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Euro digitale: la nuova valuta digitale europea?

Tempo di lettura stimato: 6 min.

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Da alcuni anni, negli ambienti della Banca Centrale Europea (BCE), si sta discutendo l’idea di istituire un Euro digitale, che affiancherebbe l’attuale valuta europea. Ma cosa significherebbe, nel concreto? Quali sono i rischi, e soprattutto le opportunità? 

 

Che cosa sono le valute digitali

Le valute digitali emesse dalla banca centrale, o Central Bank Digital Currencies (CBDC), costituiscono una versione intangibile delle comuni monete fiat, attualmente in uso. Come le monete a corso legale, le valute digitali delle banche centrali sono sostenute dalla fiducia riposta degli utilizzatori della moneta nei confronti del governo che ne garantisce l’emissione. Le valute digitali nazionali riprendono anche i principali punti di forza delle loro concorrenti, le criptovalute. Oltre all’intangibilità, le CBDC incorporano tecnologie blockchain e di registro distribuito (distributed ledger technology) per garantire la sicurezza informatica delle transazioni. Tuttavia, essendo garantite dalla Banca Centrale, le valute digitali nazionali perdono il carattere di decentralizzazione su cui si fondano le criptovalute, risultando in una maggiore stabilità nel proprio valore, ed evitando la volatilità che rende le criptovalute strumenti di pagamento poco affidabili.

 

Unendo i maggiori vantaggi di entrambe, le valute digitali nazionali si pongono a metà strada tra i due estremi del panorama monetario attuale, cercando di rispondere alle necessità di sicurezza e stabilità imposte dal sistema economico attuale, dove miliardi di transazioni digitali vengono effettuate ogni giorno.

Pochi paesi, come Nigeria e Giamaica, hanno già implementato una moneta digitale nazionale in maniera completa, mentre molti altri stanno sperimentando una versione pilota della nuova valuta, come Russia e Cina. L’Europa sta sviluppando una proposta da formalizzare sia sotto il profilo economico che legislativo e, per quanto in una fase ancora embrionale, la prospettiva di un euro digitale sembra avvicinarsi.

Perché un euro digitale?

Ad oggi la Banca Centrale Europea si occupa di garantire l’emissione degli euro sotto forma di contante per i cittadini e di base monetaria per le banche commerciali, sotto forma di depositi presso la Banca Centrale. Allo stesso tempo, le banche offrono ai propri clienti soluzioni di pagamento elettronico, come carte di credito o di debito, dove impiegano la moneta “privata” come surrogato alla valuta a corso legale. La garanzia di piena convertibilità tra la moneta privata (di banca commerciale) e la moneta emessa dalla Banca Centrale garantisce la fiducia dei consumatori, tutelando la stabilità dei sistemi di pagamento.

In un contesto dove il contante risulta sempre meno utilizzato, tuttavia, il rischio è di vedere trasferito sempre più potere nelle mani dei principali intermediari finanziari extra-europei che gestiscono l’attuale panorama dei pagamenti elettronici. Di conseguenza, la potenziale esposizione ad instabilità geopolitiche e tensioni commerciali sta spingendo la BCE a proseguire nel suo impegno di creazione di un euro digitale, affiancando il contante e restituendo autonomia strategica ai cittadini europei.

A che punto siamo con l’euro digitale?

A partire da luglio 2021, il Consiglio Direttivo della BCE ha iniziato un progetto per valutare l’opportunità di un euro digitale, elaborando report periodici sullo stato di avanzamento tecnico nell’indagine articolata in più fasi. I prototipi, testati tra luglio 2022 e febbraio 2023, dimostrano che l’euro digitale potrebbe essere integrato facilmente nei sistemi di pagamento già esistenti, essendo presenti un numero sufficiente di fornitori europei pronti a sviluppare soluzioni pratiche.

I prototipi, inoltre, sono stati utili per valutare diverse opzioni di tutela della privacy degli utenti, ma una decisione in tal senso non risulta ancora definitiva. Una breve pubblicazione della BCE sulle opzioni di privacy dell’euro digitale chiarisce, tuttavia, alcuni dei prerequisiti fondamentali. L’anonimato assoluto, a differenza di quanto avviene con le criptovalute, non è auspicabile poiché renderebbe impossibile il tracciamento minimo delle transazioni nell’ottica di contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento di attività terroristiche. La BCE suggerisce invece una differenziazione del regime di privacy da applicare: per transazioni di poco valore, un grado maggiore di riservatezza verrà garantito, mentre transazioni più consistenti saranno sottoposte ai controlli standard per valutarne la legittimità. Il giusto bilanciamento tra tutela della privacy dei cittadini e contrasto ad attività illecite dovrà passare necessariamente per la definizione di un nuovo quadro normativo europeo che rappresenti la crasi tra gli obiettivi di policy dell’Unione e la volontà politica dei paesi.

Sulla base di quanto riportato nel Report on a digital euro della Banca Centrale Europea, la nuova valuta digitale dovrà essere l’evoluzione naturale del contante, quindi né i cittadini europei né gli intermediari finanziari dovranno sostenere i costi di introduzione e gestione della valuta. Le spese saranno, dunque, a carico della BCE, come già avviene con l’emissione e distribuzione delle banconote in circolo.

Infine, il quarto report sullo stato di avanzamento dell’indagine per l’euro digitale evidenzia alcune caratteristiche che dovrà avere la nuova valuta digitale. Dovendo affiancare il contante, verrà implementata la possibilità di effettuare i pagamenti anche offline, un vantaggio che surclasserebbe tutti gli strumenti di pagamento elettronico privati attualmente in uso. Tra gli obiettivi dell’euro digitale rientra, quindi, l’aumento dell’inclusione finanziaria nei confronti dei soggetti attualmente esclusi dai sistemi di pagamento elettronici, come persone con scarse competenze digitali.

Una strada in salita per l’euro digitale

Sempre all’interno del Report on a digital euro vengono esplicitati alcuni dei rischi associati all’uso eccessivo dell’euro digitale a fini di investimento, al di là del suo scopo principale come mezzo di pagamento. Qualora i cittadini decidessero di trasformare i propri depositi (denominati in valuta commerciale) in moneta emessa dalla BCE, le banche potrebbero perdere la loro funzione di intermediari finanziari, mettendo a rischio l’efficienza nel rilascio del credito a consumatori ed imprese, impedendo un livello ottimale di investimenti e consumi aggregati. Inoltre, uno stravolgimento del loro modello di business porterebbe le banche ad assumere comportamenti finanziari più rischiosi per garantire il precedente livello di profitti. Senza contare che, avendo ridotto il loro ruolo di intermediari, le banche avrebbero meno informazioni sui loro clienti, risultando in una minore capacità di valutazione dei rischi.

Durante periodi di incertezza finanziaria ciò potrebbe destabilizzare l’intero sistema bancario, compromettendo quindi l’economia europea. Infatti, di fronte ad una crisi in cui gli individui liquidano in fretta le proprie attività, non assisteremmo alle “classiche” corse agli sportelli seguite dal blocco all’erogazione di contanti da parte delle banche per tutelare la loro integrità. Al contrario, la conversione da moneta commerciale in quella della banca centrale avverrebbe virtualmente senza ostacoli, prosciugando molto più in fretta i depositi presso gli istituti bancari e portandoli ad un’inevitabile crisi di liquidità. Pertanto, l’adozione di un euro digitale dovrà avvenire gradualmente, prevedendo protezioni a simili scenari fin dall’introduzione del nuovo sistema di pagamento.

In aggiunta all’esposizione delle fragilità del sistema bancario, il report considera diversi altri scenari di rischio legati all’adozione dell’euro digitale, principalmente sotto il profilo dei rapporti e minacce esterne all’area euro. Intanto, una vasta circolazione di euro digitale al di fuori della zona euro potrebbe avere implicazioni sui flussi di capitale e sul tasso di cambio dell’euro, con possibili effetti indiretti sulla politica monetaria e trasmissione della stessa.

I prossimi sviluppi dell’euro digitale

A novembre 2023, il Consiglio Direttivo della BCE ha approvato il passaggio alla fase preparatoria per l’adozione dell’euro digitale, sulla base dei risultati forniti dalla ricerca della BCE durante la precedente fase investigativa. Ovviamente, l’eventuale adozione ed introduzione di un euro digitale non spetterà alla Banca Centrale Europea, ma sarà subordinata alla decisione del Parlamento Europeo.

Al netto di queste considerazioni, l’euro digitale potrebbe essere uno strumento fondamentale per i Paesi dell’Eurozona, rilanciandone la competitività sul teatro globale e riaffermando l’Unione Europea quale attore economico apicale, in grado di competere seriamente con superpotenze quali Stati Uniti e Cina. L’UE dovrà mantenere un approccio proattivo di fronte alla sfida posta dalla rivoluzione dei sistemi di pagamento o i suoi cittadini saranno costretti a subire passivamente gli stravolgimenti che la tecnologia sta apportando nell’approccio alla finanza privata e alla gestione delle politiche economiche.

*crediti foto: Shutterstock

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