Analisi

L’intelligenza artificiale aumenterà le diseguaglianze?

Immagine creata con DALL-E

L’intelligenza artificiale ha il potenziale di cambiare radicalmente la nostra società: mentre può migliorare la produttività e la crescita, c’è una preoccupazione crescente su come l’intelligenza artificiale possa aumentare le diseguaglianze. Questa evoluzione tecnologica, che potrebbe avere un impatto paragonabile a quello del motore a vapore o dell’internet, presenta sia opportunità che sfide. La capacità dell’intelligenza artificiale di aumentare le diseguaglianze economiche non può essere sottovalutata: mentre alcuni lavori diventano obsoleti, altri emergono, ma spesso richiedono competenze diverse. Comprendere come l’intelligenza artificiale possa aumentare le diseguaglianze è fondamentale per sviluppare strategie che minimizzino gli impatti negativi, massimizzandone invece i benefici.

Lo sviluppo tecnologico può aumentare la diseguaglianza

L’evoluzione tecnologica ha sempre creato “vincitori” e “vinti”.

Il mercato del lavoro, come qualsiasi altro mercato, è influenzato dall’equilibrio tra domanda e offerta. Quando un lavoratore è altamente specializzato in un settore, l’offerta di lavoratori simili è limitata, il che solitamente si traduce in salari più elevati. Tuttavia, se un’innovazione tecnologica improvvisa rende quella specializzazione obsoleta, il valore del lavoratore sul mercato diminuirà e potrebbe essere costretto a cercare impieghi meno specializzati. In questo caso, dovrà competere con un maggiore numero di lavoratori non specializzati e potrebbe dover accettare condizioni di lavoro peggiorative.

Per esempio, la Rivoluzione Industriale del XVIII secolo ha arricchito proprietari terrieri e industriali, ma ha impoverito i molti che si sono trasferiti in città per lavorare in fabbriche, poiché le loro competenze agricole non erano più valorizzate e quelle manuali erano poco specializzate. Allo stesso modo, come spiegato da David Autor, Economista del MIT,  la robotizzazione nella seconda metà del Novecento ha rimpiazzato lavoratori impegnati in attività manuali di routine, come in fabbriche e in catene di montaggio, così come in attività cognitive di routine, quali l’inserimento dei dati in registri e l’assistenza clienti, mentre ha aumentato la produttività di tutti quei lavoratori impiegati in attività non di routine – sia manuali, come autisti, che cognitive, come medici.

Per semplificare, se un lavoratore possiede capitali da investire, risorse tecnologiche o competenze complementari alle nuove tecnologie, l’innovazione tecnologica può migliorare la sua ricchezza: la maggior produttività e guadagno che deriveranno da tale innovazione di solito beneficeranno in gran parte tali individui. D’altra parte, se le competenze e le abilità di un lavoratore possono essere facilmente sostituite dalla nuova tecnologia, il lavoratore subirà un declino economico, poichè le sue capacità diventeranno obsolete e facilmente rimpiazzabili.

La situazione oggi: quali sono stati gli effetti della robotizzazione?

Secondo l’economista del MIT Daron Acemoglu, tra il 1980 e il 2016, l’automazione ha causato il 50-70% dell’incremento dell’ineguaglianza salariale negli Stati Uniti. Il divario tra i ricchi e il resto della popolazione è infatti particolarmente marcato negli Stati Uniti, dove la ricchezza personale media dell’1% più ricco è largamente superiore a quella del 50% più povero.

Negli Stati Uniti, il 10% più ricco detiene quasi il 50% della ricchezza nazionale.

 

Inoltre, a partire dagli anni ’70, la quota di ricchezza percenutale sul totale detenuta dal 10% più ricco non è aumentata solo negli Stati Uniti ma anche in Europa, seppur con una intensità minore.

In Italia non va meglio: secondo il report del MEF, “The concentration of personal wealth in Italy 1995–2016”, lo 0,1% più ricco della popolazione ha visto un raddoppio della sua reale ricchezza netta media tra il 1995 e il 2016, facendo salire la quota percentuale rappresentata dalla loro ricchezza sul totale della ricchezza nazionale dal 5,5% al 9,3%. Anche il 10% più ricco ha registrato un aumento significativo, con la loro quota passata dal 44% nel 1995 al 56% nel 2016.

In contrasto, il 50% più povero controllava il 11,7% della ricchezza totale nel 1995, mentre recentemente solo il 3,5%: una diminuzione dell’80% della ricchezza netta media. C’è stata, quindi, una significativa concentrazione della ricchezza tra i più ricchi e una drastica riduzione della ricchezza tra i più poveri nel corso degli ultimi decenni.

Anche se il timore di una disoccupazione di massa si è dimostrato infondato (Autor 2015 – l’occupazione è infatti ai massimi storici) è plausibile pensare che l’aumento del divario economico sia anche dovuto alla concentrazione delle tecnologie in mano a pochi gruppi economici (Alphabe t Inc.,  Apple Inc., Meta Platforms, Inc, etc. ) e anche alla polarizzazione dei lavori: gli occupati in lavori non di routine, sia cognitivi che manuali, sono aumentati costantemente negli ultimi anni. Al contrario, gli occupati in lavori di routine sono rimasti in gran parte costanti, riducendo quindi il peso percentuale della “classe media”, di cui tali lavoratori costituivano la fetta più importante.

Inoltre, uno studio di Anelli et al. dimostra come l’automatizzazione degli ultimi decenni abbia influenzato le decisioni di voto, favorendo l’ascesa dell’estrema destra e di politiche conservative e protezioniste.

Come l’AI impatterà il divario economico

Mentre finora l’automazione ha impattato i c.d. “blue collar”, cioè i lavoratori in industria con mansioni ripetitive, l’intelligenza artificiale ha il potenziale di impattare i “white collar”, che comprendono principalmente lavoratori con mansioni intellettuali e amministrative, cioè quelli che hanno visto la loro ricchezza aumentare negli ultimi decenni.

Secondo un recente studio di Eloundou et al., circa l’80% della forza lavoro negli Stati Uniti potrebbe vedere almeno il 10% dei compiti lavorativi influenzati dall’introduzione di strumenti come ChatGPT mentre circa il 19% dei lavoratori potrebbe subire un impatto su almeno il 50% delle loro mansioni lavorative. Questo coinvolgerà anche compiti creativi e avrà un impatto soprattutto su individui più istruiti e meglio retribuiti.

Questo grafico confronta l’esposizione potenziale all’intelligenza artificiale per livello di salario, secondo lo studio di Eloundou et al. (2023): lavori con salari maggiori tendono ad essere più impattati dall’intelligenza artificiale.

Quali saranno le conseguenze se anche i “white collar” verranno riallocati in mansioni meno remunerative? Si avrà un ulteriore aumento dell’ineguaglianza economica a vantaggio esclusivo di chi controlla e possiede le nuove tecnologie o ne è complementare? E cosa accadrà qualora anche la “classe dirigente” si radicalizzasse nelle idee politiche?

Come gestire e sfruttare il pieno potenziale dell’AI

L’intelligenza artificiale si diffonderà nell’economia in modi complessi e, per questo, è difficile prevederne l’impatto complessivo.

Ciò che si può dire con certezza è che è necessario sviluppare una serie di politiche per sfruttare in modo sicuro l’enorme potenziale dell’intelligenza artificiale a beneficio dell’umanità ma mitigarne al contempo rischi. I governi potrebbero quindi:

  • Implementare politiche redistributive e di tassazione progressiva per ridurre le diseguaglianze economiche
  • Investire in scuola e formazione per formare gli studenti con competenze utili al nuovo mercato del lavoro
  • Investire in sviluppo tecnologico per rimanere competitivi e per attirare capitali dall’estero
  • Regolamentare la tipologia di contenuti che l’AI può produrre per evitare che, per esempio i “deepfake”, cioè video e audio falsi ma che appaiono autentici, possono minacciare la democrazia e contribuire all’estremizzazione degli elettori, come già avvenuto con le “fake news”.

Nonostante i rischi e le incertezze sull’AI appena menzionati, c’è molto spazio per l’ottimismo: ricordiamo anche come l’intelligenza artificiale possa aprire infinite possibilità per chi ha una giusta idea e vuole perseguirla. Infatti, man mano che le macchine sostituiscono sempre più la manodopera e la creazione di un’impresa diventa meno intensiva in termini di capitale (si possono avviare progetti come siti web di notizie online o sviluppare applicazioni anche autonomamente, senza dover fare grandi investimenti), i maggiori vincitori economici non saranno solo coloro che possiedono il capitale convenzionale, ma anche coloro con le idee migliori e la voglia di perseguirle.

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