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L’Europa pensa a blindarsi: dazi sulle auto elettriche cinesi

Venerdì 4 ottobre, l’Unione Europea (UE) voterà sull’applicazione delle sanzioni alle auto elettriche cinesi. Dopo un’indagine avviata nell’ottobre 2023 dalla Commissione Europea, la task force straordinario ha trovato che il mercato di Pechino beneficia di generosi sussidi da parte del governo. L’imposizione di dazi sulle auto elettriche cinesi potrebbe cambiare profondamente gli equilibri del mercato automobilistico europeo e proteggere i produttori automobilistici europei dalla concorrenza sleale. Questa scelta nasce dall’importanza dell’industria automobilistica per l’UE: il settore dà lavoro a circa 13 milioni di persone, rappresentando il 6% dell’occupazione totale dell’Unione, ed è uno dei pilastri dell’economia manifatturiera in molti Stati membri. Un’industria forte e competitiva non è solo un’opportunità economica, ma una necessità per garantire la crescita e lo sviluppo a lungo termine dell’Europa.

Il cuore dell’indagine sui dazi sulle auto cinesi

Il dibattito sull’imposizione di dazi sulle auto elettriche cinesi ruota attorno a tre punti principali: la difesa dell’industria automobilistica europea, la lotta alla concorrenza sleale e il mantenimento dell’autonomia strategica in un momento cruciale di transizione verso un’economia verde. L’industria automobilistica teme un futuro simile a quello dei pannelli solari, dove le aziende europee hanno perso quote di mercato dall’inizio degli anni 2010 a scapito dei concorrenti cinesi, che ora dominano il mercato grazie ai massicci sussidi statali. L’UE deve evitare che la stessa situazione si ripeta, per non perdere un mercato strategico di importanza critica per la transizione verde.

L’indagine della Commissione Europea si è concentrata sul sostegno massiccio che il governo cinese fornisce ai produttori di auto elettriche. Si stima che dal 2009 le aziende automobilistiche elettriche cinesi abbiano ricevuto sussidi pari a 231 miliardi di dollari. Non solo il governo cinese supporta il settore tramite sussidi, ma attorno all’industria gira una politica molto forte con obiettivi ambiziosi per diventare leader a livello mondiale. Questo flusso di denaro e sostegno politico ha consentito ai produttori cinesi di vendere le loro auto elettriche a prezzi artificialmente bassi, che non riflettono i reali costi di produzione. Di fronte a questa situazione, l’UE ha deciso di reagire, proponendo dazi che vanno dal 17,4% per aziende come BYD, al 37,6% per quelle che non hanno collaborato con l’indagine.

La Cina è sempre più sotto tiro da parte di Stati Uniti, Unione Europea e Giappone, a causa della sua strategia orientata all’esportazione, volta a scaricare la sua capacità in eccesso. La Cina ha premeditato il proprio dominio nell’industria dal 2015, con la strategia “Made in China 2025” che include i veicoli elettrici come uno dei 10 settori strategici in cui Pechino punta alla leadership globale entro il 2049. Dal 2009, la Cina ha utilizzato sussidi per incrementare la penetrazione del mercato e costruire un’infrastruttura di stazioni di ricarica per veicoli elettrici consentendola di raggiungere la leadership globale. Nei primi anni 2000, la Cina ha anche adottato una politica di acquisizione di attività minerarie all’estero, dandole controllo sopra l’intera supply chain delle EV. Il patto Sicomines, tra la Repubblica Democratica del Congo e la Cina, garantisce a Pechino l’accesso alle forniture di cobalto, aiutando la Cina a raggiungere una posizione dominante nella raffinazione del cobalto e del litio che ora può sfruttare.

Le conclusioni della Commissione sono nette: i sussidi cinesi stanno distorcendo il mercato, creando una concorrenza sleale che minaccia di schiacciare i produttori europei. L’annuncio dell’indagine e le successive tariffe proposte sono un segnale forte, di una Commissione che dà priorità alla politica industriale e alla sicurezza economica. Tuttavia, le azioni dell’UE potrebbero non essere l’ultimo capitolo di questa vicenda.

Implicazioni industriali e commerciali

L’introduzione dei dazi sulle auto elettriche cinesi potrebbe avere effetti significativi sia a livello industriale che commerciale. Sul piano interno, queste misure potrebbero non essere abbastanza per favorire l’aumento della produzione interna automobilistica europea, salvaguardando migliaia di posti di lavoro. Tuttavia, alcuni analisti prevedono che le case automobilistiche cinesi, nonostante le tariffe, potrebbero comunque conquistare fino al 20% del mercato delle auto elettriche dell’UE entro il 2027.

Ma c’è un altro lato della medaglia: l’introduzione di barriere commerciali potrebbe rallentare il processo di decarbonizzazione in Europa, poiché le auto elettriche cinesi, grazie ai loro prezzi competitivi, hanno il potenziale per accelerare la diffusione di veicoli a zero emissioni. Bilanciare le necessità di proteggere l’industria interna con gli obiettivi climatici rimane quindi una sfida delicata per l’UE.

La Cina, d’altra parte, non rimarrà a guardare. Dal punto di vista commerciale, l’introduzione dei dazi potrebbe innescare ritorsioni da parte della Cina, che potrebbe colpire settori vitali per l’economia europea, come l’agricoltura o l’export di veicoli di lusso e macchine a grande cilindrata. Inoltre, le misure protezionistiche rafforzano l’idea che la globalizzazione economica stia cedendo il passo a un maggiore intervento statale, soprattutto nelle industrie chiave per la transizione ecologica.

La Cina potrebbe anche seguire il passo del Giappone, che negli anni ’80 hanno aggirato le tariffe statunitensi installando fabbriche negli Stati Uniti. La Cina ha già proposto di costruire fabbriche di veicoli elettrici in Ungheria. Queste misure potrebbero neutralizzare le tariffe dell’UE, dato che la decisione di applicare le tariffe deve essere unanime.

Prospettive future

Guardando al futuro, la domanda principale è come bilanciare la protezione dell’industria europea con la necessità di promuovere un’industria automobilistica innovativa e competitiva. I dazi offrono una protezione temporanea, ma non risolvono il problema di fondo: l’Europa deve investire maggiormente in ricerca e sviluppo se vuole competere a lungo termine con la Cina. I sussidi cinesi, infatti, permettono ai produttori di auto elettriche di evolversi rapidamente, mentre l’industria europea, nonostante i suoi progressi, fatica a tenere il passo.

L’esperienza degli Stati Uniti e del Canada, che stanno anch’essi cercando di affrontare le sfide poste dalla politica industriale cinese, mostra che i dazi possono essere utili solo se accompagnati da una strategia di investimento a lungo termine. In questo contesto, l’UE dovrà anche lavorare a stretto contatto con i suoi partner globali per cercare di spingere regole commerciali più eque nelle industrie verdi.

Rimane poi la questione del dialogo con la Cina. I dazi potrebbero diventare un punto di partenza per negoziati più ampi, per cercare di trovare un equilibrio tra le esigenze di protezione industriale dell’UE e il mantenimento di rapporti commerciali sostenibili con Pechino. La Commissione Europea si è già dichiarata disponibile per un dialogo più ampio, ma il cammino non sarà privo di ostacoli.

Nonostante le misure bilaterali che l’UE voterà il 4 ottobre, vi è la volontà di evitare una spirale di protezionismo simile a quella degli Stati Uniti, dove dazi su miliardi di dollari di prodotti hanno generato tensioni commerciali e conflitti diplomatici. L’UE, infatti, ha cercato di mantenere una linea di dialogo, come dimostrato dagli incontri tra leader europei e cinesi, tra cui il recente vertice tra il Presidente francese Emmanuel Macron e il presidente cinese X Jinping a Parigi.

Questi sforzi di diplomazia puntano a trovare un equilibrio che consenta di affrontare le preoccupazioni legate alla concorrenza sleale senza compromettere le relazioni commerciali a lungo termine. Tuttavia, la mancanza di un dialogo costruttivo e di un impegno genuino da parte della Cina solleva interrogativi sulla reale volontà degli attori di risolvere le controversie. Se la Cina non mostra un’apertura sincera e si prepara a rispondere con misure ritorsive, l’UE si troverebbe costretta a scegliere tra il rafforzamento della propria posizione industriale e il mantenimento di un clima commerciale pacifico.

Conclusione

L’Europa si trova quindi ad un bivio. Da un lato, deve difendere la sua base industriale; dall’altro, non può permettersi di rallentare la transizione verso una mobilità più sostenibile, dal momento che nel 2035 il motore a combustione interna sarà vietato nell’UE. Il futuro dell’industria automobilistica europea dipenderà dalla capacità di trovare un equilibrio tra queste due esigenze, senza cadere nelle trappole del protezionismo eccessivo né della dipendenza da prodotti esteri sovvenzionati.

L’UE è chiamata a prendere decisioni coraggiose e lungimiranti, che vadano oltre la semplice imposizione di dazi sulle auto elettriche cinesi, e che puntino a costruire un settore industriale competitivo, innovativo e sostenibile, capace di affrontare con successo le sfide globali.

*Crediti foto: Michael Fousert da Unsplash.*

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