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Gas naturale in Italia: cosa c’è da sapere

Tempo di lettura stimato: 6 min.

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Tra il 18 e il 22 Febbraio, il prezzo del gas naturale in Italia è sceso ai minimi del 2021, ma cosa determina la sua estrema volatilità? Dai fattori geopolitici agli imprevisti tecnici, esploriamo le sfide dietro questo combustibile essenziale per la transizione energetica, per capire come mitigare i rischi e garantire stabilità energetica al paese.

Gas ai minimi

Il 19 febbraio 2024, articoli come questo o quest’altro sono apparsi online. Il messaggio è chiaro: il prezzo del gas naturale è ai minimi dal 2021 (sotto i 24€ al MWh), e si tratta sicuramente di un’ottima notizia per le famiglie e le imprese italiane. Infatti, il fabbisogno energetico nazionale è soddisfatto per il 41,8% dal gas naturale. Ciò significa che un aumento del prezzo di questo combustibile fossile avrebbe gravi ripercussioni sulle nostre tasche. Ad esempio, è difficile scordare i prezzi record delle bollette elettriche nel corso del 2022, causati proprio dal boom del prezzo del gas: era arrivato a 340€ a MWh ad agosto 2022. Come mai il prezzo del gas influisce fortemente su quello dell’elettricità? La risposta è semplice: perché in Italia la maggior parte dell’energia elettrica si produce tramite il gas naturale. Quest’ultimo ha chiaramente anche altri utilizzi: si usa per cucinare, per riscaldare l’acqua, per il riscaldamento e il condizionamento degli edifici, e anche per far muovere le automobili (nel 2019 sono state immatricolate 38.630 vetture a metano, il 2% del totale del mercato). 

Ma com’è possibile che il prezzo del gas sia così volatile, ossia che possa passare da 24€ a 340€? È come se il prezzo di 1 kg di caffè, che in media si aggira intorno a 20€ + Iva, passasse a oltre 300€. Capirlo è l’obiettivo di questo articolo. 

Cos’è il gas naturale

Si tratta di una miscela di idrocarburi leggeri che si forma nel sottosuolo. A volte, per semplicità, lo si chiama metano, e infatti è composto per il 75 – 90% da metano (CH4), l’idrocarburo incolore e inodore più semplice presente in natura. Essendo inodore, viene odorizzato con un particolare additivo affinché se ne possa avvertire immediatamente la presenza in caso di fuoriuscita. È il combustibile fossile più “pulito” a livello ambientale, in quanto inquina meno di carbone e petrolio, in termini di quasi tutti i tipi di inquinanti atmosferici. Ma questo non è l’unico motivo per cui il gas naturale è il combustibile più utilizzato nella produzione di elettricità. Questo risultato si deve anche e soprattutto a motivi economici. Infatti, il gas naturale è in genere più profittevole. Ad esempio, il carbone (il combustibile fossile più inquinante), è meno efficiente; ossia, produrre lo stesso quantitativo di elettricità tramite il carbone costa di più, soprattutto a causa degli elevati costi di trasporto. L’Italia, infatti, non è un produttore di carbone e importarlo ha costi elevati, dato che non può passare in gasdotti come avviene col gas naturale, bensì normalmente lo si trasporta via rotaia. Dunque, di norma il carbone si consuma dove viene prodotto. Nel momento in cui, con l’invasione Russa in Ucraina, il prezzo del gas naturale è schizzato alle stelle, la situazione si è rovesciata: in quei mesi è diventato più conveniente il carbone, tant’è che la produzione di elettricità da carbone nei primi 9 mesi del 2022 è aumentata dell’82% rispetto allo stesso periodo del 2021.

Da dove arriva il gas che consumiamo

A fronte di consumi di gas naturale sostanzialmente stabili nel tempo (76,1 miliardi di metri cubi nel 2021), la produzione nazionale, negli utili trent’anni, si è progressivamente ridotta, passando da circa 20 miliardi di metri cubi a circa 3,3 miliardi del 2021. Il Paese è divenuto quindi quasi completamente dipendente dalle importazioni, col 96% del gas naturale consumato importato dall’estero. Un ritorno ai livelli estrattivi del passato è piuttosto irrealistico, non solo per questioni ambientali, ma anche perché le riserve italiane si stanno esaurendo. Infatti, secondo uno studio di Nomisma Energie, è possibile stimare in 40 miliardi di metri cubi le riserve di gas certe, in ulteriori 44 miliardi le riserve probabili ed in 26 miliardi le riserve possibili. La differenza tra i tre tipi di riserve è la seguente: le prime hanno una probabilità di almeno il 90% di essere sfruttate in modo economicamente vantaggioso, le seconde una probabilità che si aggira tra il 50 – 89%, e infine quelle possibili una probabilità del 10 – 49%. 

Dunque, l’Italia deve importare il gas naturale, ma da dove e in che modo? Esso può entrare nel paese in due modi: per via gassosa tramite i gasdotti (ce ne sono cinque operativi) o allo stato liquido (quattro terminali operativi, con quello di Piombino da poco entrato in funzione) tramite apposite navi. Quest’ultimo viene chiamato Gnl, che sta per Gas Naturale Liquefatto. La Russia è stata, fino al 2021, il principale esportatore di gas in Italia: nel 2021, il 38% del gas importato era russo. Con la guerra tutto è cambiato: il nostro paese ha iniziato a distaccarsi, in maniera graduale, dalla dipendenza con Mosca. Così, nelle importazioni avvenute tra gennaio e metà novembre 2023, la Russia è contata per il 4,5%.  L’Algeria è invece diventato il primo paese da cui importiamo (37,9%), seguito dall’Azerbaijan (16,3%). Le importazioni di Gnl, provenienti soprattutto da Qatar e Stati Uniti, hanno pesato per il 26,1% del totale.

Cosa determina la volatilità del prezzo del gas

All’inizio di questa analisi è stato indicato che il prezzo del gas il 19 febbraio è sceso al di sotto dei 24€ al megawattora (MWh), raggiungendo il livello più basso dal 2021. In particolare, ci si riferisce al prezzo della quotazione del Title transfer facility (Ttf), un punto di scambio virtuale ubicato ad Amsterdam che funge da riferimento per il prezzo all’ingrosso e il prezzo al dettaglio del gas in Italia. Altre regioni geografiche utilizzano altri benchmark; ad esempio, il principale punto di riferimento per il prezzo del gas naturale negli Usa è l’Henry Hub, situato in Louisiana. Dunque, cosa determina la volatilità del Ttf?

Leggendo il paragrafo precedente, risulta evidente come il prezzo del gas naturale dipenda molto da fattori geopolitici. È bastato che un paese esportatore importante quanto la Russia “stringesse i rubinetti” per innescare una crisi d’offerta in Europa. È possibile attenuare un rischio di questo tipo diversificando le fonti di import. Un simile shock dell’offerta è avvenuto con il petrolio nelle crisi del 1973 e 1979, a cui ad esempio gli Usa hanno reagito non diversificando, bensì diventando loro stessi i maggiori produttori mondiali di petrolio. L’offerta di gas naturale risente non solo della geopolitica, ma anche di altri fattori, come i guasti meccanici. Ad esempio, a settembre 2023 si leggevano titoli come “il gas chiude in rialzo, pesano i lavori di manutenzione di alcuni impianti in Norvegia”. A incidere invece sulla domanda ci sono fattori come il prezzo dei combustibili alternativi o le temperature registrate

Dunque, tutti questi fattori messi insieme contribuiscono a rendere il gas naturale un bene altamente volatile. Gli Stati, per proteggersi dalla volatilità, possono ricorrere allo stoccaggio, un processo che consiste nell’iniezione di gas naturale in un giacimento ormai esaurito, riportandolo praticamente al suo stato originario. Il processo è ciclico: nella stagione estiva viene riempito il giacimento mentre, durante i mesi invernali o in caso di crisi internazionali, il gas viene reimmesso nella rete nazionale, lunga, nel caso italiano, circa 32.000 km. Gli impianti di stoccaggio in esercizio oggi in Italia permettono lo stoccaggio di circa 17 miliardi di metri cubi

Importanza per la transizione energetica

Siccome il gas naturale è il combustibile fossile meno impattante a livello ambientale, è stato identificato come combustibile di transizione verso il nuovo paradigma energetico dominato dalle rinnovabili. Infatti, alle condizioni attuali, le rinnovabili riescono a coprire solo il 20% della domanda di energia nazionale, e anche se questa percentuale fosse maggiore, ci sarebbe ancora bisogno del gas naturale. Il motivo è il seguente: l’elettricità non si può, con le tecnologie attuali, immagazzinare a condizioni economiche vantaggiose, e le maggiori fonti d’energia rinnovabile sono intermittenti, cioè non sempre soffia il vento e non sempre splende il sole. Ciò va a creare un gap tra domanda e offerta che si prevede di colmare proprio col gas naturale. Esistono altre alternative? C’è chi propone l’utilizzo del nucleare, che non soffre del problema dell’intermittenza. Tuttavia, porta con sé altre criticità, non tanto in termini di sicurezza, bensì in termini di costi. In altre parole, non esiste una risposta certa su quale sia la migliore fonte d’energia per la transizione energetica, l’unica certezza è che il dibattito su questo argomento rimane (e rimarrà) molto acceso.

*Crediti foto: immagine di copertina (Alexandra Koch, via Pixabay)

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