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Gabon: l’ultimo golpe in Africa occidentale

golpe Gabon

Governi ribaltati e capi di Stato spodestati, da tre anni a questa parte questo è lo scenario più comune nell’Africa Subsahariana. Di recente, dopo la serie di colpi di Stato in Burkina Faso, Mali, Guinea, Ciad e Niger, la lista si è allungata. Un altro Stato è caduto vittima di un altro golpe: il Gabon.

Il golpe

È il 30 agosto quando sulla televisione di Stato gabonese appare un gruppo di militari. E’ il CTRI – Comitato per la Transizione e il Ripristino delle Istituzioni – che annuncia di aver preso il comando del Paese sancendo la fine della dinastia Bongo. Pochi giorni prima, il 26 agosto, erano stati resi pubblici i risultati delle elezioni presidenziali che riconfermavano, per la terza volta, Ali Bongo Ondimba come massima carica dello stato.

Ma quali sono i motivi dietro questo golpe? Stando ai calcoli del Centro elettorale gabonese, Bongo avrebbe ricevuto il 64,27% di voti in suo favore, ma secondo i militari, questa vittoria sarebbe frutto di un processo elettorale truccato, un insieme di brogli e ombre che hanno alimentato le tensioni del Paese fino ad arrivare a un punto di non ritorno. In risposta, la giunta militare è intervenuta prendendo il potere e istituendo un governo di transizione, capeggiato da Raymond Ndong Sima. Prima di ricoprire la carica di Primo Ministro, Sima è stato al servizio della presidenza Bongo dal 2012 al 2014 in veste di Primo Ministro, per poi diventare suo fervente oppositore, fino a correre contro lo stesso alle elezioni del 2016 e del 2023. A conferirgli tale ruolo è stato un altro personaggio chiave per la riuscita del golpe: il generale Brice Oligui Nguema, che nei giorni seguenti la destituzione di Bongo ha ricoperto la carica di presidente ad interim.

Gabon pre-golpe: la dinastia Bongo

Non è certo la prima volta che il Gabon assiste alle vicende dei Bongo, al potere dal 1967. La loro storia era iniziata solo 7 anni dopo l’indipendenza del paese dalla Francia, con l’insediamento di Omar Bongo, padre del presidente destituito. Politico e dittatore dalle ideologie autoritarie e conservatrici, è stato tra i Presidenti più longevi al mondo, secondo solo a Fidel Castro. Con la sua morte nel 2009, la carica è passata al figlio.

Bongo si trasferì a Parigi per studiare giurisprudenza e, una volta terminato il suo percorso accademico, tornò in Gabon: qui ricoprì il ruolo di ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione (1989) e della Difesa (1999) prima di prendere le redini del Paese. Seguendo le orme del padre, adottò una politica che combinava clientelismo e repressione; a segnare una battuta d’arresto nella sua carriera è stato un ictus che nel 2018 lo ha costretto ad allontanarsi dalla vita pubblica. Nei i tempi a seguire, Bongo iniziò a essere ritenuto inadatto come guida del Paese; la sua figura venne messa molto in discussione, al punto che nel 2019, un gruppo di militari tentò senza successo di ribaltare il governo con la promessa di portare la democrazia nel Paese. La sue precarie condizioni fisiche e la sua ostinazione nel ricandidarsi per un terzo mandato sono stati tra i fattori che hanno dato il via alla rivolta dell’esercito, questa volta con un esito decisamente diverso da quello di quattro anni fa.

Ricchezze e povertà nel Gabon del golpe

Questo golpe ha colpito un Paese che versava già in condizioni socioeconomiche critiche: situato sulla costa occidentale dell’Africa Centrale il Gabon è noto per la ricchezza delle sue risorse naturali, in particolare cacao e petrolio. Nonostante il suo reddito pro capite nella media dell’Africa Subsahariana sia tra i più alti – stando alla Banca Mondiale quasi $9000 nel 2022oltre un terzo della popolazione vive in condizione di povertà. L’intera economia del Paese infatti, ruota intorno alla produzione ed esportazione di risorse naturali, una catena insufficiente a colmare il tasso di disoccupazione, (che arriva a picchi del 30%) o finanziare politiche per migliorare le condizioni di vita dei cittadini. 

Altro aspetto fondamentale dell’economia del Gabon è quello che riguarda la protezione della foresta pluviale: Il CAFI – Iniziativa per la foresta dell’Africa centrale – grazie anche al supporto dell’ONU ha donato più di 17 milioni di dollari alla nazione, come prima quota di un accordo stretto nel 2019 che prevede un totale di 150 milioni di dollari per la tutela dell’ambiente gabonese. 

L’Africa dei golpisti

Quello del Gabon non è un caso isolato. Al contrario, il continente africano sembra aver fatto dell’instabilità politica una sua costante. Se avesse successo, questo sarebbe l’ottavo colpo di Stato dal 2020. I vari golpe presentano indubbiamente degli elementi comuni, in primis il passato coloniale francese. Il caso gabonese ha però delle peculiarità. A cambiare è innanzitutto la posizione geografica: gli altri golpe si sono verificati negli Stati del Sahel, il Gabon invece è a più di mille chilometri a sud, in un’area estremamente diversa sotto il profilo culturale. Inoltre, gli altri Paesi hanno visto l’insurrezione violenta di gruppi jihadisti, alcuni dei quali affiliati ad al Qaida e allo Stato Islamico. In questi casi a intervenire è stata proprio la Francia, che ha finanziato ed inviato  missioni militari sul posto .Questi provvedimenti hanno portato alla crescita di un forte sentimento antifrancese, complice anche il fatto che il governo di Parigi  si è schierato contro i golpisti. In Gabon questa situazione non si è mai verificata: la Francia si è sempre dimostrata neutrale in materia di equilibri politici e il Paese non è mai stato coinvolto in insurrezioni a sfondo religioso, inoltre la giunta che ha preso il potere non si è mostrata interessata a cancellare gli accordi economici e di difesa presi con lo Stato francese.  Le motivazioni che stanno alla base del colpo riguardano esclusivamente il processo elettorale.

“Popolo del Gabon, finalmente siamo sulla strada verso la felicità”. Questa è la promessa con cui i militari gabonesi,, che sperano di tenere le prime elezioni democratiche a primavera dell’anno prossimo, hanno preso il comando del Paese. Il passato insegna come spesso i colpi di Stato non segnino altro che un passaggio da un regime dispotico a un altro regime dispotico, e il fatto che il generale Nguema altri non sia che il cugino di Ali Bongo porta a chiedersi: il Gabon si trova davvero di fronte a una svolta storica o è solo l’ennesimo Stato in cui una crisi di famiglia sposta l’intero potere da un’élite all’altra?

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