Continua il ciclo di approfondimenti dedicati a PROMPT (Predictive Research On Misinformation & Propagation Trajectories). L’iniziativa, promossa da European Narratives Observatory, impiega l’Intelligenza Artificiale per individuare e contrastare la diffusione della disinformazione online. In questo pezzo, in particolare, verrà analizzato il caso delle elezioni in Moldavia.
Perché analizzare la Moldavia nel progetto PROMPT?
La disinformazione nelle elezioni in Moldavia del 2025 si è inserita in un contesto di intensa competizione geopolitica tra Unione Europea e Federazione Russa, trasformando il Paese in un banco di prova per le nuove forme di interferenza nello spazio europeo.
Nei quattro mesi precedenti al voto, migliaia di contenuti coordinati su Telegram, TikTok, X, Facebook e YouTube hanno diffuso narrazioni volte a delegittimare il processo elettorale, screditare la leadership europeista e alimentare il senso di sfiducia sistemica nelle istituzioni. Il caso moldavo evidenzia come la resilienza informativa sia ormai divenuta una componente strutturale della sicurezza europea.
Elezioni sotto influenza esterna
La Moldavia si è trasformata, negli ultimi anni, in un campo di battaglia delicato per quanto riguarda la competizione geopolitica tra Unione Europea e Russia. Questo piccolo stato di appena due milioni e mezzo di abitanti, incastonato tra Romania e Ucraina, è caratterizzato da fragilità economiche, energetiche e mediatiche. Problematiche che la presidente Maia Sandu sta cercando di risolvere sostenendo convintamente il percorso di avvicinamento all’UE, con cui ha aperto ufficialmente i negoziati di adesione nel giugno del 2024.
Le elezioni parlamentari del settembre 2025 hanno visto schierarsi due fronti completamente opposti. Da un lato il fronte europeista guidato dal Partito Azione e Solidarietà (PAS) e dall’altro il fronte filo-russo rappresentato dal Blocco Patriottico (una coalizione composta dal Partito Comunista e da quello Socialista). Il PAS è riuscito a trionfare con più del 50% delle preferenze, una maggioranza assoluta sufficiente a governare senza alcuna coalizione.
Va notato però che queste elezioni si sono svolte in un clima di forte ingerenza straniera, tanto da portare l’OSCE a constatare numerosi casi di interferenza straniera. Sono stati rilevati, infatti, operazioni di manipolazione del dibattito pubblico moldavo senza precedenti. Fondi illeciti e cyber-attacchi volti alla disinformazione sono tracce che permettono di analizzare il caso moldavo come una “guerra ibrida” ai confini dell’Europa.
Le vulnerabilità della Moldavia
La Moldavia presenta una combinazione di vulnerabilità che la rende particolarmente esposta alle pressioni esterne, sia sul piano energetico sia su quello informativo. Chișinău importa, infatti, più dell’80% dell’energia che utilizza, una dipendenza che ne limita i margini di autonomia. Parallelamente, il mercato mediatico appare frammentato e polarizzato, contraddistinto dalla forte influenza dell’oligarca pro-Cremlino Ilan Shor, che ha costruito un vero e proprio impero mediatico. Nel 2019 ha lasciato la Moldavia per rifugiarsi in Russia e nel 2023 è stato condannato in contumacia a 15 anni di carcere per il suo ruolo nella maxi frode bancaria da 1 miliardo di dollari. Nonostante le sanzioni imposte sia dall’UE che dagli Stati Uniti, continua a veicolare propaganda a favore del Cremlino in Moldavia.
Anche la presenza della regione separatista della Transnistria, di cui Mosca mantiene il controllo e dove stazionano circa 1.500 soldati russi dal 1992, rappresenta, nelle parole della presidente Sandu, “un serio ostacolo” alla reintegrazione territoriale e al processo di adesione all’UE.
Inoltre, non è da sottovalutare l’ampia diaspora che si aggira intorno al milione di cittadini. Questi cittadini, distribuiti principalmente in Europa occidentale, sono diventati una forza elettorale decisiva: per le parlamentari del 2025 sono stati espressi oltre 275.000 voti dall’estero. Proprio questa diaspora è stata uno degli obiettivi primari delle campagne di disinformazione.
Le condizioni economiche del Paese aggravano la vulnerabilità alla disinformazione. L’inflazione si aggira intorno al 5% mentre i salari medi rimangono significativamente inferiori alla media europea. In un contesto così polarizzato la disinformazione trova terreno fertile, soprattutto quando si fa leva su preoccupazioni economiche e identitarie già presenti all’interno del Paese.
La disinformazione nelle elezioni
Nel contesto moldavo, la disinformazione non si è limitata alla circolazione di notizie false isolate, ma si è articolata su più livelli. Un’analisi dei quattro mesi precedenti alle elezioni ha monitorato oltre 5.200 contenuti attraverso Telegram, TikTok, X, Facebook e YouTube. Di questi, si legge nel secondo report del progetto PROMPT, circa 3.600 post sono stati identificati come disinformazione coordinata o operazioni di influenza, generando complessivamente oltre 11 milioni di impressioni misurate.
Si è trattato di un ecosistema strutturato, caratterizzato da reti di bot e account coordinati e dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale per screditare la presidente Sandu. È stata accusata, ad esempio, di star intraprendendo una campagna di traffico di bambini dall’Ucraina per il sistema pedofilo presente in Europa. Inoltre sono stati impiegati anche siti clone per imitare le testate giornalistiche europee. Alcuni canali hanno diffuso, ad esempio, una notizia che sosteneva che la BBC avesse riferito che il 42% delle schede elettorali nelle elezioni moldave del 2024 appartenessero a persone decedute. In tal modo, tale testata veniva screditata agli occhi dei moldavi.
Obiettivi e narrazioni della disinformazione
Queste strategie si inseriscono in quella che molti analisti definiscono “guerra informativa”. Si tratta di un insieme di operazioni volte non tanto a convincere quanto a confondere, polarizzare e abbassare la fiducia nelle istituzioni. L’obiettivo, come emerso dall’analisi, non è tanto la persuasione, ma quella che viene definita “deterrenza partecipativa”. Si tratta di esaurire l’impegno civico attraverso stanchezza, cinismo e delegittimazione preventiva delle scelte elettorali.
Anche la compravendita di voti per centinaia di milioni di euro è stata effettuata dal Cremlino, proprio come ha denunciato la Sandu. Così come la chiesa ortodossa russa è stata utilizzata per influenzare gli elettori. Gerarchie clericali e parroci fedeli al Patriarcato di Mosca sono stati mobilizzati per predicare contro l’integrazione europea, presentandola come minaccia spirituale.
La campagna di disinformazione è stata dominata da delle tematiche ricorrenti. L’Unione Europea è stata presentata come una minaccia alla neutralità e una perdita di sovranità, così come potrebbe minare i valori tradizionali come sarebbe già accaduto in Occidente. Anche la guerra in Ucraina è stata tra le protagoniste di queste campagne, associando spesso la colpa del conflitto all’Europa. Queste narrazioni non hanno cercato solamente di persuadere la maggioranza dell’elettorato a sostenere le forze politiche filorusse, ma di consolidare il consenso già esistente attorno a tali schieramenti e ad aumentare ulteriormente la polarizzazione tra i i due poli.
Gli attori dell’interferenza nel caso della Moldavia
Le autorità moldave e diverse organizzazioni internazionali hanno attribuito le operazioni alla Federazione Russa. Questa manovra va inserita all’interno della sfera di influenza che Mosca tenta di diffondere non solo nello spazio post-sovietico, ma anche all’interno dell’Unione Europea. Tutto ciò è evidenziato dall rapporto dell’International Institute for Strategic Studies.
Il già citato oligarca russo Ilan Shor ha continuato a operare come intermediario chiave. La BBC ha dimostrato come Shor agisse come intermediario tra la banca statale russa e giovani influencer che venivano pagati e addestrati a creare siti, profili e post falsi utilizzando l’intelligenza artificiale.
Una caratteristica distintiva dell’operazione è stata l’architettura “Matryoshka”: strati su strati di canali media e account che si amplificavano reciprocamente. Un esempio concreto: un messaggio sulla “soppressione del voto in Transnistria” originava dal canale Telegram Rybar (1,3 milioni di follower), gestito da Mikhail Zvinchuk, blogger militare sanzionato e legato al Ministero della Difesa russo. Il messaggio veniva poi ripreso da The Islander (canali irlandesi legati a RT e Sputnik), amplificato in inglese, francese e tedesco, e infine rilanciato su TikTok tramite una rete coordinata di account moldavi. L’analisi ha rilevato che circa il 78% delle narrative appariva sincronizzata, con finestre temporali inferiori alle 12 ore che indicano una regia centralizzata.
Il caso moldavo si inserisce in una strategia osservata anche in altre consultazioni elettorali europee. Si tratta quindi di un laboratorio per testare strumenti di influenza informativa ai confini dell’Unione Europea.
Impatto sul processo elettorale moldavo
È naturalmente complicato quantificare l’effetto diretto di questa disinformazione sull’esito elettorale. Si può però constatare un incremento della sfiducia nei confronti delle istituzioni e una radicalizzazione del dialogo politico, sempre più estremizzato e scontroso.
Uno degli effetti principali è poi la perdita di legittimità del voto, con contestazioni non solo postume, ma anche preventive della veridicità dei risultati delle urne elettorali. Le dimostrazione da parte della leadership del Blocco Patriottico, che minacciava di rigettare il risultato, ne è un esempio.
Il rischio principale sembra, dunque, non tanto la modifica del risultato, ma quanto l’erosione della qualità democratica e della fiducia nelle istituzioni. Come sintetizza il report PROMPT: “Se puoi convincere le persone che la democrazia non funziona, non hai nemmeno bisogno di convincerle per chi votare”.
Risposte istituzionali dalla Moldavia e dall’UE
Il governo moldavo è corso ai ripari adottando misure di contrasto. Ha promosso, infatti, il monitoraggio delle piattaforme digitali e programmi di alfabetizzazione mediatica, occupandosi anche di riformare la legislazione sui mass media.
L’Atlantic Council ha individuato tre motivi per cui questo piccolo Paese è riuscito a fronteggiare questi attacchi. Sicuramente tra questi c’è l’aver stabilito importanti e stabili relazioni con le democrazie occidentali e l’aver eliminato alcune vulnerabilità sistematiche rimpiazzando il gas russo con quello europeo e l’aver investito nella cyber difesa. Ma anche l’aver puntato sull’Unione Europea come strada verso un miglioramento economico grazie alle maggiori possibilità di commercio è un fattore chiave per fronteggiare la disinformazione.
L’Unione Europea, invece, ha rafforzato il sostegno finanziario e tecnico riconoscendo la resilienza informatica come componente della sicurezza europea. In questo contesto si collocano iniziative di ricerca come il progetto Prompt, che evidenziano la natura transnazionale delle campagne di influenza e la conseguente necessità di una risposta coordinata a livello europeo.
Il caso moldavo mostra, dunque, come la tutela del processo democratico non possa più limitarsi alla dimensione elettorale formale, ma debba includere la protezione dello spazio informativo. La competizione geopolitica contemporanea si gioca infatti anche sulla capacità degli Stati di rafforzare la fiducia pubblica, contrastare la manipolazione digitale e preservare la legittimità delle proprie istituzioni.
*Immagine di copertina: [PROMPT project logo via The European Narrative Observatory/PROMPT]


