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Cosa ci dicono le elezioni spagnole

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Il trionfo di Sánchez

Le elezioni spagnole di questo 2019 hanno decretato un chiarissimo vincitore: Pedro Sánchez, leader del Partido Socialista Obrero Español (PSOE), che si colloca stabilmente primo partito con il 28,7% del voto (quasi un terzo di seggi in più rispetto al risultato del 2016, quando raccolse il 22,7%). Una decisa ripresa se si considera la batosta ricevuta nella roccaforte storica andalusa.

Il partito di Sánchez è riuscito a collocarsi in maniera ottimale, riuscendo a sottrarre voti sia al concorrente di estrema sinistra (Unidos Podemos, UP), sia ai liberali di Ciudadanos (CS).

La disfatta dei popolari

Il più grande sconfitto delle elezioni è invece il Partido Popular (PP), che dimezza sia i seggi, sia il supporto elettorale. Lo storico partito spagnolo si è infatti trovato a concorrere con una forza più centrista alla propria sinistra (CS) e la neonata forza nazionalista Vox.

L’impatto sovranista

Uno dei protagonisti di questa tornata elettorale è indubbiamente il neonato partito Vox, che era già entrato nel parlamento andaluso con grande successo. Nonostante i risultati siano al ribasso rispetto agli ultimi sondaggi (10,3%), è evidente che il partito guidato da Santiago Abascal e benvisto dal ministro Salvini si è affermato come quinta forza dello scenario spagnolo, nonché come prima forza sovranista ed euroscettica del Paese.

Un chiaro modello destra-sinistra

In controtendenza rispetto al resto del continente, la Spagna dimostra chiaramente la presenza di una chiara destra e una chiara sinistra, anche di fronte al crollo del momento bipartitico. Vista la chiara distanza presa da Albert Rivera (leader di Ciudadanos) dal PSOE, è infatti evidente come ci siano un blocco di sinistra, formato da socialisti e UP, e un blocco di destra, formato da CS, PP e Vox.

Un governo senza maggioranza

Se è chiaro che il primo ministro spagnolo sarà Sánchez, è meno chiaro con quali voti. El País indica diversi possibili scenari di maggioranza:

Le ipotesi più probabili sarebbero quella di un governo di minoranza a sinistra, contando sull’astensione dei partiti minori, oppure un governo con una maggioranza più larga, che dovrebbe però includere, oltre ai vari partiti regionalisti, anche gli indipendentisti catalani.

Meno probabile, nonostante i numeri lo permettano, è invece l’alleanza tra i socialisti e Ciudadanos, che i rispettivi leader hanno più volte negato.

Uno sguardo alla Catalogna

Una situazione sicuramente molto interessante è quella catalana. Il grafico sotto mette a confronto il supporto ottenuto dai vari partiti in queste elezioni con il dato delle elezioni regionali catalane:

Prevedibilmente, l’impatto di Vox sulla Catalogna è quasi nullo: il partito centralista raccoglie infatti meno del 4% dei voti nella regione più indipendentista di Spagna.

Ciudadanos, che proprio in Catalogna aveva fatto il suo exploit, viene invece ridimensionato, e relegato al ruolo di quinto partito, raccogliendo meno di metà dei voti delle precedenti elezioni.

Anche il partito di Carles Puigdemontche aveva dichiarato l’indipendenza della Catalogna, si ridimensiona notevolmente, cedendo il passo ai partner En Comú Podem (ECP) e all’Esquerra Republicana de Catalunya (ERC).

Coerentemente con il dato nazionale, cresce moltissimo il Partito Socialista, sicuramente aiutato dalle sue tendenze regionaliste, che lo avvantaggiano rispetto al centralismo (di varia misura) proposto dai partiti di destra.

 

Lorenzo Torrihttps://medium.com/@loretorri
Bergamasco classe 1998, studio International Politics & Government all’Università Bocconi. Classicista di formazione, sono arrogante, antipatico e saccente. Ma ho anche dei difetti.

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