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Gli USA apposteranno ulteriori forze militari nell’est della Siria

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Gli USA apposteranno ulteriori forze militari nell’est della Siria per proteggere i giacimenti petroliferi lì presenti, per evitare che cadano sotto il controllo di un riformato ISIS o qualsiasi altra organizzazione terroristica.

È questo ciò che è emerso dalle ultime dichiarazioni del Pentagono, in contraddizione con la controversa decisione di ritirare l’impegno militare dal nord-est della Siria di inizio ottobre, che ha di fatto aperto la strada alle operazioni militari turche nell’area.

Il rinforzo pianificato si svolgerà in collaborazione con le Forze Democratiche Siriane (SDF). L’organizzazione è militarmente capeggiata dall’Unità di Protezione Popolare (YPG), una milizia curda ormai diventata componente delle forze armate del territorio autonomo de facto del Rojava (una delle quattro parti del Kurdisthan secondo i nazionalisti curdi).

Le parole del Presidente Trump

Nel discorso che il presidente americano Donald Trump ha tenuto il 23 ottobre sulla questione Turchia/Curdi, diffuso poi in televisione, egli ha sottolineato che i marines erano «al sicuro» e che l’America lascerà altri Stati a combattersi tra loro in Medio Oriente. E ha aggiunto: «Lasciate che sia qualcun altro a combattere per questa sabbia macchiata di sangue».

Su Twitter, il mezzo principale di comunicazione di Trump, egli scrive, però, che l’America non lascerà mai che un ISIS ricostituito possa impadronirsi nuovamente di quei giacimenti.

Perchè difendere questi giacimenti?

L’SDF attualmente vende il petrolio siriano per circa 30 dollari al barile. Si prevede che il petrolio costituirà un importante fronte di contrattazione per un accordo tra i curdi e il governo siriano, che ha tentato senza successo di raggiungere i giacimenti petroliferi per riprenderli dall’ISIL. Con Trump che dichiara di voler mantenere le forze per proteggere il petrolio, sembra che il petrolio continuerà a essere usato come leva – con Mosca e Damasco.

Nuovi equilibri in Medio Oriente

La notizia è quindi più destabilizzante di quanto appare. Il ritiro americano avrebbe rappresentato non solo uno spartiacque nel conflitto siriano, ma anche negli equilibri della situazione in Medio Oriente. Infatti, per la prima volta, gli Stati Uniti avrebbero rinunciato ad intervenire e ad avere quindi voce in capitolo nella risoluzione di una delle più gravi crisi della regione.

guadagnarne sarebbero stati Russia e Iran, i principali paesi contrastanti l’egemonia statunitense in Medio Oriente. La Russia, in particolare, sarebbe diventata l’attore esterno dominante nel Levante arabo, e soprattutto in Siria.

La situazione, quindi, nonostante la “tregua permamente” dichiarata da Trump e il successivo annullamento delle sanzioni per la Turchia, sembra ancora galleggiare in un limbo di incertezza. E gli interessi da soddisfare sono tanti…

 

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