L’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la conseguente chiusura dello stretto di Hormuz hanno innescato una crisi del sistema energetico asimmetrica dall’impatto globale.
Il seguente dossier di approfondimento analizza in modo comprensivo le conseguenze di questo shock sulle varie economie regionali, da quelle più esposte a quelle più resilienti, prendendo in considerazione i Paesi del Golfo, le grandi potenze asiatiche e gli equilibri interni all’alleanza atlantica.
Dossier di approfondimento a cura di Daria Kevyan Khosrow e Claudio Serafini
La crisi di Hormuz come indicatore dei macro trend energetici globali
Hormuz si conferma molto più di un semplice chokepoint energetico: è l’incrocio delle macro tendenze che stanno trasformando l’economia mondiale. Dalla crescente centralità dell’elettricità e delle reti intelligenti alla competizione per le tecnologie critiche, fino all’impatto dell’intelligenza artificiale sulla domanda di energia, l’episodio ha messo in luce le vulnerabilità e le opportunità della transizione in corso. In un sistema globale sempre più interconnesso, il vantaggio competitivo spetta a chi riesce ad anticipare le trasformazioni di lungo periodo.
L’impatto della crisi di Hormuz sull’Alleanza Atlantica
In vista delle elezioni di novembre, la Casa Bianca si prepara ad affrontare il costo politico dell’intervento in Medio-Oriente. Intanto, l’Unione Europea subisce un nuovo rincaro dei prezzi che aggrava la sua pre-esistente crisi di competitività industriale e dipendenza energetica. A farne le spese sono i paesi manifatturieri più esposti alle importazioni di gas e greggio come l’Italia, dove la crisi incide sull’export e i prezzi di consumo.
Gli effetti della crisi di Hormuz sui mercati asiatici
Il blocco di Hormuz scuote la Repubblica Popolare che, resiliente di fronte alla crisi energetica, rafforza la cooperazione con la Russia e l’Asia centrale. Giappone e Corea del Sud pagano il prezzo della loro dipendenza energetica e avviano misure d’emergenza e cooperazione.
Le vulnerabilità del Golfo alla chiusura di Hormuz
Le tensioni in Medio Oriente hanno risvegliato lo spettro delle grandi crisi energetiche del passato. La prosperità delle monarchie del GCC si è scontrata con la vulnerabilità di rotte e infrastrutture, mentre Arabia Saudita, Emirati e Qatar hanno messo alla prova la propria resilienza. Un promemoria del fatto che il potere energetico non coincide necessariamente con la sicurezza energetica.
Conclusioni e implicazioni strategiche
Mentre la crisi di Hormuz rivela vulnerabilità asimmetriche, gli USA rafforzano la loro posizione di esportatori di gas rispetto agli alleati in Asia e Europa. La Cina perde quasi del tutto il canale energetico iraniano, ma diversificazione e autoproduzione contengono l’impatto sull’export, mentre rafforza i legami con la Russia e l’Asia centrale. L’UE accetta il gas USA, temendo divisioni e avvicinamenti a Mosca, mentre nel Golfo la resilienza varia a seconda delle infrastrutture. Su Washington grava il costo politico dell’intervento, in vista delle elezioni di midterm di novembre.



