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Processi e Quirinale: la pazza settimana di Berlusconi

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Che fosse impresa ardua era cosa nota. Ma che, nel giro di poche ore, Silvio Berlusconi passasse da candidato (quasi) ufficiale del centrodestra per la corsa al Quirinale a peso di cui liberarsi per virare con decisione su un nome condiviso, sicuramente non era negli auspici del Cavaliere. Era, però, tra gli scenari più accreditati dagli analisti. E, inevitabilmente, dai leader della coalizione di destra, che negli ultimi giorni hanno chiesto con insistenza al capo di Fi di dimostrare di avere i numeri per l’ascesa al Colle. 

Il pallottoliere, però, oggi langue. Come certificato da Vittorio Sgarbi, uno dei principali sponsor della candidatura di Berlusconi al Quirinale: l’operazione scoiattolo (il tentativo di trovare i voti mancanti per raggiungere la maggioranza assoluta al quarto scrutinio) è fallita, ha fatto sapere Sgarbi, riferendo di un Berlusconi meditabondo sulla possibilità di un ritiro dalla corsa.

Ora, se l’attivismo di Sgarbi è stato stigmatizzato a più riprese – in ultimo da Antonio Tajani, vicepresidente di Fi – è vero anche che l’ipotesi di un ritiro formale del leader di Fi è tutt’altro che peregrina. La nuova data cerchiata in rosso sul calendario era, inizialmente, quella di giovedì 20. Quando, dal nuovo summit del centrodestra a Villa Grande, si sarebbe dovuto schiarire l’orizzonte, probabilmente con un passo indietro del Cavaliere. Che però ora prende tempo. E rinvia a data da destinarsi l’incontro, che non è detto avvenga prima dell’inizio delle votazioni. O, in generale, che avvenga.

Ma questi per Berlusconi non sono solo i giorni che decideranno del futuro – quasi senz’altro già abortito – della sua partita al Quirinale. Sono anche quelli delle nuove udienze dei processi pendenti. Una delle macchie più evidenti sulla corsa di chi – Costituzione alla mano – si propone “Capo dello Stato e rappresentante dell’unità nazionale”. E, in quanto tale, anche presidente del Consiglio superiore della magistratura (Csm), organo di autogoverno di quei magistrati un tempo definiti dall’ex premier come “metastasi della democrazia”.

Chi è Silvio Berlusconi

Ma quindi chi è Silvio Berlusconi? Stando al manifesto-inserzione lanciato dai seniores di Forza Italia su Il Giornale lo scorso 13 gennaio, “una persona buona e generosa, padre di cinque figli e nonno di quindici nipoti, un amico di tutti e di nessuno, uno dei principali contributori italiani”. E un’altra sfilza di elogi per concludere che “chi come lui?”, sottinteso alla Presidenza della Repubblica. Per la copertina esattamente speculare che il Fatto Quotidiano ha lanciato domenica 16 gennaio, invece, un politico che si sarebbe macchiato di falsa testimonianza, corruzione giudiziaria, frode fiscale e un’altra serie di reati. Solo l’ultimo dei quali, invero, oggetto di condanna definitiva.

Pagina 5 Il Giornale, edizione del 13 gennaio 2022

Fuor di polemica, Silvio Berlusconi è un imprenditore e politico italiano tra i più controversi della storia recente. Titolare di alcune delle imprese più redditizie, dapprima nel settore immobiliare (si ricordi la costruzione di Milano 2 e Milano 3, negli anni ’70) poi in quello dei media e dello sport  – Berlusconi è infatti titolare di Mediaset, un tempo Fininvest, e contestualmente proprietario, sino al 2017, della squadra di calcio AC Milan – è stato anche tra i politici più influenti degli ultimi decenni, con le sue quattro volte alla Presidenza del Consiglio, a partire dalla discesa in campo del 1994 con l’allora neofondata Forza Italia, di cui oggi è presidente. 

Ai due decenni del Berlusconi politico, tuttavia, hanno fatto da sfondo numerose vicende giudiziarie. Ben 33, prima della condanna definitiva a quattro anni di reclusione (tre dei quali condonati dall’indulto) per frode fiscale nel processo Mediaset, una vicenda che riguarda la compravendita di diritti televisivi da parte di Mediaset attraverso società riconducibili al gruppo di Berlusconi. Secondo le ricostruzioni dei giudici, Mediaset comprava diritti di film girati negli Stati Uniti attraverso società offshore, che a loro volta li cedevano ad altre società gemelle, facendo lievitare il prezzo dei diritti a ogni passaggio e generando fondi neri, che venivano poi occultati. Una vicenda costata a Berlusconi l’affidamento in prova ai servizi sociali in una casa di riposo per anziani. 

Berlusconi, tra Quirinale e processi

Mentre scriviamo, le agenzie battono il rinvio dell’udienza sul Ruby ter del prossimo 26 gennaio, chiesto dai legali di Berlusconi per motivi di opportunità: la pandemia, ma anche il Colle. Nella pazza settimana di Berlusconi succede anche questo: la corsa al Quirinale è intervallata dagli appuntamenti con i processi ancora aperti. Il Ruby ter, ma anche il processo sul caso Tarantini. Due vicende in cui Berlusconi è imputato per aver indotto – secondo l’accusa – a falsa testimonianza soggetti a vario titolo coinvolti nelle vicende giudiziarie dietro il pagamento di somme di denaro. 

La vicenda del Ruby ter è uno dei corollari del filone principale del caso Ruby, chiuso definitivamente nel marzo 2015 con l’assoluzione di Berlusconi. La Corte di Cassazione ha, in quella occasione, confermato la non colpevolezza di Berlusconi rispetto all’accusa di avere avuto rapporti sessuali a pagamento con una minorenne, Karima el Marough, detta “Ruby Rubacuori”, benché consapevole della sua minore età, e di avere poi chiamato la Questura di Milano abusando del suo ruolo di Presidente del Consiglio (correva l’anno 2010) per indurre il capo di Gabinetto ad affidare la ragazza – trattenuta per un sospetto furto – a Nicole Minetti, all’epoca consigliera regionale del PdL in Lombardia e sua amica personale. 

Secondo l’accusa – poi smentita in via definitiva – dietro alla richiesta avanzata da Berlusconi al Capo di Gabinetto, Pietro Ostuni, rispetto all’affidamento di Ruby, che l’allora premier indicò come nipote del presidente egiziano Mubarak, ci sarebbe stato il tentativo di coprire festini a luci rosse organizzati nella villa di Arcore, durante i quali, per l’accusa, Berlusconi avrebbe fatto sesso in cambio di denaro e altre utilità con Ruby – ancora minorenne – e ai quali avrebbero partecipato le cosiddette “olgettine”, le ragazze ospitate al 65 di via Olgettina, a Milano 2. La vicenda si conclude con l’assoluzione di Berlusconi dai reati di concussione e di favoreggiamento della prostituzione minorile, perché – dicono i giudici – prostituzione ci fu, ma non furono riscontrate adeguate prove che l’ex premier fosse a conoscenza della minore età delle ragazze. 

Nel frattempo, il filone del Ruby bis – aperto nel 2011 con le ipotesi di favoreggiamento della prostituzione minorile a carico di Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora – porterà a delle condanne in via definitiva: Lele Mora ed Emilio Fede per essersi interessati del reclutamento delle prostitute per le cene di Arcore; Nicole Minetti per avere svolto da intermediario, versando i corrispettivi e accompagnando le ragazze ai festini. Il Ruby Ter, la cui nuova udienza sarà ora il 16 febbraio, vede invece Berlusconi accusato di aver comprato la reticenza di diversi testimoni ascoltati nei casi del Ruby e del Ruby bis. 

Il caso Tarantini

Altro caso in discussione in questi giorni è quello che coinvolge l’ex premier e l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini. La prossima udienza è il 21 gennaio, e vede Berlusconi imputato per presunti pagamenti a favore dell’imprenditore affinché mentisse sulle cene che si svolgevano tra il 2008 e il 2009 nella sua residenza. Non cene eleganti, ma cene in cui ragazze si prostituivano, secondo la sentenza che ha condannato in via definitiva Tarantini, reo di aver curato un giro di prostituzione per soddisfare l’ex premier, entrare nelle sue grazie e favorire, in tal modo, la sua ascesa nelle attività imprenditoriali.  Berlusconi, in tal caso, fa i conti con un ulteriore elemento d’imbarazzo: tra le costituzioni di parte civile compare anche la Presidenza del consiglio.

Il Quirinale che sfuma per Berlusconi e l’incertezza dei processi

Insomma, la lunga settimana di Berlusconi, tra Quirinale e processi, è giunta al giro di boa. E se per le inchieste giudiziarie l’esito è ancora incerto, lo stesso non sembra potersi dire rispetto alla corsa al Colle, per la quale il centrodestra prepara in queste ore un piano B. Che tutto lascia pensare non stia per Berlusconi.

*Immagine in evidenza: Silvio Berlusconi al Congresso del Partito popolare europeo nel 2017 [crediti foto:European People’s Party CC BY 2.0]

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