigliabili, non solo riducendo la disoccupazione giovanile, ma anche incentivando l’accesso al mondo del lavoro delle donne. Per queste ultime il tasso di occupazione si attestava al 67.7% a livello europeo, contro il 78.5% della controparte maschile nel 2021. Cercare di contrastare la diminuzione della forza lavoro in qualunque modo possibile, riducendo il tasso di disoccupazione, favorendo l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro o attraendo talenti e lavoratori dall’estero, è l’ingrediente fondamentale di ogni politica efficace in questo ambito.

Allo stesso tempo, ripensare i sistemi di previdenza a livello europeo diventerà inevitabile di fronte all’insostenibilità della struttura attuale. Per evitare che il pilastro delle pensioni sovvenzionate dallo Stato rischi di collassare, un approccio lungimirante suggerirebbe di incentivare i sistemi di  previdenza sociale privati, distribuendo quindi il peso delle pensioni anche su un altro pilastro. Un ricorso maggiore ai fondi pensionistici consentirebbe per di più di appianare la perdita potenziale di liquidità sui mercati nel momento in cui i baby boomers ritireranno i propri fondi. Un ridimensionamento del ruolo Stato in questo ambito non sarà sicuramente immediato nei paesi europei che vantano un welfare state consolidato, ma sarà necessario per garantire la stabilità finanziaria degli Stati stessi. Le risorse risparmiate dalle pensioni potranno essere impiegate a questo punto per potenziare i sistemi sanitari e garantire una qualità dei servizi sempre più richiesti da una popolazione che invecchia.

Pensare di affrontare il problema finora delineato con misure palliative come l’innalzamento dell’età pensionabile, già di per sé alta in diversi paesi europei, può solo rimandare l’inevitabile. Le scelte da fare non sono semplici e gli interessi intergenerazionali divergenti complicano il quadro, ma procrastinare non farà altro che richiedere misure più drastiche in futuro. Il pensionamento di massa dei baby boomers non sarà una minaccia esistenziale alla tenuta dell’Unione Europea, ma potrebbe diventare la goccia di troppo qualora il vaso delle crisi da affrontare nei prossimi anni fosse già pieno.

*crediti foto: Concetto di pensionamento – via iStock

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