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Lockheed: il caso che fece dimettere il Presidente della Repubblica

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Eattamente 41 anni fa, nella giornata odierna venivano emesse le condanne per uno scandalo di portata internazionale che vide coinvolto anche il nostro Paese. Il caso “Lockheed” portó persino alle dimissioni della più alta carica dello Stato: un evento che mai fino a quel momento era accaduto in Italia. I misteri legati a questi avvenimenti sono ancora molto fitti.

Il primo marzo 1979, il presidente della Corte Costituzionale Paolo Rossi, dopo 23 giorni di Camera di Consiglio, pronunció una sentenza che vide da un lato l’assoluzione dal reato di corruzione dell’ex ministro democristiano Luigi Gui, e dall’altro la condanna del socialdemocratico Mario Tanassi per lo stesso reato. Con Tanassi vennero condannati, sempre per lo stesso capo di imputazione, anche il suo segretario Bruno Palmiotti, il generale dell’Aeronautica Duilio Fanali, il presidente di Finmeccanica Camillo Crociani, e l’ex presidente del Consiglio superiore della marina mercantile Antonio Lefebvre d’Ovidio, insieme al fratello di quest’ultimo Ovidio.

Come mai tante personalità importanti della scena istituzionale italiana erano a processo dinanzi alla Corte Costituzionale? Le risposte vanno cercate nella cronaca di qualche anno prima.

Un fulmine a ciel sereno

Il 5 febbraio 1976 una notizia totalmente inaspettata sconvolge l’Italia: le prime pagine dei quotidiani riportano che i ministri Gui e Tanassi avrebbero ricevuto tangenti dall’America. Lo scandalo arriva proprio dagli Stati Uniti, dove è emerso dall’inchiesta di un comitato parlamentare presieduto dal senatore democratico Frank Church. Da più di un anno, il comitato sta indagando sulla corruzione che un gruppo di multinazionali avrebbe esercitato con lo scopo di vendere i propri prodotti e una delle società imputate è la Lockheed. Secondo gli inquirenti, la Lockheed fa sì che gli aerei da lei prodotti vengano acquistati grazie ad un importante sistema di tangenti.

Lo scandalo travolge i vertici politici, economici e militari dei principali paesi dell’occidente, tra cui l’Italia.

I rapporti tra la Lockheed e il governo

Tra il 1970 e il 1971, la Lockheed avrebbe versato mazzette ad importanti esponenti del governo italiano perché questo acquistasse 14 aerei militari, gli Hercules C-130. I documenti provenienti dagli Stati Uniti sono pieni di omissioni e di nomi di impossibile comprensione.

Ciò fa scatenare la stampa, che intraprende una caccia al colpevole, tirando a indovinare su quale elemento del Governo possa aver intascato le tangenti di cui si parla oltreoceano. Tale compito risulta arduo in quanto in quel biennio, in Italia, si sono succeduti ben cinque governi: sono stati Presidenti del Consiglio prima Giovanni Leone, Presidente della Repubblica al momento dello scoppio dello scandalo, quindi per tre mandati Mariano Rumor, esponente di spicco della Democrazia cristiana (Dc), e infine Emilio Colombo, altro Dc.

Le personalità coinvolte

Il socialdemocratico Tanassi, coinvolto nello scandalo

Luigi Gui, senatore democristiano e ministro della Difesa nel Governo Leone II e nei primi due governi Rumor, avrebbe ricevuto 78mila dollari. Allo stesso modo avrebbe ricevuto notevoli somme di denaro anche Mario Tanassi, segretario del Partito socialdemocratico italiano e successore di Gui al Ministero della Difesa. Il Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, il generale Duilio Fanali, che già aveva avuto un coinvolgimento nel Golpe Borghese, sarebbe colui che si è occupato del contratto di acquisto degli aerei.

È sotto accusa anche il presidente di Finmeccanica Camillo Crociani, insieme ad innumerevoli uomini delle forze armate, membri delle istituzioni, avvocati, fra i quali spiccano i fratelli Lefebvre, Antonio e Ovidio, consulenti legali italiani della multinazionale statunitense, e amici personali del Presidente Leone. 

Il misterioso Antelope Cobbler

Manca però all’appello un personaggio oscuro, indicato come un potentissimo uomo del governo italiano, di cui dagli Usa non vogliono fornire le generalità, ma si limitano a riportare un nome in codice: Antelope Cobbler. Si arriva a ipotizzare che al nome di Cobbler risponda addirittura il Presidente del Consiglio, ovvero colui che sarebbe stato incaricato di stabilire l’entità del prezzo da pagare e i destinatari della tangente. Traducendo il nome in codice, si ha “antilope calzolaio”, tant’è che nessuno riesce ad avere lumi sulla vicenda, e si formulano le ipotesi più varie. Secondo una di esse il nome sarebbe frutto di un errore di trascrizione, e la scrittura corretta sarebbe Antelope Gobbler: letteralmente “mangiatore di antilopi”, con riferimento a Leone.

La guerra al Presidente Leone

Il Presidente della Repubblica Leone è nell’occhio del ciclone: tutte le informazioni in mano ai giornalisti vedono lui come “colpevole eccellente” della vicenda. Leone per giunta, è tutt’altro che simpatico alla stampa per il fatto che sia giunto al Quirinale grazie anche ai voti del Movimento sociale italiano: questa e altre ragioni non gli risparmiano continui attacchi da parte delle varie redazioni d’Italia. A dire il vero, non sono solo i giornalisti ad avere Leone nel mirino, ma anche intellettuali e politici, tra i quali, ad esempio, Marco Pannella ed Emma Bonino. A partire dal 1978, Leone verrà lasciato totalmente solo, poiché l’alleanza in vista tra Democrazia cristiana e Partito comunista italiano implica anche il soddisfacimento di una richiesta del partito di Berlinguer: un passo indietro del Capo dello Stato.

Leone è attaccato continuamente e in ogni modo, nonostante sia stata ormai provata la sua totale estraneità ai fatti. Il giorno dopo la pubblicazione dell’ennesima inchiesta che lo vede protagonista, questa volta a opera della giornalista Camilla Cederna, Leone rassegna le dimissioni. Verrà riabilitato dall’opinione pubblica e dai nemici politici, radicali in primis, soltanto vent’anni più tardi, ma risulterà a vita ferito nell’orgoglio.

La vicenda Rumor

Il democristiano Rumor, cinque volte Presidente del Consiglio, sarà dichiarato estraneo ai fatti

Poco prima delle elezioni politiche del 20 giugno 1976, dagli Stati Uniti giunge la notizia che Cobbler sarebbe in realtà Mariano Rumor. L’impatto sulle elezioni è molto forte: non c’è il sorpasso del Partito comunista, ma questo guadagna il 7%, arrivando quasi al 35%, mentre l’estrema sinistra e i radicali fanno il loro ingresso in Parlamento. Per la prima volta a Montecitorio siede un comunista: Pietro Ingrao.

Il leader vicentino è sospettato di aver ricevuto tangenti, e la sua posizione viene archiviata dalla commissione inquirente per un solo decisivo voto di maggioranza: quello di Mino Martinazzoli, presidente della commissione stessa, che si è spaccata in due al momento del voto, con 10 voti a favore e 10 contro. Dopo tale vicenda, Rumor, membro dell’Assemblea Costituente, più volte segretario della Dc e già 5 volte Presidente del Consiglio, viene progressivamente messo da parte: nel 1979 è eletto eurodeputato ed esce dalla vita politica italiana. Da quel momento non riceverà più alcun incarico politico di rilievo, nonostante non sarà neppure processato, e verrà dimenticato da molti.

Le inchieste e le tragedie collegate

Il 3 marzo 1977 precipita sulle pendici del Monte Serra, vicino Pisa, uno degli Hercules acquistati, provocando la morte di 44 militari dell’aeronautica. Sono i giorni successivi alla commissione inquirente e in Parlamento l’aria è tesissima. È in quest’occasione che Aldo Moro pronuncia il celebre discorso che culmina con la frase “Non ci lasceremo processare nelle piazze”.

Gui e Tanassi vengono rinviati a giudizio della Corte Costituzionale. La sentenza definitiva, già citata, arriva dopo quasi due anni e 98 udienze.

Oggi, a distanza di oltre quarant’anni, sono ancora molti gli interrogativi irrisolti legati a questo scandalo. Non si è mai saputo, ad esempio, chi si celasse dietro all’oscuro Antelope Cobbler, né se ed eventualmente come fosse effettivamente coinvolto nella vicenda Luigi Gui (perché Tanassi era stato condannato e lui no?).

Questi misteri, che impediscono tuttora di fare chiarezza su un affare di portata internazionale, uniti al coinvolgimento di alte cariche dello Stato, pongono lo scandalo Lockheed al pari di tanti altri eventi collocati in un periodo buio della storia italiana, gli anni ’70, un periodo dal quale forse il Paese non si è ancora completamente ripreso.

Vittorio Fiaschini
Nato a Perugia quasi 20 anni fa, studio economia e finanza alla Bocconi. Amante di sport, cinema e storia, la mia passione numero uno è però la politica. Fanatico della Prima Repubblica, rischio spesso di venire alle mani con chi pensa che Andreotti sia solo un meme.

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