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Oltre la normalità: quali sono le conseguenze sociali del Covid

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Le conseguenze sociali del covid 

La pandemia di covid-19 ha avuto – e sta tuttora avendo – come diretta conseguenza una drammatica crisi sanitaria, ma non solo: le conseguenze a livello globale sono anche economico-sociali. Particolarmente a rischio sono i progressi verso l’inclusione sociale e il benessere mentale.

L’ultimo anno è stato estremamente difficile non solo per gli operatori sanitari e per i pazienti affetti da covid-19 e i loro familiari, ma anche per studenti, lavoratori, in generale per chi versa in condizioni socioeconomiche svantaggiate e chi soffre di disturbi mentali. Numerosi studi mostrano che la perdita di produttività lavorativa, uno degli effetti del covid, è tra i principali determinanti della cattiva salute mentale. 

In tutto il mondo le conoscenze sull’impatto della pandemia sulla salute mentale sono ancora limitate e derivano soprattutto da esperienze parzialmente assimilabili alla situazione attuale, come quelle delle epidemie di SARS o di Ebola. I servizi e programmi di salute mentale a livello nazionale saranno sempre più necessari per ridurre le conseguenze sociali del covid. Queste si riversano, infatti, sulla qualità della vita e sul benessere in generale.

L’impatto del covid sul benessere in termini economici

Attualmente il livello medio di soddisfazione della vita in Europa è attestato ai livelli più bassi da aprile 1980. Questo calo dipende dal peggioramento delle condizioni lavorative e dalle ripercussioni sul reddito. Ma non solo, anche dalla percezione della propria salute e delle relazioni interpersonali. Rispetto alla media prima della pandemia, i resoconti sulla solitudine e sulla depressione dimostrano che queste si sono non solo duplicate e triplicate, ma in alcuni casi addirittura quintuplicate.

Uno dei modi per misurare la portata di questi cambiamenti è quello di tradurlo in termini monetari. Uno studio della società internazionale di consulenza McKinsey mostra come ad aprile l’impatto negativo della pandemia sul benessere sia stato di tre volte e mezzo più devastante rispetto al calo del Pil, già di per sé un tonfo. Il Pil pro capite, infatti, nel 2019 era in media di 2.700 , mentre ad aprile 2020 è sceso a 2.160. Alcune di queste conseguenze probabilmente saranno annullate o almeno ridotte debellato il virus e allentate le misure di distanziamento sociale, ma altre potrebbero essere permanenti. Si fa riferimento in particolare all’impatto dello scarso esercizio fisico durante il lockdown, nonché ai rinvii e in generale alle difficoltà di accesso alle visite diagnostiche e alle terapie ospedaliere

Dal medesimo studio si evince che il benessere di lungo termine dipende non soltanto dal salvare le vite di chi ha contratto il covid, ma anche dalle condizioni e dalla qualità della vita future. 

Le conseguenze sociali del covid sui cittadini europei 

Le misure restrittive che hanno inevitabilmente portato a variazioni nello stile di vita – relazioni ridotte al minimo, ansia dovuta alla crisi sanitaria, incertezza economica – hanno fatto sì che la soddisfazione della vita in Europa sia passata da un livello di 6.7 a 6.3. Si tratta di una media ponderata su una scala da 0 a 10, che tiene conto di una serie di fattori. Tra questi la riduzione del reddito, l’aumento della disoccupazione, il peggioramento della salute e un minore appagamento nelle relazioni. 

Dunque non solo l’aspetto economico, con gli stipendi ridotti e la disoccupazione in aumento, gioca un ruolo rilevante nel livello di soddisfazione della vita. Predominante in realtà è l’aspetto individuale: la salute e le relazioni.

Nel 2018, il 69% delle persone in Europa ha dichiarato di avere una salute “buona e molto buona”, mentre ad aprile 2020 la media era del 63%. Soltanto nel Lussemburgo i livelli sono rimasti stabili. A risentirne di più è stata la salute mentale (soprattutto quella delle donne che hanno meno di 34 anni): il numero delle persone che si sentono depresse è raddoppiato rispetto al 2016, dal 6% al 13% del 2020. In Austria la frequenza dei sintomi della depressione è addirittura quintuplicata. 

Anche le relazioni sono un fattore importante nel determinare il benessere. Ad aprile 2020 nel Regno Unito, ad esempio, 1/4 delle persone ha dichiarato che la crisi pandemica ha avuto effetti negativi sulle loro relazioni. In tutta Europa le persone che hanno dichiarato di sentirsi sole “la maggior parte del tempo” sono passate dal 6% al 17%. Questo senso di solitudine è stato percepito per lo più in Paesi come Grecia e Bulgaria.

Gli effetti sugli statunitensi

Negli Usa oggi le vittime del covid sono 257.000. Eppure, tra le conseguenze sociali del covid non bisogna annoverare esclusivamente le morti che il virus direttamente causa. Occorre tenerne in considerazione anche gli effetti indiretti. Quando se ne saranno superati gli effetti immediati e diretti, bisognerà occuparsi delle conseguenze sociali del covid derivanti dalle altre malattie trascurate. Per fare fronte a queste ultime, negli Stati Uniti si stimano costi annuali del sistema sanitario in aumento tra 30 e 65 miliardi di dollari. In un recente sondaggio di McKinsey Consumer Healthcare Insights il 40% degli intervistati ha dichiarato di aver cancellato i prossimi appuntamenti medici. Un altro 12% ha dichiarato di aver bisogno di cure mediche, ma di non aver prenotato una visita o di non averne potuta fare una. I medici ritengono che il sistema sanitario potrebbe fornire meno servizi in futuro per via dei pazienti covid. Dunque altre cure potrebbero essere posticipate o interrotte. 

Le conseguenze del posticipare le cure si riverseranno anche sui costi del sistema sanitario. Il rinvio delle cure tendenzialmente comporterà un peggioramento delle condizioni di salute, le cui cure comporteranno costi ulteriori.

Ad esempio, i costi medi per il trattamento di un individuo affetto da una malattia ostruttiva polmonare cronica potrebbero registrare un incremento medio del 9%. Di conseguenza, i costi per paziente saliranno da $38,000 a circa $41,000 l’anno. Invece le cure di malattie come il diabete dovrebbero avere un impatto sui costi relativamente modesto: potrebbe crescere dall’1% al 4%. Questo perché è possibile trattarlo con farmaci e con modifiche nello stile di vita.

Cosa ci aspetta dopo la pandemia

La pandemia, per via delle modifiche nelle condizioni di vita, è stata una sorta di shock per chi, prima della crisi sociosanitaria, era abituato ad intrattenere frequenti relazioni sociali e ad avere buone condizioni lavorative e di salute.  

La combinazione delle difficoltà economiche, del timore di contrarre il covid e degli altri fattori non-economici elencati in precedenza, mettono in dubbio la capacità di ripresa della popolazione. Ecco perché è di fondamentale importanza l’intervento dei governi per progettare una strategia di ripresa che abbia effetti nel lungo termine per risanare i danni derivanti dalle conseguenze sociali del covid. 

L’attenzione dovrà comunque focalizzarsi sull’aspetto salute. Oltre ai già citati problemi derivanti dal ritardo nelle cure e dallo stress che incide sulla salute mentale, da un sondaggio sulla fiducia dei consumatori è emerso che sempre più persone trascorrono del tempo senza muoversi. Il 17% degli intervistati in Francia e il 34% degli intervistati in Italia hanno dichiarato di non star facendo abbastanza esercizio fisico. Dati simili si riscontrano in Germania, Regno Unito e Spagna. 

Particolare attenzione va poi rivolta alla salute mentale. Il covid-19 infatti ha aggravato i livelli di stress, ansia e depressione della popolazione. Si potrebbero ad esempio incentivare sedute di psicoterapia e di meditazione guidata online. Si tratta di misure economiche. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che per ogni euro speso ciascun Paese ne guadagnerà quattro in termini di miglioramenti nella salute e nella produttività.

I governi dovrebbero inoltre occuparsi del mercato del lavoro, creando una buona occupazione e che questa riguardi anche le categorie sociali vulnerabili, come le giovani donne. Sempre secondo McKinsey poi, la soddisfazione lavorativa dipende inoltre dal tipo di lavoro: andrebbero appianati gli squilibri fra le qualifiche professionali richieste e quelle offerte e al contempo le aziende non dovrebbero irrigidire le risorse umane in strutture troppo gerarchiche.

Eleonora Ferrari
Nata in Calabria, studio giurisprudenza all’Università Bocconi. Bandita dalle cene di famiglia dall’anno 1997. Adesso che avete cantato Jingle bells non è il momento di parlare delle elezioni presidenziali in Guatemala? Con OriPo ho trovato il posto e la compagnia giusta con cui condividere la mia passione. I tempi in cui tediavo i parenti sono finiti…più o meno.

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