Il mercato dell’energia eolica si trova attualmente in una fase di rapida espansione. L’energia eolica, ormai diffusa in un gran numero di paesi, è una fonte rinnovabile che permetterebbe, secondo i dati del Global Wind Energy Council, di ridurre di 1,1 miliardi di tonnellate le emissioni annue di anidride carbonica (CO2). Questa quantità di emissioni è equivalente all’emissione totale annua di anidride carbonica di un paese come il Giappone, la quinta maggiore economia mondiale. I vantaggi dell’energia eolica, come l’uso di una fonte che non interferisce con agricoltura e allevamento, e i bassi costi di manutenzione, superano ampiamente gli svantaggi legati all’inquinamento acustico e all’impatto estetico. Inoltre, la lunga durata e la riciclabilità dei macchinari eolici contribuiscono a limitare il loro impatto ambientale, favorendo la riqualificazione di territori dismessi.
Lo sviluppo del mercato globale dell’eolico è dovuto a diversi fattori: dall’aumento del prezzo del petrolio, alla svolta politica europea verso le risorse rinnovabili. Inoltre le tensioni geopolitiche stanno accelerando la transizione energetica, che consentirebbe all’Europa di ridurre la dipendenza dal petrolio e dal gas, importati principalmente da Stati Uniti, Nord Africa, Azerbaijan e Qatar. In cosa consiste questo mercato? Quali sono le dinamiche e i principali attori coinvolti? Queste domande diventano cruciali per comprendere le sfide e le opportunità legate alla crescita del mercato dell’energia eolica a livello globale.
Gli attori principali nel mercato dell’energia eolica
Per determinare i Paesi che producono più energia eolica annualmente, è necessario valutare la capacità installata, ossia la potenza massima erogabile autorizzata di un impianto di generazione. Al primo posto si trova la Cina, con una capacità eolica installata di 440 GW, seguita dagli Stati Uniti con 150 GW, e l’India con 45 GW. Mentre l’Unione Europea conta su una capacità di 257 GW, secondo la Commissione Europea. Per comprendere meglio gli sviluppi più recenti del mercato eolico, è necessario esaminare i dati del 2023. Secondo Wind Europe, l’UE ha installato 18.3 GW di nuova capacità eolica (14.5 GW onshore e 3.8 GW offshore), con un incremento di 2 GW rispetto al 2022. Nonostante questo sia un record annuale, è ancora insufficiente rispetto ai 30 GW annui necessari per raggiungere gli obiettivi del 2030. Nello stesso anno la Cina continua a svolgere un ruolo cruciale nel settore, avendo aggiunto ulteriori 75 GW di capacità nel 2023, e detenendo il 43% delle installazioni eoliche totali a livello mondiale nel 2023.
La Commissione Europea ha fissato un obiettivo ambizioso, nell’ambito del Green Deal Europeo, per l’espansione del mercato dell’energia eolica offshore nell’UE, mirato ad aggiungere alla capacità complessiva 60 GW entro il 2030 e 300 GW entro il 2050. Inoltre, diversi paesi europei stanno investendo in tecnologie avanzate per migliorare l’efficienza e la durata delle turbine eoliche. Il governo tedesco ha fissato l’obiettivo di aumentare la capacità eolica installata a 100 GW entro il 2030, rispetto ai 60 GW attuali, obiettivo da raggiungersi attraverso un mix di espansione dei parchi eolici onshore esistenti e lo sviluppo di nuovi progetti offshore nel Mar Baltico e nel Mare del Nord. La Spagna ha previsto di facilitare il suo piano per aumentare la capacità a 50 GW entro il 2030 tramite aste pubbliche che prevedono incentivi per i nuovi impianti eolici. Mentre il Regno Unito, continua a essere un leader mondiale nel settore con una capacità installata di oltre 10 GW e progetti in corso che potrebbero portare questa cifra a 40 GW entro il 2030.
Fondamentale per gli obiettivi UE è la Dichiarazione di Esbjerg del maggio 2022, tramite cui Germania, Belgio, Danimarca e Paesi Bassi hanno assunto un impegno congiunto per espandere significativamente la capacità eolica offshore nel Mare del Nord e farne un hub energetico rinnovabile di importanza centrale per l’Europa. L’obiettivo è quello di aumentare la capacità dagli attuali 4 GW fino a 65 GW entro il 2030, e successivamente raggiungere 150 GW entro il 2050. Questo ambizioso piano fa parte degli sforzi europei per accelerare la transizione energetica, e contribuirebbe a oltre la metà del target eolico offshore fissato dalla Commissione europea.
Il mercato dell’energia eolica ha una grande rilevanza nell’economia europea: contribuisce con 37 miliardi di euro al PIL dell’Unione Europea, creando più di 300.000 posti di lavori. Questo settore è destinato a crescere ulteriormente grazie agli obiettivi del piano REPowerEU, che mira a ridurre la dipendenza dal gas russo attraverso lo sviluppo delle energie rinnovabili. Si prevede che gli obiettivi fissati nell’ambito del REPowerEU sostituiranno fino a 95 miliardi di metri cubi (bcm) digas importati dai Paesi UE annualmente, rafforzando così l’indipendenza energetica del continente. Le rinnovabili si stanno infatti espandendo più rapidamente degli idrocarburi. Diversi porti strategici come Cuxhaven (Germania), Eemshaven (Olanda), Esbjerg (Danimarca), Humber (Regno Unito), Nantes-Saint Nazaire (Francia) e Ostenda (Belgio) hanno firmato la European Offshore Wind Port Declaration nel gennaio 2023, con l’obiettivo di potenziare le infrastrutture necessarie per l’installazione di parchi eolici offshore, per raggiungere gli obiettivi europei.
L’Italia è un attore nel mercato dell’energia eolica?
In Italia, il mercato delle energie rinnovabili è stabile. L’Italia gode di una capacità installata pari a 10,84 GW, posizionandosi in Europa dopo Spagna, Regno Unito, e Francia. L’Italia è stata definita come uno dei mercati più promettenti a livello mondiale per il settore dell’eolico offshore. Nel primo trimestre del 2024, secondo l’Osservatorio FER realizzato da Anie Rinnovabili, associazione di Anie Federazione, sono state installate fonti rinnovabili per un totale di 1.402 MW così suddivise: 1.297 MW per fotovoltaico, 102 MW per il mercato dell’energia eolica, 3 MW per idroelettrico. Le rinnovabili potrebbero rappresentare fino al 95% della produzione di elettricità in Italia, con il settore dell’eolico offshore considerato tra i più promettenti a livello globale. Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi nazionali ed europei fissati per il 2030, il Paese dovrà installare almeno 10 GW di capacità rinnovabile all’anno. Al momento, il divario rispetto agli obiettivi si attesta a 28 GW. Tra le principali difficoltà si evidenzia l’inadeguatezza del Mar Mediterraneo per l’installazione di pale eoliche offshore, dovuta a problematiche legate al traffico marittimo internazionale (con il 65% delle esportazioni mondiali che attraversano il Mediterraneo) e all’impatto visivo sugli ecosistemi circostanti.
Nonostante si preveda che le riserve di petrolio saranno disponibili per circa altri 70 anni, alcuni dei maggiori operatori del settore petrolifero stanno già diversificando i loro portafogli, investendo nell’energia rinnovabile, in particolare nel settore eolico. Grandi compagnie come Equinor, multinazionale energetica di proprietà statale norvegese, storicamente legate ai combustibili fossili, stanno investendo nell’energia eolica offshore, grazie alle loro competenze esistenti in infrastrutture e operazioni marittime. Un esempio emblematico è il parco eolico offshore di Hywind Tampen, inaugurato da Equinor al largo della Norvegia, con una capacità di 88 MW destinata a rifornire piattaforme petrolifere comunicanti con l’intento di ‘compensazione’, ovvero con l’obiettivo di integrare le tecnologie delle energie pulite con quelle dell’industria petrolifera.
Il mercato dell’energia eolica offshore rappresenta infatti un’opportunità per i giganti del petrolio e del gas, che possono sfruttare le loro infrastrutture e conoscenze per espandere in modo sostenibile. Anche l’Italia sta contribuendo al settore: Saipem, società specializzata in servizi d’ingegneria e di costruzione destinati all’industria petrolifera e del gas, ha partecipato all’installazione del primo parco eolico galleggiante in Scozia nel 2016, dimostrando come le aziende petrolifere possano apportare valore alle rinnovabili grazie alla loro esperienza sulle piattaforme offshore.
Tuttavia, nonostante questi segnali di transizione, la realtà attuale mostra un impegno limitato da parte delle principali compagnie petrolifere europee verso le energie rinnovabili. Secondo Greenpeace, solo lo 0,3% della produzione energetica combinata delle 12 maggiori compagnie europee nel 2022 proveniva da fonti rinnovabili, e solo il 7,3% degli investimenti di queste aziende nel 2021 è stato destinato all’energia verde. Questo indica che, sebbene il settore stia iniziando a riposizionarsi, c’è ancora molto lavoro da fare affinché le energie rinnovabili diventino centrali nel futuro di queste aziende. Il futuro del mercato dell’energia eolica, in particolare offshore, appare promettente, ma richiede un impegno maggiore da parte delle industrie tradizionali del petrolio per accelerare la transizione energetica globale.
Costi e sfide per il mercato dell’energia eolica in Europa
La crescita del mercato eolico, pur avendo registrato notevoli successi, si trova oggi ad affrontare una serie di sfide significative. Tra i principali ostacoli si annoverano l’inflazione e i prezzi elevati delle materie prime, altre sfide riguardano la mancanza di accesso a queste ultime, delle procedure di autorizzazione lenti e complesse, la sempre maggiore pressione esercitata dai concorrenti internazionali, e i rischi connessi alla disponibilità di una forza lavoro qualificata.
Entro il 2050, l’energia eolica dovrebbe coprire una percentuale importante della produzione elettrica globale: quasi il 50% dell’elettricità on-grid in Europa, ovvero impianti di generazione di energia elettrica che sono collegati alla rete elettrica nazionale. Si prevede inoltre un aumento della quota di eolico offshore, che dovrebbe superare l’onshore, passando dall’8% del 2020 al 34% entro il 2050, con il 6% di questa cifra proveniente da impianti galleggianti. Secondo la Commissione Europea, la capacità installata dovrebbe passare dai 204 GW del 2022 a oltre 500 GW nel 2030, contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo di coprire il 42,5% del fabbisogno energetico con fonti rinnovabili entro la fine del decennio Tuttavia, l’inflazione in corso sta esercitando forti pressioni sulle catene di approvvigionamento, aumentando significativamente i costi degli investimenti. Le conseguenze per queste iniziative sono destabilizzanti, se presi in considerazione gli elevati investimenti iniziali: aumento dei costi delle turbine, e incrementi non trascurabile dei tassi di interesse, per citarne alcuni. Il sostegno politico è cruciale per affrontare queste sfide: regolamentazioni a livello nazionale, regionale e locale, sono necessarie per sostenere lo sviluppo del mercato dell’energia eolica.
Le interferenze politiche e le sfide che il settore eolico affronta possono presentarsi sotto forma di sicurezza nazionale, crescita economica nazionale e indipendenza energetica, fattori determinanti che influenzano la pianificazione e l’implementazione dei progetti nel mercato dell’energia eolica. Le sfide principali riguardano l’innovazione e il superamento di barriere tecniche, economiche, sociali e politiche che ne limitano la crescita. Mentre i costi dell’energia eolica possono essere ridotti grazie a miglioramenti continui nella progettazione e nella produzione delle turbine. Un’ulteriore preoccupazione è rappresentata dalla competizione internazionale, che mette sotto pressione i mercati locali. Inoltre, esiste un forte dibattito in Italia sulla tutela paesaggistica, portato avanti in Italia dai ministeri dell’Ambiente e della Cultura, oltre che da associazioni per la protezione del territorio. Per ridurre i conflitti, è cruciale coinvolgere il pubblico e proporre la realizzazione degli impianti eolici in aree che possano accoglierli con maggiore consenso e minore impatto visivo.
*[Crediti foto in copertina: distelAPPArath via Pixabay]





