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Verso le midterm negli Stati Uniti: la corsa di Trump per il Congresso

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Tra meno di un mese si terranno le elezioni di midterm negli Stati Uniti. L’esito di questo importante appuntamento elettorale potrà modificare la composizione politica del Congresso, influenzando i margini d’azione del presidente Trump per la seconda metà del suo mandato.

Sebbene nessun risultato metterà formalmente in discussione la carica presidenziale, Trump, al contrario, si sta comportando a tutti gli effetti come un candidato in corsa per la vittoria.

Qual è la posta in gioco per le midterm?

Il 3 novembre gli americani saranno chiamati a rinnovare l’intera Camera dei rappresentanti, insieme ad un terzo dei seggi al Senato. In 36 dei 50 Stati federati verranno inoltre eletti i nuovi governatori. Le elezioni di midterm assumono un significato politico cruciale, rappresentando un vero e proprio banco di prova per il presidente, che, a seconda dell’esito delle urne, potrà contare o meno sul sostegno politico del Congresso.

Storicamente, il partito del presidente in carica tende a perdere seggi in occasione delle midterm, generando potenziali difficoltà nell’attuazione dell’agenda politica presidenziale. Infatti, in assenza di una maggioranza al Congresso, il presidente non può più contare su un legislativo allineato e dunque maggiormente disposto a tradurre in legge le sue iniziative.

Per Trump, che già durante il suo primo mandato perse l’appoggio della Camera nel 2018, la posta in gioco è piuttosto alta. La vittoria dei Democratici, anche solo in una camera, significherebbe per il presidente la fine di una maggioranza, quella repubblicana, che, finora, si è mostrata particolarmente docile.

Le midterm come una nuova campagna presidenziale: la prova generale a Dallas

Per quanto le midterm possano influenzare lo spazio di manovra per l’operato del presidente, la sua carica non è formalmente a rischio. Eppure, alla vigilia delle elezioni, Trump si sta posizionando direttamente in prima linea, conducendo una campagna che ricorda la corsa per la carica presidenziale.

La convention repubblicana di Dallas dello scorso settembre, la prima mai organizzata da un partito per le elezioni di metà mandato, è stata l’espressione più compiuta di questa impostazione. Durante l’evento, Trump ha tenuto un discorso in entrambe le serate, ponendosi, come di consueto, al centro della scena. Il presidente si è rivolto agli elettori repubblicani chiedendo loro di far finta che il suo nome comparisse sulla scheda elettorale e promettendo una somma di 5.000 dollari a ciascun votante in caso di vittoria del partito.

A Dallas, dunque, la convention repubblicana – generalmente organizzata in occasione delle sole presidenziali – ha finito per attribuire alle elezioni di midterm il significato di una votazione per il presidente, più che per i singoli candidati ai seggi del Congresso.

Altro contesto, stesso stile

Anche sul piano comunicativo, Trump sta seguendo una linea che ricalca uno stile piuttosto ricorrente. Anziché affrontare concretamente i temi sui quali il partito dovrebbe giocarsi la partita (come l’inflazione galoppante, l’aumento vertiginoso del debito pubblico e del costo del carburante), muove attacchi agli avversari politici, ai media e non risparmia neppure le istituzioni, in primis la Corte Suprema.

Facendo eco ai messaggi espressi in numerose altre occasioni, Trump descrive i Democratici come radicali ed estremisti, la cui vittoria suonerebbe per il Paese come una condanna all’arretramento. I media tradizionali sono dipinti come dispensatori di fake news pronti a favorire la controparte politica, mentre la Corte Suprema viene accusata di aver deluso l’America per essersi espressa contro la volontà del presidente di applicare restrizioni al voto per corrispondenza.

Il registro linguistico è caratterizzato dall’uso di espressioni denigratorie e provocatorie. Si rivolge ai Democratici con l’appellativo “Dumocrats” – fusione di Democrats e dumb (“stupido”) – e lancia un monito alla propria base elettorale: “Sapete cosa succede se non andate a votare? Andrete all’inferno!”.

Non mancano, infine, i riferimenti alla realtà alternativa che Trump spesso costruisce mescolando affermazioni infondate o esagerate su svariati temi: dallo stato dei prezzi dei generi alimentari ai dati sull’immigrazione irregolare, dalla quota di investimenti stranieri negli Stati Uniti alla rievocazione della presunta vittoria delle elezioni nel 2020.

Una scommessa dall’esito incerto

Come già ricordato, nella storia degli Stati Uniti le elezioni di midterm hanno di norma penalizzato il partito del presidente, che ha quasi sempre perso seggi in entrambe o almeno in una delle due camere. Questa tendenza è attribuibile a una pluralità di fattori: dalla delusione degli elettori rispetto alle iniziali promesse del presidente, alla maggiore mobilitazione di chi è all’opposizione. Per questo motivo, Trump sta cercando di mobilitare con forza la sua base elettorale attraverso una nuova – ma ormai nota nello stile – campagna che lo vede protagonista alla stregua dei candidati effettivi, nella speranza che i lealisti del movimento MAGA, anche quelli meno inclini al voto, rispondano positivamente alla richiesta di sostegno.

Ma il suo tentativo sarà realmente efficace? Allo stato attuale, il gradimento per il presidente è sceso al 30%, e gli effetti di questo calo possono chiaramente ripercuotersi sull’intero Partito repubblicano, il quale, peraltro, sta cominciando a prendere le distanze, anche se in modo non compatto, da colui che dovrebbe invece incarnarne la leadership politica.

Nella sua immaginaria corsa per il Congresso, il presidente Trump non ha tenuto conto del fatto che l’iniziativa di trasformare il voto di metà mandato in un referendum personale rischia da un lato di allontanare gli elettori moderati e indecisi, e, dall’altro, di incoraggiare gli oppositori a esprimere un voto contro di lui. Per i Repubblicani si tratta, in definitiva, di una scommessa dall’esito incerto. Se il voto di novembre sarà davvero un referendum su Trump, solo il risultato delle urne chiarirà se la sua strategia avrà giovato al partito o se, al contrario, lo avrà indebolito.

*Immagine di copertina: [Foto di Gage Skidmore via Wikimedia Commons]
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