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Addio vecchie monete, ecco perché gli stati puntano sulle cryptovalute

Tempo di lettura stimato: 6 min.

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Ormai la carta stampata non basta più. La moneta , così come la conosciamo oggi, è nata in Asia Minore e nei secoli ha svolto le seguenti tre funzioni principali. In primis, è un’unità di conto e si utilizza come strumento per comparare beni e servizi nell’ambito di decisioni economiche. È anche una riserva di valore che consente all’individuo di risparmiare. È nota, infine, come mezzo di pagamento e si può manifestare in varie forme come cartacea o metallica. Importante è sottolineare che nell’Ue hanno il diritto di emettere euro solo la Banca Centrale Europea (Bce) e le Banche Centrali Nazionali (Bcn) degli Stati Membri. Già da qualche anno, però, in seguito alla crescente digitalizzazione delle principali economie, i Paesi sentono la necessità di guardare oltre e la passata estate del 2021 rappresenta il punto di svolta per alcuni tipi di cryptovalute. I banchieri centrali europei e non, infatti, sono orientati verso l’emissione di una valuta digitale nazionale. Nel caso di emissione di valuta digitale da parte delle banche centrali, nello specifico si parla di “Central Bank Digital Currency (Cbdc). Essa è stata pensata per essere emessa dal Paese sovrano e garantita dalla reputazione e sostenibilità finanziaria del Paese stesso. Al momento sono 83 i Paesi che stanno lavorando ad un progetto di Cbdc. 

 

Perfino la Banca Centrale Cinese (Bpc), ad esempio, sta portando avanti il suo progetto per rilasciare la versione digitale della valuta nazionale entro il 2022. Il renminbi digitale dovrebbe essere simile alle criptovalute. La fretta, in verità, nasce dal rischio di perdere posizione sul mercato valutario davanti all’emissione di valute digitali da parte dei principali colossi tecnologici. Delineiamo ora questo progetto di valuta digitale per aumentare la consapevolezza di cosa le valute digitali realmente rappresentino e quali rischi la loro introduzione possa comportare. 

Istruzioni per l’uso delle Cbdc

Le Cbdc nascono come risposta alle cryptovalute come il Bitcoin e ai progetti di cryptovalute di multinazionali come Facebook. Questi progetti si basano sulla tecnologia della blockchain, ovvero un registro digitale di informazioni. Nonostante sia diventata molto diffusa negli ultimi anni, l’architettura di quest’ultima è alquanto complessa. Come mostrano anche Brunnermeier ed Abadi nel loro articolo “Blockchain Economics”, essa è soggetta ad un trilemma dal punto di vista economico, ovvero può avere solo due delle seguenti caratteristiche: essere autosufficiente, essere efficiente, non permettere signoraggio, ovvero permettere all’emittente della moneta di produrre profitto.  Ad esempio, la blockchain del Bitcoin è autosufficiente, ovvero non necessita validazione da parte di un’autorità esterna, e non permette signoraggio, ma è altamente inefficiente come evidenziato anche dal suo enorme fabbisogno energetico. Invece, se i progetti di Cbdc scegliessero la blockchain avrebbero le caratteristiche di essere efficienti ed autosufficienti, ma lascerebbero spazio al signoraggio come già accade per il contante.

Questa sembra essere la strada intrapresa per questo progetto dalla Bce per un euro digitale. A differenza delle cryptovalute e del Bitcoin, l’euro digitale godrebbe della stessa fiducia riposta nel contante e svolgerebbe efficacemente le tre funzioni prima menzionate della moneta. Per quanto ne riguarda l’architettura, invece, la Bce ha già condotto degli esperimenti sia tramite il già esistente servizio dell’Eurosistema per i pagamenti elettronici denominato TARGET Instant Payment Settlement (TIPS), sia utilizzando la blockchain. Questi esperimenti hanno dimostrato che l’euro digitale sarebbe in grado di processare oltre quarantamila transazioni al secondo con un trascurabile impatto energetico rispetto al Bitcoin. L’euro digitale dovrebbe, inoltre, rispettare la privacy e la sicurezza delle transazioni, le quali potrebbero essere monitorate soltanto a fini di antiriciclaggio e antiterrorismo come già accade per le transazioni bancarie. Se questo progetto andasse a buon fine, in futuro i cittadini avrebbero la possibilità di  aprire un portafoglio di euro digitali sul proprio cellulare, anche in assenza di connessione Internet. 

Quali sono gli aspetti da considerare? 

Per la messa in pratica di questo ambiziosa “riforma” del sistema valutario e finanziario, le banche centrali devono comunque interrogarsi su alcuni aspetti

In primis, bisogna tutelare l’anonimato e la privacy degli utenti. Al giorno d’oggi, infatti, è possibile trasferire somme di denaro al di sotto di una certa soglia passando inosservati. Uno degli spunti di riflessione, dunque, deve essere proprio sul fatto che con le Cbdc le banche centrali siano tenute a mantenere o meno l’anonimato, considerando il compromesso fra la tutela della privacy e la sicurezza nazionale. Si deve poi pensare alle modalità di attuazione nell’ambito dell’attività di intermediazione delle banche. Fornendo direttamente denaro ai cittadini, infatti, la banca centrale sottrarrebbe alle banche il ruolo principale dell’intermediazione finanziaria alimentando la competizione fra il settore bancario e la piattaforma digitale fornitrice effettiva di liquidità. Il nostro attuale sistema valutario si basa su uno stretto rapporto fra il pubblico e il privato, con le banche nazionali che forniscono di fatto la moneta e la banca centrale che monitora l’ancora valutaria, ovvero la valuta di riferimento per stabilizzare il tasso di cambio come l’euro per la Bce. Nel caso di una valuta digitale, invece, in questo stretto rapporto si dovrebbero inserire anche le multinazionali del Big Tech, potenziali rivali del sistema bancario centrale. Tale competizione, inoltre, spingerebbe quest’ultimo ad una corsa per l’innovazione per superare i progressi già fatti nel settore privato con alcuni tipi di cryptovalute. L’ultimo tema rilevante è quello dell’internazionalizzazione delle valute. L’introduzione di moneta digitale potrebbe portare a quelle che Brunnermeier, Landau e James chiamano “aree di valuta digitale”. Si corre il rischio che in un futuro la valuta possa non essere più collegata a un’area geografica specifica ma a uno specifico network di fornitori digitali qualora le Cbdc siano facilmente scambiabili fra loro, anche fra i non residenti di un determinato Paese.

Queste scelte che le Banche Centrali dovranno ponderare, dunque, più che riguardare meri aspetti tecnici di implementazione porterebbero a ripensare il design del sistema monetario e interbancario mondiale nel suo complesso. 

Gli impatti sull’economia reale

Anche se le Cbdc non sono ancora state introdotte, è importante analizzarne i possibili effetti sull’economia reale. In primis, vi sono benefici per il sistema dei pagamenti e per l’attuazione della politica monetaria. Le Cbdc efficienterebbero ulteriormente le transazioni, anche tra Paesi diversi, e potrebbero renderle più tracciabili e sicure. Questo non porterebbe necessariamente alla disintermediazione delle banche, che potrebbero ancora gestire le transazioni traendone un profitto. Inoltre, la Cbdc potrebbe diventare uno strumento di politica monetaria all’occorrenza: se la Banca Centrale volesse stimolare l’economia, potrebbe diminuire il tasso di interesse sulla propria Cbdc rendendolo persino negativo; invece, se le Banca Centrale volesse combattere l’inflazione, potrebbero alzare il tasso di interesse sulla propria Cbdc. Un tasso di interesse sulle Cbdc renderebbe la trasmissione della politica monetaria più immediato rispetto al presente, poiché ciò non avverrebbe unicamente tramite il settore bancario. Tuttavia, l’utilizzo delle Cbdc può creare dei rischi per la stabilità finanziaria, come le altre cryptovalute, fra cui: la disintermediazione delle banche, corse digitali agli sportelli e internazionalizzazione della moneta. La Bce assicura che tali rischi saranno minimizzati nella costruzione di un euro digitale. Infatti, ad oggi è più probabile che le Banche Centrali emettano Cbdc con caratteristiche simili al contante senza stravolgere il sistema finanziario. È uno scenario plausibile, però, dato che questa corsa al digitale ormai è iniziata da anni e sta coinvolgendo ogni aspetto delle nostre vite, che un giorno non verranno definitivamente più prodotti portafogli.

Articolo a cura di Sveva Manfredi e Riccardo Talini Lapi

*Crediti foto: Bermix Studio/Unsplash*

 

Redazione
Orizzonti Politici è un think tank di studenti e giovani professionisti che condividono la passione per la politica e l’economia. Il nostro desiderio è quello di trasmettere le conoscenze apprese sui banchi universitari e in ambito professionale, per contribuire al processo di costruzione dell’opinione pubblica e di policy-making nel nostro Paese.

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