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Il M5S di Conte e il suo riposizionamento a sinistra per le Elezioni 2022

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Per il progetto #OriPolitiche2022, il team di Orizzonti Politici ha deciso di analizzare i programmi elettorali e di condurre delle analisi testuali per capire quanto i partiti e le coalizioni sono cambiate rispetto al 2018. I partiti politici cambiano come cambiano gli elettorati. I riposizionamenti politici riguardo a varie tematiche sono infatti comuni. Per esempio, il Movimento 5 Stelle (M5S), nato come una formazione anti-elitaria ed euroscettica senza un’ideologia chiara, sta provando a ritagliarsi un posto più chiaro nell’area del centro-sinistra e del progressivismo italiano per le Elezioni 2022 sotto la guida di Giuseppe Conte. Partendo dai programmi e dalle vicende politiche, analizziamo come questo spostamento è avvenuto e se sta effettivamente portando dei benefici al M5S.

Il M5S, dalla nascita all’exploit delle elezioni del 2018

Il Movimento 5 Stelle è nato nell’ottobre del 2009, come risultato di un movimento politico coordinato da Beppe Grillo. Se il M5S si definiva inizialmente come movimento sociale staccato dalle logiche di partito e della politica della destra e della sinistra, ha iniziato però a istituzionalizzarsi e definirsi come partito prima delle elezioni del 2018 e soprattutto dopo la vittoria delle stesse. Il carattere populista del movimento, con idee chiare su determinati temi ma non legati coerentemente da un’ideologia comune, lo ha reso un movimento particolarmente attrattivo. Questa attrazione ha coinvolto soprattutto astenuti e principalmente tra i “delusi” dei partiti tradizionali di centro-sinistra (es., Partito Democratico). I temi che ha portato il M5S al successo sono stati soprattutto l’ambientalismo, la democrazia diretta, l’anti-politica e l’euroscetticismo. Tra le elezioni del 2013 e il 2018 diventano quindi prima lista in Italia, arrivano a capitalizzare un 32% circa a livello nazionale, compiendo anche un cappotto nei collegi uninominali dell’Italia meridionale. Dopo questi 5 anni di legislatura, i sondaggi danno però il M5S in chiaro calo, con le ultime proiezioni che assegnano al partito solamente un 11,8% delle preferenze degli elettori, anche se in lieve rialzo. Questo dato spiegherebbe perchè nella campagna elettorale attuale si sta assistendo a un riposizionamento e un ritorno ad alcuni temi chiavi del 2018. Per capirlo appieno, bisogna quindi analizzare il programma del 2018 che li portò al successo.

Il M5S del 2018, tra reddito di cittadinanza ed ambientalismo

Il programma elettorale del M5S del 2018 era quello più lungo, fatto di oltre 500 pagine. I temi che sono stati affrontati sotto la guida politica di Luigi Di Maio sono stati molti, dall’economia alla giustizia. Alcuni, però, sono stati decisamente più trattati di altri. Questa gerarchia tra le varie aree di policy si può osservare nel grafico sottostante. Usando i dati di Manifesto Project, è stata infatti calcolata la percentuale che ognuna di queste tematiche occupava all’interno del programma.

L’ambientalismo e le politiche per la sostenibilità sono state decisamente le tematiche principali nel 2018. Sommando il 22,8% delle frasi a favore della protezione ambientale e l’11,3% di affermazioni contro l’attuale sistema economico dettato solo dalla crescita, si raggiunge esattamente un terzo dell’intero programma elettorale. Questo dato non sorprende, se ricordiamo infatti che il M5S si è sempre fatto portavoce dei movimento no tav, no tap e no ilva. Questi temi sono poi stati dimenticati dal partito durante gli anni di governo oppure alcuni esponenti hanno cambiato diametralmente posizione. In generale, comunque, l’anima ambientalista del Movimento era chiara. 

Anche gli altri temi più discussi non sorprendono. Per quanto riguarda le infrastrutture e la tecnologia, anche queste erano state trattate da un punto di vista ambientale e di sviluppo territoriale sostenibile. Soprattutto, quindi, per un miglioramento del sistema ferroviario, per diminuire i trasporti dipendenti da fonti fossili, come gas e petrolio. Legalità e affermazioni contro la corruzione in politica poi sono stati altri slogan portati avanti da Beppe Grillo e i suoi rappresentanti. La democrazia poi è sempre stata affrontata da un punto di vista di partecipazione diretta. La piattaforma Rousseau con cui il M5S apre quesiti e votazioni interne è infatti diventata famosa ed è stata usata in molti momenti chiave della sua storia, come la nomina di Luigi Di Maio come capo politico o l’approvazione del governo giallo-verde e giallo-rosso. Ultima, ma non per importanza, l’attenzione all’istruzione e alle politiche di welfare per il lavoro. Prima fra tutti, l’ormai noto Reddito di Cittadinanza, che è stato poi reso una realtà in Italia nel corso del 2019. 

In generale, è possibile sostenere che già nel 2018 il Movimento 5 Stelle fosse un fenomeno politico che aveva molte caratteristiche simili ai partiti della sinistra, primi fra tutti ambiente e welfare. Però, il suo carattere inizialmente euroscettico e populista lo aveva inizialmente reso una figura nuova nel panorama politico italiano, apparentemente staccato dalle logiche di destra e sinistra.

ll M5S di Conte del 2022, tra salario minimo, ambientalismo e diritti

Durante l’agosto del 2021, dopo dopo la caduta del suo stesso governo e l’insediamento di Draghi a palazzo Chigi, Giuseppe Conte veniva eletto Presidente del M5S con 62mila voti dagli iscritti al Movimento. Iniziava così una nuova era per il partito. Conte diventava così una nuova figura di riferimento all’interno del “campo largo” del centro-sinistra. Tutto cambia nell’estate del 2022, quando il leader pentastellato apre una crisi di governo – appoggiato da Lega e Forza Italia – che finisce con la caduta del Draghi I e si conclude con lo scioglimento delle Camere da parte del presidente Mattarella. Il campo largo finisce e il M5S si ritrova da solo ad affrontare una campagna elettorale per cercare di riacquistare un elettorato ormai disperso. È quindi interessante notare il riposizionamento politico e l’attenzione ancora più marcata rispetto al 2018 a temi specialmente di “sinistra”. Analizzando le parole più usate all’interno del loro programma elettorale si può avere una istantanea della nuova faccia del Movimento. 

Come è possibile vedere nel grafico sopra, le parole più frequenti più significative sono “imprese”, “coraggio”, “forza”, “Giuseppe Conte”, “lavoro” e “lavoratori”, ma anche “casa”, “donne”, “diritto”, “giovani” e “parità”. In generale, traspare la forte personalizzazione del Movimento attorno alla figura di Conte, ma anche l’attenzione al lavoro e alle categorie considerate meno privilegiate come la fascia giovane della popolazione e le donne, su cui sta facendo competizione elettorale con il centro-sinistra. 

Analizzando più approfonditamente le proposte, Conte punta a temi come la precarietà del lavoro, il welfare e l’emergenza carovita. Tra cashback fiscale, taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori, salario minimo e il rafforzamento del Reddito di Cittadinanza, il M5S continua a puntare come nel 2018 alle fasce della popolazione meno privilegiate, colpite da disoccupazione e povertà lavorativa. Focalizzandosi anche su donne (parità salariale e pensione anticipata per le mamme lavoratrici) e giovani (pensione garanzia e incentivi vari come per l’acquisto della prima casa), il M5S sottolinea il suo riposizionamento più a sinistra. 

Ai temi di welfare cari alla sinistra, si aggiunge una particolare attenzione all’ambiente, in linea con il 2018. Questa volta si focalizza su economia circolare, super bonus edilizio (ideato per migliorare i livelli di risparmio energetico nelle abitazioni) e l’opposizione ad ogni opera per la  produzione di energia tra cui centrali nucleari e termovalorizzatori. Importante anche la chiara posizione del M5S riguardo ai diritti civili, a partire dai matrimoni egualitari allo ius scholae. Infine, Conte sembra aver riposizionato il Movimento su posizioni meno euroscettiche, proponendo un incremento del ruolo Europeo nell’emissione di debito comune per il sostegno delle politiche europee. Viene ribadita anche l’importanza del ruolo dell’Italia in Ue e nella Nato, pur mantenendo un “atteggiamento proattivo e non fideistico”.

Quanto è cambiato il M5S di Conte dalle elezioni del 2018? 

In generale, il M5S con Conte sembra aver compiuto un chiaro riposizionamento a sinistra per queste elezioni del 2022. Se nelle legislature passate il suo carattere populista e ambiguo su temi come l’immigrazione permettevano al Movimento di raccogliere voti un po’ da molti bacini, quest’anno sembra essere più chiara l’intenzione di riempire un vuoto lasciato a sinistra. Non a caso, il “campo largo” è stata una opzione tenuta ancora viva dagli esponenti dell’ala “di sinistra” della coalizione di Letta, come Speranza, Fratoianni e Bonelli. Enrico Letta è infatti partito all’attacco di Giuseppe Conte, giudicando questo nuovo progressivismo come non genuino. Nei giorni che porteranno al voto del 25 settembre sarà possibile capire se questo riposizionamento di Conte continuerà ad avere effetti positivi nei sondaggi e soprattutto se porterà il Movimento a guadagnare supporto, ancora una volta, a discapito del Partito Democratico. Questo, sembra però stare avvenendo di già.

 

Giovanni Polli
Nato a Vicenza nel '99. Sono uno studente di scienze politiche presso l'Università Bocconi. Oltre ad essere un appassionato di politica, sono un vorace consumatore di musica; probabilmente sono l'unico a comprare ancora CD. In Veneto ho sviluppato anche un'altra delle mie più grandi passioni: lo spritz, rigorosamente a tre euro!

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