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Stablecoin e dollarizzazione: il caso dell’America Latina

Stablecoin e dollarizzazione in America Latina

Per utilizzare il dollaro non serve più avere banconote americane nel portafoglio, né un conto negli Stati Uniti. Oggi può bastare uno smartphone. È uno degli effetti meno visibili della diffusione delle stablecoin e potrebbe avere conseguenze importanti sugli equilibri monetari internazionali. L’articolo ne analizza le implicazioni in America Latina, con particolare attenzione ai casi di Argentina, Bolivia e Brasile.

Le stablecoin sono strumenti digitali progettati per mantenere un valore stabile rispetto a un’attività di riferimento, generalmente una valuta: a differenza di Bitcoin, non nascono come attività dal prezzo oscillante, ma come repliche digitali di monete esistenti. Il fenomeno ha ormai dimensioni significative: secondo il Fondo Monetario Internazionale, ad oggi il mercato vale circa 300 miliardi di dollari e circa il 98% delle stablecoin è denominato nella valuta statunitense.

Dal dollaro fisico al dollaro digitale

 L’esistenza di questo nuovo tipo di valuta introduce un fenomeno che potremmo definire dollarizzazione digitale. La dollarizzazione tradizionale (o fisica) si verifica quando cittadini e imprese di un Paese utilizzano il dollaro, formalmente o informalmente, accanto o al posto della moneta nazionale. Quest’ultimo è un fenomeno storicamente legato a inflazione elevata, instabilità finanziaria o scarsa fiducia nella valuta domestica e che tendenzialmente avviene in questi casi proprio per proteggere il valore dei propri risparmi dai rischi dovuti a una valuta debole.

Le stablecoin possono rendere questo processo molto più semplice: bastano un portafoglio digitale e una connessione internet per proteggere i propri risparmi dalla svalutazione senza passare per banche o conti esteri. A tal proposito, la Bank for International Settlements osserva che le stablecoin possono offrire un accesso particolarmente semplice alla liquidità in dollari e che sono già utilizzate come riserva di valore in alcune economie emergenti.

Una scelta razionale per l’individuo, un problema per lo Stato

Per il singolo risparmiatore, spostare parte dei risparmi verso un’attività denominata in dollari può rappresentare una forma di protezione ragionevole. Il problema emerge quando questa scelta viene ripetuta da milioni di persone: se famiglie e imprese iniziano a risparmiare ed effettuare pagamenti in stablecoin, una parte della domanda di moneta può progressivamente spostarsi dalla valuta nazionale a quella americana, e la banca centrale nazionale perde parte della propria capacità di influenzare le condizioni monetarie del Paese.

La BIS parla esplicitamente di rischio di “digital dollarisation” e sottolinea che una rapida sostituzione della valuta nazionale potrebbe creare problemi rilevanti per la sovranità monetaria in particolare delle economie emergenti, anche se neppure le economie avanzate sarebbero esenti da alcuni di questi rischi.

Una nuova forma di potere monetario

Il punto interessante è che questa dollarizzazione non richiede una decisione politica dello Stato: può svilupparsi dal basso, attraverso milioni di decisioni individuali e infrastrutture gestite prevalentemente da imprese private. Le stablecoin possono rappresentare un’innovazione utile (trasferimenti internazionali più semplici, più concorrenza nei pagamenti e protezione per chi vive in economie instabili), ma il loro successo rischia di aumentare la dipendenza di alcuni Paesi da una valuta che non controllano. Inoltre, il fenomeno premia nettamente una valuta in particolare data la predominanza dei dollari nel mercato, dunque la digitalizzazione della finanza non elimina le vecchie gerarchie monetarie ma potrebbe persino rafforzarle.

Per molto tempo la sovranità monetaria è stata associata alla capacità di uno Stato di emettere e governare la propria valuta. Nell’economia digitale potrebbe dipendere sempre di più anche dalla capacità di convincere cittadini e imprese a continuare a utilizzarla: non servono più banconote americane o decisioni ufficiali, può bastare un’app sul telefono.

Questa trasformazione si osserva oggi con maggiore chiarezza in America Latina, una regione caratterizzata da una lunga storia di dollarizzazione e da tassi di adozione crypto tra i più alti al mondo.

In America Latina il dollaro passa anche dalle stablecoin

La diffusione delle stablecoin si inserisce nel rapporto storico dell’America Latina con il dollaro. Come ricostruiva Orizzonti Politici nell’articolo Sud America: un secolo di dollarizzazione, pubblicato nel 2020, l’adozione della valuta statunitense in Ecuador e la convertibilità peso-dollaro in Argentina hanno rappresentato risposte diverse alla crisi di fiducia nelle monete nazionali. Le stablecoin ancorate al dollaro offrono oggi un nuovo modo di accedere ad attività denominate nella valuta americana.

Per misurare il fenomeno, occorre distinguere il valore dei trasferimenti dalle somme detenute. Uno studio pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale stima che, nel 2024, il valore dei trasferimenti di stablecoin in entrata, in uscita e all’interno dell’America Latina e dei Caraibi fosse pari al 7,7% del PIL dell’area, ossia del valore dei beni e servizi prodotti dai suoi Paesi in un anno. Un’altra analisi del FMI considera invece le stablecoin detenute nella regione: nello stesso anno, il loro valore era stimato al 2,7% dei depositi nel sistema finanziario, rispetto a un livello prossimo allo zero nel 2020. La loro presenza restava dunque contenuta rispetto ai depositi, ma era cresciuta nell’arco di pochi anni.

Le ragioni di questa diffusione variano da Paese a Paese. Dove la valuta nazionale perde credibilità, le stablecoin possono offrire un’ulteriore possibilità di conservare risparmi legati al dollaro; per chi invia o riceve denaro dall’estero, possono aprire nuovi canali di trasferimento internazionale. Le singole esperienze nazionali aiutano a capire quali benefici offrano questi strumenti e come cambino il rapporto tra cittadini, sistema finanziario e moneta statunitense.

Argentina: risparmiare in dollari, spendere in pesos

In Argentina, la diffusione delle stablecoin risponde a un’esigenza radicata: cercare nel dollaro una protezione dalle crisi della moneta nazionale. Per chi teme che i propri risparmi perdano valore, questi strumenti offrono un’alternativa digitale alle banconote in dollari e ai conti in valuta estera.

La novità sta nel collegamento tra il risparmio in dollari e la spesa quotidiana. Alcune piattaforme consentono già di pagare nei negozi tramite codice QR, convertendo automaticamente in pesos le stablecoin utilizzate dal cliente. Quest’ultimo può così conservare dollari digitali fino al momento dell’acquisto, mentre il commerciante continua a incassare nella moneta nazionale. La dollarizzazione può quindi avanzare senza cambiare la valuta in cui sono espressi i prezzi.

Bolivia: il dollaro che manca

In Bolivia, la difficoltà di procurarsi dollari ha ostacolato i pagamenti verso l’estero negli ultimi anni. In questo contesto, nel giugno 2024 la banca centrale boliviana ha autorizzato l’uso degli strumenti di pagamento elettronico nazionali per acquistare criptoattività, superando le restrizioni introdotte nel 2014 e ribadite nel 2020.

Nella seconda metà dello stesso anno, questa apertura è stata accompagnata da una crescita continua degli acquisti di USDT registrati su Binance. Ancorata al dollaro, questa stablecoin offre ai privati un canale aggiuntivo per detenere e trasferire attività denominate nella valuta americana. Il caso boliviano mostra così come le autorità possano ampliare le possibilità di pagamento favorendo l’accesso ai dollari digitali senza sostituire la moneta nazionale.

Brasile: tra politica e mercato

Il Brasile mostra una tensione tra obiettivi politici e scelte di mercato. Come membro dei BRICS, partecipa alle iniziative per rafforzare l’uso delle monete nazionali, con l’obiettivo di ridurre il ricorso al dollaro negli scambi tra Paesi.

Nel mercato delle criptovalute, però, la valuta statunitense conserva un ruolo dominante. Secondo il fisco brasiliano, nel 2025 le stablecoin rappresentavano circa l’80% del valore dichiarato delle compravendite di criptoattività, con una netta prevalenza di quelle ancorate al dollaro. Mentre il governo cerca alternative nel commercio internazionale, il mercato digitale continua dunque a privilegiare la valuta americana.

L’autonomia passa dalla fiducia

L’esperienza latinoamericana mostra che più libertà di scelta per i cittadini non significa necessariamente più autonomia monetaria per gli Stati. Le stablecoin possono offrire nuovi canali per risparmiare e trasferire denaro, ma la prevalenza di quelle ancorate al dollaro può rafforzare il ricorso a una valuta che i Paesi della regione non controllano. Questo processo può avanzare senza sostituire formalmente le monete nazionali e persino convivere con politiche volte a ridurre l’uso del dollaro. Rafforzare l’autonomia monetaria richiede invece monete nazionali affidabili e sistemi di pagamento accessibili, che diano a cittadini e imprese ragioni concrete per scegliere la propria valuta.

*Immagine di copertina: [Foto di Kingsley Mkpandiok via Unsplash]

Questo articolo è stato redatto da Beatrice Manaresi in collaborazione con Luigi Capoani e Silvia Fusar Bassini di European Youth Think Tank, organizzazione indipendente che promuove ricerca interdisciplinare, innovazione e cooperazione scientifica internazionale.

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