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La Bce (Banca Centrale Europea)

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La Banca centrale europea (Bce) è la banca centrale dei 19 Stati membri dell’Unione europea che hanno adottato l’euro. Il cui obiettivo principale è mantenere la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro e preservare così il potere di acquisto della moneta unica. È un’istituzione indipendente sovranazionale dotata di personalità giuridica ai sensi del diritto comunitario europeo. È incaricata di portare avanti la politica monetaria dell’unione, si occupa della politica di vigilanza sugli enti creditizi, gestisce le riserve valutarie dei Paesi membri e controlla il regolare funzionamento del sistema dei pagamenti. La Banca Centrale Europea fa parte, insieme alle banche centrali nazionali di tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea, del Sistema europeo delle banche centrali (Sebc). Del Sebc fanno parte tutte le banche nazionali indipendentemente dall’adozione della moneta unica. 

 

Tuttavia, solo i governatori delle banche nazionali dei paesi appartenenti all’eurozona prendono parte al processo decisionale e attuativo della politica monetaria dell’euro. All’interno di un meccanismo detto Eurosistema. Mentre il Sistema Europeo delle Banche Centrali comprende anche le banche nazionali dei Paesi che non hanno adottato l’euro come valuta nazionale, l’eurosistema si riferisce ai soli Paesi Ue che utilizzano l’euro. Le quote di capitale vengono versate in base allo schema di partecipazione al capitale: ogni Paese immette una somma proporzionale alla popolazione al Pil (Prodotto Interno Lordo). I Paesi che non utilizzano l’euro sono tenuti a versare il 3,75% del capitale sottoscritto, e non hanno voce in capitolo nelle decisioni esecutive della Bce.

 

Scopo e obiettivi della Bce

 

Il mantenimento della stabilità dei prezzi ed il controllo dell’inflazione – inferiore ma prossima al 2% – sono gli obiettivi principali della Banca Centrale Europea. Il suo orizzonte tuttavia non si riduce a questo.  Più in generale, la Bce cerca di perseguire la missione sancita dall’articolo 3 del Trattato sull’Unione Europea, ovvero quella di garantire uno sviluppo sostenibile, un’economia sociale di mercato competitiva, la piena occupazione ed il progresso sociale. In questo senso, la Bce è una sorta di arbitro sovranazionale che interviene sia in tempo di pace (garantendo la crescita economica e la stabilità) che in tempi di crisi e forti shock economici con piani di salvataggio, come il recente PEPP – Pandemic emergency purchase programme – o il Quantitive Easing voluto da Mario Draghi nel 2015. La Bce, inoltre, è l’unica che può autorizzare la stampa di moneta di tutti gli Stati che utilizzano l’euro come valuta nazionale.

 

La storia della Banca Centrale Europea

 

Istituita ufficialmente nel 1998 nell’ambito del Trattato di Maastricht, per sostituire l’Istituto Monetario Europeo, in vista dell’entrata in vigore dell’euro a partire dal 1 gennaio 1999. La Bce è stata il primo caso storico di banca centrale sovranazionale. Dopo decenni in cui in Europa si discuteva di politica monetaria comune e di valuta condivisa, senza mai giungere effettivamente ad un cambiamento così profondo. L’Unione europea formalizzava per la prima volta la concessione di sovranità ad un istituto comunitario in materia di politica economica, in questo caso specificatamente monetaria. 

 

L’attuale Presidente è Christine Lagarde, ex direttrice del Fondo Monetario Internazionale, succeduta a Mario Draghi, il cui mandato è scaduto nel 2019. Il Presidente della BCE rappresenta la banca nelle riunioni ad alto livello dell’UE e internazionali, ed il suo mandato dura 7 anni. Gli organi decisionali della BCE sono tre:

  • il Consiglio direttivo, il principale organo decisionale. Comprende il Comitato esecutivo e i governatori delle banche centrali nazionali dei paesi dell’eurozona. Si occupa di valutare gli sviluppi economici e monetari. Stabilisce la politica monetaria dell’eurozona e fissa i tassi di interesse applicabili ai prestiti erogati dalla BCE alle banche commerciali
  •  il Comitato esecutivo, gestisce gli affari correnti della BCE. Comprende il presidente e il vicepresidente della BCE e altri quattro membri nominati per un periodo di otto anni dai leader dei paesi dell’eurozona. Attua la politica monetaria, gestisce gli affari correnti, prepara le riunioni del Consiglio direttivo ed esercita i poteri che gli vengono delegati dal Consiglio direttivo
  •  il Consiglio generale, svolge perlopiù funzioni consultive e di coordinamento. Comprende il presidente e il vicepresidente della BCE e i governatori delle banche centrali nazionali di tutti i paesi dell’UE. Concorre all’adempimento delle funzioni consultive e di coordinamento e ai preparativi necessari per l’allargamento futuro dell’area dell’euro.

 

Critiche all’operato della Bce

Le critiche mosse alla Banca Centrale Europea sono principalmente due: l’indipendenza e l’obiettivo dell’inflazione bassa.
Riguardo la prima, anche se molti economisti sono concordi nel dire che una Banca Centrale indipendente sia garanzia di corretto funzionamento della stessa, alcuni sottolineano che gli interessi della Bce siano spesso lontani da quelli dei cittadini comunitari, che non hanno voce in capitolo nelle politiche monetarie. Nonostante le nomine del Presidente, del Vicepresidente e degli altri membri del Comitato esecutivo della Bce debbano essere approvate da Consiglio Europeo e dal Parlamento Europeo prima di diventare effettive, sono in molti a parlare di “deficit democratico” all’interno di un’istituzione così importante. La Bce deve anche presentare una relazione annuale del proprio operato di fronte al Parlamento Europeo riunito in seduta plenaria.

 

L’altro problema riguarda il mantenimento del tasso di inflazione sotto il 2%, esplicita missione della Bce che secondo diversi osservatori frenerebbe la crescita impedendo ai paesi di contrarre debito pubblico. Manca inoltre l’obiettivo esplicito della piena occupazione, presente invece in Banche Centrali come la Fed (Federal Reserve) e la Bank of Japan. A questa critica la Bce risponde che non è la politica monetaria la direttrice della crescita, quanto più della stabilità dei prezzi e dell’euro. La politica fiscale dovrebbe invece essere il traino dell’economia attraverso misure che incoraggiano l’alleggerimento burocratico, la competitività, le riforme strutturali e l’innovazione. 

Massimiliano Garavallihttps://orizzontipolitici.it
Classe ’97, ma con le occhiaie da quarantenne. Fondatore del blog culturale Sistema Critico, scrivo di politica e filosofia, e nel mezzo qualche poesia. Mi sono laureato con double degree in Economia e Management ad Urbino ed in European Economic Studies a Bamberg, Germania. Mi piace pensare che ogni nostro piccolo pensiero sia una spinta per qualcuno a cambiare.

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