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L’UE di fronte a Starlink: sfide, risposte e prospettive future

Nel panorama globale delle telecomunicazioni, l’accesso a Internet via satellite sta assumendo un’importanza sempre più strategica. A guidare questa rivoluzione è Starlink, la costellazione satellitare sviluppata da SpaceX. Con migliaia di satelliti già operativi in orbita bassa, Starlink mira a fornire connettività ad alta velocità anche nelle aree più remote del pianeta, ponendosi come leader indiscusso del settore.Tuttavia, la rapidità con cui il progetto si è espanso e il suo legame diretto con un attore privato statunitense sollevano interrogativi sempre più pressanti in Europa, specialmente legati alle questioni dell’autonomia strategica e della dipendenza da attori non europei. In risposta, Bruxelles ha avviato lo sviluppo di IRIS², una costellazione satellitare che mira a garantire sovranità tecnologica, sicurezza e resilienza delle comunicazioni, ma che deve ancora affrontare numerose sfide.

Cos’è Starlink: dalla funzione e alle sfide per l’UE

Starlink è un progetto sviluppato da SpaceX, l’azienda aerospaziale fondata da Elon Musk, che ha come obiettivo quello di fornire connessione Internet a banda larga ad alta velocità in tutto il mondo, in particolare nelle aree più remote o rurali dove l’accesso a Internet è limitato o inesistente. Per funzionare, Starlink utilizza dei satelliti ad orbita bassa (LEO- Low Earth Orbit), posizionati a circa 550 km dalla Terra; ogni satellite comunica con stazioni a terra e con gli altri satelliti tramite connessioni laser, creando una rete globale. 

Starlink pone diverse sfide strategiche, economiche e politiche all’Unione Europea. La problematica principale riguarda l’autonomia strategica: si percepisce una condizione di vulnerabilità nell’affidarsi a una costellazione satellitare controllata dagli Stati Uniti, il cui proprietario ha già dimostrato di poter limitare o interrompere l’accesso ai servizi. L’UE non ha infatti alcuna influenza diretta sulla gestione della rete, sull’accesso o sull’uso militare di Starlink, che dipendono dalle decisioni unilaterali di Musk. Un esempio rilevante è quanto accaduto in Ucraina, dove si è verificata una brusca interruzione nella condivisione di informazioni da parte degli Stati Uniti, accompagnata da pressioni di sospendere il servizio Starlink alle forze armate ucraine . Inoltre, Starlink ha attualmente posizionato oltre 7000 satelliti sfruttando la capacità di lancio di SpaceX, con piani per altre decine di migliaia, il che le conferisce uno status di quasi monopolio nell’orbita terrestre bassa

Inoltre,  agli occhi di molti governi, Starlink è sempre più indivisibile dalla politica estera degli Stati Uniti, rendendo il progetto soggetto agli interessi geopolitici USA e spingendo diversi funzionari dell’Unione Europea a invocare una maggiore “autonomia strategica aperta”. L’obiettivo è evitare una dipendenza eccessiva da un’infrastruttura critica controllata da un attore privato e, per di più, da un singolo miliardario.

Infine, Starlink rappresenta una leadership tecnologica americana nello spazio e nelle telecomunicazioni, con cui l’Europa fatica a competere.

La risposta europea: IRIS²

Per contrastare Starlink e riprendere il controllo dell’infrastruttura Internet satellitare., ‘UE ha lanciato IRIS² (Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite), il progetto per la creazione di una costellazione satellitare europea destinata a garantire connettività sicura, resiliente e autonoma, sia per usi civili che governativi.  Lanciato dalla Commissione Europea nel 2022, e con regolamento convalidato a livello europeo nel marzo 2023, IRIS² sarà reso possibile anche grazie alla firma di un contratto di concessione di 12 anni con il consorzio industriale SpaceRISE formato da tre operatori: Eutelsat, SES e Hispasat.

IRIS² rappresenta il terzo grande programma satellitare dell’UE, dopo i satelliti europei Galileo e il programma Copernicus per l’osservazione della Terra, e prevede il lancio di 290 satelliti sia in bassa che media orbita, con l’avvio delle operazioni nel 2030.

I limiti di IRIS²

Presentato come un progetto che punta su sovranità, sicurezza e indipendenza, IRIS² si scontra però con una concorrenza agguerrita, ritardi, costi in aumento e dubbi sulla sua capacità di competere efficacemente. Si prevede infatti che nel 2030, anno in cui IRIS² dovrebbe entrare in funzione, Starlink raggiungerà i 12 mila  satelliti schierati in orbita, contro i soli 290 del progetto europeo. Inoltre, a complicare ulteriormente le cose, sono i finanziamenti, che provengono da diverse fonti. Il bilancio dell’UE per il programma, infatti, ammonta a 2,4 miliardi di euro, provenienti dal programma spaziale, da Connecting Europe, dal Fondo europeo per la difesa, da Horizon Europe e da altri programmi. Altri 750 milioni di euro arriveranno dall’Agenzia spaziale europea, mentre si spera che gli investimenti privati possano portare il budget complessivo a 6 miliardi di euro. 

Infine, l’UE si trova a gestire la concorrenza all’interno dell’Europa stessa, proveniente da iniziative industriali parallele. Un esempio è Il Progetto Bromo, una nuova partnership che unisce i punti di forza tra tre delle maggiori aziende aerospaziali europee, ossia Airbus, Thales e Leonardo. Questa collaborazione punta a contrastare il dominio di Starlink, e aspira a trasformare la frammentata industria satellitare europea in un’unica piattaforma competitiva a livello globale. Anche la stessa Eutelsat, azienda francese membro del consorzio SpaceRISE, si sta ritagliando un ruolo di primo piano: è infatti emersa come uno dei principali operatori nel fornire connettività satellitare all’Ucraina in seguito alle tensioni tra Kiev e Starlink,  spingendo le sue azioni ad aumentare di circa il 390% a inizio marzo 2025, e posizionandola come un possibile competitor rilevante, anche per l’UE.

Conclusione

Starlink ha rivoluzionato l’accesso globale a Internet, ma ha anche messo in luce le vulnerabilità strategiche dell’Europa in un settore sempre più critico. Con IRIS², l’UE tenta di recuperare terreno e riaffermare la propria autonomia tecnologica. Tuttavia, per avere un reale impatto, serviranno tempistiche più rapide, investimenti ambiziosi e una visione industriale unitaria.

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