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Il candidato: Bernie Sanders

Tempo di lettura stimato: 6 min.

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Chi è Bernie Sanders?

Bernie Sanders corre per la Presidenza degli Stati Uniti alle prossime elezioni. Ma chi è? Attualmente Senatore del Vermont, Stato federato nel nordest degli USA.

Ha annunciato lo scorso febbraio la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico per l’elezione presidenziale del 2020.

78enne di Brooklyn (NY), vive attualmente a Burlington, città di cui è stato sindaco.

Eletto alla Camera dei deputati nel 1990 e al Senato nel 2006. Perse le primarie del 2016 contro Hillary Clinton.

Aspro critico della carriera presidenziale di Donald Trump, si è sempre descritto un “socialista democratico”. Ma cosa vuol dire?

La sua definizione

“Quando uso la parola socialista – e so che fa sentire alcune persone a disagio – intendo dire che è imprescindibile la necessità di creare un Governo che funzioni per tutti e non solo per pochi”. Ha detto Sanders in un discorso presso la Georgetown University. Ha specificato poi che il socialismo democratico nulla ha a che fare con l’abolizione del capitalismo del pensiero marxista. “Non ritengo che il Governo debba possedere tutti i mezzi di produzione. Credo tuttavia che la classe media e le famiglie lavoratrici, che sono quelle che producono la ricchezza in America, meritino un trattamento economico adeguato”.

L’utilizzo del termine è sempre stato un punto di forza, ma nondimeno di debolezza per la campagna di Sanders. Ne sono entusiasti i sostenitori, ma al contempo ripugna gli scettici. Il socialismo è infatti uno dei più radicati tabù della politica americana.

Nel medesimo discorso ha promesso di portare a compimento il secondo Bill of Rights di Roosevelt, che aveva fissato un sistema di sicurezza e indipendenza economica come imperativo nazionale. Roosevelt, emblema del liberalismo è stato comunque più e più volte citato dai candidati democratici nel corso della campagna elettorale del 2019.

Le posizioni politiche

Economia

Ammiratore dell’applicazione della socialdemocrazia nei Paesi scandinavi, combatte le diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza.

Sanders supporta l’abrogazione di alcune deduzioni fiscali di cui beneficiano i fondi speculativi e le multinazionali. Il suo programma prevede l’aumento delle tasse sulle plusvalenze e per l’élite dei più ricchi cittadini americani (in cui rientra egli stesso). Quest’incremento verrebbe utilizzato per ridurre le tasse delle classi medie e lavoratrici.

Istruzione

Sanders è da sempre stato per la possibilità di rendere l’istruzione universitaria più accessibile. Da sempre contrario agli elevati tassi d’interesse sui prestiti studenteschi federali. Egli ha sottolineato come i governi federali trarranno un profitto di circa 127 miliardi di dollari da essi nei prossimi 11 anni. Questo si evince infatti dalla stima del Congressional Budget Office.

Secondo Sanders, una riforma che impedisca alle multinazionali di ricorrere a scappatoie fiscali consentirebbe, secondo un programma da lui elaborato, di ridurre le rette almeno della metà.

È a favore dunque dei finanziamenti pubblici agli studenti universitari. Ritiene che occorrano norme permanenti di sinistra a supporto di scuole pubbliche gratuite.

“Nel mio modo di vedere” dice Sanders in un’intervista per il Washington Post “l’educazione è essenziale per il benessere dell’individuo, nonché nazionale. Dobbiamo consentire a tutti i giovani che intendono andare al college di avere l’educazione che desiderano. Senza indebitarsi e a prescindere dal reddito familiare. Perché la nostra economia sia solida, occorre che i nostri lavoratori siano i più istruiti al mondo”.

Motivo per il quale vorrebbe introdurre una legislazione che elimini il debito studentesco del Paese.

Servizio sanitario

Sanders ha proposto un sistema sanitario gestito dal Governo, gratuito per tutti gli americani. Nel 2017 è stato infatti uno dei principali promotori del disegno di legge “Medicare For All”. Il progetto è finalizzato a lanciare un regime di assistenza medica universale. Porrebbe dunque fine al sistema sanitario assicurativo aziendale.

Tale misura costerebbe circa 34,000 miliardi di dollari nel corso di 10 anni. Sanders non ne ha mai negato i costi, dichiarando che in ogni caso consentirebbe ai cittadini di risparmiare somme di denaro sostanziali, se non dovessero pagare le rate assicurative.

Immigrazione

Secondo il suo progetto, sarebbe consentito alla maggior parte degli immigrati irregolari la possibilità di ottenere la cittadinanza americana. Nel 2013 ha votato l’Immigration bill del Senato a riguardo. Esso prevedeva di duplicare il numero degli agenti di Polizia di Frontiera e di aggiungere 350 miglia (560 chilometri) di barriere di confine. La legge non è passata.

Sanders ristrutturerebbe l’ICE, agenzia federale responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione. Non si è comunque protratto in dettagli in merito.

Detenzione di armi

Sanders bandirebbe le armi d’assalto, i caricatori ad alta capacità e gli armamenti che consentano di sparare più di dieci colpi in una volta. Supporta i controlli preventivi in merito, praticati dal Governo.

Nel 2005 ha supportato una misura che sottraesse alcuni produttori e venditori di armi dalla possibilità di essere citati in giudizio in cause civili. Nel 2016 però ha sponsorizzato un disegno di legge per l’abrogazione della suddetta legge.

Aborto e diritti LGBTQ

Forte sostenitore del diritto all’aborto, nel 2018 ha votato contro un progetto di legge presentato dal Delaware che vietasse di abortire dopo le 20 settimane. Ritiene che la decisione dipenda dalla volontà della donna in questione e da quella del suo medico. “Le donne negli Stati Uniti hanno il diritto di avere il controllo sul proprio corpo e di decidere se procreare o meno”, ha dichiarato in un’intervista per la CNN.

Dal 1983, quando ha approvato la risoluzione sul “Gay Rights Day”, Sanders si è sempre dichiarato a supporto dei diritti LGBTQ. Dieci anni dopo si è opposto alla politica del “Don’t Ask, Don’t Tell”, secondo cui veniva proibito a gay, lesbiche e bisex di prestare servizio militare. Nel 2000 ha poi supportato le unioni civili in Vermont. Anche in tempi recenti ha sempre votato contro le leggi che impedissero alle persone transgender di utilizzare i servizi igienici che preferiscano. Proprio come si è dichiarato contro i propositi del Presidente Trump di vietare ai transgender di arruolarsi.

Politica estera

Sanders, come anche Trump ha recentemente annunciato, ritirerebbe le truppe americane dalla Siria. Tuttavia, Sanders ha dichiarato che l’avrebbe fatto in maniera diversa e meno imprevedibile. Le truppe sono infatti state ritirate per evitare che intralciassero l’incursione turca. Ritiene che la soluzione della questione siriana sia nella diplomazia tra Russia e Iran.

Ritiene inoltre che i bombardamenti aerei ordinati da Trump contro il regime di Assad fossero illegittimi: Trump non aveva i poteri per farlo, sarebbe stata necessaria l’approvazione del Congresso.

Sanders è sempre stato in ogni caso un attivista del pacifismo: nel 2002 ha votato contro la guerra in Iraq. Ha sempre sollecitato gli Stati Uniti a ritirare le truppe da Afghanistan e Iraq.

Ritiene che il coinvolgimento degli USA in Afghanistan e in Siria dovrebbe svolgersi senza la presenza di truppe sul territorio.

Infine, è per mettere fine a qualsiasi tipo di supporto americano alla guerra saudita in Yemen.

Riscaldamento globale

Il programma di Sanders prevede d’istituire una tassa sul carbone. Il fine è di ridurre del 40% le emissioni degli USA entro 2030 e dell’80% entro il 2050. Taglierebbe tutti i sussidi per le industrie di gas, petrolio e carbone.  Introdurrebbe poi delle verifiche sulle multinazionali che ritiene siano “negazionisti climatici”, che, a suo dire, utilizzano il loro denaro per sollevare aloni di dubbio sui mutamenti climatici. È inoltre tra i sostenitori di una risoluzione che invoca un “Green New Deal”. Questa risoluzione combina l’approccio economico di Roosevelt con piani sull’energia rinnovabile e sull’uso efficiente delle risorse energetiche.

Le primarie del 2020

Le primarie democratiche hanno preso avvio il 3 febbraio 2020 con le votazioni in Iowa, storicamente il primo Stato a recarsi ai seggi. È seguito dal New Hampshire dove le urne si sono aperte l’11 Febbraio. La vittoria nei due Stati è per lo più simbolica, essendo tradizionalmente i primi due Stati in cui si svolgono le votazioni, poiché il vantaggio in termini di voti potrebbe essere solo marginale.

Proseguiranno le votazioni in tutti gli altri Stati fino alla Convention finale del Partito Democratico, che si terrà dal 13 al 16 luglio 2020, dove verrà proclamato quello che sarà il candidato alle elezioni presidenziali del 3 novembre.

Cliccate qui per rimanere aggiornati sui risultati delle primarie.

Eleonora Ferrari
Nata in Calabria, studio giurisprudenza all’Università Bocconi. Bandita dalle cene di famiglia dall’anno 1997. Adesso che avete cantato Jingle bells non è il momento di parlare delle elezioni presidenziali in Guatemala? Con OriPo ho trovato il posto e la compagnia giusta con cui condividere la mia passione. I tempi in cui tediavo i parenti sono finiti…più o meno.

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