Economia

Cosa ci insegnano i casi europei sul trasporto pubblico gratuito

Treno in una stazione in Germania

All’inizio di quest’anno il governo spagnolo di Pedro Sanchez ha prorogato la misura che rendeva completamente gratuite le tratte ferroviarie del paese di corta e media distanza. Prima della Spagna anche Lussemburgo e Malta hanno adottato politiche simili. Il Gran Ducato di Lussemburgo ha reso tutti i trasporti pubblici completamente gratuiti da marzo 2020. Il governo maltese ha optato per promuovere la rimozione delle tariffe degli autobus operanti sull’isola a partire da ottobre 2022. Quest’ultimi sono paesi dall’estensione geografica relativamente piccola, rispetto alla ben più grande Spagna, che ha dovuto stanziare 3 miliardi di euro ed ulteriori 660 milioni per mantenere attiva la politica. A titolo comparativo, il governo del Lussemburgo spende annualmente 41 milioni di euro, mentre il governo maltese ne spende 54 per mantenere attivi l’incentivi ai trasporti pubblici.

Il 2022 degli incentivi al trasporto pubblico

Il caso spagnolo è dunque il più emblematico. Ma nel corso del 2022 anche altri grandi paesi come Germania e Italia hanno adottato norme volte ad abbassare o sovvenzionare l’accesso ai trasporti pubblici. Il governo tedesco di Olaf Scholz ha approvato un piano da 2,5 milardi di euro per garantire un prezzo fisso di 9 euro al mese per accedere a tutti i servizi di mezzi pubblici. La politica però è rimasta attiva per tre mesi per poi arrivare a scadenza naturale ad agosto 2022. L’Italia invece ha introdotto sotto il governo Draghi un “bonus trasporto” del valore di 60 euro una tantum per acquistare abbonamenti annuali o mensili per le tratte ferroviarie urbane, regionali ed interregionali. La misura è costata 79 milioni di euro ed è scaduta a fine 2022.

Quali sono le ragioni che hanno portato i governi ad adottare queste politiche? E quali quelle che hanno portato al loro abbandono? Quali sono i benefici che hanno portato? Di seguito proveremo a rispondere ad alcuni di questi quesiti.

Obiettivi diversi…

Prima di tutto è necessario interrogarsi su quali siano gli obiettivi possibili legati alla riduzione dei prezzi dei trasporti pubblici.

Una ragione spesso invocata dai governi nazionali e locali, che storicamente sono quelli che più hanno fatto ricorso a queste politiche, è quella dell’equità sociale. Gruppi vulnerabili come i nuclei familiari a basso reddito, le persone senza patente od automobile privata, gli anziani e le persone con disabilità, sono coloro i quali fanno generalmente più affidamento ai servizi di trasporto pubblico per gli spostamenti quotidiani. In ragione del fatto che la mobilità ed il trasporto sono considerati nelle democrazie occidentali come un diritto del cittadino, rendere i mezzi pubblici più accessibili o completamente gratuiti può dunque essere visto come un servizio essenziale fornito alla comunità.

Un’altra possibile ragione della riduzione dei prezzi finanziata con fondi pubblici è quella ecologica. Si suppone che abbassando il costo dei trasporti pubblici, le persone siano incentivate ad abbandonare il mezzo privato a favore del mezzo collettivo. I cittadini potrebbero dunque diminuire l’impronta carbonio dei propri spostamenti. Inoltre potrebbero anche ridurre le esternalità negative legate all’uso dell’automobile privata come il traffico su strada, la bassa qualità dell’aria e l’inquinamento acustico.

Un’ulteriore obiettivo è economico. Da una parte, la diminuzione del costo del mezzo pubblico, se seguita da un adeguato aumento del suo utilizzo, potrebbe portare ad un incremento della frequenza dei veicoli e dunque ad una migliore qualità del servizio. Da un’altra parte, nel caso in cui il trasporto pubblico fosse reso completamente gratuito, potrebbero essere aboliti i costi dell’impressione e alla vendita dei biglietti. Oltre a ciò diminuirebbero i ritardi accumulati dai mezzi nel momento in cui il conducente non dovrebbe più amministrare autonomamente la vendita dei titoli di trasporto.

.. raramente conciliabili

Benché le tre missioni siano altrettanto giustificabili e potrebbero tutte essere ragionevolmente perseguite, questo è raramente possibile.

In effetti, come capita spesso nel campo delle politiche economiche, ad ogni misura adottata conseguono spesso effetti inattesi o non voluti. Questi rischiano di compromettere uno o diversi obiettivi.

Per esempio, incentivare i mezzi pubblici potrebbe aumentare le disuguaglianze economiche invece che appianarle. Ciò è stato evidenziato in Lussemburgo dove la rete di trasporti pubblici connette il centro meglio della periferia, abitata maggiormente da categorie socio-economiche più vulnerabili. I ricercatori hanno trovato che i residenti in periferia devono necessariamente utilizzare il mezzo di trasporto privato per raggiungere il centro città e non possono dunque usufruire dei mezzi gratuiti. Inoltre, se si pensa che i fondi pubblici utilizzati per questa politica potrebbero essere destinati ad altre politiche sociali, l’aumento potenziale delle disuguaglianze è ancora maggiore. 

Un’altro esempio è fornito dalla città di Copenhagen dove è stato dimostrato che al posto di diminuire il traffico veicolare, la misura di incentivazione al trasporto pubblico ha ridotto la percentuale di persone che utilizzavano la biciletta o si spostavano a piedi per andare al lavoro.

Come implementare delle politiche efficaci?

L’efficacia delle misure dipende da quali sono gli obiettivi prioritari e dall’adattamento degli strumenti alla luce di queste priorità. Come abbiamo visto, le politiche di riduzione del costo dei mezzi pubblici sono molteplici. Esse possono variare dalla totale gratuità, all’adozione di un costo fisso per biglietto, al rimborso totale o parziale degli abbonamenti. Inoltre, possono essere inclusi nelle misure tutti o soli alcuni tra tutti i mezzi operanti nel sistema del trasporto pubblico.

Se l’obiettivo primario è l’inclusione sociale si potrebbe pensare all’eliminazione di tariffe sui mezzi più utilizzati dalle categorie a basso-reddito o vulnerabili. Se invece la missione è prettamente ecologica, l’ideale sarebbe ridurre i costi dei mezzi che collegano i le vie più trafficate e così via.

Obiettivi e strumenti dei paesi analizzati

La Spagna per esempio ha adottato la sua politica in giugno 2022 con la volontà dichiarata di alleviare la pressione sui pendolari causata dall’aumento del costo della vita. Data la missione, il governo spagnolo ha ragionevolmente compreso nella misura gli abbonamenti annuali e mensili e non i semplici biglietti. Anche per l’Italia, la cui misura è stata adottata nel cosiddetto Decreto Aiuti di maggio 2022, l’obiettivo aveva un risvolto sociale. 

Diversamente, il governo tedesco aveva difeso la costosa misura in Parlamento con la duplice missione di contrastare l’aumento dei prezzi dell’energia sui consumatori in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e favorire la riduzione delle macchine circolanti. Ciò spiega anche la scelta di non limitare ai soli la treni la misura, ma di includere anche metro, tram e autobus. 

Trovare un connubio tra la finalità a corto termine di contrasto all’improvvisa inflazione e quella a più lungo termine della decarbonizzazione dei trasporti non è però semplice.

La misura adottata dal governo tedesco sembra aver favorito l’accesso al trasporto pubblico alle parti della popolazione più colpita dal caro-vita, non è riuscita però a diminuire gli spostamenti con i mezzi motorizzati e dunque a contribuire alla transizione ecologica. In effetti, l’aumento istantaneo di utilizzatori nel primo mese ha provocato una riduzione della qualità dei servizi: i mezzi erano spesso pieni ed in ritardo. Dopo un mese dunque i tedeschi sono stati meno incentivati dalla riduzione dei prezzi e tanti sono tornati ad utilizzare le macchine. 

È probabile che il raggiungimento di uno e non dell’altro obiettivo, abbiano contribuito a far decadere la misura in parlamento che non ne ha votato il rinnovo.

Che cosa ci insegna il caso tedesco?

Come abbiamo visto, gli effetti indesiderati non sono rari nel campo delle politiche economiche. Allo stesso tempo, ottenere alcuni risultati positivi e altri negativi non comporta necessariamente una valutazione sfavorevole della politica in atto.

La valutazione della sua efficacia dipenderà da considerazioni politiche, e quindi soggettive. I rappresentanti del parlamento tedesco, hanno considerato che non erano disposti a mantenere una misura da due miliardi di euro per contrastare la sola inflazione. Il costo sarebbe stato giustificato alla luce di effetti ecologici associati. Il governo spagnolo invece, ha impugnato la misura propriamente come uno strumento a risvolto sociale. Questo era il primo criterio di valutazione, che è stato raggiunto. Ciò ha permesso l’estensione della misura per un anno, ma non significa che gli obiettivi non possano cambiare. Dato il più elevato impegno economico per prorogare la misura fino alla fine del 2023, i politici spagnoli infatti potrebbero usare altri criteri di valutazione, come quello ecologico, per decidere dell’estensione o meno della misura.

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