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Coronavirus: anche le mafie adottano lo smart working

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È cosa nota che, nei momenti di crisi, il crimine organizzato trovi nuove opportunità di crescita e di sviluppo: la sospensione dell’ordine sociale permette alle mafie di infiltrarsi in maniera celata in contesti di straordinaria emergenza traendone profitto. Al contempo però, nel nostro Paese vi è da sempre un “bias cognitivo” intorno al fenomeno mafioso, considerato come un’emergenza e non come una presenza strutturale che attanaglia il nostro sistema economico e politico. Le mafie infatti concorrono a costituire uno specifico ordine sociale, offrendo servizi  di vario tipo e  genere e influenzando, di conseguenza, il funzionamento dell’economia, della politica e delle istituzioni. Ma gli affari non sono l’unico beneficio che le situazioni emergenziali portano alle organizzazioni criminali. Vi è infatti un altro risvolto a loro favore: il silenzio. Nel momento in cui tutta l’attenzione non solo mediatica, ma anche politica e istituzionale è incentrata unicamente sull’epidemia, i clan possono agire indisturbati. 

Floriana Bulfon

Per mettere luce su quale è stato in questi mesi e  quale continua ad essere il ruolo delle mafie rispetto all’emergenza sanitaria che ha colpito il nostro Paese, abbiamo intervistato Floriana Bulfon, giornalista d’inchiesta per Repubblica e l’Espresso, esperta di criminalità organizzata e terrorismo internazionale, nonché autrice del libro edito da Rizzoli “I Casamonica, la storia segreta. La violenta ascesa della famiglia criminale che ha invaso Roma”.

Dottoressa Bulfon, come si sono mosse le mafie nei due passati mesi di lockdown e come si muoveranno, in questa fase di ripresa e nel post emergenza, all’interno del panorama italiano, essendo un fenomeno, quello mafioso, che, al contrario delle credenze comuni, non riguarda solo il sud Italia? Quali i settori più colpiti?

Le mafie hanno enormi capacità di adattamento, si fanno forza sulla sofferenza e l’assenza di diritti, approfittano dei ritardi delle decisioni politiche per offrire servizi che dovrebbero essere prerogativa dello Stato. E questo non riguarda solo il sud, è una grande questione nazionale. Le organizzazioni criminali hanno a disposizione soldi in contante da prestare a tassi usurai e la crisi di liquidità di alberghi, ristoranti, noleggiatori diventa un’opportunità ghiotta per le cosche. Prestano denaro fino ad acquisire le attività in crisi, è un assalto all’economia legale. Finanziano e alla fine si impadroniscono con scalate apparentemente regolari.  Mettono le mani sulla spesa sanitaria, dalle forniture di mascherine alla gestione dell’emergenza, ampliano il loro consenso e il loro giro d’affari, distribuendo sussidi e offrendo soluzioni facili con la loro massa di capitali sporchi a famiglie in difficoltà, basti pensare agli episodi di distribuzione del cibo, a lavoratori pronti a essere trasformati in manovalanza “a basso costo”. Ma è soprattutto il post emergenza dove la minaccia mafiosa potrebbe esplodere prepotentemente. Sanità e costruzioni sono settori di maggiore spesa pubblica, è quindi evidente che le mafie tendano a questi due settori. Dopo il virus, la rinascita metterà sul tavolo tanti fondi che servono alla gente ma fanno gola alle mafie. Una soluzione innovativa che le organizzazioni criminali potrebbero mettere in campo è la costruzione e il rafforzamento di cooperative ombra del terzo settore che intermedino i fondi pubblici per loro conto. Se il presente è patogeno dobbiamo evitare che il futuro sia criminogeno.

Oltre che a colmare il vuoto lasciato dallo Stato, soprattutto relativamente all’erogazione di sussidi, le mafie hanno già un loro modus operandi nei confronti delle imprese e settori che potremmo definire “sani” che per motivi di priorità non hanno  chiuso i battenti  in questo periodo? Quali  i settori in cui le mafie hanno maggiormente investito l’ingente quantità di liquidità di cui sono in possesso che è un po’ il loro “marchio di fabbrica”? 

Le organizzazioni mafiose hanno già da tempo investito nelle attività di prima necessità che non sono state bloccate dalle restrizioni: la filiera agro-alimentare, il settore dell’approvvigionamento di farmaci e di materiale medico-sanitario, il trasporto su gomma, i servizi funebri, le imprese di pulizia, di sanificazione e smaltimento di rifiuti. Dove offrono servizi a prezzi concorrenziali perché le società da loro controllate non rispettano le prescrizioni normative in materia ambientale, previdenziale e di sicurezza sul lavoro. Cresce la domanda e le mafie coprono l’offerta. La ‘ndrangheta imprenditrice rileva società e amplia la rete di rapporti con la “zona grigia” che accetta le regole criminali per calcoli di convenienza. Purtroppo le mafie hanno già dimostrato di muoversi magistralmente nell’emergenza. Si sono arricchite e rafforzate, hanno accelerato i processi della loro infiltrazione nell’economia legale attraverso lo scambio tra appalti e voti.  Questo rischio potrebbe ripetersi oggi su scala cento volte maggiore, con il risultato di arricchire le tasche dei criminali e impoverire quelle degli italiani, rendendo di fatto ancora più fragili le nostre istituzioni. 

Ha più volte detto che il fenomeno mafioso è un fenomeno di carattere globale. In quali Paesi le mafie hanno tratto maggiori opportunità dal Covid e quali le principali  differenze con le organizzazioni mafiose italiane?

Le organizzazioni criminali stanno guadagnando influenza e consenso a livello globale. La distribuzione del cibo e di piccole somme è uno dei modi per fare welfare criminale utilizzato a tutte le latitudini, dalle mafie italiane, ai narcos fino alla Yakuza. La flessibilità dei boss e il loro fiuto per gli affari li rende rapidi nel cambiare business, dalla ricettazione di ori a quella di mascherine, ad esempio. I narcos colombiani dopo la chiusura della frontiera con il Venezuela hanno trasformato i profumi illegali in portatori di cocaina, oppure la nascondono nei carichi di medicinali che hanno priorità sulle strade. Ovviamente pure nel mercato della droga ci sono i profittatori: i prezzi salgono, anche cinque volte tanto, e la qualità diminuisce. Ma soprattutto le mafie si muovono su più continenti movimentando soldi. Hanno una massa di capitale sporco da riciclare e lo fanno attraverso investimenti apparentemente illeciti. La crisi da pandemia è una grande opportunità e vale per la criminalità organizzata cinese come per la ‘ndrangheta. Nessun Paese è esente. Bisogna uscire dalla logica che le mafie riguardino sempre gli altri, sottovalutando il fenomeno. Le organizzazioni criminali si muovono meglio proprio dove il livello di attenzione è minore, dove la legislazione è meno adeguata. 

Lei è esperta anche di cyber-security, un tema particolarmente attuale. Ora che le restrizioni dovute alla pandemia hanno costretto la maggior parte di noi a lavorare da remoto nonché a fare spesso ricorso all’e-commerce, anche solo per la spesa, qual è il rapporto tra mafie e crimini informatici?

La pandemia ha causato un incremento in tutti i tipi di problemi attinenti alla sicurezza informatica dei dati rispetto al pre-pandemia. Ed emergono problemi esistenti da tempo e mai risolti. Se c’è una diminuzione dei fenomeni illeciti “di strada”, la rete diventa un buon modo per fare affari e la criminalità investe moltissimo nelle nuove tecnologie e, come spesso accade, si è organizzata in anticipo con grande flessibilità. Sono in aumento i casi di phishing per ripulire i conti online, di frodi con carte di credito, furti di identità. Lo smart working ha ampliato le possibilità di attacco e non tutti hanno la consapevolezza dei pericoli delle violazioni informatiche. C’è poi una grande attenzione alla questione sanitaria, ai dati da poter rubare. Quelli legati alla salute e all’identità valgono molto, sono immutabili nel tempo a differenza di una carta di credito che può essere immediatamente bloccata. Abbiamo assistito ad attacchi a strutture come ospedali, spesso tecnologicamente impreparati ad affrontarli, e sono aumentati i tentativi di spionaggio informatico a danno di altri Paesi al fine di ottenere informazioni significative nella lotta a Covid-19.  

Si parla molto si sburocratizzazione e anche della modifica o del cambiamento del Codice degli appalti. Quanto rischio c’è, nel deregolamentare la vita economica, che la criminalità organizzata assuma ancora più potere?

Ritardare gli interventi in questa situazione sarebbe drammatico. I controlli devono essere rigorosi e rapidi, ma serve una semplificazione. Poche leggi chiare, comprensibili e attuabili perché nei cavilli si nascondono le opportunità che la criminalità sa sfruttare.  Abbiamo assistito spesso al fatto che più soldi venivano erogati, tanto più si allungava il tempo alimentando corruzione e frodi. Questo dilemma tra ritardi o abolizione delle regole non ha necessità di esistere, si possono fare tutte e due le cose. Il problema non è togliere le garanzie o le regole, il problema è combinare regole efficaci con garanzie che riducano il rischio di infiltrazioni criminali. Esistono soluzioni, meccanismi che permettono di analizzare i rischi in modo preventivo e preliminare così da concentrarsi solo su un gruppo di imprese più vulnerabili, senza dimenticarci poi di un sistema  efficace per controllare se l’allocazione delle risorse ha davvero funzionato. 

Come ultima domanda vorrei chiederle un focus particolare sui Casamonica, di cui lei è una grande esperta, nello scenario odierno di emergenza sanitaria.  

I Casamonica sono un vetrino per mettere a fuoco il virus che genera il contagio. In pochi anni si sono insediati in un luogo e hanno costruito un sistema di potere. Questo si potrebbe replicare anche altrove e soprattutto oggi, nel momento in cui l’intero Paese sta entrando in una crisi economica e sociale senza precedenti. L’epidemia sta ampliando le crepe che già c’erano nel tessuto sociale, creando un baratro che inghiotte sempre più persone. Loro sono pronti a giocare un ruolo pesante, a conquistare interi settori dell’economia, ad accrescere il consenso sociale. Vantano esperienza soprattutto nell’usura e dispongono di grandi capitali. A Roma si registrano già prestiti con tassi più bassi, anche intorno al 6 per cento, con usurai che si presentano nei bar appena aperti. L’usurato accetta perché è convinto di chiudere in poco tempo.  È solo un’illusione. Alla fine i metodi sono sempre gli stessi. E per spiegarli uso le parole di una vittima: “non hanno una vita loro, si appropriano di quella degli altri”.

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