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Green Deal europeo: il Recovery Fund sarà d’aiuto?

Tempo di lettura stimato: 5 min.

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Articolo pubblicato su Business Insider Italia

La necessità di un piano straordinario di investimenti e stimoli per l’economia europea, come il Next Generation EU, è stata presa come opportunità per rilanciare il famoso Green Deal. Infatti, Ursula Von der Leyen ha annunciato che il 37% dei fondi sarà destinato alle politiche verdi e che il 30% del fondo sarà finanziato attraverso “green bonds”, ossia obbligazioni sul mercato per progetti benefici per l’ambiente. Il Green Deal non è però semplicemente una parte del Recovery Plan, bensì un progetto iniziato ben prima della pandemia. È stato infatti ufficialmente presentato dalla Commissione europea l’11 dicembre 2019. Next Generation EU diventa quindi un’occasione per dare una spinta all’economia europea e al tempo stesso incentivare la transizione verso un modello più sostenibile attraverso le politiche del Green Deal.

Gli obiettivi del Green Deal

Innanzitutto è necessario fare un riassunto degli obiettivi e pilastri del Green Deal. Primo fra tutti, c’è quello di diventare un continente neutrale dal punto di vista delle emissioni di gas serra entro il 2050. In merito a questo, la Commissione ha inviato al Parlamento europeo e al Consiglio la proposta di una “legge climatica comunitaria, attraverso cui si vuole rendere giuridicamente vincolante l’obbligo di ridurre le emissioni in tutti i Paesi membri. 

È anche fondamentale l’approvvigionamento di energia pulita e rinnovabile, in primis per i trasporti e per l’industria. L’economia circolare è un altro tassello importante, per cui era già stato stilato un grande piano di azione nel 2018. Questo modello economico punta al riutilizzo delle materie e alla riduzione al minimo degli scarti, in modo tale da rendere sostenibile il processo di produzione e consumo. Ciò garantirà anche la preservazione degli ecosistemi e della biodiversità. Secondo la Commissione, l’economia circolare porterà inoltre 700mila nuovi posti di lavoro e l’aumento dello 0,5% del Pil continentale. 

I meccanismi finanziari del Green Deal

Il pilastro economico del progetto è il Meccanismo di transizione giusta (Just Transition Mechanism), che mira quindi a guidare la transizione verde, specialmente per le persone, regioni e aziende europee economicamente più colpite dalla transizione. La Commissione intende stanziare 150 miliardi di euro tra il 2021 e il 2027 per questo fondo.

Il meccanismo possiede tre principali fonti di finanziamento. La prima è un nuovo fondo per una transizione giusta, costituito da 40 miliardi di euro di partenza, finanziati da stanziamenti di bilancio europeo e dal Next Generation EU, capaci di generare circa 90 miliardi di euro di investimenti, attraverso il Fondo di sviluppo regionale e il Fondo europeo social plus. La seconda fonte è una quota degli investimenti di InvestEU, pari a circa 1,8 miliardi di euro. Infine, c’è lo strumento di prestito per il settore pubblico legato alla Banca europea degli investimenti, pari a circa 10 miliardi di euro di credito, con l’aggiunta di 1,5 miliardi stanziati dal bilancio europeo.  

Da che punto partiamo?

Il piano di rilancio sembra quindi ambizioso. Bisogna capire però da che punto partiamo in merito ai pilastri del Green Deal. Per quanto riguarda le emissioni, siamo sulla buona strada a livello continentale. Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente (Aea), nel 2018 sono state abbattute le emissioni del 23% rispetto al 1990. Tuttavia, le proiezioni dell’Aea non fanno presagire un raggiungimento degli obiettivi concordati dalla Commissione. Infatti, una ulteriore riduzione del 40% nel 2030 e una del 95% entro il 2050 sembrano distanti.

C’è poi il tema energetico, in merito al quale va segnalato che l’Ue dipende principalmente da combustibili fossili, come il petrolio e il gas naturale, anche se le fonti di energia rinnovabile stanno crescendo in termini di utilizzo. Nel 2018, il petrolio ha soddisfatto il fabbisogno energetico europeo per il 36%, il gas naturale per il 21%, il carbone per il 15%, l’energia rinnovabile per il 15% ed infine l’energia nucleare per il 13%.

L’Ue ha anche creato un sistema di indicatori per monitorare il progresso comunitario per ciò che concerne l’economia circolare. Per esempio, nel 2019, l’11% dei materiali è stato riciclato e reintrodotto nell’economia europea. L’Italia sotto questo punto di vista è tra i Paesi più efficienti, raggiungendo il 19,3%.

Nella tabella sottostante si può vedere invece la percentuale di investimenti privati nell’economia circolare rispetto al Pil nazionale. In generale, i Paesi europei sono tutti agli stessi livelli, mostrando quindi la necessità di stimolare più investimenti in questo nuovo modello di economia.

Le sfide da affrontare

Il greenwashing

L’attuazione di un piano così ambizioso non è esente da possibili sfide, problematiche e criticità. Un primo problema da considerare è il cosiddetto fenomeno del “greenwashing”, in italiano ecologismo di facciata, che definisce tutte quelle pratiche volte a migliorare la reputazione ecologica di un’azienda (o, in questo caso, di un’istituzione), senza però che a ciò corrisponda un effettivo modo di operare diverso agli altri concorrenti. Il Green Deal non è stato immune da questo tipo di critica, nonostante tutti gli annunci fatti dalla Commissione.

L’assetto istituzionale

Un’altra problematica risiede anche nella complessità strutturale dell’assetto decisionale europeo. Ci sono infatti i diversi interessi energetico-ambientali di ben 27 Stati da considerare. Questo potrebbe rendere il percorso di approvazione del piano decisamente tortuoso, con anche il rischio di renderlo meno ambizioso.

Il “Green Investment Gap”

Vi è infine la sfida del “Green Investment Gap”. La Commissione stima infatti che, al di là delle misure prese, sono necessari tra i 100 e i 150 miliardi di euro in investimenti volti a proteggere l’ambiente e da destinare alla gestione delle risorse. In tal senso, la sensazione è che il coinvolgimento del settore privato degli Stati europei sarà fondamentale. 

Next Generation EU è certamente un’opportunità per cercare di rilanciare l’economia in modo “verde”, ossia ricercando la sostenibilità senza compromettere progresso e crescita. Stando però ai dati correnti, la realizzazione di un’economia circolare e decarbonizzata sembra ancora lontana. Più in generale, una governance che coinvolga quindi società civile, pubblico e privato si prospetta necessaria non solo per la sostenibilità e fattibilità economica del Green Deal, ma anche per rendere più trasparente e realizzabile un progetto che, seppur ambizioso, è solo all’esordio. Al momento l’Ue sembra intenzionata a rispettare le sue promesse: il Consiglio europeo nell’ultima riunione ha infatti ribadito l’intenzione di ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 e di creare nuovi standard per i “green bonds”. 

Testo a cura di Giovanni Carletti e Giovanni Polli

Redazione
Orizzonti Politici è un think tank di studenti e giovani professionisti che condividono la passione per la politica e l’economia. Il nostro desiderio è quello di trasmettere le conoscenze apprese sui banchi universitari e in ambito professionale, per contribuire al processo di costruzione dell’opinione pubblica e di policy-making nel nostro Paese.

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