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Cina contro Usa: una nuova guerra fredda?

Tempo di lettura stimato: 7 min.

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L’espressione “guerra fredda” è stata introdotta per la prima volta nel linguaggio mainstream nel 1947, dal giornalista americano Walter Lippmann, e da allora è stata usata per descrivere il conflitto tra le due superpotenze uscite vincitrici dalla guerra. A causa del potenziale distruttivo dell’intero genere umano contenuto negli armamenti atomici, quella “fredda” è una guerra che non può essere combattuta direttamente sul campo, e che nel XX secolo ha assunto l’aspetto di una contrapposizione economica, politica e culturale tra i due blocchi guidati da Stati Uniti e Unione Sovietica. La Cina possiede le armi atomiche, quindi per provare a rispondere alla nostra domanda riguardo il conflitto con gli Usa dobbiamo, per forza di cose, passare da un confronto delle contrapposizioni di oggi con quelle che invece hanno caratterizzato la fine del secolo scorso.

La nuova “guerra fredda” tra Cina e Usa

È vero, le analogie con la madre delle tensioni geopolitiche, quella che ha terrorizzato i popoli di cinque continenti a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale sino al disgelo avviato nel 1987 da Reagan e Gorbačëv, non sono poche: duelli diplomatici, voglia di primeggiare, assenza di scontri diretti sul piano bellico.

Il duello Cina contro USA è però molto differente da quello scelto come termine di paragone. Per prima cosa, non vi è attualmente una sorta di cortina di ferro che divida fisicamente i due blocchi, anche perché si è di fronte ad un’assenza dei blocchi stessi: se all’epoca della battaglia Stati Uniti – Urss il mondo era in pratica diviso tra oriente ed occidente, tra Nato e Patto di Varsavia, oggi lo scontro riguarda quasi esclusivamente le due superpotenze che ne prendono parte, senza inserimenti di Paesi terzi che rimangono invece neutrali (anche se qualcuno, come ad esempio il Regno Unito, ha lanciato messaggi non proprio amichevoli verso la Cina, a seguito delle vicende Hong Kong e Huawei). La Nato odierna, poi, è ben diversa dal Patto atlantico del periodo della Guerra fredda, perché dalla caduta del Muro di Berlino in poi, da alleanza difensiva che era, si è trasformata sempre di più in collaborazione militare, e ora comprende anche molti Paesi che in passato facevano parte del Patto di Varsavia, come ad esempio la Polonia.

Mentre un’alleanza atlantica esiste ancora, dall’altra parte la Cina è pressoché sola, non potendo contare su un patto come poteva essere per l’Urss quello di Varsavia. Il blocco atlantico e quello comunista, inoltre, erano quasi del tutto indipendenti economicamente l’uno dall’altro, mentre la globalizzazione ha fatto sì che l’economia statunitense dipenda strettamente da quella cinese e viceversa.

La contrapposizione economica: Cina contro USA

Risulta perciò difficile paragonare la contrapposizione economica durante la guerra fredda con quella di oggi tra gli Usa e la Repubblica Popolare Cinese. Mentre l’Unione Sovietica non ha mai seriamente minacciato il primato economico americano, i cinesi accorciano ogni anno le distanze coi loro rivali: il prodotto interno lordo di Pechino è il secondo al mondo e le previsioni Ocse di lungo periodo prevedono che nel 2050 l’economia Usa sarà circa due terzi di quella cinese. La produzione economica sovietica era centralizzata, le attività agricole erano collettivizzate e quelle manifatturiere venivano pianificate dagli organi addetti del partito comunista tramite i piani quinquennali. Un altro mondo se confrontato al sistema economico cinese, che a partire dalla fine degli anni ‘70 si è orientato prevalentemente verso un’economia di mercato.

La profonda partecipazione della Cina ai moderni processi di globalizzazione e di integrazione fra le economie avanzate rappresenta certamente la novità più assoluta, se facciamo un confronto con l’Unione Sovietica agli inizi della guerra fredda. Fatta eccezione per gas e petrolio, l’Urss non esportava molto, mentre le principali relazioni commerciali erano quelle con gli alleati del Patto di Varsavia. Nel 2017, invece, Pechino ha raggiunto valori come il 20% e il 18% del Pil per esportazioni e importazioni, e il loro principale partner sono proprio gli Stati Uniti.

Questo indica quanto la Repubblica Popolare Cinese sia dipendente dagli scambi commerciali con l’estero, le supply chain delle economie avanzate sono tutte interconnesse e moltissime industrie delegano ormai la produzione di parte della componentistica ad aziende cinesi. A differenza dell’Unione Sovietica, l’integrazione dell’economia cinese con quella americana è ben consolidata, oltre che sotto l’aspetto commerciale, anche a livello tecnologico e finanziario.

Fotografia del distretto finanziario di Shanghai
Il distretto finanziario di Shanghai. Attualmente, le relazioni finanziarie bilaterali tra Cina e Stati Uniti ammontano a più di 5mila miliardi di dollari americani. [Crediti: Li Yang / Unsplash]

Dal confronto economico allo scontro tecnologico e militare…

Confrontando passato con presente ci ritroviamo a parlare di due contesti economici globali completamente differenti: se la guerra fredda iniziò col confronto fra due economie indipendenti fra loro, il nuovo scontro parte proprio dal deteriorarsi di forti relazioni economiche coltivate duramente negli ultimi 40 anni. Da “guerra commerciale” siamo passati rapidamente a parlare di “guerra tecnologica”. Gli esperti hanno cominciato a parlare di decoupling (separazione) fra i due sistemi e le loro catene di produzione, e sembra che per i settori altamente tecnologici le due superpotenze stiano realmente imboccando due strade separate, entrambe con una ben precisa strategia di lungo periodo.

Industrie come quelle del 5G e dei microprocessori sono due esempi molto attuali, anche se viene dato per scontato che la sfida si giocherà sui settori che hanno ancora di fronte decadi di investimenti in ricerca e sviluppo, come i computer quantistici e le intelligenze artificiali. Tecnologie che hanno prima di tutto applicazioni in ambito militare, così come durante la guerra fredda le tecniche per sviluppare i razzi spaziali avevano ricadute principalmente nello sviluppo di missili balistici intercontinentali per il trasporto delle testate atomiche.

In termini di contrapposizione tra le forze armate le differenze col passato sono però enormi. Al cominciare della guerra fredda il gap non era molto grande, e in certi settori strategici i sovietici avevano persino un vantaggio tecnologico. Nonostante le proprie ambizioni egemoniche, la Cina invece non possiede ancora un esercito paragonabile a quello statunitense. L’Esercito popolare di liberazione di Pechino dispone delle testate atomiche e dei sistemi di lancio terrestri e marini necessari per esercitare la propria deterrenza strategica, è vero, ma nello sviluppo di una flotta adatta a solcare e dominare gli oceani i cinesi sono ancora molto indietro. Con le loro 11 portaerei, gli Usa tengono sotto controllo tutte le principali rotte commerciali del mondo. Pechino ne ha costruite 3, nessuna delle quali a propulsione nucleare, e fa molta fatica a anche soltanto a farsi spazio nelle acque vicine a casa.

Fotografia di una portaerei americana
Un F/A-18E Super Hornet sorvola la portaerei americana USS Ronald Reagan nel Mar meridionale cinese. Le esercitazioni in questa porzione di mare infastidiscono molto la Cina. [Crediti foto: Official U.S. Navy page CC BY 2.0]

…fino alla contrapposizione ideologica

Un’altra delle principali determinanti dello scontro è la questione ideologica. Rispetto al periodo della tensione Usa – Urss, l’identità statunitense è rimasta sostanzialmente la stessa: la superpotenza è infatti, oggi come allora, una Repubblica presidenziale federale votata al capitalismo.

L’ideologia sovietica del periodo precedente alla caduta del muro di Berlino è invece molto differente rispetto a quella cinese odierna. Il Partito comunista dell’Unione Sovietica (Pcus) applicava in ambito economico i princìpi marxisti e non poteva prescindere dal concetto di rivoluzione (e dittatura) del proletariato. Il Partito comunista cinese (Pcc), invece, si professa prosecutore delle teorie marxiste, ma dal punto di vista economico ne prende esempio molto meno rispetto al Pcus. In comune c’è però il modello monopartitico, che dà vita a una dittatura, nonostante questa venga mascherata come una Repubblica popolare.

In un contesto come quello attuale, ha meno senso che in precedenza parlare di una contrapposizione tra capitalismo e comunismo. Permane però, rispetto alla tensione Usa – Urss, lo scontro democrazia – dittatura: mentre in America gli elettori possono, oggi come ieri, decidere se mandare al governo il Partito democratico o quello repubblicano (e possono anche decidere i loro principali candidati), in Cina come in Unione Sovietica il partito da votare è sempre lo stesso.

La seconda guerra fredda: Cina contro Usa

Lo scenario contemporaneo, come abbiamo potuto osservare, è molto differente dalla guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Nonostante ciò, le contrapposizioni economiche e politiche, caratteristiche della guerra fredda, sono entrambe presenti, mentre con le recenti vicende in Xinjang e a Hong Kong anche il conflitto prettamente ideologico ha cominciato a prendersi il proprio posto. Se le relazioni con la Cina peggiorassero ulteriormente la risposta alla domanda iniziale potrebbe quindi diventare affermativa, sempre che gli storici non preferiscano riservare l’utilizzo di “guerra fredda” esclusivamente per dare un nome a quella vissuta dai nostri genitori.

Articolo a cura di Nadir Manna e Vittorio Fiaschini

Redazione
Orizzonti Politici è un think tank di studenti e giovani professionisti che condividono la passione per la politica e l’economia. Il nostro desiderio è quello di trasmettere le conoscenze apprese sui banchi universitari e in ambito professionale, per contribuire al processo di costruzione dell’opinione pubblica e di policy-making nel nostro Paese.

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