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La Germania dopo le elezioni regionali di settembre: divisa, ma non come sembra

politica dell'insicurezza in Germania

A prima vista, le elezioni nei Länder tedeschi dello scorso settembre 2026 sembrano raccontare due Germanie agli antipodi. Anche la stampa italiana ed internazionale ha restituito questa contrapposizione: da una parte il trionfo dell’Alternative für Deutschland (AfD) in Sassonia-Anhalt, dall’altra la vittoria di Die Linke a Berlino. Estrema destra e sinistra radicale; periferia e metropoli.

Eppure, guardando oltre il colore politico dei vincitori, i due risultati presentano più somiglianze di quanto questa contrapposizione lasci immaginare, soprattutto se letti nel quadro più ampio delineato anche dal voto in Meclemburgo-Pomerania. Che cosa possono avere in comune due risultati elettorali apparentemente così distanti?

Länder, partiti ed elezioni

Per comprendere il peso delle elezioni regionali bisogna partire dalla struttura federale della Germania. Nel secondo dopoguerra, anche alla luce delle conseguenze che aveva avuto l’accentramento del potere durante il nazionalsocialismo, la Legge fondamentale del 1949 attribuì un ruolo centrale ai Länder, gli Stati federati che compongono la Repubblica Federale di Germania. Ciascun Land dispone di una propria Costituzione, di un parlamento e di un governo, guidato generalmente da un Ministerpräsident, pur nel rispetto dei principi stabiliti dalla Legge fondamentale. I Länder godono inoltre di importanti competenze legislative e amministrative, particolarmente rilevanti in ambiti come l’istruzione, la cultura e la sicurezza interna, e attraverso il Bundesrat, l’organo di rappresentanza dei governi regionali a livello federale, partecipano alla legislazione nazionale.

All’interno di questa struttura federale, la competizione politica ruota attorno ad alcuni grandi partiti nazionali. Nell’area di centrodestra si collocano l’Unione Cristiano-Democratica (CDU, Christlich Demokratische Union Deutschlands), partito dell’attuale cancelliere Friedrich Merz, e la sua formazione gemella bavarese, l’Unione Cristiano-Sociale (CSU, Christlich-Soziale Union in Bayern), che insieme costituiscono l’Unione CDU/CSU. Sul centrosinistra si trova il Partito Socialdemocratico (SPD, Sozialdemokratische Partei Deutschlands), mentre il Partito Liberale Democratico (FDP, Freie Demokratische Partei) occupa tradizionalmente l’area liberale e ha svolto spesso un ruolo decisivo nella formazione delle coalizioni di governo.

A questi partiti si sono affiancate nel tempo altre formazioni. Nell’area progressista si collocano inoltre Alleanza 90/Verdi (Bündnis 90/Die Grünen), di orientamento ecologista, e, più a sinistra, La Sinistra (Die Linke) e da una scissione di quest’ultima nel 2024 è nata l’Alleanza per la Giustizia Sociale e la Razionalità Economica (BSW, Bündnis Soziale Gerechtigkeit und Wirtschaftliche Vernunft). Nell’area della destra radicale si è invece affermata negli ultimi anni l’Alternativa per la Germania (AfD, Alternative für Deutschland).

Questa competizione si sviluppa anche a livello regionale, secondo regole elettorali stabilite dai singoli Länder. Le modalità di elezione dei parlamenti regionali presentano infatti alcune differenze, anche se nella maggior parte dei Länder viene adottato un sistema proporzionale personalizzato, nel quale gli elettori possono esprimere un voto per una lista di partito e uno per un candidato nel proprio collegio uninominale. Le elezioni regionali non determinano quindi soltanto gli equilibri politici dei singoli Länder, ma contribuiscono anche a definire i rapporti di forza della politica nazionale. Alla vigilia delle elezioni di settembre 2026, la geografia politica dei governi regionali tedeschi continuava a essere dominata dai due principali partiti tradizionali, CDU/CSU e SPD, che esprimevano i capi di governo di 15 dei 16 Länder. È a partire da questo quadro che acquistano particolare rilievo i risultati emersi dalle urne nel settembre 2026.

Le elezioni in Sassonia-Anhalt e a Berlino

È su questo sfondo che, nel settembre 2026, Sassonia-Anhalt, Berlino e Meclemburgo-Pomerania sono andati alle urne. Il ciclo elettorale si è aperto in Sassonia-Anhalt, dove il voto del 6 settembre ha segnato una netta discontinuità rispetto alle elezioni regionali precedenti. L’AfD ha ottenuto il 43,8% dei voti, più che raddoppiando il risultato del 2021, mentre la CDU, fino ad allora alla guida del governo regionale, è scesa al 17,2%. A modificare ulteriormente gli equilibri è stato l’ingresso nel Landtag del BSW, che alla sua prima elezione nella regione, ha ottenuto il 5,3% dei voti. Particolarmente significativo è stato anche l’aumento dell’affluenza, passata dal 60,3% del 2021 al 77,8%, il livello più alto mai registrato nel Land.

L’aumento della partecipazione assume particolare rilievo alla luce dei flussi elettorali: secondo le stime, l’AfD avrebbe guadagnato in saldo circa 170 mila voti dai precedenti non votanti e 83 mila dalla CDU. Una forte mobilità emerge anche nel caso del BSW, che avrebbe attratto consensi da diversi partiti oltre che dall’astensione.

A seguire sono state le elezioni nella città-Stato di Berlino, tenutesi il 20 settembre. Anche qui il voto ha modificato profondamente gli equilibri precedenti. I due partiti del governo uscente, CDU e SPD, hanno registrato forti perdite, così come i Verdi. A beneficiare maggiormente di questa ridefinizione degli equilibri è stata soprattutto Die Linke, principale vincitrice delle elezioni con il 25,7% dei voti, più del doppio rispetto al 12,2% ottenuto nel 2023. Anche l’AfD ha registrato una forte crescita, raggiungendo circa il 16,3%, mentre il BSW che, alla sua prima partecipazione alle elezioni per l’Abgeordnetenhaus, è rimasto appena al di sotto della soglia necessaria per entrarci, raccogliendo il 4,7% dei voti.

Anche in questo caso si è registrato un netto aumento dell’affluenza, passata dal 62,9% del 2023 al 74,2%, con un incremento di oltre 11 punti percentuali. Secondo le stime, sia Die Linke, sia l’AfD hanno beneficiato della mobilitazione di precedenti non votanti, oltre ad attrarre consensi provenienti da altri partiti. Anche il BSW mostra un elettorato particolarmente mobile, con voti provenienti sia dall’astensione sia da diversi elettorati.

Le letture che presentano questi risultati come espressione di due realtà agli antipodi, che “funzionano in modo troppo diverso”, o attraverso la contrapposizione tra campagna e città, rischiano però di lasciare in secondo piano alcuni elementi comuni. Nonostante la destinazione politica profondamente diversa dei consensi, sia a Berlino sia in Sassonia-Anhalt l’aumento della partecipazione si è accompagnato alla mobilitazione di precedenti non votanti e a consistenti spostamenti tra gli elettorati dei partiti. Due risultati apparentemente opposti sembrano quindi condividere almeno una caratteristica: una forte mobilità elettorale.

Oltre i left behind

Da dove nasce questa disponibilità a cambiare appartenenza politica? Più che chiedersi soltanto perché la Germania urbana voti a sinistra e quella periferica a destra, diventa utile interrogarsi sulle esperienze sociali che possono rendere una parte degli elettori più disponibile a modificare le proprie scelte.

Le interpretazioni del cambiamento elettorale e del sostegno alle forze radicali hanno spesso cercato una spiegazione nelle caratteristiche socioeconomiche degli elettori, guardando a fattori come reddito, livello di istruzione, occupazione o appartenenza di classe. Nel caso della destra radicale, queste letture hanno contribuito alla diffusione dell’immagine dei cosiddetti left behind (’lasciati indietro’): individui e territori maggiormente penalizzati dalle trasformazioni economiche e sociali legate alla globalizzazione. Ne deriva una rappresentazione di questo elettorato come un gruppo relativamente omogeneo, composto soprattutto da lavoratori meno qualificati, con livelli di istruzione e reddito più bassi e maggiormente esposti alle conseguenze delle trasformazioni economiche. Eppure, questa interpretazione rischia di non cogliere una distinzione importante: essere economicamente svantaggiati non è necessariamente la stessa cosa che sentirsi economicamente insicuri.

Questo aspetto emerge già in uno studio del 2017 che mette in discussione una lettura del comportamento elettorale basata esclusivamente sulla marginalità socioeconomica. L’analisi individua infatti un ruolo importante anche della cosiddetta squeezed middle (‘classe media sotto pressione’): segmenti del ceto medio che, pur non trovandosi necessariamente nelle condizioni economiche peggiori, percepiscono un deterioramento della propria posizione economica. Il punto, quindi, non è soltanto quali risorse un individuo possieda in un determinato momento, ma quanto stabile e prevedibile sia la sua condizione e quanto tale stabilità gli permetta di pianificare il futuro.

Vite instabili nell’epoca delle incertezze

L’insicurezza, così come definita dalla sociologa Lorenza Antonucci nella sua idea della insecurity politics, riguarda l’instabilità che attraversa le traiettorie di vita, dal lavoro alla situazione finanziaria fino alla possibilità di pianificare il proprio futuro, e può interessare anche individui che non appartengono ai gruppi economicamente più svantaggiati. Questa chiave di lettura assume particolare rilievo nel contesto tedesco, segnato negli ultimi anni dall’aumento dei prezzi, dalla crisi energetica e, soprattutto nelle grandi città, dalle crescenti difficoltà di accesso alla casa.

Nella lettura proposta da Antonucci, a questi fattori si aggiunge una trasformazione più profonda del rapporto tra individui e sistemi di protezione sociale. Nel corso degli ultimi decenni, la gestione di rischi come la precarietà lavorativa e l’instabilità economica è stata progressivamente trasferita sull’individuo, chiamato sempre più a farsi carico della propria sicurezza attraverso politiche orientate all’attivazione. In questo quadro, l’insicurezza riguarda anche la difficoltà di prevedere e controllare la propria traiettoria futura e non può quindi essere ridotta alla sola condizione di svantaggio economico.

È proprio questa dimensione a renderla politicamente rilevante. L’insicurezza non conduce automaticamente verso una specifica posizione ideologica: può invece contribuire a rendere una parte dell’elettorato più disponibile verso offerte politiche alternative agli equilibri esistenti. La direzione assunta da questa mobilitazione dipende anche dall’offerta politica, cioè dal modo in cui i partiti interpretano queste insicurezze, ne individuano le cause e propongono delle risposte. I dati raccolti in occasione delle elezioni rendono questa prospettiva particolarmente interessante nel confronto tra Berlino e Sassonia-Anhalt.

Tra gli elettori di Die Linke nella capitale, il 63% dichiarava una forte preoccupazione che l’aumento dei prezzi potesse rendergli difficile pagare le proprie spese, mentre il 60% temeva di non riuscire più a mantenere il proprio tenore di vita. Tra gli elettori dell’AfD in Sassonia-Anhalt, le stesse preoccupazioni raggiungevano rispettivamente l’89% e l’80%. Si tratta di intensità differenti, ma della presenza, in entrambi gli elettorati, di un’incertezza legata alla possibilità di preservare le proprie condizioni materiali nel futuro. Le differenze emergono invece nelle altre preoccupazioni: mentre a Berlino il 74% degli elettori della Linke temeva di non riuscire a trovare in futuro un’abitazione economicamente accessibile, tra gli elettori dell’AfD in Sassonia-Anhalt emergevano con particolare forza anche timori legati all’immigrazione e al cambiamento sociale.

Anche l’offerta politica riflette questa differenza. A Berlino, Die Linke ha posto al centro della propria campagna il costo della vita e soprattutto l’emergenza abitativa, proponendo la regolazione degli affitti e un maggiore intervento pubblico nel mercato immobiliare. La stessa questione abitativa è stata però politicizzata diversamente dall’AfD berlinese, che ha proposto una minore regolazione del mercato e una priorità per i residenti di lungo periodo nell’accesso agli alloggi, inserendo il tema in una proposta più ampia incentrata su immigrazione e sicurezza. In Sassonia-Anhalt, l’AfD ha attribuito particolare centralità proprio all’immigrazione e della sicurezza, affiancandoli alla promessa di un più generale cambiamento di rotta.

L’insicurezza, quindi, non determina da sola la direzione del voto. Condizioni materiali o preoccupazioni in parte sovrapponibili possono essere politicizzate attraverso interpretazioni differenti, che ne individuano cause e responsabili diversi e, di conseguenza, propongono soluzioni diverse. È nell’incontro tra una domanda di maggiore sicurezza e protezione e le diverse offerte politiche disponibili che Berlino e Sassonia-Anhalt iniziano a divergere.

Le elezioni in Mecleburgo-Pomerania

Il voto del 20 settembre 2026 in Meclemburgo-Pomerania permette di estendere il confronto al terzo Land andato alle urne a settembre. In questa occasione, l’AfD ha raggiunto il 38,2% dei voti, più che raddoppiando il risultato del 2021, mentre la SPD della precedente Ministerpräsidentin è scesa dal 39,6% al 35,5%. Più netto il ridimensionamento della CDU, rimasta fuori dal Landtag per la prima volta. Secondo le stime, la crescita dell’AfD è passata sia dalla mobilitazione di precedenti non votanti sia dal trasferimento di consensi provenienti da SPD e CDU.

Il quadro è però meno lineare di una semplice avanzata dell’AfD a spese dei partiti tradizionali. Anche la SPD è riuscita a mobilitare precedenti non votanti e ad attrarre consensi da altri partiti. Tra i suoi elettori, il 59% dichiarava una forte preoccupazione per l’aumento dei prezzi e il 49% temeva di non riuscire più a mantenere il proprio tenore di vita; tra gli elettori dell’AfD, le stesse preoccupazioni raggiungevano rispettivamente l’87% e l’80%. Per il 35% degli elettori SPD, inoltre, la sicurezza sociale rappresentava il tema più importante nella scelta di voto.

La centralità di queste questioni emergeva anche nell’offerta politica della SPD, il cui programma regionale riconosceva l’incertezza prodotta dalle crisi degli ultimi anni e proponeva tutela dell’occupazione, salari più alti e maggiore sicurezza sociale, accanto a investimenti nell’istruzione e nelle infrastrutture. Questi elementi non permettono di attribuire la relativa tenuta della SPD alla sua attenzione per le questioni sociali, ma mostrano come anche un partito di governo possa cercare di intercettare politicamente forme di insicurezza materiale. Il Meclemburgo-Pomerania aggiunge così un ulteriore elemento al confronto: alla mobilità dell’elettorato non corrisponde necessariamente un’unica direzione politica.

Una Germania divisa, ma non come sembra

Le elezioni di settembre restituiscono quindi una Germania divisa negli esiti politici, ma meno nettamente nelle dinamiche che attraversano i diversi elettorati. L’incertezza rispetto alla possibilità di preservare nel futuro le proprie condizioni di vita può accomunare territori e gruppi sociali molto diversi, senza però tradursi automaticamente nella stessa scelta politica. A fare la differenza sono anche le risposte offerte dai partiti e il modo in cui questi riescono a interpretare le diverse forme di insicurezza. La geografia elettorale descrive dunque dove finiscono i voti, ma non basta a spiegare perché gli elettori si spostino: guardare alle condizioni che alimentano questa mobilità permette di comprendere meglio una Germania politicamente divisa, ma attraversata da insicurezze che superano quei confini.

In questa prospettiva, rispondere all’insicurezza significa andare oltre il contrasto alla sola marginalità economica e intervenire anche sulla prevedibilità delle traiettorie di vita: dalla stabilità del lavoro all’accesso alla casa, fino alla capacità del welfare di proteggere gli individui dai rischi. È anche su questo terreno che i partiti sono chiamati a confrontarsi con un elettorato sempre più mobile.

*Immagine di copertina [Foto di Maheshkumar Painam su Unsplash]
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